Nel 2001 la Cia avvisò Bush: “Al Qaeda sta per colpirci”

11 settembre 2001 terrorismo mediatico

 

Cosa si evince leggendo l’articolo de La Stampa riportato qui sotto?
Molto tempo prima che gli aerei si schiantassero contro le Torri Gemelle il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, membro della loggia massonica Skull&Bones, sapeva cosa sarebbe accaduto, e non ha preso provvedimenti perché le Torri non fossero colpite. Altre indagini hanno evidenziato che il crollo delle Torri è stato reso possibile solo grazie a cariche esplosive.

Quindi chi ha messo le cariche esplosive?
Conoscendo molto bene la ferocia del capitalismo non fatico a credere che l’attacco sia stato coordinato da diversi apparati paralleli di diverse nazioni, interessate ad utilizzare il terrorismo per far partire l’attacco finale alle conquiste sociali dei proletari nei Paesi occidentali e ai Paesi ricchi di materie prime e fonti energetiche. 
Attacco iniziato l’11 settembre 1973 con il golpe in Cile per rovesciare il presidente democraticamente eletto Salvador Allende e per modificare i rapporti di forza del mondo a favore del sistema capitalistico.

In questo quadro la complicità dei media nel diffondere la versione ufficiale è di una gravità assoluta.

Saluti comunisti
Andrea Montella

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11 SETTEMBRE

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Barack Obama

 

MAURIZIO MOLINARI

CORRISPONDENTE DA NEW YORK

Nei mesi prima dell’11 settembre 2001 in 7 occasioni la Cia avvertì la Casa Bianca sul rischio di un attacco di Al Qaeda ma l’amministrazione Bush sottovalutò gli allarmi. A svelarlo è il «New York Times» con un’inchiesta di Kurt Eichenwald, autore del libro «500 Days: Secrets and Lies in the Terror Wars» (500 giorni, segreti e bugie nelle guerre al terrore), che ricostruisce quanto successo dal 1 maggio 2001. Nel quotidiano briefing di intelligence al presidente Bush la Cia affermò che «un gruppo al momento negli Usa» stava preparando un’operazione terroristica e il 22 giugno aggiunse che «attacchi di Al Qaeda potrebbero essere imminenti» pur precisando che la finestra di tempo era flessibile. Il Pentagono, all’epoca guidato da Rumsfeld, invitò Bush a «non farsi ingannare dalla Cia» e la risposta di Tenet, capo della Cia, fu di presentare alla Casa Bianca un documento nel quale si affermava che «gli Usa non sono l’obiettivo di una campagna di disinformazione da parte di Bin Laden» ma i pericoli erano reali tanto che Bin Laden «incontrando un giornalista mediorientale» parlò di «attacchi imminenti».
 

«Elementi operativi collegati a Bin Laden potrebbero pianificare attacchi entro breve tempo con conseguenze drammatiche» affermò la Cia nel memo del 29 giugno, precisando il 1 luglio seguente che «l’operazione è stata rinviata ma avverrà presto». La Casa Bianca reagì con scarso interesse e la situazione non cambiò quando l’11 luglio la Cia fece sapere che 48 ore prima in Cecenia Ibn Al-Khattab, legato ad Al Qaeda, aveva parlato di «grandi notizie in arrivo» in merito al piano anti-Usa. Il 24 luglio la Cia disse a Bush che l’attacco «è ancora in via di preparazione ma è stato rimandato forse di alcuni mesi» e il 6 agosto consegnò alla Casa Bianca il documento con il titolo «Bin Laden è determinato a colpire negli Stati Uniti» che è al momento l’unico ad essere stato declassificato. Finora la tesi dell’amministrazione Bush è stata che il documento del 6 agosto era «troppo vago» per far scattare una seria opera di prevenzione ma ora la vicenda assume tutt’altro contorno perché prima di allora l’intelligence aveva in almeno sei occasioni fatto presente che Al Qaeda stava per colpire.

 

Nel 2001 la Cia avvisò Bush: “Al Qaeda sta per colpirci”ultima modifica: 2012-09-20T08:15:00+00:00da iskra2010
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