L’ANTIDIPLOMATICO ANTICOMUNISTA A 5 STELLE


Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer
per la ricostruzione del P.C.I.

Carissime compagne e carissimi compagni

recentemente ricevo notizie prodotte da un sito l’ANTIDIPLOMATICO con forti simpatie per il capitalismo russo, gestito da persone del Movimento 5 Stelle*, a cui collabora Achille Lollo, il nichilista autore della strage di Primavalle, ex di Potere Operaio, organizzazione anticomunista, diretta da quell’”intellettuale” sionista-atlantico** con forti entrature nel mondo del cattolicesimo filo-brigatista Toni Negri***.

La Stampa degli Elkann-Agnelli ha dedicato un articolo a questo sito; usando la scienza di Marx-Engel-Lenin-Gramsci e Berlinguer nel guardare da quale giornale provengono le informazioni è evidente che sono all’interno delle classiche dinamiche messe in movimento dalla concorrenza capitalista, e lo scontro tra Putin e gli Elkann-Agnelli è tutto lì dentro.

È storicamente provato che quando i padroni si combattono cercano di sputtanare i loro avversari economico-politici tramite i loro media, ma cercano anche – grazie a uomini prezzolati – di estendere la loro egemonia sulle classi subalterne nei vari paesi dove hanno messo le loro attività predatorie.

Avere nelle nazioni avversarie una vasta adesione ai propri programmi (e noi italiani in questo abbiamo una lunga esperienza dal Risorgimento ad oggi) è utile soprattutto quando lo scontro intercapitalistico diventa sempre più forte. Un’adesione che sembra entrata addirittura nello Studio Ovale della Casa Bianca.

Nella lotta furibonda tra padroni il compito di creare consenso verso il padrone A o il padrone B è demandato al mondo dei media fatto di “giornalisti” che in combinazione con partiti asserviti da un lato all’imperialismo anglo-americano e dall’altro alle ricche nazioni emergenti, spostano eserciti di opinione pubblica verso uno dei contendenti.

Chi scrive si è sempre posto la seguente domanda: è proprio obbligatorio avere una linea politica che richiede l’asservimento ad un padrone? Come fanno quelli del Pd, di Fi, della Lega e del M5S, ma anche forze che si autodefiniscono comuniste.

Questa condizione di subalternità mi sembra che sia più frutto di un’impotenza politica e quindi sia giustificata dall’incapacità di darsi una reale autonomia ideologica e politico organizzativa dal capitalismo, che è un sistema che teorizza di essere giunti all’immutabilità della storia umana e del rapporto tra padroni e proletari: la più grande fake news del XX e dell’inizio del XXI secolo.

I compagni del Partito bolscevico l’hanno dimostrato nel 1917 che quella visione del mondo è solo una balla colossale.

Per queste ragioni noi, che vogliamo ricostruire il P.C.I. stiamo dalla parte di tutti i popoli del mondo e quindi anche con quello russo e americano ma non appoggiamo i loro governi filocapitalisti ma bensì i Partiti comunisti di quei paesi.

Per quanto riguarda le politiche estere di quei paesi, ma anche di tutti gli altri, ci rifacciamo alla giusta distinzione tra nazione che aggredisce e nazione vittima. Stando ovviamente sempre dalla parte della vittima.

Per queste ragioni chiediamo che ci sia una riforma dell’ONU che preveda la fine del monopolio delle principali potenze nucleari: Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina con il loro diritto di veto, che altro non è che l’espressione dell’interesse egoistico della classe borghese al potere nella maggioranza di quei paesi.

Dobbiamo lottare perché l’ONU diventi realmente la casa di tutte le nazioni e dove il loro voto, reintroducendo la democrazia, è realmente eguale e trasparente.

Saluti comunisti

Andrea Montella

 

8/11/2016

L’Antidiplomatico, così un sito divulga la linea filo-russa del M5S

Nato dall’uomo dello staff di Di Battista. Tra i collaboratori fissi spunta Achille Lollo


Il presidente russo Vladimir Putin con alcune reclute

Jacopo Iacoboni

Non avendo pronta una chiara linea geopolitica, e un network sperimentato di interlocutori, la politica estera del Movimento cinque stelle della prima fase, tra la nascita (2009) e lo Tsunami tour (2012-2013), s’è sempre risolta nelle visite – più o meno estemporanee – di Beppe Grillo alle ambasciate. L’ambasciata tedesca, quella americana, il consolato americano, cominciarono a manifestare anni fa curiosità per questo «comedian» trasformatosi in agitatore politico di folle. Volevano capire. Annusavano. Alla vigilia delle elezioni del 2013 sollevarono un caso le parole pronunciate il 13 marzo dall’ambasciatore Usa David Thorne al liceo Visconti, a Roma: «Voi giovani siete il futuro dell’Italia. Voi potete prendere in mano il vostro Paese e agire, come il Movimento 5 Stelle, per le riforme e il cambiamento». Grillo esultò. Vergò sul blog un post trionfale: «L’ambasciatore Usa e il M5S». Poi però le cose sono drasticamente cambiate. Negli ultimi due anni ha cominciato a farsi strada, nel M5S, un mantra totalmente opposto, «la Russia non è un nemico». La chiave della loro geopolitica è diventata via via la richiesta di abolire le sanzioni contro Mosca. Gli incontri, parallelamente, si sono spostati dal livello teatrale di Grillo alle ambasciate a un livello più prosaico ma confidenziale: quello degli imprenditori, o dei colonnelli Alessandro Di Battista e Manlio Di Stefano. Due a Mosca, e poi a Roma, con personaggi chiave del partito di Putin, uno dei quali assai discusso. È in questa fase che diventa di riferimento, nel divulgare la linea, un sito, L’Antidiplomatico.

Nonostante neghi un’inclinazione filo-Putin, L’Antidiplomatico descrive bene il legame culturale sempre più stretto tra cinque stelle e propaganda di Mosca. Basta leggere gli ultimi dieci articoli in cui, direttamente o indirettamente, si parla del leader russo. «Oliver Stone: Trump è pericoloso, ma cosa vi fa pensare che Hillary non lo sia?». «Come mai i giornalisti diffamano Putin e non indagano sull’immenso patrimonio accumulato da Bill e Hillary Clinton?». «La Russia annuncia una tregua umanitaria ad Aleppo» (parentesi: Aleppo viene paragonata storicamente alla battaglia di Stalingrado, un grande classico della propaganda russa attuale). «Il ministro della Difesa russo: “È tempo che l’Occidente definisca se lottare contro i terroristi o contro la Russia”». «Putin: “Mi piacerebbe avere in Russia la macchina di propaganda in mano agli Usa». E via così. La Clinton non riscuote certo, eufemismo, la loro simpatia.

Lantidiplomatico.it è registrato a nome di Alessandro Bianchi, un giovane pescato nelle reti della sinistra radicale romana, poi diventato il più stretto collaboratore di Alessandro Di Battista, e utilizzato dal M5S anche per la commissione esteri della Camera. Bianchi, la settimana scorsa, non ha risposto quando La Stampa l’ha contattato. Con lui c’è una redazione agile di collaboratori; il principale dei quali, Fabrizio Verde, ha le stesse origini politiche, più altre due persone.

Le firme fisse non colpiranno i lettori giovani; ma i meno giovani sì: nel colophon della rivista online tra i soli quattro «collaboratori assidui» compare Achille Lollo, alla cui biografia L’Antidiplomatico scrive, assai stringato: «Corrispondente di Brasil de Fato in Italia, curatore del programma TV “Quadrante Informativo” e colonnista del “Correio da Cidadania”». Altrove sul sito Bianchi aggiunge: «È stato direttore delle riviste Naçao Brasil e Conjuntura Internacional». L’ex militante di Potere Operaio – per diciott’anni latitante in Brasile, e prima dieci anni in Angola, condannato per il rogo di Primavalle appiccato alla casa dei Mattei in cui morirono un bambino di 10 e un ragazzo di 22, figli del segretario della sezione missina di quel quartiere romano – è oggi libero cittadino, dopo la prescrizione della pena.

In questo milieu matura il sito che in questi mesi sta vedendo lievitare i suoi accessi, e l’influenza tra i parlamentari cinque stelle che si occupano di geopolitica.

 

Note:

* http://www.iskrae.eu/?p=1468

 

** 

12-07–2007

QUEST’ESTATE VADO IN UN KIBBUTZ

 

FRANCESCA PACI – CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME

Che cosa unisce il leader della destra sociale Gianni ALEMANNO a Toni NEGRI, «cattivo maestro» dell’Autonomia operaia, filosofo marxista, intellettuale radical e provocatorio apprezzato in Francia e negli Stati Uniti? La storia li divide ma li accomuna la passione trasversale per i kibbutzim, le cooperative agricole autogestite che hanno tenuto a battesimo lo Stato d’Israele e oggi rappresentano il tre per cento della popolazione.

L’ex ministro dell’agricoltura di Alleanza Nazionale se n’è invaghito due anni fa durante una visita ufficiale in Terra Santa («la ricerca dell’identità, il rapporto con il territorio e il rispetto delle origini erano già patrimonio dei movimenti di destra degli anni Settanta»): a ottobre tornerà con una decina dei suoi ragazzi per uno scambio culturale promosso dalla fondazione Nuova Italia.

Per l’autore di «Empire» invece, si tratta di un vecchio amore: «Sono diventato comunista in Israele nel kibbutz Nahshonim, vicino Petah Tikva», ha raccontato Toni NEGRI la settimana scorsa, ospite dell’Istituto Spinoza di Gerusalemme. Al tempo aveva vent’anni, studiava «Il Capitale», la rivoluzione era la cifra del mondo: molte cose sono cambiate da allora ma non il piacere di trascorrere una settimana in kibbutz.

Mentre la gauche israeliana, dall’ex presidente del parlamento Avrahm Burg al fondatore di «Peace Now» Dror Etkes, celebra il requiem del sionismo socialista del secolo scorso, le ali estreme della politica italiana scoprono o riscoprono l’esperienza pionieristica e comunitaria dei padri fondatori d’Israele.

Nessuno dei duecentosettanta kibbutzim disseminati nel Paese è più «l’impresa sociale basata sull’economia redistributiva» dell’ideale collettivista che lo animava ieri. La proprietà privata è un tabù ormai superato: l’ultima a capitolare in ordine di tempo è stata la cooperativa di Ha’on, sul lago di Tiberiade, venduta un paio di giorni fa a un esterno per essere trasformata in un residence.

Eppure, ogni anno, soprattutto d’estate, dai sei ai diecimila giovani italiani, europei, americani, australiani, sognatori oppure no, vengono a lavorare in kibbutz per qualche mese.. Ci sono anche «volontari» più maturi, che di solito si fermano un po’ meno. La tensione della Seconda Intifada aveva ridotto notevolmente la richiesta, ma dal 2005 il flusso è ripreso a pieno ritmo e le prenotazioni superano di gran lunga la disponibilità.

Che cosa trovano gli stranieri nel kibbutz che non seduce più come un tempo gli israeliani?

L’esperienza della vita in comune non basta a spiegare una lista di ospiti che comprende migliaia di diciottenni adrenalinici, politici di destra e di sinistra orfani d’ideali, ma anche attrici note come Debra Winger e Sigourney Weaver, il cantante Simon Le Bon dei Duran Duran, il comico americano Jerry Seinfeld. Nei kibbutzim di oggi c’è di tutto. Vacanze alternative da otto ore di lavoro al giorno in serra, relax in piscina, sofisticati centri di bellezza, seminari d’utopia. Con 700 schekel, circa 130 euro, si vive una settimana in bed&breakfast a Ha Nasi nel Golan, le alture siriane occupate da Israele dopo la guerra del ‘67: passeggiate tra boschi e antiche rovine, degustazioni di vino Yarden e la vertigine di esplorare una terra che già domani potrebbe essere altra, ridefinita da confini diversi, moneta di scambio per la  pace con Damasco.

Sempre a nord, nella Galilea occidentale, a pochi chilometri dalla frontiera libanese, c’è la comunità agricola di Mitzpe Hilla, dove Noam Shalil e la moglie gestiscono un piccolo agriturismo in attesa che Hamas rilasci il figlio, il soldato Gilad, rapito a Gaza oltre un anno fa.

A Mizra invece, una comunità di duecento famiglie tra Nazareth e Afula, una delle prime insediate negli anni Venti, s’incontra una delle mille contraddizioni d’Israele: accanto ai vialetti da campus americano, le biciclette, la spa, la mensa a base dei prodotti coltivati in loco, c’è un’enorme fattoria di maiali e un supermercato specializzato in salami suini, bacon, costarelle e bistecche non kosher, per un totale di 150 tonnellate di carne al mese.

Una sfida alla volontà rabbinica? Tutt’altro. Nel pieno rispetto delle regole gastronomiche della Torah il kibbutz Mizra alleva i maiali su una piattaforma di legno in modo che non tocchino il suolo ebraico e non violino la legge nazionale.

Lavorativa o rilassante che sia, il boom della vacanza in kibbutz risponde più al desiderio di una parentesi di nostalgia che a un trend modaiolo.

Per gli stranieri che arrivano – Gianni ALEMANNO, Toni NEGRI, uno studente idealista e spiantato o Debra Winger – come per gli israeliani che li ospitano, fingendo d’essere i pionieri di un secolo fa, lontani dai muri e dai conflitti permanenti. C’è un sito internet in inglese (www.kibbutzreloaded.com) dove chi si è incontrato lì, nella comunità agricola, può ritrovarsi a distanza. Perché tutti in kibbutz condividono l’esperienza e si chiamano per nome quasi che la semplicità fosse naturale. Poi, al termine del soggiorno, una settimana o due anni, svaniscono nella memoria, come qualcosa perduto molto tempo prima.

 

*** http://www.iskrae.eu/?p=1171

L’ANTIDIPLOMATICO ANTICOMUNISTA A 5 STELLEultima modifica: 2017-05-12T05:04:50+00:00da iskra2010
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