Dens dŏlens 264 – Codaliscia Bonomi

di MOWA

A ben vedere, un personaggio di fantasia come Peter Minus (soprannominato Codaliscia) scritto dalla Rowling, nella serie di Harry Potter, potrebbe venirci incontro nello “spiegare” come certi soggetti esistano realmente e quali danni alla società possano arrecare.

Questo, lo si può sostenere con forza, dopo aver letto il saggio dal titolo “ALDO BONOMI: UN REAZIONARIO A TEMPO PIENO, scritto da Andrea Montella e riportato su questo sito in data 23 maggio 2014.

Ma ancor di più dopo aver preso visione di alcuni atti processuali che parlano del Bonomi, ripresi dalla Casa della Memoria di Brescia \ 091-097 Mod 21 \ H-A 3 pag. 583-600 – (che mettiamo a disposizione di tutti, riportando la parte integralmente in calce) per renderci conto di quanta strada abbia fatto un tal soggetto… e come l’abbia fatta. Quali furono, anche, le approssimazioni o compiacenze di sigle politiche come Lotta Continua che non fece granché (nulla!) per bloccare tanta ignobile parata di ingiustizie e che, anzi, nella propria azionistica presa di posizione mise alla berlina una delle loro, probabili, fonti informative non permettendo alla giustizia di farsi strada

Se, da una parte, il viziato e bugiardo Peter Minus, alias Codaliscia, per fuggire ai Mangiamorte che gli addossavano la colpa per la caduta di Voldemort è rimasto per 12 anni nelle sembianze di un topo come compagno di Ron Weasley (il quale gli assegnò il nome di Crosta), per carpire certe informazioni, lui che non ci aveva messo molto a tradire James Potter rivelando il nascondiglio della famiglia a Voldemort e, per arrivare a far ciò, era diventato “amico” dello stesso Potter, Remus Lupin e Sirius Black della stessa casa di Grifondoro, nella Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, dall’altra, si potrebbe affermare che l’altro autentico e reale figuro non si risparmiò nell’usare lo stesso stratagemma per carpire importanti informazioni nella sinistra ma con risvolti, sinceramente, molto discutibili e che hanno reso parecchio ben bui diversi anni nella nostra Repubblica antifascista.

Infatti, di costui si rilevano strane coperture in più episodi di cui sono state evidenziate le brutali conclusioni e che hanno lasciato basiti gli onesti i quali avrebbero motivo di chiedere l’allontanamento di costui da quelle manifestazioni di riconosciuta appartenenza ad una certa sinistra disattenta e disinformata… men che meno vigilante.

Uno scaltro, inquietante e racconta-bugie figuro che, nonostante le cose che lo hanno coinvolto, lo vedono uscire irragionevolmente sempre in piedi… e, per certi versi, premiato.

Perché?

E, soprattutto, chi sono, esattamente, coloro che lo sostengono?

Domande che hanno, però, già delle risposte e molte le troviamo, anche, tra le righe che si andranno a leggere…

CASA DELLA MEMORIS 28 maggio 1974 Brescia

Casa della Memoria di Brescia \ 091-097 Mod 21 \ H-A 3 pag. 583-600

11) Gianfranco BERTOLI, Aldo BONOMI

Un promemoria del 9 ottobre 1974 (All. 12), ricavato da una telefonata anonima giunta il 25 settembre, segnala che:

« Il 25 settembre c.a. è giunta una telefonata anonima del seguente tenore:

“Il terrorista BERTOLI, prima che gettasse la bomba davanti alla QUESTURA DI MILANO, si trovava in Milano, tanto vero che per circa un mese e mezzo prima della bomba, spesso si recava in via Ponte Vetere, II (sic). Oltre a lasciare la posta nella cassetta postale intestata RICATTO o RICATO Cosimo, si recava anche in casa dello stesso che abitava in via Ponte Vetere, II (sic).

Il RICATO aveva una fidanzata, una svizzera, giovane, bionda, che il BERTOLI conosce bene; attualmente la bionda svizzera è la donna dì MAURI, che ora abita nella stessa casa fittata da RICATTO al MAURI, anzi sulla porta c’è la targhetta MAURI in carta.

La donna conosce bene il BERTOLI come pure qualche volta va dal RICATTO C. , che, dal giorno in cui scoppiò la bomba davanti alla Questura non si è visto più in via Ponte Vetere, II (sic)”

Dopo circa un’ora, è giunta un’altra telefonata, da anonimo che diceva di essere la stessa persona che aveva telefonato prima, del seguente tenore:

“Il MAURI di cui vi ho parlato prima potrebbe essere ROVIDA Mauro, Indagate.” »

Il tema della presenza di BERTOLI in Italia prima dell’attentato torna in un “Appunto riservatissimo” dell’11 maggio 1976 (All. 16) che, insieme a molte altre notizie sugli ambienti eversivi milanesi, riferisce:

” … 7°) GIL-AD (israeliani) marito e moglie, quest’ultima vuolsi essere occupata presso l’istituto farmaceutico alle dirette dipendenze del prof. MULLER.

Il marito di quest’ultima avrebbe avuto contatti personali con il noto BERTOLI ancor prima di giungere quest’ultimo dall’Italia”

La coincidenza fra l’impiego della signora presso un istituto farmaceutico e la ben nota tossicodipendenza di

BERTOLI, così come la nazionalità dei due coniugi, fa nascere qualche curiosità.

Il caso BERTOLI, peraltro, ci dà il modo di collegarci ad un altro documento, a nostro avviso assai interessante; come si ricorderà, BERTOLI, nella sua fuga dall’Italia, venne aiutato da un gruppo di suoi amici valtellinesi, che si proclamavano anarchici come lui, fra cui Aldo BONOMI ed il dottor BEVILACQUA che, fra l’altro, gli fornirono il passaporto contraffatto già appartenente ad un dirigente dell’UCI-ML di Bergamo.

A proposito di quella vicenda, e di altre connesse, troviamo un lunghissimo documento assai particolare (All. 83): senza data, è, con ogni evidenza, non una nota confidenziale o un appunto di polizia, ma un testo scritto da una persona di estrema sinistra per una comunicazione interna … e giunto alla polizia a seguito del sequestro operato nella casa ove venne arrestato Corrado ALUNNI, in via Negroli 30/ a, a Milano, il 13 settembre 1978 (così come leggiamo nella relazione di servizio del 6 marzo 1979 All. 83). Nonostante la lunghezza del testo, ci sembra opportuno riprodurlo integralmente … sia per coglierne tutte le informazioni contenute, sia per ricavare elementi utili all’identificazione dell’autore:

” Originario di Tresivio (SO), figlio del sindaco D.C. dello stesso paese.

Studia ragioneria o geometra. Racconta di un’adolescenza travagliata, passata in un riformatorio ma non è vero: probabilmente è stato molto negli ospedali poiché ha sofferto di tubercolosi ed è nefritico cronico, infatti è imbottito di cortisonici.

Nel ’69 bazzica con una certa frequenza gruppetti anarchici che raccolgono gente di tutti i tipi: sballatelli, fascisti usciti (si fa per dire) dalla GIOVANE ITALIA (fortissima in tutta la valle, ma in particolar modo a Sondrio). Frequenta regolarmente (sempre in Sondrio) un bar di fasci il “Bubu” posto nel quale nessun compagno riesce ad entrare senza essere insultato e pestato; qui di sicuro nel 70, 71, spaccia fumo ed altro, ricavandoci parecchia grana che usa per vestirsi elegantemente e per mantenersi senza lavoro ( inoltre i

suoi familiari godono di un notevole benessere).

Tiene rapporti anche con cattolici dissidenti, ex G.S., preti (don Abramo LEVI di Sondrio), frati ( padre Camillo DEL PIAZ, che fa la spola tra Tirano, dove abita, e Milano dove frequenta la Corsia dei Servi); non partecipa, nell’ambito valtellinese, a nessun tipo di lavoro politico anche se, alla fine del ’69, parecchi compagni cerchino di organizzare, malgrado enormi difficoltà, un minimo di lavoro di analisi della situazione locale unito ad un intenso sviluppo della controinformazione.

Non partecipa alle manifestazioni, compare a qualche riunione che si svolge al Circolo Rosselli di Sondrio, centro di raccolta di parecchi compagni, guarda attentamente chi c’è o non c’è ma non fa mai un intervento; dice di essere iscritto a sociologia a Trento e dal ’70 fa la spola tra Sondrio e Trento; qui frequenta la casa di alcune femministe la cui leader è una tale Silvia MOTTA, ex G.S., nello sporco salotto (nel senso di immondizia) delle suddette raccoglie informazioni su tutto l’ ambiente extraparlamentare trentino in quanto il limite fra pettegolezzo e delazione. Dalle ragazzotte non è conosciuto.

Più avanti nel tempo si vanterà di aver conosciuto gente che farà parte delle B.R. ed anche FELTRINELLI .

Nel ’70, sempre a Sondrio, è in ottimi rapporti con Aldo PAROLO, uscito dalla F.G.CL, ora cane sciolto, ed un certo dottor BEVILACQUA sedicente anarchico individualista; quest’ultimo è il medico condotto di Tresivio, ha la casa piena di armi, fa esperimenti nel giardino della sua abitazione con gli esplosivi; l’incredibile è che il tizio continua indisturbato a fare il medico condotto del paese e il medico provinciale del preventorio antitubercolare di Sondrio (per altre sciocchezzuole vari compagni sono finiti dentro, cosa che al BEVILACQUA non succede mai anche se è conosciuto come un dinamitardo ).

Risale a questo periodo (’70) la conoscenza del BONOMI con il BERTOLI; già da tempo il B. sosteneva di avere rapporti con anarchici del Ponte della Ghisolfa come il suo amico BEVILACQUA; sono gli attuali rapporti milanesi del BONOMI.

Fra le persone del giro degli anarchici c’è proprio il BERTOLI, amico pure del BEVILACQUA, poiché pare si siano conosciuti in Israele in un Kibbutz, dove il medico si è recato più di una volta a fare degli addestramenti.

Quando il BERTOLI compare in Valtellina è perché ha un ordine di cattura ( non ne so il motivo) ed ha la necessità di rendersi latitante, passando in Svizzera; il BONOMI se lo porta a Sondrio e cerca gente che lo aiuti a portarlo fuori, gente che abbia una certa esperienza della montagna e dei vari passaggi che ci sono per la Svizzera.

Chi è una guida alpina? Il PAROLO; oltre a lui viene interpellato per la cosa un altro compagno che non fa capo ad alcun gruppo, conosciuto da noi tutti per la sua serietà e buona fede, architetto, impegnatissimo in una raccolta molto fitta di informazioni su tutta una serie di traffici valtellinesi che vanno dal contrabbando di armi tenuto da fasci a tutto un movimento di preparazione di squadre fasciste legate al MAR e a gente di BORGHESE.

Il compagno si chiama Elia VIGANÒ e par che la proposta gli venga fatta appositamente per sondare il terreno delle sue informazioni; infatti visto da chi gli viene fatta la proposta ( il B. ) e chiesta l’identità della persona da portar via, si rifiuta. Al tutto ci penserà il PAROLO con il BONOMI attraverso un valle che da sulla Svizzera.

Dopo il fatto il PAROLO ostenterà una rottura con il BONOMI, sostenendo la vigliaccheria dimostrata nel corso del viaggio dal B.; la cosa strana è che i suoi rapporti con il BEVILACQUA continuano ed inoltre si mette a far la corte al VIGANÒ, sputtanando il B. e facendogli conoscere il BEVILACQUA come compagno di sicura fede rivoluzionaria. Probabilmente V. ci sta al gioco perché ha fiutato che dalla cosa nasceranno fiumi di informazioni; la decisione gli costerà parecchio.

Infatti il BONOMI ha rapporti costanti con il BEVILACQUA il quale si giostra il VIGANÒ ( o almeno gli pare ); intanto Elia scrive, raccoglie appunti, nell’estate del 71 ha 3 quaderni pieni zeppi di notizie che danno fastidio a parecchia gente; ha deciso allora di passare una serie di informazioni a gente di L.C. che in quel periodo si interessa della situazione valtellinese.

Il PAROLO viene a saperlo , avvisa il BONOMI.

Subito, a Milano attraverso garanzie che non sono mai riuscita a conoscere, il BONOMI si offre come collaboratore per la controinformazione di L.C: può controllare quindi parte delle notizie che il V. passa.

All’inizio dell’estate del ’71, evidentemente quanto ha passato il V. ha troppo peso, il suo impegno rappresenta un pericolo presente e futuro per la combriccola di anarchici e inoltre intorno a lui si stanno raccogliendo una serie di compagni interessati allo stesso lavoro.

Il V. evidentemente fiuta la cosa, sente che il gioco si è fatto troppo sporco e tenta una rottura con il PAROLO e il BEVILACQUA.

Dopo una burrascosa riunione in casa del medico a Tresivio, il V. scendendo con la sua automobile verso Sondrio si trova di fronte una moto di grossa cilindrata alla fine di un rettilineo velocissimo e prima di una curva, per evitare lo scontro, esce di strada e si spezza la colonna vertebrale. Da un ragazzo che abita li vicino sapremo che la moto corrisponde a quella del PAROLO (infatti dopo l’incidente la sua scompare) e da altre testimonianze risulta che il P. è il primo a soccorrere il V. con due punture di morfina (studia medicina a Pavia ) che aiutano il V. a perdere quasi del tutto memoria dell’incidente.

Il V. viene ricoverato all’ospedale di Sondrio dove cercano In tutti i modi di farlo fuori: uno dei consiglieri dell’ ospedale è l’industriale CARINI (?), uomo del MAR, padre della donna del PAROLO; su di lui il VIGANÒ sa molte cose e le ha pure scritte. Tutte le notizie delle sue ricerche sono raccolte su tre quaderni; Elia se li è fatti portare in ospedale dal fratello e della cosa (cioè dove li tiene) ne è al corrente la sua ragazza: un giorno, mentre il V. dorme imbottito da quantità massicce di tranquillanti, arriva il BONOMI in ospedale e tanto fa e tanto disfa con la ragazza che la convince a consegnarli i quaderni del V. sostenendo che li richiede a nome degli anarchici del Ponte della Ghisolfa e per metterli al sicuro.

Da allora dei quaderni si perdono le tracce, a L.C. non arriveranno mai e tantomeno agli anarchici milanesi.

Dopo il fatto, il VIGANÒ si chiuderà in un ostinato silenzio anche con noi compagni e mostrerà di avere paura di tutta la gente che viene a trovarlo, per non parlare dei medici e degli infermieri.

Noi compagni cerchiamo di effettuare un assiduo controllo su tutti i visitatori, cerchiamo di assistere ai suoi pasti e alle visite che gli fanno: gli somministrano medicine sbagliate, lo riducono alla fame perché paralizzato com’è, sempre disteso e il più delle volte a pancia in giù, vogliono fargli mangiare pastasciutta e tutta roba solida (inoltre ha l’intestino paralizzato e questa dieta lo porta più volte vicino al collasso).

In ospedale arrivano al punto di non permettere a molti di noi di entrare anche se il V. è in camera privata, questo attraverso varie scuse; dopo circa 20 giorni di degenza durante i quali le sue condizioni non accennano a migliorare anzi sono peggiorate, noi compagni cerchiamo di ottenere il trasferimento del malato a Milano al S. Carlo dove alcuni di noi conoscono dei medici e dove pensiamo possa sfuggire alle cure dei medici sondriesi; alla cosa si interpone la CARINI, PAROLO la spalleggia e attraverso suo padre il V. verrà trasportato al Niguarda dove durerà una settimana: infatti noi compagni non possiamo quasi più vederlo e li lo curano ancora peggio che a Sondrio. Morirà per un’ embolia polmonare dopo una puntura fattagli da un medico, dopo (? ) una settimana che accusava dolori atroci per una pleurite che nessuno si premurava di curargli.

Il nostro gruppo fatto da studenti e operai non lascia cadere la cosa; io sono in contatto con gente di L.C. e passo la brutta faccenda in tutti i suoi dettagli a responsabili milanesi che tenevano i contatti con il V.; otteniamo l’autopsia che conferma la forte fibra del compagno morto e la sua eliminazione fisica attraverso cure pazzesche relativamente (?) al suo stato di paralisi e trova procurata l’embolia polmonare.

L’avvocato di parte nostra è PISCOPO e il medico è RITUCCI.

L’accaduto, cioè l’autopsia, fa rispuntare dal buco il BONOMI che … (?) costante controllo i miei movimenti e la mia casa; quando esco me lo ritrovo sempre davanti e sotto la mia abitazione in un bar frequentato da contrabbandieri che formano la manovalanza del MAR (anche li è indisturbato come al Bubu ).

In agosto, in sede me lo ritrovo seduto a un tavolo con un giornale… (?) con aria sfottente sicura: mi dice che è interessato al tipo di lavoro che conduciamo noi (quello di controinformazione in special modo) e che quindi penserebbe di poter collaborare visto che al momento si trova sciolto da qualsiasi impegno politico. Io gli faccio notare che fra i compagni che ci sono in sede abbiamo due prestanti manovali che si allenano volentieri a cazzotti e lo invito ad approfittare dell’occasione oppure se vuole venire a Trento con me da un responsabile di L.C. (uno che è informato dell’affare VIGANÒ ). Perde subito l’aria da super uomo e sbiancando lascia scornato il nostro cantinone.

Da allora non lo trovo più sotto casa.

Si fa vedere al posto suo invece il PAROLO che incontra mia sorella nei pressi dell’ospedale: con lui c’è la CARINI. Senza mezzi termini avvisano lei e chi lavora con lei (io e altri compagni) di non ficcare più il naso nella storia del V. altrimenti va a finire male per parecchia gente.

Poche sere dopo mentre siamo a cinema io, mia sorella e un’altra compagna, ci troviamo alle spalle mezza fila di fasci contrabbandieri di Tresivio che facendo pesantissime allusioni all’incidente del V. preannunciano per i …(?) curiosi mitragliate.

Intanto intorno ad alcuni compagni del nostro gruppo gravita un altro tizio amico del BONOMI, spione della polizia, un certo BALENA (Luigi BORDONI) che da impiegato dell’ente provinciale del Turismo è passato al ruolo di mezzo barbone e contrabbandiere con dichiarate idee comuniste.

Cerca di sapere cosa facciamo e regolarmente tiene incontri con il BONOMI che vede in un bar vicino alla nostra sede.

Intanto mia sorella ed io lavoriamo con L.C. e con una certa Bruna PEDRAZZOLI studentessa di sociologia a Trento; ci dobbiamo trasferire a Milano perché a Sondrio non troviamo lavoro.

Quando arrivo a Milano ed entro organicamente nella controinformazione vengo a sapere da un responsabile milanese che il B. cerca ancora di collaborare: io passo tutto quello che so su di lui e dico chiaramente che dove ci lavora una spia del genere non ci tengo rimanere.

Allora il compagno si dà da fare per allontanarlo e mi dice di esserci riuscito.

Tuttavia nell’ambiente extraparlamentare il B. si è creato una assurda credibilità: ha contatti con gli avvocati dello studio SPAZZALI e PISCOPO, vede giornalisti democratici come il FINI e adesso fa il collaboratore con tutta questa gente: risale a questo periodo la conoscenza con Antonio BELLAVISTA che ha rapporti con la controinformazione di L.C.

Vende articoli ad ABC sul MAR e passa un sacco di balle ai giornalisti facendosi pagare; questo lo so di sicuro perché FINI ed altri fanno controllare a me notizie che passa lui.

Sostanzialmente vende fumo ai compagni e ad altra gente.

Bazzica alle riunioni dell’ assemblea autonoma dell’Alfa ed ora non si dichiara più anarchico. Abita a Milano nei pressi di Loreto ed ha una casa che è un puttanaio tanta è la gente che la frequenta.

A Trento ci va ancora e qui conosce la PEDRAZZOLI, la fessacchiotta che finora ha lavorato con noi; tuttavia la sua posizione è in crisi perché fa una cazzata dietro l’altra e parla troppo. Il BONOMI la fiuta volpone com’è e se la lavora ben bene; la convince a passargli del materiale che ha raccolto anche con noi, e un giorno, mentre la PEDRAZZOLI è a casa nostra per chiarire la sua posizione rispetto a L.C, il B. arriva. Io sono fuori e quando rientro li trovo intenti a sfogliare quaderni di appunti che tenevo in un archivio.

La mia casa poi è piena d’altra roba come foto schedari ed altro e deve restare pulita. Serve anche per qualche compagno latitante o in vista di qualche perquisizione.

Urlando, riesco a sbatterli fuori, dopo mi accorgo però che parecchia roba è sparita sul lavoro valtellinese; quella che rimane il giorno dopo la devo buttare in un atollo di vernice perché ho i carabinieri sotto casa tutta la giornata. Controllano chi viene …(?) sbatto fuori anche lui e continuo ad informare L.C. delle varie minacce. La cosa evidentemente non viene presa molto sul serio.

Su BELLAVITA so che i rapporti con BONOMI esistono, indirettamente, ma esistono ancora anche con L.C. Faccio un casino bestiale sulla questione e cerco di farla diventare una questione di fondo per ragioni di correttezza e di vigilanza; inoltre L.C. di tutte Je informazioni sul VIGANÒ non se ne fa niente e non ha nessuna intenzione di fornirle al processo, non ha nessuna voglia di mandare a monte tutti i rapporti sporchi che tiene per avere una notiziola in più, non si premura di salvare il culo a compagni che rischiano come nel mio caso. Quindi io decido di mandare al diavolo L.C e compagni . Esco da tutto in maniera abbastanza burrascosa. Dopo vengo a sapere che il BONOMI ha sposato la PEDRAZZOLI e abita a Milano.”

Nella documentazione in nostro possesso, l’autore non risulta identificato, ignoriamo se ciò sia avvenuto in seguito. Pertanto, ci sembra il caso di partire da qualche riflessione sull’identità dell’ autore che, verosimilmente, è un’autrice (infatti, scrive “non sono mai riuscita…”)

a) abitante a Sondrio, o, comunque, un paese del circondario, almeno sino ai primi anni settanta, poi si trasferiva a Milano (verosimilmente dopo il 1972)

b) a Sondrio faceva parte di un collettivo composto da studenti ed operai, in contatto con LOTTA CONTINUA ma non organicamente aderente ad essa (infatti, leggiamo “io sono in contatto con gente di L.C. …” di LC si parla sempre come altro da sè e, in conclusione c’è un giudizio molto duro sull’organizzazione, che si rifiuterebbe di lavorare sul caso VIGANÒ e di garantire i militanti impegnati nella controinformazione, per non “mandare a monte tutti i rapporti sporchi che tiene per avere una notiziola in più “); il Collettivo in questione svolgeva lavoro di controinformazione ma non esclusivamente

c) probabilmente, sino all’ epoca della stesura del testo, non ha militato nel movimento femminista (almeno a giudicare dal tono non particolarmente cordiale con cui parla delle femministe trentine)

d) ha una sorella

e) a Milano ha lavorato politicamente con la PEDRAZZOLI

f) a Milano ha lavorato con organismi specifici, e probabilmente “coperti”, della controinformazione e non deve aver partecipato a forme più vistose del lavoro politico, perché, sino alla visita di BONOMI, riteneva che la sua fosse una casa “pulita”, cioè non nota ad organi di polizia, tanto da poter essere utilizzata per custodire materiale scottante ed, eventualmente, anche latitanti (il che conferma la sua appartenenza alle strutture “coperte” della controinformazione)

g) a giudicare dalle notizie contenute ed, ancor più, dal linguaggio politico, verosimilmente l’autrice non apparteneva ad alcun particolare gruppo della sinistra extraparlamentare, pur collaborando con diversi di essi, come accadeva a quei militanti di movimento all’epoca definiti “cani sciolti”; non mostrava particolare simpatia per gli anarchici e le femministe e, dal linguaggio, ricaviamo l’idea di una cultura politica di tipo più classicamente comunista, cosicchè non è da escludere che abbia militato per qualche tempo nella FGCI

h) probabilmente non sposata, infatti, non solo non si fa alcun cenno ad un marito, ma, a quanto sembra, è con la sorella che si trasferiva a Milano: se ci fosse stato un marito se ne sarebbe fatta menzione a questo punto

i) giovane (come suggeriscono l’area di collocazione politica, il linguaggio molto sciolto, con frequenti metafore sessuali, che, all’epoca probabilmente difficilmente sarebbe stato usato da una donna oltre i 30/35 anni, il fatto che non avesse una stabile occupazione e che probabilmente non fosse sposata) ma non giovanissima (all’epoca era in cerca di occupazione, a quanto pare si manteneva da sola, sicuramente non era una studentessa, ecc.), per cui possiamo pensare che si tratti di una persona fra i 20 ed i 35 anni, e, volendo azzardare, possiamo restringere la banda di oscillazione fra i 25 ed i 30.

Non sembra davvero che si tratti di indicazioni scarse e, considerando che le ultime pagine del documento sono manoscritte, sembra abbastanza strano che la polizia non sia giunta ad identificare chi ha scritto queste pagine (ma, appunto, non sappiamo se ciò è accaduto in seguito).

Un secondo problema riguarda l’epoca in cui il documento è stato scritto. Sicuramente il testo è successivo al maggio del 1973, perchè, per quanto l’episodio non sia esplicitamente citato, tutto il contesto fa comprendere che esso è successivo all’attentato di BERTOLI: infatti, sino a quella data, il nome di BERTOLI non avrebbe detto nulla a nessuno, tantomeno erano note le circostanze del suo espatrio o della sua permanenza in un Kibbutz. Altrettanto sicuramente è precedente al settembre 1978, data in cui venne trovato. Dunque, abbiamo una oscillazione fra il maggio 1973 ed il settembre 1978 che possiamo ulteriormente ridurre: considerando che il BONOMI e la PEDRAZZOLI contrassero matrimonio nel luglio del 1973, il documento è sicuramente successivo ( “… Dopo vengo a sapere che BONOMI ha sposato la PEDRAZZOLI… “) e, probabilmente, di alcuni mesi, sia perchè l’autrice parla della conoscenza del fatto come accaduta non nell’immediatezza di esso, sia perchè c’è da considerare un altro intervallo di tempo fra il momento in cui ella apprende del matrimonio dei due e il momento in cui scrive l’annotazione.

D’altra parte, nel testo non compare alcun cenno all’arresto di BONOMI avvenuto il 24 aprile 1975 nel quadro dell’inchiesta torinese sulle BR: se l’appunto fosse stato successivo a quella data, molto difficilmente un episodio del genere sarebbe stato omesso da questo profilo generale del personaggio. Nè vi sono cenni a tutta l’attività del BONOMI successiva a quella data ( il servizio militare, la partecipazione al collettivo “Libri Rossi”, la convocazione giudiziaria a seguito del rapimento MORO ecc.) per cui è ragionevole pensare che il testo sia precedente all’aprile del 1975. Dunque, possiamo stabilire con buona probabilità, una data approssimativamente compresa fra la fine del 1973 e l’aprile 1975.

In terzo luogo dobbiamo comprendere a chi era diretto il testo e per quale uso. Con ogni evidenza si tratta di una comunicazione ad uso interno, non destinata ad essere pubblicata: il tono molto informale e il pesante apprezzamento sul modo di fare di LOTTA CONTINUA, escludono questa ipotesi. E si tratta di una comunicazione in brutta copia: è dattiloscritta sino a metà della p. 6 poi prosegue con una pagina e mezza manoscritta.

BONOMI, all’epoca, era molto inserito nelle strutture della controinformazione (fu fra i fondatori dell’omonima rivista) e, in questa veste ebbe una breve militanza nelle BR cui, sembra, abbia portato notizie di un certo peso. Successivamente, tuttavia, le BR presero a diffidarne, sembra a seguito di segnalazioni della rivista “CONTROINFORMAZIONE” che, pure aveva iniziato a nutrire dei dubbi, per cui venne allontanato, senza, peraltro alcun clamore.

Considerato che Corrado ALUNNI, presso la cui base venne ritrovato lo scritto in questione, aveva militato nelle BR sino alla fine del 1975, per poi staccarsene dando vita, con Fabrizio PELLI e Susanna RONCONI, alle FORMAZIONI COMBATTENTI COMUNISTE (successivamente confluite in PRIMA LINEA), non appare inverosimile che il testo possa essere parte di una inchiesta interna (delle BR o di “CONTROINFORMAZIONE” poco importa in questa sede) sullo stesso BONOMI.

In quarto luogo, è opportuno fare una valutazione sommaria sulla credibilità del testo. Dopo il sequestro operato in casa di ALUNNI, la polizia condusse degli accertamenti sul testo, di cui cogliamo i risultati nella relazione di servizio del 6 marzo 1979 (All. 83): una serie di riscontri sui dati anagrafici delle persone citate che confermano pienamente il testo, ma nulla a proposito delle circostanze in esso riferite, in particolare non si dice quasi nulla sulla vicenda di Elia VIGANÒ, salvo l’annotazione burocratica sull’esito del procedimento davanti al Pretore di Sondrio (Non Doversi Procedere per morte del reo).

Pertanto abbiamo dei riscontri che confermano il testo, ma solo nella parte più superficiale: l’identità delle persone citate, la loro collocazione sociale e geografica, l’eventuale collocazione politica di ciascuna di esse ecc., ma nulla che confermi o smentisca la parte sostanziale del documento.

Dovendo dare una valutazione sommaria, notiamo che la narrazione non presenta contraddizioni interne, per lo meno in modo palese, ed appare logicamente concatenata. Tuttavia il racconto non offre prove di qualche attendibilità e spessore ma indizi piuttosto generici (” Da un ragazzo che abita lì vicino sapemmo…”) o accuse molto gravi ai sanitari che ebbero in cura il giovane VIGANÒ che, però, non appaiono sostanziate da alcun elemento (ad es. è difficile dire se effettivamente la dieta somministrata fosse quella descritta e, nel caso, se ciò sia dipeso da un deliberato disegno di sopprimere il paziente o da valutazioni, più o meno errate, dei sanitari). Unico elemento concreto citato sarebbe la autopsia che attesterebbe anche la procurata embolia, ma è strano che, ad un esame autoptico con un simile esito non sia seguita l’apertura di un fascicolo processuale (o forse ciò si è verificato, ma il testo non dice nè quando nè di fronte a quale Ag). In ogni caso, un dato lascia perplessi: se davvero i sanitari avevano premeditato la soppressione del VIGANÒ (e, per di più, in accordo fra medici dell’ospedale di Sondrio e medici del Niguarda: un po’ troppa gente per un’azione penalmente e moralmente così rilevante), non si capisce perchè la supposta iniezione d’aria, per procurare l’embolia, non l’abbiano fatta nell’immediatezza del ricovero, quando un decesso sarebbe parso anche più naturale, ma abbiano preferito trascinare la questione per mesi, attirando i sospetti del degente e dei suoi amici, per poi indursi comunque all’iniezione fatale.

Possiamo credere senza sforzo all’esistenza di medici così poco preparati da spedire nell’aldilà i loro pazienti, ci riesce molto più arduo credere a medici tanto bestie da non sapere neppure sopprimere i loro assistiti! E, dunque, questa parte del racconto non appare credibilissima, salvo, peraltro, prove in senso contrario.

Questo, però, non vuol dire che l’intera storia non stia in piedi: che VIGANÒ potesse aver svolto una qualche inchiesta sul contrabbando ed il MAR, che l’incidente occorsogli possa essere stato organizzato e che i quaderni di appunti della sua inchiesta possano essere stati sottratti sono tutte cose possibilissime, ancorchè da dimostrare. Da questo punto di vista, il testo non è sostenuto da alcuna prova, ma offre molti spunti che è possibile verificare.

Infine, la rilevanza di questo documento ai fini della presente inchiesta: è evidente che se le tre cose che abbiamo definito “possibilissime” risultassero confermate, questo avrebbe una notevole rilevanza per quanto riguarda FUMAGALLI che, per certi versi, è il “convitato di pietra” di tutte le inchieste sulla STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA.

In secondo luogo, potrebbe aprirsi una pur tenue possibilità di recupero almeno di una parte del materiale che il VIGANÒ, stando alle asserzioni del testo, avrebbe raccolto sulle attività del MAR.

In terzo luogo, il particolare modus agendi dell’eventuale eliminazione del VIGANÒ (l’incidente stradale) appare del tutto analogo a quello di altri casi consimili ed, insieme, a quello attribuito da diverse veline confidenziali al NOTO SERVIZIO.

Ancora più rilevante, ove venisse provata la qualità di agente collegato al MAR del BONOMI, questo getterebbe una luce ulteriore sul caso BERTOLI

Dens dŏlens 264 – Codaliscia Bonomiultima modifica: 2017-05-16T07:35:35+00:00da iskra2010
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