18/01/2013
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MOWA
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Dens dŏlens 80 - “Come si possono sopportare…”
di MOWA
Se tutte le cose sostenute da Michael Chossudovsky nel suo articolo “Le radici storiche della guerra segreta USA-NATO contro la Siria” (1) sono corrispondenti al vero c’è da rabbrividire ed arrabbiarsi,... sfortunatamente, pare che, sull’autenticità dell’informazione non ci siano dubbi.
Dovremmo rabbrividire per la crudeltà, la violenza, la brutalità perpretata dagli “squadroni della morte” in quei Paesi (2) che hanno avuto il dispiacere di “ospitarli”; arrabbiarci per la falsità, l’indifferenza, l’ipocrisia, il cinismo che hanno dimostrato le “alte sfere” degli USA, in particolare, nel manipolare le informazioni.
Dovremmo scandalizzarci che qualcuno di questi militari “portatori di pace nel mondo”, abbia potuto nascondere alla propria famiglia, agli amici, ai parenti ed agli organismi di controllo le atrocità compiute ed, una volta sorpresi trincerarsi, presumibilmente, dietro la frase di rito: “scelte in linea con il mandato del Paese”.
Invece è così!
Secondo me è inimmaginabile che tutto ciò sia avvenuto senza che le “alte sfere” (di cui, molti di loro, addirittura, facevano parte) né fossero a conoscenza.
Chi sono, allora, i responsabili che non compaiono ufficialmente nel teatro dell’orrore?
Chi ha dato e dà l'approvazione ad operazioni militari che portano tanta barbarie nel mondo?
Non è accettabile prendersela solo con coloro che si “sporcano le mani” di sangue e lasciare fuori chi ordanava, ed ordina, tanto scempio.
Non è accettabile che gli attuali “Hitler di turno” la facciano franca.
È giusto che la gente conosca le menzogne che sono state propalate in tutto il mondo per giustificare le invasioni che venivano camuffate come “dispensatrici di democrazia” a vantaggio, invece, dell'1 per cento del globo.
Bisogna far sentire il nostro dissenso, nei confronti del comportamento adottato dalla NATO, su commissione dei vari club esclusivi, (cioè quell’ 1 per cento composto da Trilateral, CFR, Bilderberg, ecc.), gridare ad alta voce che costoro si sono presentati come “paladini della democrazia” ma che in verità, si sono comportati, né più né meno, come i mafiosi siciliani negli anni cinquanta del 1800 i quali, per convincere i proprietari dei poderi di coltivazioni di limonaie della Conca d’Oro e far accetare la propria “protezione” dei campi da aventuali azioni delittuose, la notte andavano a distruggerle…
Conosco bene la “materia” della cultura mafiosa, il suo perseverare nel mondo e gli strettissimi rapporti (3) che, condividono con le logge massoniche. (4)
note:
- http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=8958 - (riportato anche al link http://www.iskrae.eu/?p=454) L'articolo originale è apparso su Global Research il 4 gennaio2013 http://www.globalresearch.ca/terrorism-with-a-human-f...
- http://www.serendipity.li/cia/death_squads1.htm (Angola, Bolivia, Brasile, Cambogia, America Centrale, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Repubblica Dominicana, Europa orientale, Timor Est, Egitto, El Salvador, Europa, Georgia, Germania, Grecia, Guatemala, Haiti Honduras, Indonesia, Iran, Iraq, Israele, Italia, America Latina, Messico, Nicaragua, Norvegia, Panama, Paraguay, Filippine, Puerto Rico, Russia, Sud Africa, Sud America, Siria, Tailandia, Turchia, URSS, Uruguay, Vietnam)
- http://iskra.myblog.it/archive/2013/01/03/dens-d%C5%8Flen...
- http://www.antimafiaduemila.com/200805054634/articoli-arr... e http://iskra.myblog.it/archive/2011/03/29/gheddafi-logge-...
08:15 Scritto da iskra2010 in satira o... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: chossudovsky, portatori di pace, usa-nato, mowa, hitler, nato, bilderberg, cfr, trilateral, mafiosa, massoniche | OKNOtizie |
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17/01/2013
Le radici storiche della guerra segreta USA-NATO contro la Siria
Terrorismo dal “Volto Umano”: la storia degli squadroni della morte degli Stati Uniti. Squadroni della morte in Iraq e in Siria.
Michel Chossudovsky
Tradotto da Curzio Bettio
Il reclutamento degli squadroni della morte fa parte di una ben consolidata agenda militar-spionistica degli Stati Uniti. Degli Stati Uniti, esiste una storia lunga e macabra, di finanziamenti clandestini e di sostegno di brigate del terrore e di omicidi mirati, risalente alla guerra del Vietnam.
http://www.serendipity.li/cia/death_squads1.htm
Nel momento in cui le forze governative della Siria continuano a contrastare l’auto-proclamatosi “Libero Esercito Siriano” (FSA), le radici storiche della guerra segreta dell’Occidente contro la Siria, che ha prodotto come risultato atrocità senza pari, devono essere pienamente portate alla luce.
Fin dall’inizio del marzo 2011, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno sostenuto la formazione di squadroni della morte e l’incursione di brigate terroristiche in un’impresa attentamente pianificata.
Il reclutamento e l’addestramento di brigate del terrore, sia in Iraq che in Siria, sono stati improntati sull’“Opzione Salvador”, un “modello terrorista” per uccisioni di massa da parte di squadroni della morte sponsorizzati dagli Stati Uniti nell’America Centrale.
La sua prima applicazione ha visto la luce in El Salvador, nel periodo di maggior successo della resistenza salvadoregna contro la dittatura militare, con la produzione conseguente di circa 75.000 decessi.
La formazione di squadroni della morte in Siria si fonda sulla storia e l’esperienza delle brigate terroristiche sponsorizzate dagli Stati Uniti in Iraq, secondo il programma di “contro-insurrezione” del Pentagono.
L’istituzione di squadroni della morte in Iraq
Squadroni della morte sponsorizzati dagli USA sono stati reclutati in Iraq a partire dal 2004-2005 in un’iniziativa lanciata sotto la guida dell’ambasciatore statunitense John Negroponte, inviato a Baghdad dal Dipartimento di Stato nel giugno 2004.
Negroponte era “l’uomo giusto per il lavoro”.
Come ambasciatore degli Stati Uniti in Honduras dal 1981 al 1985, Negroponte aveva svolto un ruolo fondamentale nel sostenere e supervisionare i Contras del Nicaragua di base in Honduras, nonché nel sovrintendere alle attività degli squadroni della morte dell’esercito honduregno.
“Sotto il governo del generale Gustavo Alvarez Martinez, l’amministrazione militare dell’Honduras era una stretta alleata dell’amministrazione Reagan e responsabile della “scomparsa” di decine e decine di oppositori politici attraverso il modo classico degli squadroni della morte.”
Nel gennaio 2005, il Pentagono, confermava che questo era oggetto di valutazione:
“La formazione di squadre di azione terroristica di combattenti Curdi e Sciiti per prendere di mira i leader rivoltosi della Resistenza irachena, come risorsa strategica, è stata presa a prestito dalla lotta degli Stati Uniti di 20 anni fa contro i guerriglieri di sinistra nell’America Centrale”.
Sulle linee della cosiddetta “Opzione El Salvador”, elementi armati iracheni e statunitensi sarebbero stati inviati ad assassinare o rapire leader rivoltosi, anche raggiungendoli in Siria, dove alcuni di costoro pensavano di trovarsi al sicuro. ...
Queste squadre di azione avrebbero sollevato notevoli perplessità, e probabilmente per questo sono state tenute segrete.
L’esperienza dei cosiddetti “squadroni della morte” nell’America Centrale rimane ancora per molti una ferita aperta e ha contribuito a macchiare di disonore l’immagine degli Stati Uniti nella regione.
In buona sostanza, l’amministrazione Reagan finanziava e addestrava gruppi di forze nazionaliste per neutralizzare i leader ribelli salvadoregni e i loro simpatizzanti...
In quel periodo, dal 1981 al 1985, John Negroponte, l’ambasciatore usamericano a Baghdad, svolgeva un ruolo di primo piano come ambasciatore in Honduras.
Gli squadroni della morte erano una caratteristica brutale della politica latino-americana del tempo. Nei primi anni ‘80, l’amministrazione del Presidente Reagan finanziava, e contribuiva alla loro formazione, i Contras del Nicaragua con le loro basi in Honduras, con l’obiettivo di spodestare il regime sandinista del Nicaragua.
I Contras venivano equipaggiati con il denaro proveniente da vendite illegali di armi dagli Stati Uniti verso l’Iran, uno scandalo che avrebbe potuto rovesciare il signor Reagan.
L’essenza della proposta del Pentagono in Iraq, ... era di seguire questo modello ...
Non era chiaro se l’obiettivo principale di queste missioni in Iraq sarebbe stato quello di assassinare i ribelli o di rapirli, per poi interrogarli sotto tortura. Probabilmente, ogni missione in territorio siriano doveva essere effettuata da forze speciali statunitensi.
Nemmeno era chiaro chi avrebbe dovuto assumersi la responsabilità di un tale programma - il Pentagono o la CIA, Central Intelligence Agency. Tali operazioni segrete venivano tradizionalmente gestite dalla CIA, che doveva assicurare come un alibi all’amministrazione al potere l’estraneità delle decisioni, fornendo ai funzionari e ai dirigenti degli Stati Uniti la possibilità di negare la conoscenza delle operazioni stesse.
(El Salvador-style ‘death squads’ to be deployed by US against Iraq militants – Times Online, January 10, 2005 – “Squadroni della morte” sul modello El Salvador vengono messi in campo dagli Stati Uniti contro militanti iracheni – Times on-line, 10 gennaio 2005)
Mentre l’obiettivo dichiarato della “Opzione Salvador in Iraq” era di “neutralizzare la ribellione”, in pratica le brigate terroristiche sponsorizzate dagli USA venivano coinvolte in uccisioni sistematiche di civili, al fine di fomentare la violenza settaria fra le fazioni.
A loro volta, la CIA e il servizio britannico MI6 facevano da supervisori delle unità “Al Qaeda in Iraq” impiegate in omicidi mirati direttamente contro la popolazione sciita.
Significativamente, gli squadroni della morte venivano integrati da “consiglieri” sotto copertura appartenenti alle Forze Speciali degli Stati Uniti.
Robert Stephen Ford , successivamente nominato ambasciatore degli Stati Uniti in Siria, faceva parte della squadra di Negroponte a Baghdad nel 2004-2005.
Nel gennaio 2004, era stato inviato come rappresentante degli Stati Uniti presso la città sciita di Najaf, la roccaforte dell’esercito del Mahdi, con cui prendeva contatti preliminari. [Muqtada al-Sadr, politico e religioso iracheno, leader del Movimento Sadrista, nel giugno del 2003 fondava una milizia, denominata Esercito del Mahdi, per combattere le forze di occupazione in Iraq.]
Nel gennaio 2005, Robert S. Ford veniva nominato rappresentante diplomatico Consigliere per gli Affari Politici presso l’ambasciata degli Stati Uniti sotto la guida dell’ambasciatore John Negroponte.
Egli non solo era membro del team più esclusivo, era anche collaboratore stretto di Negroponte nell’impostare l’“Opzione Salvador”. A Najaf, aveva gettato alcune delle basi di questa operazione, prima del suo trasferimento a Baghdad.
A John Negroponte e Robert Stephen Ford veniva affidato il compito del reclutamento degli squadroni della morte iracheni.
Mentre Negroponte coordinava l’operazione dal suo ufficio presso l’ambasciata degli Stati Uniti, Robert S. Ford, che parlava correntemente sia l’arabo che il turco, veniva incaricato di stabilire contatti strategici con gruppi di miliziani sciiti e curdi all’esterno della “Zona Verde”.
[La Zona Verde è il nome più comune che prende la zona internazionale di Baghdad. Si tratta di all’incirca di 10 chilometri quadrati al centro di Baghdad, centro dell’autorità provvisoria della coalizione e centro della presenza internazionale in città. Subito all’esterno di questa zona ve ne è un’altra chiamata Zona Rossa con riferimento a tutto il perimetro rimanente della città di Baghdad, ma anche a tutte quelle aree non protette al di fuori del sito militare.]
Due altri funzionari d’ambasciata, Henry Ensher (vice di Ford) e un funzionario più giovane della sezione politica, Jeffrey Beals, svolgevano un ruolo importante nella squadra nel “trattare con un settore di Iracheni, compresi gli estremisti". (Vedi The New Yorker, 26 marzo 2007).
Un altro individuo chiave nel team di Negroponte era James Franklin Jeffrey, ambasciatore degli Stati Uniti in Albania (2002-2004). Nel 2010, Jeffrey veniva nominato ambasciatore degli Stati Uniti in Iraq (2010-2012).
Inoltre, Negroponte introduceva nella sua squadra uno dei suoi ex collaboratori, il colonnello James Steele (a riposo), durante il suo periodo d’oro in Honduras:
“Per la messa a punto dell’“Opzione Salvador”, Negroponte si avvaleva dell’assistenza di un suo collega dei tempi d’oro in America Centrale durante gli anni ‘80, il Col. a riposo James Steele.
Steele, il cui titolo a Baghdad era Consigliere per le forze di sicurezza irachene, curava la selezione e la formazione dei membri dell’Organizzazione Badr e dell’Esercito del Mahdi, le due più importanti formazioni di miliziani sciiti in Iraq, allo scopo di prendere di mira la dirigenza e le reti di informazioni di supporto in primo luogo della Resistenza sunnita.
Che questo fosse programmato o no, questi squadroni della morte immediatamente sfuggivano ad ogni controllo, per diventare la principale causa di morte in Iraq.
Intenzionalmente o no, un numero rilevante di corpi torturati e mutilati, che saltavano fuori per le strade di Baghdad ogni giorno, era opera degli squadroni della morte, un prodotto dell’iniziativa di John Negroponte. Ed è questa la violenza settaria, sostenuta segretamente dagli USA, che in gran parte ha portato al disastro infernale, che è l’Iraq di oggi.”
(Dahr Jamail, Managing Escalation: Negroponte and Bush’s New Iraq Team, Antiwar.com, Gestire l’escalation: la squadra per il nuovo Iraq di Negroponte e Bush; 7 gennaio 2007)
Secondo il deputato democratico Dennis Kucinich, membro della Camera dei Rappresentanti, il colonnello Steele era il responsabile dell’attuazione di un piano in El Salvador per cui decine di migliaia di Salvadoregni erano “scomparsi” o erano stati assassinati, tra cui l’arcivescovo Oscar Romero e quattro suore statunitensi.
Dopo la sua nomina a Baghdad, il colonnello Steele veniva assegnato ad una unità contro-insurrezionale conosciuta come “Reparto di Polizia Speciale” alle dipendenze del Ministero degli Interni iracheno (vedere ACN, Havana, 14 giugno 2006)
I rapporti confermano che “l’esercito degli Stati Uniti consegnava molti prigionieri alla Brigata Wolf, il temuto 2° battaglione delle unità speciali del Ministero degli Interni”, e questo avveniva sotto la supervisione del colonnello Steele:
“Militari usamericani, consiglieri statunitensi, stavano in disparte e non facevano nulla, mentre membri della Brigata Wolf picchiavano e torturavano i prigionieri. I commandos del Ministero degli Interni avevano occupato la biblioteca pubblica a Samarra, e la avevano trasformata in un centro di detenzione. Un’intervista condotta da Maass del New York Times nel 2005 nella prigione improvvisata, accompagnato dal consigliere militare statunitense della Brigata Wolf , Colonnello James Steele, veniva interrotta dalle urla terribili di un prigioniero provenienti dall’esterno.
Steele in precedenza era stato impiegato come consigliere per aiutare a schiacciare una rivolta in El Salvador.”(Ibid)
Un altro personaggio di spicco che ha giocato un ruolo nel programma di contro-insurrezione in Iraq è stato l’ex capo della polizia di New York Bernie Kerik [nella foto: Bernie Kerik alla scuola di polizia di Baghdad scortato da guardie del corpo], nel 2007 incriminato da un tribunale federale sotto l’accusa di 16 gravissimi reati.
All’inizio dell’occupazione dell’Iraq nel 2003, Kerik era stato nominato dall’amministrazione Bush per sovrintendere all’organizzazione e all’addestramento delle forze di polizia irachene.
Durante il breve periodo di servizio in cui nel 2003 assumeva la carica di “ministro ad interim degli Interni”, Bernie Kerik operava per l’organizzazione di unità terroristiche all’interno delle forze di polizia irachene: “Inviato in Iraq con l’incarico di risistemare le forze di sicurezza irachene, Kerik si auto-nominava ministro degli Interni ad interim dell’Iraq. Consiglieri di polizia britannici lo definivano il “Terminator di Baghdad” (Salon, 9 dicembre 2004)
Sotto la guida di Negroponte come ambasciatore degli Stati Uniti a Baghdad, si era scatenata un’ondata di uccisioni d i civili e di omicidi mirati, sotto copertura. Ingegneri, medici, scienziati e intellettuali furono presi di mira.
Lo scrittore ed analista geopolitico Max Fuller ha documentato in dettaglio le atrocità commesse sulla scia del programma contro-insurrezionale sponsorizzato dagli Stati Uniti:
“La comparsa di squadroni della morte diventava assolutamente evidente nel maggio di quest’anno [2005], ... decine di corpi venivano ritrovati gettati alla rinfusa ... in aree deserte attorno a Baghdad. Tutte le vittime erano ammanettate, bendate e colpite alla testa, e molte di loro portavano anche i segni di essere state brutalmente torturate ...
Le prove erano così convincenti che l’Associazione degli Accademici Musulmani (AMS), una delle principali organizzazioni sunnite, rilasciava dichiarazioni pubbliche in cui venivano accusate le forze di sicurezza aggregate presso il Ministero degli Interni e la Brigata Badr, l’ex ala armata del Consiglio Supremo per la Rivoluzione Islamica in Iraq (SCIRI), di stare dietro agli omicidi. Inoltre si accusava anche il Ministero degli Interni di gestire un terrorismo di Stato.” (Financial Times).
I commandos della Polizia e la Brigata Wolf agivano sotto la supervisione del programma statunitense contro-insurrezionale presso il Ministero degli Interni iracheno:
“I commandos della Polizia venivano formati attraverso le sperimentate istruzioni e la supervisione di esperti veterani usamericani, combattenti anti-insurrezionali, e fin dall’inizio conducevano operazioni congiunte con unità di forze speciali degli Stati Uniti, di elite e strettamente segrete.” (Reuters, National Review Online).
... Una figura chiave nello sviluppo dei commandos Speciali di Polizia era James Steele, un ex operativo delle forze speciali dell’esercito degli Stati Uniti, che si era fatto le ossa in Vietnam prima di passare a dirigere la missione militare USA in El Salvador nel pieno della guerra civile di quel paese. ...
Un altro collaboratore statunitense era quello Steven Casteel che, come consigliere più anziano degli Stati Uniti presso il Ministero degli Interni iracheno, liquidava le accuse gravi e ben circostanziate delle raccapriccianti violazioni dei diritti umani come “voci e insinuazioni”.
Come Steele, Casteel aveva acquisito una notevole esperienza nell’America Latina, nel suo caso partecipando alla caccia al capo cartello della cocaina Pablo Escobar nelle Guerre alla droga in Colombia degli anni ‘90 ...
Il curriculum di Casteel è significativo, perché questo tipo di ruolo di appoggio alla raccolta di informazioni e alla produzione di elenchi di morte è caratteristico del coinvolgimento degli Stati Uniti nei programmi anti-insurrezionali, e costituisce il filo conduttore in quelle che potrebbero sembrare orge casuali, senza alcun collegamento, di ammazzamenti.
Tali genocidi centralmente pianificati sono pienamente coerenti con ciò che sta avvenendo oggi in Iraq [2005] ... Essi sono inoltre in linea diretta con quanto poco noi sappiamo dei commandos Speciali di Polizia, che sono stati ritagliati su misura per “fornire al Ministero dell’Interno forze speciali con particolari capacità di attacco”. (US Department of Defense).
In piena sintonia con tale ruolo, il quartier generale dei commandos di Polizia è diventato il fulcro di un comando a livello nazionale, un centro di controllo, di comunicazioni, di operazioni informatiche e di intelligence, per gentile concessione degli Stati Uniti. (Max Fuller, op. cit.)
Questo lavoro impostato dalle fondamenta da Negroponte nel 2005 veniva pienamente realizzato sotto il suo successore, l’ambasciatore Zalmay Khalilzad.
Robert Stephen Ford garantiva la continuità del progetto, prima di venire nominato ambasciatore degli Stati Uniti in Algeria nel 2006, così come al suo ritorno a Baghdad come vice Capo Missione nel 2008.
Operazione “Syrian Contras”: “Imparare la lezione dall’esperienza irachena!”
La macabra versione irachena dell’“Opzione Salvador” sotto la guida dell’ambasciatore John Negroponte è servita come “modello di comportamento” per la creazione dei Contras del “Libero Esercito Siriano”. Senza dubbio, Robert Stephen Ford è stato coinvolto nella realizzazione del progetto per la formazione dei Contras siriani, considerata la sua riassegnazione a Baghdad nel 2008, come vice Capo Missione. L’obiettivo in Siria consisteva nel creare divisioni tra fazioni, tra Sunniti, Alawiti, Sciiti, Curdi, Drusi e Cristiani. Mentre il contesto in Siria è completamente diverso da quello in Iraq, esistono analogie sorprendenti per quanto riguarda le procedure con cui sono stati condotti omicidi e atrocità.
Un articolo pubblicato da Der Spiegel riguardante le atrocità commesse nella città siriana di Homs conferma un processo settario per organizzare omicidi di massa ed esecuzioni extragiudiziali paragonabili a quelli condotti dagli squadroni della morte in Iraq, con il pieno appoggio degli Stati Uniti. Gli abitanti di Homs sono stati regolarmente classificati come “prigionieri” (Sciiti, Alawiti) e “traditori”. I “traditori” sono quei civili Sunniti, all’interno dell’area urbana occupata dai ribelli, che esprimono il loro dissenso o la loro opposizione alle regole del terrore del Libero Esercito Siriano (FSA):
““Dalla scorsa estate [2011], abbiamo giustiziato poco meno di 150 uomini, che rappresentano circa il 20 per cento dei nostri prigionieri”, afferma Abu Rami…Ma i carnefici di Homs sono stati più impegnati con i traditori all’interno delle loro stesse fila che con i prigionieri di guerra. “Se catturiamo un Sunnita che fa la spia, o se un cittadino tradisce la rivoluzione, noi facciamo in fretta”, sottolinea il combattente. Secondo Abu Rami, la “brigata della sepoltura” di Hussein ha messo a morte tra i 200 e 250 traditori dall’inizio dell’insurrezione.”
(Der Spiegel, 30 marzo 2012)
L’ambasciatore Robert Stephen Ford ad Hama (Siria Centrale) all’inizio del luglio 2011
Il progetto ha richiesto un programma iniziale di reclutamento e di addestramento di mercenari.
Le squadre della morte, che comprendono unità salafite di Libanesi e Giordani, sono entrate in Siria attraverso il confine meridionale con la Giordania, a metà marzo 2011.
Gran parte dell’operazione era già in atto prima dell’arrivo di Robert Stephen Ford a Damasco nel mese di gennaio 2011. La nomina di Ford come ambasciatore in Siria veniva annunciata all’inizio del 2010. Le relazioni diplomatiche erano state interrotte nel 2005, dopo l’assassinio di Rafick Hariri, che Washington imputava alla Siria. Ford arrivava a Damasco appena due mesi prima dell’inizio della rivolta.
Il Libero Esercito Siriano (FSA)
Washington e i suoi alleati hanno replicato in Siria le caratteristiche essenziali dell’“Opzione Salvador per l’ Iraq”, il che ha consentito la creazione del Libero Esercito Siriano (FSA) e delle sue varie fazioni terroristiche, tra cui Al Qaeda affiliata alla brigata Al Nusra, (la brigata salafita più nota e più osannata, composta da Siriani e stranieri jihadisti, che hanno già operato in Iraq e Afghanistan).
Mentre nel giugno 2011 veniva annunciata la creazione del Libero Esercito Siriano, il reclutamento e la formazione di mercenari stranieri erano stati avviati in un periodo ben precedente.
Per molti aspetti, il Libero Esercito Siriano è una cortina fumogena.
È stato sostenuto dai media occidentali che questo Esercito rappresenta in buona sostanza e per certo un’entità militare formatasi come risultato di diserzioni di massa delle forze governative. Tuttavia, il numero di disertori non è stato né significativo, né sufficiente per costituire una struttura militare coerente con le funzioni di comando e di controllo.
Il Libero Esercito Siriano non è una struttura militare professionale, piuttosto si tratta di una rete a maglie larghe di distinte brigate terroristiche, che a loro volta sono costituite da numerose cellule paramilitari che operano in diverse parti del paese. Ciascuna di queste organizzazioni terroristiche opera indipendentemente.
Il Libero Esercito Siriano non esercita effettivamente funzioni di comando e di controllo, nemmeno funge da collegamento fra queste diverse entità paramilitari. Queste ultime sono controllate da agenti delle forze speciali e di intelligence, supportati dagli Stati Uniti e dalla NATO ed incorporati nei ranghi di determinate formazioni terroristiche.
Questi elementi di forze speciali, altamente addestrati, molti di loro sono dipendenti di compagnie private di sicurezza, sul terreno sono regolarmente in contatto con unità di comando militari e di intelligence degli USA-NATO e alleati.
Queste forze speciali incorporate sono anche coinvolte, senza dubbio, negli attentati dinamitardi attentamente pianificati contro edifici governativi, strutture militari, ecc.
Gli squadroni della morte sono costituiti da mercenari reclutati ed addestrati dagli Stati Uniti, dalla NATO e dai loro alleati del Consiglio di Cooperazione del Golfo Persico (GCC).
Essi stanno sotto la direzione di forze speciali alleate (tra cui forze speciali dello Special Air Service britannico e dei paracadutisti francesi), e di società private di sicurezza sotto contratto della NATO e del Pentagono.
A questo proposito, rapporti confermano l’arresto da parte del governo siriano dai 200 ai 300 dipendenti di compagnie private di sicurezza , integrati nelle schiere dei rivoltosi.
La Brigata Jabhat Al Nusra
La Brigata Al Nusra - che si dice essere affiliata ad Al Qaeda - è descritta come il più efficace gruppo di “opposizione” di ribelli combattenti, responsabile di molti degli eclatanti attacchi dinamitardi.
Raffigurata come un nemico degli Stati Uniti (nella lista del Dipartimento di Stato delle organizzazioni terroristiche), le operazioni di Al Nusra portano tutti i tratti distintivi della formazione paramilitare addestrata dagli Stati Uniti alle tattiche terroristiche.
Le atrocità commesse contro i civili da parte di Al Nusra sono simili a quelle realizzate dagli squadroni della morte sponsorizzati in Iraq dagli Stati Uniti.
Queste le espressioni del leader di Al Nusra Abu Adnan ad Aleppo:
“Tra i suoi componenti, Jabhat al-Nusra conta su Siriani veterani della guerra in Iraq, uomini che sul fronte della lotta in Siria portano competenze - in particolare la fabbricazione di ordigni esplosivi improvvisati (IED).”
Come in Iraq, sono state attivamente promosse la violenza tra fazioni e la pulizia etnica.
In Siria, le comunità alawite, sciite e cristiane sono divenute il bersaglio degli squadroni della morte sponsorizzati dagli USA-NATO. Le comunità alawita e cristiana sono gli obiettivi principali del programma di omicidi mirati.
Questo viene confermato dall’Agenzia di stampa del Vaticano:
“I Cristiani di Aleppo sono vittime di morte e distruzione a causa dei combattimenti che da mesi stanno martoriando la città. I quartieri cristiani, negli ultimi tempi, sono stati colpiti dalle forze ribelli che combattono contro l’esercito regolare, e questo ha provocato un esodo di civili.
Alcuni gruppi dell’opposizione più rigida, inclusi anche gruppi jiahadisti, sparano sulle case e gli edifici dei Cristiani, per costringere gli occupanti a fuggire e poi prenderne possesso [pulizia etnica]
(Agenzia Fides. Vatican News, 19 ottobre 2012)
“I militanti salafiti sunniti - dice il Vescovo - continuano a commettere crimini contro i civili, o a reclutare combattenti con la forza. Gli estremisti fanatici Sunniti stanno combattendo una guerra santa mossi da arroganza, in particolare contro gli Alawiti. Quando i terroristi cercano di controllare l’identità religiosa di un sospetto, gli chiedono di citare le genealogie risalenti fino a Mosè. E gli chiedono di recitare preghiere che gli Alawiti hanno rimosso. Gli Alawiti non hanno alcuna possibilità di uscirne vivi.”(PA) (Agenzia Fides, 4 giugno 2012)
I rapporti confermano l’affluenza in Siria di squadroni della morte salafiti ed affiliati ad Al Qaeda, nonché di brigate sotto gli auspici dei Fratelli Musulmani, fin dall’inizio della rivolta nel marzo 2011.
Inoltre, secondo fonti dell’intelligence israeliana, questo è stato avviato e promosso dalla NATO e dall’Alto Comando Turco, e fa ricordare l’arruolamento di Mujahideen per impegnarli nella jihad (guerra santa) della CIA all’apogeo della guerra sovietico-afghana: “È in atto una campagna per arruolare migliaia di volontari musulmani nei paesi del Medio Oriente e nel mondo musulmano, e portarli a combattere a fianco dei ribelli siriani. L’esercito turco avrebbe ospitato questi volontari, li avrebbe addestrati e avrebbe assicurato il loro passaggio in Siria.”
(DEBKAfile, “la NATO fornisce ai ribelli armi anti-carro”, 14 agosto 2011)
Le Compagnie private di sicurezza e il reclutamento di mercenari
Secondo informazioni ben documentate, nel reclutamento e nell’addestramento dei mercenari sono coinvolte compagnie private di sicurezza straniere, che operano negli Stati del Golfo.
Anche se non destinate al reclutamento di mercenari specificamente diretti contro la Siria, la documentazione sottolinea la creazione di campi di addestramento nel Qatar e negli Emirati Arabi Uniti (UAE).
Nella città militare di Zayed (Emirati Arabi Uniti), “sta formandosi un esercito segreto” , gestito da Xe Services, ex Blackwater. [La Blackwater Worldwide, già conosciuta come Blackwater USA e Xe Services LLC, dal dicembre 2011, come Academi, è una compagnia militare privata fondata nel 1997.]
L’accordo con gli Emirati Arabi Uniti per stabilire un campo militare per la formazione di mercenari è stato firmato nel luglio 2010, nove mesi prima dello scatenarsi delle guerre in Libia e in Siria.
Secondo recenti sviluppi, società di sicurezza sotto contratto con la NATO e il Pentagono sono impegnate nell’addestramento di squadroni della morte di “oppositori” sull’uso di armi chimiche:
“Gli Stati Uniti e alcuni loro alleati europei stanno utilizzando contractor di difesa per addestrare ribelli siriani su come proteggere scorte di armi chimiche in Siria, - questo hanno riferito alla CNN Sunday un alto ufficiale degli Stati Uniti e diversi autorevoli diplomatici.”
(CNN Report, 9 dicembre 2012)
I nomi delle società interessate non sono stati rivelati.
In gran segreto, al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti
Robert Stephen Ford ha fatto parte di un gruppo ristretto inserito nella squadra del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, che curava il reclutamento e la formazione di brigate terroristiche, in collaborazione con Derek Chollet e Frederic C. Hof, un ex socio in affari di Richard Armitage, che ricopriva l’incarico di “coordinatore speciale per la Siria” degli USA.
Derek Chollet è stato recentemente nominato alla carica di sottosegretario alla Difesa per gli Affari della Sicurezza Internazionale (ISA).
Questa squadra operava sotto la guida dell’(ex) sottosegretario di Stato per gli Affari nel Vicino Oriente, Jeffrey Feltman.
Il gruppo di Feltman era in stretto collegamento con il processo di reclutamento e di addestramento di mercenari provenienti dalla Turchia, Qatar, Arabia Saudita e Libia (per …gentile concessione del regime post-Gheddafi, che ha spedito un gruppo di 600 combattenti islamici libici (LIFG) in Siria, via Turchia, nei mesi successivi al crollo del settembre 2011 del governo di Gheddafi).
Il sottosegretario di Stato Feltman era in contatto anche con il ministro degli Esteri saudita, principe Saud al-Faisal, e con il ministro degli Esteri del Qatar, sceicco Hamad bin Jassim.
Era anche a capo di un ufficio situato a Doha (capitale del Qatar) per un “coordinamento della sicurezza speciale” rispetto alla questione della Siria, che comprendeva rappresentanti di agenzie di intelligence occidentali, dei Paesi del Golfo e anche un rappresentante della Libia.
Faceva parte di questo gruppo il principe Bandar bin Sultan, un membro importante e controverso dei servizi di spionaggio dell’Arabia Saudita. (Vedi Press Tv, 12 maggio 2012).
Nel giugno 2012, Jeffrey Feltman (nell’immagine) veniva nominato Sottosegretario generale per gli Affari politici dell’ONU, una posizione strategica che, in pratica, consiste nel fissare l’agenda delle Nazioni Unite (per conto di Washington) in merito alle questioni relative alla “Risoluzione dei Conflitti” nei diversi “punti geopolitici caldi” di tutto il mondo (tra cui Somalia, Libano, Libia, Siria, Yemen e Mali).
Per amara ironia, i paesi oggetto della “Risoluzione dei Conflitti” sono proprio quelli che sono il bersaglio delle operazioni segrete degli Stati Uniti!
In collaborazione con il Dipartimento di Stato USA, la NATO ed i loro manutengoli dei Paesi del Golfo di Doha e Riyadh, Feltman è l’uomo di Washington che sta alle spalle dell’inviato speciale dell’ONU, Lakhdar Brami, per una “Proposta di Pace” in Siria
Nel frattempo, mentre aderiscono a questa iniziativa di pace delle Nazioni Unite, gli Stati Uniti e la NATO hanno accelerato il processo di reclutamento e di addestramento di mercenari, in risposta alle gravi perdite subite in Siria dalle forze ribelli di “opposizione”..
Gli Stati Uniti hanno proposto che la “fine del gioco” in Siria non coincida con un cambio di regime, ma con la distruzione della Siria come Stato Nazione.
Il dispiegamento di squadroni della morte di “oppositori”, con il mandato di uccidere civili fa parte di questa impresa criminale.
Il terrorismo dal “Volto Umano” è sorretto dal Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani.
Le atrocità commesse dagli squadroni della morte USA-NATO sono con troppa superficialità addossate al governo della Siria. L’“obiettivo indicibile” di Washington consiste nella disgregazione della Siria come nazione sovrana – secondo linee di separazione etniche e religiose - in varie, distinte e politicamente “indipendenti” entità.
Note e riferimenti:
El Salvador-style “death squads” to be deployed by US against Iraq militants –
“Squadroni della morte” modello El Salvador da schierarsi contro militanti in Iraq da parte degli Stati Uniti ; Nota editoriale di Global Research
Questo articolo, pubblicato su The Times all’inizio del 2005, rende nota la strategia di Washington di squadroni della morte in Iraq, sponsorizzati dagli USA. Con John Negroponte, ora al timone degli apparati di intelligence degli Stati Uniti, questa strategia è ora …
IRAQ: Thousands killed by government death squads
IRAQ: migliaia sono gli ammazzati dagli squadroni della morte governativi
Faik Bakir, direttore dell’obitorio di Baghdad, ha lasciato l’Iraq temendo per la sua vita dopo aver segnalato che più di 7000 persone sono state uccise dagli squadroni della morte del ministero degli Interni iracheno negli ultimi mesi…
“The Salvador Option For Syria”: US-NATO Sponsored Death Squads Integrate “Opposition Forces”
“L’Opzione Salvador per la Siria”: squadroni della morte sponsorizzati dagli USA-NATO incorporano “Forze di opposizione”
Modellata sulle operazioni segrete degli Stati Uniti in America Centrale, l’“Opzione Salvador per l’Iraq” del Pentagono, avviata nel 2004, è stata posta in atto sotto la guida dell’Ambasciatore degli Stati Uniti in Iraq John Negroponte (2004-2005) ...
7,000 Sunnis killed by Death Squads?
7.000 Sunniti uccisi dagli squadroni della morte
Sì, questo è ciò che Faik Bakir, direttore dell’obitorio di Baghdad, ha dichiarato al quotidiano The Guardian.
Settemila Sunniti sono stati uccisi dagli squadroni della morte programmati, finanziati, gestiti, e completamente incorporati nel ministero dell’Interno iracheno...
da: http://www.globalresearch.ca/terrorism-with-a-human-face-...
08:18 Scritto da iskra2010 in miscellanea | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: terrorismo, volto umano, iraq, siria, stati uniti, fsa, salvador, honduras, martinez, reagan, negroponte, squadroni della morte, ford, robert s ford, najaf, zona verde, ensher, jeffrey, beals, steele, brigata wolf, kerik, daghdad, casteel fuller, al nusra, libero esercito siriano, militare, hof, armitage, feltman, nato, cia | OKNOtizie |
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16/01/2013
Banchieri in pensione e vecchi Dc, il cerchio magico di Ambrosoli
Ma come fa Umberto Ambrosoli a mettersi con certa gente, che era parte integrante del sistema di potere gestito a livello finanziario da Sindona e Cuccia? Due entità speculari: Masso-democristiani (P2) e masso-laici (P1), uniti per interessi di classe contro i proletari di questo Paese. Litigavano e litigano solo su come spartirsi il bottino.
Leggendo l'articolo de la Repubblica del 4 ottobre 1985 e riportato qui sotto, si evince che Cuccia incontra a New York Sindona, nell'aprile del 1979, per discutere, trattare per non trovare o trovare un'intesa. E voglio fare il malizioso... e non seguire i tempi descritti nell'articolo per dare una maggiore logicità allo svolgersi degli avvenimenti; se nell'incontro Cuccia-Sindona (P1-P2) si fosse discusso prima di Ambrosoli e solo in seguito al buon esito dell'incontro Sindona avesse detto la frase: "Farò scomparire Ambrosoli senza lasciarne traccia".Forse il povero Ambrosoli aveva scoperto legami e progetti che andavano oltre Sindona e arrivavano a quel vertice del potere che nessuno tocca mai, la P1, che ha costruito le linee politiche generali del golpe strisciante che da Piazza Fontana sino ai giorni nostri ha destrutturato la politica, i partiti, i movimenti, la Costituzione, le istituzioni, le elezioni e ci fanno vivere in parcellum generale.
Saluti comunisti
Lo staff di iskra.myblog.it
Banchieri in pensione e vecchi Dc, il cerchio magico di Ambrosoli
Alessandro Da Rold C'è un po' di Democrazia cristiana dietro a Umberto Ambrosoli, il candidato del centrosinistra in Lombardia. A lavorare sulle candidature c'è Roberto Mazzotta, ex Dc e Bpm, assieme ad altri pezzi della vecchia Dc. E della squadra fa già parte anche Anna Mancuso, ex candidato di Futuro e libertà a Monza. · Tweet Widget ·Google Plus One Umberto Ambrosoli Politica
14 November 2012 - 08:30
C’è Roberto Mazzotta, ex presidente della Banca Popolare di Milano, dietro la candidatura di Umberto Ambrosoli in regione Lombardia. È l’ex deputato della Dc, ora numero uno della Fondazione Luigi Sturzo a sedere al tavolo della trattativa con il leader dell’Udc Pierferdinando Casini e con altri esponenti del centrodestra, in questa fase ancora iniziale della campagna elettorale per le regionali. Ma sarebbe proprio Mazzotta l’asso nella manica del figlio di Giorgio, l’eroe borghese di un capoluogo lombardo di una volta, quando democristiani e socialisti frequentavano ancora con successo palazzo Marino. Nel team di Ambrosoli, infatti, (dove c'è anche Marco Vitale ex assessore della giunta leghista di Marco Formentinindr) sono convinti che per conquistare la Lombardia, oltre all’appoggio del popolo arancione di Giuliano Pisapia e della sinistra, oltre a puntare sulla trasversalità dell’avvocato, si debba allargare il raggio d’azione, agli ambienti cattolici, in particolare a quelli di Comunione e Liberazione e della Compagnia delle Opere che hanno governato in questi 17 anni con Roberto Formigoni. Sono tutte inserite in queste dinamiche un po’ «monarchiche» (copyright Giuseppe Civati) le problematiche che stanno attanagliando la coalizione, divisa «su primarie dei partiti» o «primarie civiche». Del resto «l’allargamento verso destra» sembra essere già nel Dna dello stesso Ambrosoli. Il padre Giorgio, cattolico osservante, era stato da giovane nell’Unione Monarchica Italiana. Proprio in questi ambienti politici, il liquidatore del Banco Ambrosiano, aveva conosciuto sua moglie Anna Lori: il figlio Umberto prende il nome proprio dall'ultimo re d’Italia. L’avvocato Lodovico Isolabella, fondatore dello studio dove Umberto lavora, è anche lui un monarchico di ferro. «Una monarchia che fa rima con democrazia», scrisse nel 2009 Nando Dalla Chiesa, figlio del generale Carlo Alberto, che fu difeso proprio da Isolabella durante lo scontro con il cronista del Corriere Alfio Caruso su questioni di mafia in Sicilia e persino contro Umberto Bossi, ex leader della Lega Nord. Anche Umberto da giovane, negli anni ’80, ha frequentato gli ambienti monarchici di via Donizetti a Milano, dove ha sede l’Unione Monarchica Italiana (Umi). Se lo ricordano bene alcuni suoi vecchi compagni che poi hanno preso strade diverse, finendo in Forza Italia, Alleanza Nazionale e poi Popolo della Libertà. «Moderato e cattolico», è questo che si continua a ripetere tra i corridoi di piazza della Scala. E Mazzotta sta continuando il suo lento lavorio sul tessuto economico politico milanese, dove può essere aiutato anche da Luigi Roth, l’ex presidente della Fondazione Fiera, molto vicino al governatore Formigoni. Il motivo è presto spiegato. Mazzotta e Roth siedono nel board dell’Istituto Luigi Sturzo, archivio «specializzato nel recupero e nella valorizzazione, attraverso ricerche, studi e pubblicazioni, delle fonti per la storia del popolarismo e del cattolicesimo democratico in Italia a partire dalla fine dell’Ottocento, possiede un notevole patrimonio documentario costituito in primo luogo dalle carte di Luigi Sturzo e della sua famiglia e da numerosi altri fondi di cattolici che hanno svolto un’attività di determinante importanza per la fondazione del Partito Popolare Italiano, della Democrazia Cristiana e per la politica dei governi italiani dal secondo dopoguerra ai giorni nostri». Nella ricerca Mazzotta ha già trovato sulla sua strada due consiglieri regionali lombardi dell’Udc, come Enrico Marcora e Valerio Bettoni. Non solo. Della squadra fa già parte anche Anna Mancuso, ex candidato di Futuro e Libertà a Monza. La squadra si sta a poco a poco formando e la colonna «Mazzotta» sta cercando di trovare la quadra con le altre anime della sinistra lombarda. Al momento è tutto appeso un filo. Difficile, a quanto sembra, coniugare questo lato così vicino alla vecchia Dc, con parte del Partito Democratico, di Sinistra e Libertà o dell’Italia dei Valori. Non è un caso che nelle ultime ore si stia facendo di nuovo il nome di Giuseppe Civati, detto Pippo, consigliere regionale e rottamatore lombardo del partito di Pierluigi Bersani. Ha annunciato che si candiderà alla prossima segreteria del partito, ma non è detto che possa cambiare idea nel caso in cui i democratici rinuncino ad un appoggio proprio a Ambrosoli. Nella Lega Nord, intanto, con Roberto Maroni candidato, c'è chi ironizza sulla squadra di Ambrosoli. «Dovrebbero chiedere aiuto anche a Forlani e Andreotti...».
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· 11 November 2012 - 19:40 News
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· La rete di potere di Maroni per prendersi la Lombardia Keywords: Istituto Luigi Sturzo. + Luigi Roth + roberto mazzotta + Umberto ambrosoli ·
4 ottobre 1985
'SAPEVO CHE AMBROSOLI DOVEVA MORIRE'
MILANO - Il testimone Enrico Cuccia sbuca con passo felpato da un corridoio laterale, evocato dal presidente della Corte d' Assise. Che silenzio, che attenzione c' è nell' aula del processo Ambrosoli.
Lo "gnomo" di Mediobanca, il finanziere che dicono sia fra i personaggi più potenti d' Italia, esce allo scoperto.
Chissà quanto gli deve costare esporsi così ai flash dei fotografi, alla curiosità della gente, lui che non ha mai dato un'intervista in vita sua.
Il suo vecchio nemico Michele Sindona, dentro la gabbia, ha lo sguardo perso nel vuoto. Ma gli altri, i comuni mortali, non perdono di vista quell'uomo di 78 anni. Diafano, vestito di grigio, un pò curvo, si avvicina ai giudici, giura di dire tutta la verità, si accomoda sulla sedia scura stringendo un fascio di carte. E si prepara a rispondere alle domande. Visto che gli tocca di rompere l'amato silenzio, lo fa con voce chiara e sicura.
Anche qui, in questo processo a Michele Sindona e ai suoi gregari, il personaggio Cuccia ha molte facce. Molti ruoli gli hanno cucito addosso, mentre lui faceva di tutto per alzare cortine di silenzio fra sé e tutta quella pubblicità non voluta.
C'è il Cuccia vittima, il "nemico" che l'entourage Sindona bersaglia di pressioni avvolgenti, di minacce esplicite e sanguinose, di veri e propri attentati. Gli dissero che avrebbero rapito i suoi figli, che la mafia lo voleva morto, e per due volte gli bruciarono la porta di casa. Forse tentarono, senza riuscirci, di ammazzarlo davvero.
C'è il Cuccia prezioso testimone dell'accusa, che quando finalmente decide, con gran fatica, di abbandonare le sue riserve, porta prove pesanti contro Michele Sindona. Registrazioni telefoniche delle minacce, e qui minuziosi resoconti degli incontri con gli uomini di Don Michele: il genero Piersandro Magnoni, l'avvocato Rodolfo Guzzi. E con lo stesso Sindona, a New York, nell'aprile del 1979. Incontro decisivo. Soltanto nel dicembre dell' anno successivo Cuccia si risolse a raccontare che Sindona aveva, fra l'altro, annunciato: "Farò scomparire Ambrosoli senza lasciarne traccia". L'avvocato Giorgio Ambrosoli, liquidatore della Banca Privata Italiana, venne ucciso nella notte fra l'11 e il 12 luglio 1978 da William Joseph Arico, un killer mandato, secondo l'accusa, da Michele Sindona. Poteva essere evitata quella morte terribile? Perchè Cuccia non avvertì Ambrosoli del pericolo, perchè non mise sull'avviso i magistrati? La domanda torna fuori più volte in questa udienza del processo. Enrico Cuccia se la sente ripetere da molte parti. Dai giudici, che non possono evitare di farla per capire. Dai difensori di Sindona, i quali vorrebbero dimostrare che Don Michele quella tremenda minaccia non la pronunciò proprio. E infine, più dolorosamente, con più tormentata voglia di chiarezza, la stessa domanda viene dalla vedova di Giorgio Ambrosoli, per bocca del suo avvocato Giovanni Dedola. "Nell'incontro di New York, Cuccia apprende per la prima volta del progetto di eliminare Ambrosoli. Non ha sentito la pesantezza della cosa, non ha avvertito l'obbligo morale di avvisare, se non l'autorità giudiziaria, almeno l'avvocato Ambrosoli in privato?", scandisce Dedola. E Cuccia, che per tre volte s'era già sentito porre lo stesso quesito e aveva per tre volte conservato la sua freddezza, questa volta dà la fugacissima impressione di un vero turbamento. "Mi rincresce molto - risponde - ma se avessi riferito ai giudici quella infelice frase Sindona mi avrebbe accusato certamente di calunnia. Mi rendo conto... ma penso che non avrei prolungato di un giorno la vita del povero Ambrosoli, purtroppo". Dedola insiste: "Questa cautela vale forse per le autorità giudiziarie. Ma non poteva avvertire privatamente Ambrosoli?". Cuccia non cede: "Ambrosoli non poteva che avvertire le autorità giudiziarie, e saremmo arrivati direttamente a una denuncia per calunnia". C'è silenzio nell'aula, un senso di gelo. La vedova di Giorgio Ambrosoli, che sta seduta in mezzo agli avvocati, protesta in un sussurro: "Per evitare una denuncia per calunnia s'è lasciato uccidere un uomo". Per la prima volta dell' inizio del processo, piange. Tampona con un fazzolettino le lacrime che non è riuscita oggi a trattenere. Uno dei difensori di Sindona, l'avvocato Giuseppe Carboni, si alza per congratularsi con Dedola. Congratulazioni che il legale della signora Ambrosoli avrebbe forse voluto evitare. Con altri obiettivi, e con maggiore aggressività, la difesa di Sindona aveva prima incalzato il "nemico storico" Cuccia intorno a quel punto cruciale. Perché la signora Ambrosoli e il suo legale sono convinti che il testimone Cuccia dica la verità quando riferisce quella minaccia di Sindona: "Farò scomparire Ambrosoli...". E se un distacco vogliono segnare, è nei confronti dell'uomo Cuccia. Gli avvocati di Sindona mirano invece a demolire la credibilità del testimone Cuccia, a incrinare il micidiale fardello di prove che ha riversato nel processo. A stornare l' attenzione da Sindona, che se ne sta silenzioso in gabbia, per tentar di trasformare Cuccia da vittima in genio malefico. Ma su questo piano con Enrico Cuccia c'è poco da fare. Oreste Dominioni e Giuseppe Carboni, i difensori di Sindona, impiegano tutta la loro abilità per metterlo alle strette. Cuccia replica calmo, col sovrano distacco di chi ne ha viste tante. Perchè teneva i contatti con Sindona? "Le minacce ricevute erano qualche cosa che teneva vivi i contatti. Mi illudevo che tenendo aperto il discorso le minacce sarebbero cessate. Gli altri si illudevano che continuando a minacciare avrebbero avuto da me quello che non potevo dare. Volevano la revoca del mandato di cattura contro Sindona, l' annullamento della dichiarazione di insolvenza, il recupero dei denari. Mi chiedevano la luna, e io non potevo darla". Se si sentiva così minacciato, perchè volle che fosse Sindona personalmente a chiederlo l' incontro a New York? "Non volevo potesse sembrare che ero io a cercare Sindona". Ed ecco che la difesa di Sindona cerca di rispolverare una vecchia storia. Quell' affare Itt-Hartford, che Don Michele rinfacciò a Cuccia per un presunto falso in bilancio di Mediobanca. "Fui prosciolto in istruttoria, non c' era alcun falso", ricorda Cuccia. Alcuni avvocati chiedono una sosta per concertare altre bordate. Il difensore di Cuccia, professor Crespi, ne chiama a rapporto un paio, suoi ex-allievi. "Attenti, perchè Cuccia conosce tutta la storia finanziaria di questo ameno Paese. Non vorrei che ne venisse fuori una "tortorata" ". Fine della pausa. Gli avvocati ci hanno ripensato, non ci sono altre domande. di FABRIZIO RAVELLI
08:15 Scritto da iskra2010 in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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15/01/2013
Mario Monti, massone a sua insaputa
Monti non si smentisce nemmeno con la Gruber nel raccontare frottole...
Non gli è bastato raccontarle agli italiani!
Dovremmo fargli notare che: "non è l'abito che fa il monaco (pardon!) il massone!"
Vero Mario?
MOWA
30 genn [2012]
C’è da scompisciarsi.
Ma lo faremo solo nelle parti successive di questa serie che inauguriamo oggi: “Sulle tracce del Massone anglofilo Mario Monti”.
Le frasi esatte uscite dalla bocca immacolata del Premier italiano, in risposta a Lilli Gruber durante la puntata “OTTO e MEZZO” del 20 gennaio 2012, sono le seguenti:
Presidente, ma lei e’ massone? “Ho visto anch’io quel risultato su Google ma non e’ il primo. Prima c’e’ Bocconi, quest’altro e’ arrivato solo da quando sono temporaneamente assurto a notorietà nazionale”, scherza ancora il presidente del Consiglio rispondendo alla domanda sul risultato quando si interroga il motore di ricerca con il suo nome. A ogni modo, e’ la risposta, “non so bene cosa sia la massoneria. Io so di certo di non essere massone e non saprei neanche come valutare o accorgermi se uno lo e’”. In fin dei conti, ironizza, “per una persona banale e concreta come me e’ un concetto un po’ evanescente”.
Per ora ci limitiamo a registrare queste parole, riservandoci a breve un adeguato commento.
In questa sede possiamo solo osservare che, dopo i Ministri che ricevevano in regalo appartamenti o viaggi a loro insaputa, adesso l’Italia ha un Premier che è MASSONE A SUA INSAPUTA…
Forse l’avranno consigliato di parlare così i Fratelli inglesi della City di Londra (“negare, sempre negare, anche di fronte all’evidenza”, come del resto suggeriva Licio Gelli ai fratelli piduisti, se colti con il sorcio in bocca e il nome in qualche lista) dai quali il Massone anglofilo Monti è appena andato a chiedere fraterno soccorso per il suo traballante percorso di statista.
Purtroppo, Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, opera del semi-massone Carlo Collodi, rappresentano in Italia un libro molto letto e molto imitato, specie per quel che concerne le parte più drammatica e satirica del romanzo, quella in cui al famoso burattino cresce smisuratamente il naso ogni volta che afferma quello che pensa gli faccia comodo in luogo di ciò che è.
Chissà perché, nessuno si sofferma adeguatamente sulle conseguenze di tali condotte, che condurranno il povero Pinocchio nelle grinfie del Gatto e della Volpe e persino di Mangiafuoco.
I FRATELLI DI GRANDE ORIENTE DEMOCRATICO
[ Articolo del 21 gennaio 2012 ]
08:20 Scritto da iskra2010 in miscellanea | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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