La Repubblica la Cina e i suoi giornalisti prezzolati…

La Repubblica reazionaria

 

Cari compagni qui sotto potete leggere un “cialtronesco” articolo di Andrea Tarquini su la Repubblica in perfetto stile liberal-fascista-imperialista.


In cosa consiste questo stile: dare la “notizia” ma infarcendola di anticomunismo viscerale e di falsificazioni storiche, in modo tale che i lettori, ma soprattutto le nuove generazioni, abbiano una visione distorta dei comunisti e, in questo caso, anche della storia passata e recente cinese e tibetana.


Andiamo con ordine:

 

1) Tarquini sostiene che i cinesi occupano il Tibet. Falso! Il Tibet di reale autonomia politica non ha mai goduto dal 1207 al 1720 è sempre stato parte dell’impero mongolo di Gengis Khan, poi di Kublai Khan, poi dei Ming e in seguito dei Manciù. 

Nel 1793 il governo di Pechino promulgò una legge per la scelta del Dalai Lama e del Panchen Lama, togliendo il privilegio alla nobiltà tibetana, a detta dei cinesi corrotta e non adatta allo scopo. Con il nuovo sistema veniva compilata una lista di pretendenti ai titoli, ciascuno dei loro nomi veniva inserito in un’urna dalla quale veniva estratto il nome del nuovo patriarca alla presenza delle autorità cinesi. Tale scelta veniva in seguito ufficializzata con la ratifica del capo di stato cinese. Questo sistema è rimasto immutato fino ai giorni odierni.

Nel frattempo, la situazione internazionale era assai peggiorata: i britannici dal 1757 avevano assunto l’intero controllo della penisola indiana e, dal 1835 al 1843, completarono la creazione del protettorato sul confinante Kashmir. Il Tibet era divenuto un “Paese a rischio”, uno “Stato cuscinetto” stretto nella morsa dei cinesi ad oriente e dei britannici nel meridione.

Nel 1856 un trattato tra cinesi e britannici stabilì i confini tra Tibet e Nepal. I manciù ottennero il controllo nominale sul Tibet Orientale per un periodo che terminò nel 1865 quando i tibetani ripresero possesso dei territori perduti.

Nel 1898 la Gran Bretagna intervenne militarmente una prima volta in Tibet e nel 1904 spedì forze militari indiane, al comando di Sir Francis Younghusband con lo scopo di contrastare l’interesse per il Tibet manifestato dallo Zar di Russia. In risposta a questa operazione militare il ministro degli esteri cinese affermò per la prima volta in modo esplicito che era la Cina ad avere sovranità sui territori tibetani.

La caduta dell’impero cinese nel 1912, la prima guerra mondiale nel 1914 e la guerra civile causarono un impoverimento della Cina che accantonò provvisoriamente l’interesse per il Tibet, facendo sì che Thubten Gyatso (XIII Dalai Lama, 1876-1933) governasse indisturbato sul territorio reclamato oggi dal “governo tibetano” in esilio, ad eccezione della regione dell’Amdo (Qinghai) dove gli Hui, che controllavano i territori vicini dello Xining, cercavano di estendere il proprio potere.

Nel 1927 la Cina spostò la capitale a Nanchino, dove fu spostata anche la commissione per gli affari mongoli e tibetani, nella quale furono fatti entrare come membri diverse personalità tibetane, tra cui il Dalai Lama ed il Panchen Lama.

Per un trentennio il Tibet si mantenne equidistante da tutte le
potenze, e permise ad una spedizione pseudoscientifica inviata
 dal Terzo Reich nel 1938, di cercare il fantomatico regno di Shambhala, un regno sotterraneo centroasiatico la cui ipotetica capitale Agharti sarebbe stata governata da saggi rappresentanti della “razza ariana”.

Nel 1942, nel corso della seconda guerra mondiale, la strada di rifornimento tra India e Cina che passava per la Birmania fu interrotta dai giapponesi. Il governo britannico richiese invano il permesso di aprire una via militare per i rifornimenti attraverso Zayul (Tibet nord-orientale) al governo tibetano, che si era dichiarato neutrale e non allineato.

Fu una politica fragile asservita all’imperialismo britannico, che puntava sull’instabilità politica della Cina, ma nel 1949 i comunisti presero il potere. Due anni prima i britannici dovettero sloggiare dall’India.

Finalmente nel 1950, con l’indebolimento dell’imperialismo inglese e le difficoltà nell’area di quello americano, i comunisti cinesi ritornarono in pieno possesso della loro regione tibetana al grido: “Liberiamo il Tibet dagli imperialisti e dagli schiavisti”.

2) Quindi il Dalai Lama non rappresenta il governo legittimo del Tibet, come sostengono i reazionari Tarquini e la Repubblica, ma le voglie di una nobiltà reazionaria asservita all’imperialismo anglo-americano e che teneva la popolazione e in particolare le donne, nelle condizioni in cui si trovavano i servi della gleba nell’Europa medievale. Quindi il Dalai Lama è un reazionario e una volgare spia al servizio degli americani.

3) La notizia non data da Tarquini sul Tibet, che è la vera posta in gioco tra la Cina e l’imperialismo nel suo complesso, è che il Tibet è uno dei grandi produttori di litio assieme alla Bolivia, Russia, Canada e Australia, prodotto fondamentale per le batterie delle auto del futuro e dei telefonini.

Centro buddista tibetano di Merigar sul Monte Amiata.jpg

Centro buddista tibetano di Merigar sul Monte Amiata

Centro europeo di buddismo a Pomaia  nei pressi di Pisa e apochi chilometri da Camp Darby.jpg

Centro europeo di buddismo a Pomaia nei pressi di Pisa e apochi chilometri da Camp Darby

4) A cosa servono realmente le sette religiose in Italia e nei vari Paesi? E se i buddisti tibetani svolgono quelle “mansioni” sociali antiproletarie a pagamento per l’imperialismo americano possiamo stare tranquilli? Non ci bastano i guai provocati in Italia dalle varie religioni monoteiste?

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Dalai Lama con Miguel Serrano noto nazista cileno

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Miguel Serrano

Saluti comunisti

Andrea Montella


 

la Repubblica

9 giugno 2012

 

LA STORIA

Tibet, svelati dossier sulla guerriglia

“I soldi della Cia al Dalai Lama”

La Sueddeutsche Zeitung: nel 1951 il leader della non violenza approvò la lotta armata. Gli Usa addestrarono per anni i guerriglieri, salvo poi sacrificare l’appoggio alla causa per la realpolitik e la normalizzazione dei rapporti con la Cina 

dal nostro corrispondente ANDREA TARQUINI

 

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 Il Dalai Lama 

BERLINO – Il Dalai Lama sapeva dall’inizio dell’appoggio della Cia, i servizi segreti americani, alla lotta armata del popolo tibetano contro l’occupante cinese. A quanto pare approvò, pur essendo simbolo mondiale della non violenza. Cominciò con impegni segreti Usa col legittimo governo tibetano, dunque col Dalai Lama in persona, dal 1951 al 1956, dopo la brutale occupazione cinese del Tibet nel 1950. La storia è narrata dagli investigative reporters dellaSueddeutsche Zeitung, e sicuramente avrà provocato salti di gioia all’ambasciata cinese a Berlino.

I primi contatti risalgono a un anno dopo l’aggressione cinese. Sono tra il Dalai Lama e agenti americani attraverso l’ambasciata Usa a New Delhi e il consolato a Calcutta. Il Pentagono assicurò al Dalai Lama in persona, scrive laSueddeutsche, armi leggere e aiuti finanziari al movimento di resistenza. Nell’estate 1956, l’operazione della Cia in Tibet diventa un dossier a sé, assume il nome di “ST Circus”.

Si propone, dicono carte segrete e testimonianze dei veterani Cia come John Kenneth Knaus, di “fare il possibile per tenere in vita il concetto di un Tibet autonomo”. E “sviluppare resistenza contro sviluppi in Tibet guidati dalla Cina comunista”. Knaus racconta il suo primo, freddo incontro con il Dalai Lama. Washington si impegnò ad addestrare guerriglieri tibetani nella lotta armata contro l’occupante cinese, ad armarli, e anche a versare 180mila dollari l’anno, scrive il quotidiano liberal di Monaco citando un presunto dossier segreto, “somme dichiarate come aiuto finanziario al Dalai Lama”.

Ai memorandum della Cia seguirono i fatti. I guerriglieri tibetani furono addestrati in campi segreti prima in isole dei mari del sud, poi a Camp Hale sulle montagne rocciose, dove le condizioni climatiche erano simili a quelle tibetane. I contatti col Dalai Lama e col suo seguito c’erano sempre, anche durante la sua avventurosa fuga dal Tibet occupato a Dharamsala in India. I guerriglieri addestrati dalla Cia furono fino a 85mila, la loro organizzazione si chiamava “Chushi Gangdrug”.

Ufficiali e istruttori tibetani formati dagli americani venivano paracadutati da vecchi bombardieri Boeing B17 (le gloriose Fortezze volanti che piegarono Hitler e il Giappone) in volo a bassa quota sul Tibet occupato senza contrassegni. I guerriglieri attaccavano in piccoli gruppi. “Uccidevamo volentieri quanti più cinesi possibile, e a differenza di quando macellavamo bestie per cibarci, non ci veniva di dire preghiere per la loro morte”, dice un veterano della resistenza tibetana.

Il Dalai Lama, scrive la Sueddeutsche, non è che abbia mentito, ma certo non ha raccontato finora tutta la verità sui suoi rapporti con la lotta armata. Lui che viene salutato come il Papa, “Sua Santità”, nel titolo del quotidiano tedesco è definito con un attacco malizioso “Heiliger Schein”, apparenza di santità. L’operazione Cia col Dalai Lama cominciò nei Cinquanta, ma finì bruscamente. Dopo il viaggio segreto dell’allora Segretario di Stato Usa Henry Kissinger a Pechino, inizio della normalizzazione Usa-Cina. La causa tibetana fu sacrificata allora alla realpolitik delle due potenze. Molti guerriglieri tibetani si spararono in bocca o si tagliarono la gola o le vene piuttosto che cadere in mano al Guabuo, la Gestapo cinese. Altri, mastini della guerra, fuggirono a sud e si arruolarono nei migliori corpi speciali indiani.

La Repubblica la Cina e i suoi giornalisti prezzolati…ultima modifica: 2012-06-20T08:30:00+00:00da iskra2010
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Un pensiero su “La Repubblica la Cina e i suoi giornalisti prezzolati…

  1. W IL DALAI LAMASe veramente sostenuto dalla ciasarà un valido contributo CONTRO L’ISLAMsenza se e senza maSe veramente filo-nazista; OTTIMO !!!da confinare tutti gli islamicinei campi della vecchi Germania”arbeit macht frei”liberarli tutti ( atraverso il lavoro del campo )°°°°°°°La risposta a Fabyo un ignorante e in malafede come è ogni reazionario.Si è accorto questo “signore” che il capitalismo è in una crisi economica di sovrapproduzione e finanziaria di dimensioni pazzesche?Come può uscire dalla sua crisi di sovrapproduzione il sistema capitalistico?Dall’esperienza storica il capitalismo esce dalle crisi con l’organizzare la guerra. Ha bisogno di distruggere per potersi riprodurre. Il fanatismo islamico può aiutare in questo senso l’Occidente imperialista?In questa fase gli Usa e l’imperialismo capitalistico, stanno spingendo per islamizzare la politica nel Nord Africa e nel Medio Oriente, Perché?Se come dice Kissinger, occorre che Israele distrugga quanti più arabi possibili in quella regione, per garantire al blocco capitalistico di avere le risorse di quei Paesi. Per fare ciò occorre un pretesto. Se il mondo islamico venisse fanatizzato dagli agenti dell’imperialismo presenti nelle varie scuole coraniche si otterrebbe quel pretesto?Lo stesso ruolo di “cogl…”, come è questo Fabyo, al servizio dell’imperialismo anglo-americano lo svolsero i fascisti e i nazisti, che con tuttto il loro armamentario massonico-esoterico, fecero “rincoglionire” il popolo italiano e tedesco per usarli in modo duplice: contro la Russia bolscevica per bloccarne l’avanzata economico-sociale; per far uscire con la guerra e la distruzione dell’Europa e dell’Asia, dalla crisi economica manifestatasi nel 1929 con il crollo delle borse.Quindi “cogl…” Fabyo inneggia al Dalai Lama perché molto probabilmente come lui e come lo furono Hitler e Mussolini, sono agenti di qualche servizio segreto imperialista o di qualche loggia massonica.Sicuramente questo Fabyo avrà bisogno, di una buona dose di educazione scolastica e di lavoro per fare meno errori di analisi in politica ma anche nello scrivere le mail.Saluti comunistilo staff di ISKRA

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