Rispondiamo al commento di Giovanni Talpone


Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer
per la ricostruzione del P.C.I.

Leggendo il tuo commento, del post Dens dŏlens 263 – Brutto dirlo ma l’avevamo detto!, compagno (se posso permettermi di chiamarti così…), più che una analisi razionale (marxiana) di quello che è accaduto in quel periodo storico molto convulso, e che per questo merita un giudizio attento e meno di pancia, mi sembra il solito attacco estremistico, che pesca nelle pulsioni più grottesche e nella fantasia più arbitraria.

Entrando nel merito delle questioni che hai posto è facile notare che il tuo punto di vista è impregnato di manicheismo e determinismo antidialettico e antimaterialista. Hai preso a modello delle idee è cerchi di appicicarle alla realtà secondo un procedimento idealistico (l’idealismo è il contrario del materialismo storico).

Ma come diceva Lenin:

“il socialismo non si inventa ma si fa con quello che il capitalismo ci lascia in eredità..”

Mi rendo conto che all’epoca certe scelte non erano facili da comprendere, poiché non tutti siamo abili nel saper leggere, “in corsa” strategie e tattiche politiche (in molti, a sinistra, nel Continente, contestualmente criticarono la rivoluzione di Lenin poiché non seguiva alla LETTERA le indicazioni marxiste: che la rivoluzione proletaria può scaturire solo da paesi fortemente industrializzati, dimenticando, nel loro giudizio, che la dialettica materialista è funzione dei tempi, dei luoghi, e degli uomini, e non è una legge impersonale, ideale, dell’universo), ma dopo più di mezzo secolo abbiamo il beneficio della storia e di conseguenza non abbiamo scusanti.

Il PCI ha fatto certamente errori di percorso – poiché come scrisse Lenin (scusa se lo cito sovente ma oltre che essere comunista sono un grande estimatore del suo genio): “saggio non è colui che non commette errori, poiché un tale uomo non è mai esistito e mai esisterà” – ma non errori irreparabili considerato il fatto che a livello di consenso crebbe linearmente fino a quando è stato un partito comunista, cioè fino alla morte di Berlinguer, e sarebbe continuato a crescere fino a diventare primo partito.

Ma questo non sarebbe comunque bastato come aveva insegnato la controrivoluzione cilena.

Il compromesso storico nasce da questa constatazione (vedi articolo Rinascita uscito subito dopo il golpe di Pinochet ordito dagli USA).

L’Italia era ed è un paese a sovranità limitata di conseguenza una presa del potere da parte del P.C.I. sarebbe stata spazzata col sangue.

La strategia della tensione, di cui le Br hanno fatto a loro modo parte, la creazione di Gladio, dell’Aginter Press, il sostegno della Nato e della Cia  all’eversione di destra furono una macroscopica manifestazione di questa “sovranità limitata” in chiave anticomunista.

Alla luce di ciò il P.C.I. cosa avrebbe dovuto fare? Portare il paese alla guerra civile e all’inevitabile sconfitta? Con conseguente golpe autoritario?

Questa non è politica ma si chiama velleitarismo estremistico in salsa avventuristica.

Quindi bisognava trovare un modo POLITICO per aggirare tutto ciò attraverso la via democratica facendo i giusti compromessi.

Per inciso il compromesso (Lenin affronta ampiamente la questione in un capitolo intero dell”Estremismo, malattia infantile del comunismo” nel capitolo VIII intitolato, guarda caso, Nessun compromesso?) non è cedere campo all’avversario, ma un inevitabile passaggio storico, infatti nel succitato testo è Lenin stesso a usare la locuzione di “compromesso storico“.

A riguardo Engels scrive in polemica con i “comunisti” tedeschi:

“I 33 blanquisti sono comunisti perché IMMAGINANO che, volendo essi saltare le stazioni intermedie e i compromessi, la cosa sia bella e fatta e che, se (come essi credono) l’affare “comincerà” a giorni e il potere verrà a trovarsi nelle loro mani, il giorno dopo sarà instaurato il comunismo. Di conseguenza, se la cosa non si può fare subito , essi non sono comunisti. Che puerile ingenuità portare come argomento la propria impazienza!”

Questo stralcio estrapolato dal “Programma dei comunardi blanquisti” mi pare inequivocabile.

“…respingere con la massima energia qualsiasi compromesso con altri partiti…, qualsiasi politica di manovre e di collaborazionismo.. Scrivono i tedeschi. C’è solo da stupirsi, scrive Lenin, che questi sinistri, con queste opinioni, non pronuncino una recisa condanna del bolscevismo! Non è infatti possibile che i sinistri tedeschi non sappiano che tutta la storia del bolscevismo, sia prima che dopo la Rivoluzione d’Ottobre, è PIENA di manovre, accordi e COMPROMESSI con altri partiti, non esclusi quelli borghesi!”

Se il tuo punto di vista è esatto allora anche Lenin e Engels furono in fondo dei social-democratici…noi da comunisti non lo crediamo proprio!

Per tornare al compromesso storico, esso rappresentava in fondo una manovra per aggirare l’isolazionismo e accreditarsi come forza capace -necessaria – di governare il paese in un momento molto difficile, per innestare, con l’ausilio della Costituzione sociale e progressiva, quegli elementi di socialismo, attraverso la via democratica come sostenuto da Gramsci, necessari per evitare il liberismo, che da lì a poco sarebbe esploso con il “craxismo” (versione italica del “reaganismo-thatcherismo”) con le conseguenze che oggi abbiamo innegabilmente sotto gli occhi.

Inoltre tale compromesso avrebbe acuito le contraddizioni interne alla DC, che non era certo come il PCI, solido grazie al centralismo democratico, arrivando a spaccarla (come successe a Pisa e a Sanremo primi esperimenti, locali, in questo senso) e avere così l’appoggio di quella parte sana, sinceramente democratica, popolare, di massa che era rappresentata da Moro; che per questo venne brutalmente assassinato, con susseguente svolta del corso della storia in senso liberale e poi liberista, come volevano gli americani.

Non ebbe Lenin per governare inizialmente l’appoggio di una parte fuoriuscita dai Socialisti Rivoluzionari?

Riguardo alla tanto dibattuta questione dell’”ombrello della Nato” andrebbe analizzata tutta l’intervista onde evitare decontestualizzazioni brutali.

Berlinguer da poco aveva subito un tentato omicidio in Bulgaria ordito con l’appoggio del KGB; le sue parole erano frutto di questa situazione. Ma era anche consapevole che il socialismo per come “lo vogliamo noi” non sarebbe stato permesso né dagli americani né dai russi.

Questo è il senso ultimo…A questo serviva il compromesso fare in modo che quella parte “buona” della Dc facesse da impedimento a un eventuale golpe. Come avvenne in Cile quando Allende dopo essere andato alle elezioni con la corrispondente Dc cilena, la liquidò per avere mano libera, con le tragiche conseguenze che sappiamo.

Berlinguer capiva che da soli anche col 51% e passa il PCI non sarebbe stato lasciato libero di governare il paese tanto meno poterlo cambiare.

Celebre è la sua frase:

“noi perseguiremo la via democratica ma se non ci faranno governare noi risponderemo colpo su colpo A TUTTI I LIVELLI” .

Tradotto: anche attraverso l’insurrezione.

Sulla condanna dell’URSS credo che Berlinguer abbia fatto l’inimmaginabile. Andare in casa loro a dire che “non si stavano comportando bene” non mi pare sia cosa da poco, tutt’altro. E per questo in seguito ha rischiato la vita.

I contatti e i legami con la burocrazia sovietica erano portati avanti da gente come Cossutta e Napolitano (che osteggiavano la politica di Berlinguer), pro domo loro, e per favorire i capitalisti a essi vicini, vedi Agnelli e Fiat, Berlusconi e Pubblitalia: con le prebende della pubblicità in Russia.

Di certo non si può rompere come un rametto il sodalizio con una potenza che agli occhi della gran parte dei comunisti del mondo era vista come la casa madre.

E di certo non tutti i comunisti russi erano dei revisionisti.

Ciò avrebbe inevitabilmente isolato internazionalmente il P.C.I.

La politica non si fa con le parole e con la pancia…

Per concludere il consiglio che ti posso dare è quello di informarti bene su come andarono realmente i fatti.

Perché come disse Lenin: “LA VERITA’ è SEMPRE RIVOLUZIONARIA”

…E soprattutto ti consiglio di soffermarti nel capire quale sia la differenza tra comunismo e anarchismo.

 

Saluti comunisti

Domenico Marino

Rispondiamo al commento di Giovanni Talponeultima modifica: 2017-05-05T00:56:36+00:00da iskra2010
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