Dimentichiamo le principesse…

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In occasione della Giornata Internazionale dei diritti dei bambini e degli adolescenti vorrei affrontare un argomento molto importante che riguarda i diritti delle bambine e delle ragazze di poter crescere ed essere come vogliono e chi voglionosenza stereotipi, ma realizzando appieno le loro potenzialità.

Qualche tempo fa, mi è capitato di leggere un interessante articolo di Laurie Penny su “Internazionale” (lo potete trovare qui), in merito alla moda delle “principesse” tanto in voga tra le bambine più o meno piccole e di come, questa, le influenzi enormemente anche nel futuro.

Trovo sia desolante pensare che, gli unici modelli ed esempi mostrati alle più piccole, siano ancora“la principessa, la cantante, la ballerina, la modella”, vale a dire tutti ruoli esasperatamente basati sull’aspetto fisico e l’esibizionismo, su una eccessiva e distorta cura di sé e di come si appare all’altro,privi di qualsiasi spinta verso un’indipendenza e un amore per ciò che si ha dentro.
Tutto quello che viene loro proposto è sempre finalizzato alla realizzazione personale attraverso un uomo o per ottenere un uomo: quest’ultimo le salverà dalla “mediocrità” delle loro vite solo se rimarrà folgorato dal loro aspetto fisico e non da ciò che hanno nella loro testa.
Ancora una volta, noi donne veniamo indicate come passive, mentre l’uomo come eroe impavido ed estremamente attivo.
In un tripudio di rosa e colori pastello, come spiega Loredana Lipperini in “Ancora dalla parte delle bambine”, in televisione e sulle riviste continuano ad imperversare pubblicità che recitano, più o meno, così: “Set Principesse: La tua bambina adorerà giocare e fare mille mestieri grazie a questo allegro set delle principesse Disney composto da un grembiule, un paio di guanti e una serie di divertentissimi attrezzi!”.
Insomma, mamme, nonostante le vostre battaglie per l’emancipazione, preparatevi ad avere per figlie delle schiave succubi dei desideri dei loro compagni!

Se ripensiamo alle numerose fiabe che hanno per titolo il nome della “principessa di turno”, ci renderemo conto che, anche se queste ultime danno l’impronta principale alla storia, non ne sono mai veramente protagonisteBiancaneve viene apostrofata su ciò che deve e non deve fare dai sette nani, ma, puntualmente, fa sempre l’opposto finendo nei guai e dando al lettore l’idea di essere tonta; quando pare morta, per non sciupare la sua folgorante bellezza, viene infilata sotto una teca di vetro, dove resterà fino a quando un principe (ovviamente “azzurro” ed incantato dai dolci e soavi lineamenti della ragazza), la salverà, mostrandosi come il vero protagonista ed eroe della storia.
Cenerentola trascorre il suo tempo a pulire la casa della matrigna e delle sorellastre, non pensando mai alla possibilità di fuggire abbandonando le aguzzine e crearsi una nuova vita altrove (sicuramente, con quel gran pulire e cucinare, saprebbe benissimo mantenersi da sola ed essere autosufficiente), aspetta, invece, l’arrivo di una fata che le regali un abito per sembrare nobile e apparire più bella: sarà solo il principe del castello che, in seguito a mille peripezie e grazie ad una scarpetta di cristallo, la salverà dalla sua condizione di schiava.
Aurora (la principessa di “La bella addormentata nel bosco”) trascorre tre quarti del suo tempo a dormire nella torre più alta del castello, finchè, ovviamente, non giunge un principe che, sconfitto il drago a guardia della ragazza, la bacia (senza neanche chiedere il permesso, perché quando mai un uomo deve chiedere?) e la risveglia dal suo lungo sonno. Non importa se il titolo della fiaba è “La bella addormentata nel bosco”, l’intera storia è imperniata sulle imprese eroiche dei cavalieri che vogliono salvare la fanciulla indifesa e, appunto, addormentata.
Cosa dire anche di Ariel, la principessa delle sirene? Nella storia originale, non ricambiata dal principe che sperava la amasse, si toglie la vita trasformandosi in schiuma; nella fiaba della Disney, invece, oltre ad aspettare la prima mossa del suo “bello”, a quanto pare poco sveglio, affinchè l’incantesimo che l’ha resa umana diventi definitivo (ma baciarlo e fare tu il primo passo?), al momento delle nozze, rinuncia al suo essere sirena (quindi a se stessa ed alla sua essenza) ed alla sua famiglia, per un finale da “vissero felici e contenti”, con tanto di incognita su cosa voglia dire.

E, a parte il fatto che non riesco a capire il motivo per cui una donna, per diventare un modello per le altre, debba necessariamente essere nobile o diventarlo, proviamo a pensare ai messaggi che, in questo modo, arrivano alle nostre bambine da storie di questo genere (ancora esaltate e riproposte dalla Disney, con numerosi ed infiniti gadget).
Io credo che, oltre la distinzione di “bene” e “male”, sicuramente importante per un* bambin*, non si faccia altro che fomentare differenze educative di genere:
sei una bambina?
Sii educata, responsabile, mite, bella, sempre pronta a darti da fare per il tuo compagno, sappi cucinare, rassettare e, mi raccomando, resta in casa!
Ma, alcune di queste cose, non sono importanti anche per un bambino?
Perché un maschio non può imparare a cucinare, rassettare, essere educato e sempre pronto ad aiutare la propria compagna?
Perché non parlare di un’equiparazione dei ruoli: “Una volta mi salvi tu, la prossima ti salvo io”? O ancora… perché le principesse delle fiabe non possono imparare a salvarsi da sole? Perché trasmettere alle bambine il messaggio che dovranno sentirsi sole e insoddisfatte della loro vita finchè non arriverà un uomo a colmarla e renderla “migliore”?

E cosa dire delle donne anziane presenti nelle medesime fiabe? Sono brutte, cattive, matrigne crudeli e senza cuore, invidiose della bellezza delle giovani “protagoniste”. Cosa le spinge a comportarsi con crudeltà verso le figliocce se non la gelosia? Ancora una volta, la donna non può permettersi di invecchiare perché colei che invecchia viene proposta da subito, nei modelli della prima infanzia, come la figura malefica da temere e sconfiggere.

Purtroppo, la moda delle principesse rosa, grazie alla Disney, sta imperversando anche tra le più grandi e cioè tra quelle giovani donne cresciute proprio con quegli esempi e quegli “idoli”. Non è difficile incontrare sul web blog e profili facebook di ragazze ventenni (e oltre) per le quali il mito della principessa non è mai tramontato e che rimangono in attesa del principe azzurro, non desiderando altro che un uomo infili loro l’anello al dito e le porti all’altare, quasi non avessero altro, quasi non aspirassero ad altro…
Ma, come dice Laurie Penny nella sua riflessione, “la mania delle principesse non è solo un fallimento del femminismo, ma un fallimento dell’intera società che non sa rispettare e valorizzare le sue giovani donne offrendo loro qualcosa di più di una inconsistente e rosa fantasia da ‘vissero sempre felici e contenti’. Non c’è niente di male nel fantasticare un po’, ma per le bambine di tutto il mondo ci sono sogni migliori che voler solo essere carina come una principessa.”

Posted by  on nov 20, 2012

 

Dimentichiamo le principesse…ultima modifica: 2012-11-25T08:20:00+00:00da iskra2010
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