IL BERLINGUER TRADITO

da L’Occhio di Spartaco    Rassegna di democrazia e socialismo 

DEMOCRAZIA & COSTITUZIONE

IMG_3596b+logoMOWA.jpg foto MOWA

di Salvatore D’Albergo

(3) IL BERLINGUER TRADITO

A dieci anni dalla morte di Berlinguer e dalle elezioni europee che fecero del Pci (33,3%) il primo partito in Italia e in assoluto il più votato in Europa, sono venuti al pettine i nodi di uno spostamento a destra, favorito dalla sinistra con una strategia involutiva che non trova precedenti storici nella politica contemporanea. Solo il mix tra arroganza e incultura della leadership dei cosiddetti “progressisti”, ha potuto spacciare quanto avvenuto per una combinazione maligna dovuta alla “telecrazia” berlusconiana” e alla capacità di fare “sognare” un elettorato, considerato “traditore” delle presuntuose attese di Occhetto, Orlando, Ripa di Meana, con l’appendice di Bertinotti.

Solo di recente si è potuto leggere anche sul Manifesto – che in questi anni ha censurato quanti tentavano di aprire un dibattito “critico” – che la sconfitta del “polo progressista” ha radici ventennali. Occorre allora dire a militanti sorpresi o sbigottiti, che si domandano “che fare”, quello che invano tra i comunisti si è cercato di avvertire sopratutto dopo il 1984, avendo potuto i comunisti scrivere quasi solo in “esilio” su giornali svizzeri come “il lavoratore” e “Agorà” e, anche li, nella incredulità verso chi dava spazio all’allarme per ciò che sarebbe potuto accadere ed è poi accaduto.

Quel che conta è che l’allarme, argomentato, faceva riferimento al fatto che dopo la morte di Berlinguer – che dal 1981 aveva tentato un’estrema operazione di riscatto dalle vicende della solidarietà nazionale – sono stati alimentati ulteriormente tutti gli equivoci che nascevano dalla contraddizione tra quelli che nel Pci, già all’epoca del centro sinistra, puntavano all’unità con il Psi e leggevano in termini di alternanza tra destra e sinistra, la contesa per il governo e chi invece come Berlinguer, puntava ad una alternativa democratica delle forze protese alla trasformazione del sistema sociale e politico.

Berlinguer, in una terza via affatto equidistante tra capitalismo e socialismo ma come terza via al socialismo rispetto alla socialdemocrazia e al “socialismo reale”, considerava la conquista del governo come un passaggio e non come l’obbiettivo limitato ed esclusivo di una “bagarre” di ceti politici.

In tale contesto, le posizioni di quelli che furono definiti “miglioristi”, in realtà rappresentavano l’incubazione di destra del Pci, che guardava con interesse convergente al craxismo sia dal punto di vista della tattica che della strategia del Psi “autonomista” e anticomunista. Questo aveva come risvolto l’adesione al tipo di offensiva che Craxi, con il supporto culturale sopratutto di Amato – passato dall’Ires CGIL alla politica -, aveva lanciato sul terreno della “grande riforma” come strategia di abbandono definitivo del terreno della lotta di classe e del conflitto operaio contro l’impresa e di passaggio al primato della “governabilità” e, quindi, dei poteri di vertice dello stato in simbiosi con quelli del capitalismo privato. 

Il contrasto interno al Pci celava però agli occhi dei militanti comunisti – deviati da una pur giusta critica all’esperienza della “solidarietà nazionale”- l’estrema contraddizione della strategia delle cosiddette riforme

istituzionali fatta propria dal Psi con la strategia che il Pci fino a Berlinguer aveva perseguito fin dal periodo successivo all’entrata in vigore della Costituzione e che aveva trovato specie dopo il 1968, impulsi concreti e di massa nel segno della lotta per la “riforma democratica dello stato: cioè apprestare strumenti istituzionali coerenti con le riforme sociali, come l’emanazione dello Statuto dei lavoratori del 1970 e la creazione del sistema delle regioni.

Una strategia quindi opposta a quella delle “riforme istituzionali” pensate per contrastare le riforme sociali e dominare la società dalle istituzioni e che, peraltro, il Pci perseguiva in convergenza sia con forze socialiste non autonomiste, sia con forze cattoliche democratiche e non moderate.

Se pertanto nella questione dello stato andava profilandosi il punto di verifica dell’incidenza dei rapporti sociali – da trasformare in direzione del socialismo o da conservare in nome del capitalismo -, era decisivo che il Pci rimanesse sino in fondo coerente con una impostazione volta a rifiutare l’adesione, più o meno coperta, ad una strategia che la nuova dirigenza del Psi assumeva come cuneo da inserire tra le forze precedentemente unite in Parlamento e nella società in nome di quello che era stato chiamato “arco costituzionale” contrapposto alla “maggioranza silenziosa” cui si appello Indro Montanelli, contraria alle lotte di attuazione della Costituzione. Un cuneo non casualmente pensato dal Piano P2 all’indomani dell’avanzata comunista del 75, che apriva una crepa profonda, non tanto tra maggiornaza governativa e opposizione democratica, quanto tra forze antifasciste legate all’ideologia della Costituzione, e forze disponibili armai ad accreditare quel “superamento della Resistenza” che serviva all’opposizione missina – legata alla concezione fascista della società e dello stato -, per accreditare il superamento della “Prima Repubblica”

Il cedimento del Pci dopo la morte di Berlinguer, alla strategia delle riforme istituzionali, era tanto più grave in quanto il contrattacco alla democrazia sociale e alla Costituzione aveva trovato basi culturali in forze anche diverse da quelle esplicitamente collegate alla tradizione fascista, ed aveva preso corpo in critiche frontali -ancora- alla Costituzione in quella fase traumatica del passaggio dal centrismo al centrosinistra, che sembrava ad alcuni preludere a un passaggio più avanzato perchè coerente con l’attuazione della prima parte della Costituzione, in cui sono contenuti principi in nome dei quali era legittimata una politica di controllo sociale e di direzione programmativa e democratica dello sviluppo economico, e quindi di tutto il sistema delle imprese, private, pubbliche e cooperative.

Tale critica, affiancando quelle di tipo fascista contro la “partitocrazia”, si facevano forti dell’idea, antidemocratica perché autoritaria, della “governabilità” come principio superiore rispetto alla “rappresentatività”, e quindi della supremazia dell’esecutivo sul Parlamento: una teorizzazione questa che fu elaborata nel 1964 nella fase del tentativo di”golpe” De Lorenzo-Segni e nel vivo del centrosinistra e di un contrasto sul modo di intendere la programmazione dell’economia (come politica “dei redditi”, o come “governo democratico dell’economia”?), da uno studioso che in questi giorni, dopo la sconfitta sciaguratamente non prevista oltre che assecondata da sinistra, appare come l’ideologo della situazione, e cioè Gianfranco Miglio docente cattolico-tradizionalista di storia delle dottrine politiche e non già costituzionalista come viene invece definito. Una teoria che si fondava sulla premessa che essendo il Parlamento il luogo logistico dell’opposizione (allora c’era un partito popolare e sociale di massa come il Pci e non i pipini in maschera dell’attuale sinistra snobistica ed elitaria, n.d.r.), sarebbe di per se una istituzione incongrua al funzionamento razionale dello stato e che ha poi concorso attivamente, ad una elaborazione politico-istituzionale che tendesse non solo a bloccare l’attuazione la Costituzione, ma addirittura a modificarla profondamente stravolgendone il senso e trovando le condizioni più favorevoli sopratutto quando, morto Berlinguer, il Pci fu portato alla deriva da un gruppo dirigente più impegnato – dall’antifascismo alla lotta di classe, dalla proporzionale al diritto di sciopero e, dunque, alla Costituzione – ad abiurare e a disfare piuttosto che ad elaborare ed organizzare strategie di lotta democratica per la trasformazione socialista. A dieci anni dalla morte di Berlinguer e dalla la fine di una stagione di lotte, chi può sorprendersi se venendo meno la lotta per il socialismo avanza il fascismo?

(articolo del 1994) 

IL BERLINGUER TRADITOultima modifica: 2012-06-26T09:09:00+00:00da iskra2010
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