Perché usciamo dal PRC

Chi non vuole un unico partito comunista....png


Cari compagni,

il Circolo comunista Enrico Berlinguer esprime la sua forte critica verso l’ennesima decisione verticistica e antidemocratica, presa dal CPN, che ha rinunciato alla nostra bandiera e al nostro simbolo per far parte dell’alleanza “arancione”, colore tanto caro allo speculatore Soros e che abbiamo già visto all’opera in Ucraina nel 2004.

Come nel caso della lista arcobaleno, come per la Federazione della sinistra (due clamorosi casi di insuccesso politico), la decisione arriva a cose fatte e senza alcun  confronto con la base. Come fa il Consiglio di amministrazione della Coca-Cola.

A chi dice che le decisioni in un partito – che afferma di essere comunista – è giusto siano prese così, ricordiamo che i comunisti si sono dotati del centralismo democratico per essere diversi da coloro che propugnano la cultura d’impresa, verticistica e antidemocratica. La prassi democratica del Partito Comunista, la più alta forma di democrazia politica mai realizzata, grazie agli insegnamenti di Marx, Lenin, Gramsci, è stata trasferita nella nostra Costituzione. Che è la Carta giuridico programmatica di una Repubblica strutturata in forma di piramide rovesciata, come nel centralismo democratico comunista, in cui il potere sta nelle mani del popolo o dei militanti e non del presidente della Repubblica o del segretario di partito.

Il popolo esercita questo potere tramite la partecipazione democraticamente attiva nei partiti di massa, che a loro volta organizzano e trasferiscono nelle istituzioni, tramite il voto con sistema proporzionale puro, la volontà-potere popolare.

Ma i punti del programma arancione sono forse meglio degli articoli e del programma politico contenuto nella Costituzione del 1948? Noi non lo crediamo.

Gli arancioni non parlano di ripristinare la Costituzione del 1948. Non vogliono togliere neanche quelle modifiche costituzionali introdotte a partire dalla trattativa Stato-mafia del 1992-93 e nemmeno il devastante pareggio di bilancio appena introdotto.

Non solo verticisticamente si è svenduto il nostro simbolo ma anche i valori comunisti che rappresenta:

nel programma arancione non c’è nessuna critica radicale al capitalismo. Anzi al punto 6 si dice “vogliamo che gli imprenditori possano sviluppare progetti, ricerca e prodotti senza essere soffocati dalla finanza, dalla burocrazia e dalle tasse”.

Non si chiede il ripristino del proporzionale puro. Ma in stile Matteo Renzi affermano: “vogliamo selezionare i candidati alle prossime elezioni con il criterio della competenza, del merito e del cambiamento”. Quale merito si vuole usare? Quello proletario o quello borghese di cui vediamo gli effetti nella società?

Al punto 2 gli arancioni vogliono: “uno Stato laico che assuma i diritti della persona”, compiendo un arretramento culturale perché si ottengono i diritti individuali solo se avanzano i diritti sociali, problema già affrontato e risolto dai comunisti che li hanno introdotti nella nostra Costituzione, sconfiggendo i liberali del Partito d’Azione e i loro alleati.

Al punto 4 affermano di volere: “una politica antimafia nuova che abbia come obiettivo ultimo non solo il contenimento, ma l’eliminazione della mafia”. Ma come si può combattere la mafia senza combattere contemporaneamente il sistema che la genera, perché di essa si nutre, cioè il capitalismo?

Lo stesso metodo antidemocratico e verticistico adottato per le alleanze è seguito da Rifondazione anche nelle scelte di politica locale: l’assessore a Calci, andando contro il parere dei suoi compagni, vota lo stanziamento di ingenti fondi per la riqualificazione del patrimonio immobiliare della Curia.

A Pisa il consigliere, senza consultare nessuno nel Partito, vota a favore dell’indebitante progetto People Mover e per la svendita del Santa Chiara.

A San Giuliano Terme, il PD e soci che governano la cittadina, creano un indebitamento pubblico pazzesco. Il PRC organizza con il Pdci sangiulianese un’assemblea molto partecipata che esprime la volontà di lottare e manifestare sotto il Comune contro queste scelte. Il PRC non raccoglie la protesta e, insieme al Pdci, la lascia morire. Risultato: il Comune di San Giuliano Terme ha applicato l’aliquota più alta sull’IMU.

A livello regionale non si contano le “sviste”, come la legge regionale 35 che estromette i Comuni dalle decisioni sui grandi impianti. Negligenze che hanno favorito le politiche del Partito Democratico, la gamba sinistra del capitale, che con la destra di Berlusconi, sostiene il governo  Monti e dei banchieri.

A livello di politica internazionale il PRC si colloca sempre contro i Partiti Comunisti europei e pratica alleanze con formazioni ibride e il più delle volte eterodirette dall’unico e vero partito della borghesia la massoneria: il caso più macroscopico di tali abbagli è stato quello espresso sul   candidato francese Jean-Lue Mélenchon, massone del Grande Oriente di Francia e sostenitore della guerra imperialista contro il popolo libico.

E che dire della nostra posizione sulla Siria?

È chiaro che abbiamo delle idee di politica internazionale che nulla hanno a che vedere con la solidarietà comunista tra i popoli. D’altronde De Magistris in occasione dell’inaugurazione del nuovo Comando interforze di Napoli (Jfc Naples) il 13 dicembre ha  richiamato: «lo storico legame di Napoli con questa base», e poi ha dichiarato: «Siamo orgogliosi di aver conosciuto tante forze armate diverse» che, trasferendosi nella nuova sede, resteranno a Napoli, una città con «una posizione strategica rilevante nei piani per il mantenimento della pace nel mondo».

Non dulcis in fundo ci sono le posizioni e le iniziative di Paolo Ferrero: nell’intervista rilasciata a Luisa Grion di Repubblica il 20 giugno del 2007 si definisce “liberale di estrema sinistra”. Lo scorso 18 ottobre ha partecipato a Roma alla presentazione del libro di Franco Milanesi “Ribelli e borghesi” promossa dal Centro per la Riforma dello Stato dove ha duettato con il fascista Marco Tarchi sul nazionalbolscevismo.

Il programma arancione è un ulteriore spostamento a destra dell’asse politico italiano con la piena affermazione dell’egemonia liberale su tutte le realtà politiche.

Per tutti i motivi qui enunciati e per molti altri che per brevità di intervento non citiamo, il Circolo comunista Enrico Berlinguer annuncia che la maggioranza dei suoi iscritti si è espressa per l’uscita dal PRC. Questa uscita libererà forze da dedicare alla ripresa della lotta di classe, della nostra storia e dei suoi simboli, per la rinascita del Partito Comunista di Marx-Lenin-Gramsci-Togliatti-Longo e Berlinguer.

Pisa, 21 dicembre 2012

Perché usciamo dal PRCultima modifica: 2012-12-27T08:30:00+00:00da iskra2010
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