Dens dŏlens 262 – G8 di Genova agente inglese infiltrato tra i Black Bloc

di MOWA

Ecco un’altra prova che testimonia quanto siano interessati gli altri Stati ad avere un’Italia instabile, controllabile e controllata…

E i Black Bloc sono serviti, anche, a questo.

Eravamo assolutamente sicuri (e lo abbiamo scritto in più occasioni), di quanto fossero interessati diversi paesi ad avere uno Stato italiano ingovernabile (dal loro punto di vista) tanto che, per ottenere lo scopo, hanno impegnato risorse umane ed economiche, in modo da arrivare al controllo della politica ufficiale (con parlamentari asserviti che proponessero il maggioritario) anche agevolando turbolenze nelle piazze (con provocatori come i Black Bloc), pur di evitare che le persone perbene di questo territorio chiedessero una sana e giustificata giustizia sociale a fronte di uno sperpero di denaro pubblico prelevato dalle loro tasche e distribuito a pochi (occulti) oligarchi.

Eravamo stati attenti ai segnali provenienti dalle manifestazioni di piazza quando a Roma, nell’ottobre del 2011, ci eravamo accorti delle dinamiche equivoche di alcune “frange” di persone così come a Milano il 1° maggio 2015 dove successe la stessa identica cosa… Stessa dinamica, stessa provocazione, stessi disordini

Avevamo evidenziato che la tecnica del creare disordini nelle piazze per, poi, riversarsi nella politica ufficiale, fu usata in moltissime occasioni e risale al tempo dei tempi e che, nella storia recente aveva, addirittura, un prezziario da parte del potere che la utilizzava pur di intromettersi a gamba tesa nella politica pubblica con proposte precise di ordinaria controllabilità.

Ci eravamo detti, anche, come fosse importante per alcune realtà statali come quella (“imperiale”) inglese muovere anche alcuni cugini come quel personaggio dei fumetti creato dal cartoonist statunitense Al Capp, Li’l Abner Yokum (un hillibilly sui 20 anni, alto grosso, muscoloso e prestante nonostante il nomignolo Li’llittle –, tanto forte e piacente quanto ingenuo e fannullone), per arrivare ai loro scopi. Un comportamento subdolo quello dell’establishment inglese che ha fatto fare ad altri cose spiacevoli nel mondo senza quasi mai apparire (come le primavere arabe per il petrolio, l’occupazione della Palestina per destabilizzare l’area e mirare alle risorse dei paesi confinanti – e la dice lunga il silenzio delle comunità ebraiche internazionali sull’uso della forza in quel territorio o come il coinvolgimento del Mossad con le Brigate Rosse – , la creazione e protezione di mercati d’illegalità come i derivati o i paradisi fiscali…) ma sempre con l’obiettivo di avere pieno possesso delle dinamiche di controllo del paese preso di mira come scritto dettagliatamente nel libro di Fasanella e Cereghino Colonia Italia:

 

L’Italia colonia dell’impero britannico. Ecco le prove della guerra senza quartiere condotta per tutto il Novecento dalla diplomazia di Sua Maestà per controllare l’opinione pubblica italiana in funzione degli interessi economici e politici inglesi. Una guerra segreta perché combattuta con mezzi non convenzionali tra nazioni amiche e, per una lunga fase della loro storia, persino alleate. Invisibile ma non meno dura delle altre. E nella quale la stampa, la radio, la televisione, l’industria editoriale e dello spettacolo hanno avuto un ruolo preponderante.

 

Pena, per chi si ribellasse a quel modo di ingerenza, la soppressione delle libertà anche con l’uso militare come compare negli ormai tardivi documenti desecretati di quel paese e riportati nel libro di Fasanella e Cereghino Il Golpe inglese dove emerge che Ernest Bevin (l’allora ministro degli Esteri inglese), dichiarava:

 

Se le elezioni politiche del prossimo aprile [1948 ndr dovessero sancire la vittoria del blocco socialcomunista, le nostre misure sarebbero risultate vane. Di conseguenza, potrebbe essere necessaria una nuova guerra mondiale per liberare l’Italia dal comunismo, così come è già avvenuto per affrancarla dal lungo giogo fascista”

 

Continuando a citare, nella documentazione del libro di Fasanella e Cereghino viene riportato che nella quarta parte del rapporto elaborato da B. Crowe del Foreign Office del 1976 si trova la seguente grave presa di posizione inglese:

 

Intervento sovversivo o militare contro il PCI” – “Questa opzione copre una serie di possibilità: dalle operazioni di basso profilo (come quelle previste dall’IRD) al supporto attivo alle forze democratiche (finanziario o di altro tipo), con l’obiettivo di dirigere l’intervento a sostegno di un colpo di stato incoraggiato dall’esterno.

 

Vecchio impero con antiche tradizioni antidemocratiche.

Nell’occasione del G8 di Genova compare anche un (solo?) agente inglese a fare da manifestante riottoso, manifestante che, però, avrà avuto, sicuramente, agganci con colleghi suoi e di chissà quante altre nazionalità.

La cosa da chiedersi, visti gli accadimenti di Genova di quel lontano 2001, è quanti sapessero con precisione cosa bollisse in pentola sul fronte dei disordini.

E quanti, pur sapendo, non hanno fatto nulla per evitare che lo Stato italiano si rendesse complice di una sospensione di democrazia come sostenuto da alcune organizzazioni autorevoli.

Quanti, quindi, hanno tradito (Forze dell’Ordine comprese) le leggi italiane per prestarsi ad interessi stranieri?

Chi chiederà conto allo Stato inglese dell’ingerenza nel nostro paese che dovrebbe essere sovrano?

Domande che si inanellano, una dopo l’altra, a fronte del tempistico defilamento degli inglesi dal Titolo V del Trattato dell’Unione Europea (TUE) che prevede obiettivi di valori comuni, caratteri identitari e territoriali, lasciando un vistoso buco economico di bilancio nel Continente. Tra l’altro col defilamento dal progetto della PESC da parte degli inglesi, questo Continente viene sempre più coinvolto in un’imminente guerra (quella vera!) con pretestuosi atti belligeranti fatti da strane entità che, forse, non li vede del tutto estranei (Libia, Egitto…).

L’Italia è sempre stato un paese geopoliticamente importante per gli appetiti economico-finanziari dell’imperialismo transnazionale tanto da arrivare ad anticiparne le mosse di insubordinazione già nel lontano ottobre 1973 quando lo stesso democristiano Aldo Moro non volle dare supporto alla politica militare degli USA, tramite la NATO, nello scacchiere del vicino Oriente quando ci fu la c.d. guerra del Kippur del sedicente “Stato d’Israele”. Ma, soprattutto, abbiamo visto cosa si venne a sapere, successivamente, del trattamento subito dal nostro parlamentare Aldo Moro da parte di Henry Kissinger e di quale fine fece poi.

Un solo agente segreto, quindi, apparentemente conta poco in quel contesto del G8 del 2001 ma se, poi, accade quel che conosciamo, la cosa cambia… E di parecchio!

Cambia, anche, per i politici che erano coinvolti in quel frangente genovese e che vennero messi in condizione di non peter più nuocere come successe a Berlusconi, Fini, Scajola… tutto come nei migliori racconti dell’agente segreto 007 scritto dal, a sua volta, agente di sua Maestà, Ian Fleming.

 

Dens dŏlens 262 – G8 di Genova agente inglese infiltrato tra i Black Blocultima modifica: 2017-04-17T07:24:09+00:00da iskra2010
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento