Solidarietà ai lavoratori portuali di Gioia Tauro

Il porto di Gioia Tauro non andava nemmeno pensato in una zona che per vocazione territoriale era – e in buona parte lo è ancora – più adatta ad uno sviluppo turistico diffuso e ben attrezzato vista la vicinanza con la tonnara di Palmi da un lato e dall’altro con la Costa degli Dei: uno dei tratti di mare unanimamente riconosciuti tra i più belli d’Italia.

All’epoca (anni 70) venne concepito fondamentalmente come compenso politico a Reggio di Calabria per la perdita del capoluogo di regione. Siamo nel pieno del periodo delle cosiddette “cattedrali nel deserto”, caratterizzato da progetti mastodontici ma altrettanto vacui ad uso e consumo della classe politica (Dc, Psi), imprenditoriale e per finire a quella mafiosa; attraverso il giro degli appalti e delle clientele.

In tal senso venne pensato, per lo sviluppo dell’area della piana di Gioia Tauro, un piano di industrializzazione comprendente la realizzazione di un polo siderurgico collegato al porto e a una serie di infrastrutture riguardanti il potenziamento della rete viaria e ferroviaria.

Ad oggi l’unica cosa realizzata è il porto con le sue nefaste conseguenze sull’inquinamento della zona circostante e lo sviluppo del business mafioso soprattutto legato al conclamato traffico di droga nei container. Traffico favorito dal fatto che il porto di Gioia tauro è uno dei più grandi del Mediterraneo per “transhipment”, cioè funziona come scalo di merci che poi vengono stivate in altre navi.
Questo sistema facilita lo scarico l’arrivo di grandi partite di droga, che -come accertarlono diverse inchieste giudiziarie con tanto di maxi sequestri e confische – ha fatto di Gioia Tauro il centro più grande di smistamento della cocaina d’Europa (70-80%), nonostante i controlli siano in mano ad una società americana dal 2003… 


D’altro canto la ‘Ndrangheta limita la crescita del porto poiché l’attrattiva dell’infrastruttura a livello mondiale viene meno a causa della sua presenza pervasiva nella zona circostante, con tentativi continui di infiltrarsi e di condizionare anche le società operative all’interno del porto.

Premesso questo non si può non prendere atto però che il porto è ormai stato realizzato e dà lavoro a moltissime persone del territorio circostante.
Il previsto ridimensionamento di 400 lavoratori quindi è una catastrofe per altrettante famiglie con conseguente impoverimento del territorio, già molto in difficoltà a livello occupazionale ed economico.
Ridimensionamento del personale che non è affatto compatibile con i reali volumi di lavoro della struttura portuale considerato che, è vero che il numero di navi che attraccano è diminuito, ma è anche vero che il numero di container scaricati è grossomodo costante dal 2001 (il porto è stato aperto nel ’95) con una media di 3.000.000 di container scaricati all’anno.
La Medcenter (società italo-tedesca che gestisce il porto) come ogni azienda “che si rispetti” taglia il lavoro, intensifica quello dei lavoratori rimanenti e promuove il precariato per mantenere alti i profitti.
Dal canto suo la politica regionale è stata sempre deficitaria in generale mentre per quanto riguarda il porto ha sempre promesso la realizzazione di un piano di interventi infrastrutturali tesi a rafforzarne la connessione viaria (oggi quantomai inadeguata) per favorire lo sviluppo dello scalo gioiese, su cui, a parole, tanto punterebbe anche il nuovo piano dei Trasporti regionale dell’assessore al Sistema della Logistica ing. Francesco Russo, teso a incentivare l’occupazione in quest’area. Ma come al solito si rimane in ambito astratto e zero operativo.

La sezioni Gramsci-Berlinguer di Pisa e Milano esprimono piena solidarietà ai lavoratori che in questi giorni stanno lottando duro per difendere il proprio posto di lavoro; ma anche la dignità di una classe lavoratrice sempre più vessata e la dignità di un territorio intero che non vuole soccombere.

UNITI NELLA LOTTA!

Solidarietà ai lavoratori portuali di Gioia Tauroultima modifica: 2017-04-18T01:14:33+00:00da iskra2010
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