Precari della Giustizia Giudici Onorari

Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer

per la ricostruzione del P.C.I.

È uno sciopero articolato, in cui i lavoratori si passano il testimone di regione in regione. Dalla Toscana alla Liguria, dalla Campania alla Sardegna, non si contano più le ore di astensione dal lavoro che hanno effettuato dallo scorso novembre, attuando anche degli scioperi della fame. Ricevendo pochissima attenzione dall’informazione e ancora meno dal ministero competente, anche quando a maggio hanno manifestato in 1.000 davanti alla sede del Consiglio superiore della magistratura e hanno ottenuto una formale audizione al Parlamento europeo.

Sono i magistrati precari: giudici di pace (Gdp), giudici onorari di tribunale (Got) e viceprocuratori onorari (Vpo), circa 5mila magistrati che contribuiscono al funzionamento dei tribunali italiani, ma senza avere gli stessi diritti degli altri magistrati.

Per queste figure, che hanno competenza civile e penale in tutti i casi in cui è previsto un giudice unico, non esistono ferie retribuite, malattia o maternità. Sono soprattutto avvocati o funzionari della pubblica amministrazione, che hanno superato una selezione per titoli, e si occupano di spaccio, immigrazione, minacce, lesioni, truffe, furti semplici e aggravati, rapine, abusi edilizi e reati ambientali, infortuni sul lavoro, responsabilità medica, diffamazione a mezzo stampa. I viceprocuratori onorari rappresentano il pubblico ministero nei procedimenti penali davanti al giudice unico e al giudice di pace. Per quest’ultimo svolgono le indagini, ma sono precari.

Una precarizzazione tutta italiana, inventata nel 1998 immettendo in forma provvisoria (anche questa una pratica tutta italiana) questi giudici che sarebbero dovuti intervenire per soli cinque anni in ausilio dei colleghi di carriera. Assorbono una mole cospicua del lavoro giudiziario (in questo periodo di agitazione sono stati rinviati quattrocentomila processi), ma sono pagati a “cottimo”: per un udienza che non superi le cinque ore ricevono 73 euro netti.

La soluzione che propone per sanare questa infamia il pidiessino Orlando, ministro della Giustizia, è una toppa che accentuerà il danno: invece di stabilizzare la posizione di questi giudici, propone di raddoppiarne il numero in modo che lavorino solo due giorni alla settimana e guadagnino ancora meno di ora.

Una precarizzazione elevata alla massima potenza, una proletarizzazione di questo settore del ceto medio che farebbe addirittura scivolare nel sottoproletariato una componente della magistratura formata, tra l’altro, per il 75% da donne.

All’interno della categoria qualcuno, però, ha preso coscienza che senza l’unificazione delle lotte dei proletari non si otterranno dei risultati e propone quindi di affiancare gli operai nelle loro rivendicazioni, seguendo il motto di marxiana memoria “proletari di tutti i paesi unitevi”.

La precarietà nella Giustizia è l’ennesima prova che senza un partito comunista, come è stato il P.C.I., che lotti e unifichi le masse nei loro interessi generali, la condizione del proletariato e dei ceti in fase di proletarizzazione è destinata a non avere sbocchi positivi perché i partiti attualmente in Parlamento e al governo sono tutti filocapitalisti. Ed è sotto gli occhi di ognuno che il capitalismo è in crisi irreversibile e va superato, per evitare che la sua degenerazione porti il sistema a una generale svolta in senso nazi-fascista.

Per fare uscire da sinistra il nostro paese dalla crisi di sovrapproduzione è essenziale mettere al centro della discussione politica la ricostruzione del P.C.I.

Consigliamo ai lavoratori più coscienti di costruire Sezioni Gramsci-Berlinguer per ricomporre sui territori gli interessi del proletariato, ripartendo dall’attuazione della Costituzione basata sul lavoro, per proseguire quel percorso iniziato nella Resistenza verso una società realmente egualitaria.

Lo staff di iskrae.eu

Precari della Giustizia Giudici Onorariultima modifica: 2017-06-15T02:36:41+00:00da iskra2010
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