Non si può tagliare il sostegno agli alunni disabili


Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer
per la ricostruzione del P.C.I.

Le Istituzioni scolastiche ed il Ministero dell’economia e delle finanze non possono impedire – per esigenze di contenimento della spesa pubblica – l’effettiva fruizione delle ore di sostegno e di tutte le altre misure di assistenza previste dalla legge per i medesimi alunni disabili”

Con la sentenza 2023/2017 del 3 maggio contro il ministero dell’Istruzione, il Consiglio di Stato ha ribadito che non si possono comprimere i diritti costituzionali per esigenze di risparmio economico.

La sentenza nasce da un ricorso presentato nel 2015, al Tar della Toscana, dalla mamma di un bimbo disabile che aveva diritto a ricevere, nella scuola per l’infanzia in cui era iscritto, 25 ore di sostegno settimanali (come determinato dal Gloh – Gruppo di lavoro operativo handicap), mentre si era visto ridurre dal dirigente scolastico il sostegno a 13 ore settimanali.

Il Tar della Toscana aveva dato ragione alla mamma, ordinando “di attribuire immediatamente al minore venticinque ore settimanali di sostegno” e aveva nominato due commissari ad acta in caso di inadempimento. Ma il ministero dell’Istruzione e l’Ufficio scolastico regionale (Usr) avevano impugnato la sentenza che ora il Consiglio di Stato, con la sentenza pilota 2023, ha respinto.

Nella sentenza si specifica che sono numerose le controversie analoghe portate all’esame dei giudici amministrativi, per la “singolare commistione tra procedimenti aventi finalità eterogenee e disciplinati da disposizioni normative non coordinate tra di loro”; in questo senso la decisione della Sesta sezione dei giudici di Palazzo Spada, presieduta da Luigi Maruotti, mette ordine nella normativa e per questo rappresenta una sentenza pilota che sarà ricalcata dalle successive.

Con un gran lavoro di ricerca il Consiglio di Stato ha ricostruito la normativa sulla tutela degli alunni disabili nel mondo della scuola a partire da quando, prima dell’entrata in vigore della nostra Costituzione, i portatori di handicap erano separati in “scuole speciali” e in “classi differenziali”.

Nella sentenza si sottolinea invece l’importanza dell’integrazione, che scaturisce dai principi costituzionali contenuti nell’articolo 2 (sulla tutela dei «diritti inviolabili dell’uomo» e sui «doveri inderogabili di solidarietà … sociale»), nell’articolo 3 (sul «compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana »), nell’articolo 34, primo comma (sulla apertura della scuola «a tutti») e nell’articolo 38, terzo comma (sul «diritto all’educazione» anche quando vi sia una disabilità).

La funzione sociale dell’integrazione è anche spiegata in questo passaggio della sentenza che evidenzia come

“l’attività degli insegnanti di sostegno comporta evidenti vantaggi non solo per i disabili, in un quadro costituzionale che impone alle Istituzioni di favorire lo sviluppo della personalità, ma anche per le famiglie e per la società nel suo complesso.

Infatti, l’inserimento e l’integrazione nella scuola – con l’ausilio dall’insegnante di sostegno – anzitutto evitano la segregazione, la solitudine, l’isolamento, nonché i patimenti e i pesi che ne derivano, in termini umani ed economici potenzialmente insostenibili per le famiglie.

L’inserimento e l’integrazione nella scuola rivestono poi fondamentale importanza anche per la società nel suo complesso, perché rendono possibili il recupero e la socializzazione.

Ciò in prospettiva consente ai disabili di dare anche il loro contributo alla società […]”.

Inoltre, l’inserimento e l’integrazione nella scuola in prospettiva consentono al Sistema sanitario nazionale di contenere le prestazioni che si renderebbero necessarie, in mancanza delle attività svolte in anni fondamentali dell’età evolutiva”.

Nello specifico nella sentenza si afferma che

“le Istituzioni scolastiche ed il Ministero dell’economia e delle finanze non possono impedire – per esigenze di contenimento della spesa pubblica – l’effettiva fruizione delle ore di sostegno e di tutte le altre misure di assistenza previste dalla legge per i medesimi alunni disabili”.

I giudici stabiliscono anche un preciso modus operandi per i dirigenti scolastici che renda automatico l’ottenimento del diritto, perché altrimenti “solo i genitori che propongano il ricorso giurisdizionale, e ne abbiano i mezzi anche economici per farlo, possano ottenere una pronuncia che ordini all’Amministrazione scolastica di consentire la fruizione delle ore nel numero determinato dal G.L.H.O., mentre lo stesso non avviene per i genitori che di tali mezzi siano privi”.

In altri termini, il sistema deve far sì che gli alunni e le loro famiglie non debbano proporre ricorsi giurisdizionali per ottenere ciò che è loro dovuto”.

Una sentenza resa possibile dalla forza della nostra Costituzione, portatrice di una visione sociale avanzata, di cui dobbiamo continuare a chiedere l’attuazione e impedire che le vengano apportate modifiche di carattere eversivo, come quelle contenute nella riforma bocciata con l referendum del 4 dicembre 2016.

Paola Baiocchi

 

Il Consiglio di Stato ha appena emesso una sentenza 

contro il Ministero dell’istruzione in materia di disabilità, che

suona come un  sonoro ceffone al sistema scolastico e come un forte 

richiamo ai diritti sociali sanciti dalla Costituzione:

“il sistema deve far sì che gli alunni e le loro famiglie non debbano proporre

ricorsi giudiziari

Non si può tagliare il sostegno agli alunni disabiliultima modifica: 2017-05-08T19:32:56+00:00da iskra2010
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