Francesco Maria Veracini.

 

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di Massimo Montella* e Marco Montella** 

Un Dio e un Veracini. Così amava presentarsi Francesco Maria Veracini prima di suonare. Nacque a Firenze da Maria Elisabetta e da Agostino   che non erano musicisti. Apprese fin da bambino le nozioni musicali e ben presto si dimostrò un genio nel suonare il violino. Fin da giovane venne chiamato nelle più insigni corti, ma le sue permanenze non furono di lunga durata a causa del suo temperamento aspro e tempestoso.

 

Suo zio lo portò spesso alle sue esibizioni introducendolo all’ambiente musicale, ma la carriera di musicista professionista gli fu aperta dall’organista Giovanni Maria Casini che gli lasciò un segno indelebile nello stile musicale.

La prima città nella quale si trasferì fu Venezia, dove ebbe modo di sfoggiare le sue capacità tanto premature quanto eccellenti. Queste si dimostrarono tanto sbalorditive che uno dei più famosi violinisti della Serenissima, Giuseppe Tartini., dopo averlo ascoltato decise di ritirarsi ad Ancona per imparare meglio la tecnica appena appresa dal giovane maestro.

Il nostro Francesco Maria nel 1714 decise di trasferirsi  a Londra dove   si registrarono diverse sue apparizioni al Queen’s Theatre in Haymarket.

 Nel 1716 ritornò nuovamente a Venezia dove entrò in contatto con Antonio Vivaldi e con Tomaso Giovanni Albinoni, noti compositori e violinisti dell’epoca.

L’influenza di questo soggiorno è evidente nell’Overture  VI in sol minore che risale al 1716 circa, nella quale Veracini introdusse un concertino nel ripieno, influenzato dallo stile veneziano, usando due oboi e un fagotto (per chi non lo sapesse un ripieno non è altro che una specie di concerto grosso).

A 26 anni stamparono 12 sue sonate dedicate a Federico Augusto di Sassonia che gli permisero un ingaggio  sotto la sua protezione a Dresda con un salario pari, se non superiore, ai musicisti più in vista del momento.

A causa del suo temperamento e del suo carattere da fiorentino doc  venne definito Capo Pazzo. Ovviamente le invidie nei suoi confronti erano molto numerose e gli comportarono non pochi nemici: uno tra questi fu Johann Georg Pisendel (maestro di concerto del re di Sassonia, allievo e amico di Vivaldi). Costui, con l’inganno, gli fece fare una  misera figura davanti al re.

Dopo questo sfortunato episodio la sua permanenza in Sassonia cominciò a creargli seri problemi anche dovuti al carattere poco affabile. Infatti la sua irrequietezza e il suo nervosismo lo portarono ad un eccesso di follia: si gettò dalla finestra rompendosi una gamba che lo fece zoppicare per il resto della vita.

Dal 1723 il suo legame con la città natale si fece sempre più forte tanto che, tornato per un breve periodo in patria, si dedicò alla musica sacra e agli oratori. E’ divertente ricordare brevemente un aneddoto che lo riguarda: Charles Burney, celebre storico musicale inglese dell’epoca, ci racconta che Veracini, iscrittosi ad un concerto solistico per la Festa della Croce che si teneva ogni 14 Settembre a Lucca (luogo dove i più importanti musicisti erano soliti incontrarsi), entrò per prendere possesso del posto principale fra i violini nella cattedrale. Trovandolo già occupato da padre Girolamo Laurenti, che non lo conosceva, dopo uno scambio di battute tra i due, Veracini  con disprezzo e indignazione gli voltò le spalle e andò ad occupare l’ultimo posto dell’orchestra. Il Laurenti eseguì il suo concerto e Veracini non suonò una nota ma rimase in ascolto con grande attenzione. Quando toccò a lui non eseguì il concerto finchè non chiese al vecchio e venerando padre di suonare in fondo al coro accompagnato da un violoncellista torinese. Poi suonò in tal modo da estorcere un “e viva!” al pubblico e quando fu sul punto di concludere si voltò verso il Laurenti gridando: “Così si suona per fare il primo violino!

Dopo vari soggiorni nel ’45  si esibì nei teatri londinesi come solista e nelle sale da concerto. Se in un primo periodo si rivolse a compagnie rivali di Georg Friedrich Händel, stimatissimo compositore della Corona, successivamente ebbe modo di stringere anche con lui degli sporadici contatti. Inoltre Per il King’s Theatre compose quattro opere interpretate da famosissimi cantanti italiani (come  Farinelli): Adriano in Siria, la clemenza di Tito, Partenio, Rosalinda.

Nello stesso anno mentre attraversava la Manica venne coinvolto in un naufragio in cui perse i suoi due preziosi violini Stainer  che chiamava in modo affettuoso S.Pietro e S.Paolo (secondo la testimonianza del Burney).

Riapparse in Italia nel 1750 e dal ‘55 al 1768, anno della sua morte,  visse a Firenze, città in cui ricoprì il ruolo di Maestro di Cappella nella chiesa di S. Pancrazio e a S. Michele degli Antinori senza mai smettere di suonare il violino anche se in tarda età.

Di Veracini ricordiamo anche le sue Sonate Accademiche, le Dissertazioni sopra l’opera quinta del Corelli ed il trattato per composizione Il trionfo della pratica musicale.

Vorrei infine congedarmi dal Maestro con le parole del  Burney che lo ricorda “per la sua tecnica dell’arco, il suo trillo, i suoi sapienti arpeggi e un timbro così sonoro e chiaro che poteva essere udito anche attraverso la più folta orchestra di una chiesa o di un teatro.”

Per ascoltare l’Overture VI in sol minore:

      http://www.youtube.com/watch?v=YNt1M_xohPI

 

 * Consigliere di Ecopolis

**Studente dell’Accademia Internazionale della Musica

 

Francesco Maria Veracini.ultima modifica: 2011-11-13T09:00:00+00:00da iskra2010
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