Dens dŏlens 270 – Geraldina Colotti dalla Ucc a il manifesto

di MOWA

È di questi giorni la disputa sul paese venezuelano, scatenata su diversi social, dalle inchieste, della collaboratrice de il manifesto, Geraldina Colotti.

Collaboratrice (de il manifesto) che lascia una personale scia politica con un triste record di negatività [1] che potrebbe danneggiare ulteriormente quel paese se dovesse proseguire nella sua opera revisionistica. Opera di riscrittura del Venezuela che farebbe, decisamente, molto male a chi la segue ma, decisamente, bene per chi l’ha “aiutata” sinora.

Tanto, questa collaboratrice de il manifesto, viene “aiutata” nelle sue “elucubrazioni”, che si è creata un sottobosco pseudo-politico di adesione nello schierarsi riguardo il fenomeno venezuelano, come si rileva su diversi social senza che nessuno, però, di costoro riesca a cogliere la sfumatura sulle reali motivazioni o sul perché questo paese non calmerà gli animi ma, anzi, li infuocherà ulteriormente se non interverrà nell’economia con una nazionalizzazione, invece, di lasciare diversi pezzi importanti delle attività produttive ai grandi capitalisti, gli stessi, poi, che remano contro e che fanno manifestare in piazza gente prezzolata e fascista.

Sarebbe auspicabile, magari, che l’entourage venezuelano facesse un uso politico dell’elemento petrolifero ed esercitasse una politica distensiva a miglioraramento della qualità di vita del Paese rivedendo a proprio favore i rapporti di potere con tutti quei gruppi parassitari come quelli finanziari, industriali, bancari… per dare una sincera svolta verso un potere popolare.

Infatti, avevamo già sostenuto, con Manuele Sutherland, docente di Economia politica all’Università bolivariana di Caracas e ricercatore presso il Centro de Investigación y Formación Obrera (CIFO), i motivi per cui questo paese (Venezuela) non stava andando verso l’indirizzo socialista (come vorrebbe far credere la collaboratrice del quotidiano) ma verso una ricetta liberale o al massimo socialdemocratica e che tutto quello che sta accadendo (se non recuperato per tempo) rimarrà dentro le “compatibilità” intercapitalistiche. Ma, d’altronde, non dobbiamo scordare gli strani incontri di Chavez con il “cattivo maestro” Toni Negri per percepire l’inquinamento politico in atto.

Un popolo, quello venezuelano, che dovrebbe avere un appoggio internazionale onesto, per allargare il consenso, per non cadere vittima di pessime politiche liberticide e per non cedere alla deriva in cui si sta, pian piano, infilando senza proporre delle vere ed autentiche riforme strutturali.

Sentir parlare, però, di democrazia a difesa di un paese come il Venezuela che si è conquistato un podio importante internazionalmente con le elezioni da una non pentita delle Ucc (organizzazione, le Unione Combattenti Comunisti, che non si è fatta scrupolo a mietere vittime, uccidendole, in una Repubblica sorta dalla lotta al nazifascismo e con una Costituzione antifascista) fa venire un po’ i brividi. Ma ancor di più, leggere sui social l’attacco al pentito delle Prima linea, Galmozzi, che faceva semplicemente notare (correttamente per quanto attiene una professione come quella di giornalista), l’improvvida dicitura di “inviata” sul tema venezuelano della collaboratrice del giornale che, però, rimane nella capitale romana.

Rimane l’amaro in bocca e si consolida, ulteriormante, la nostra convinzione del ruolo poco cristallino di alcuni quotidiani, rispetto ad altri, ruolo che, tanto tempo fa, spinse diversi compagni del P.C.I. a spiegare, chi fossero quelli de il manifesto. [2]

E oggi, come non dargli torto, visto i brigatisti che vi scrivono!

 

[1]

Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi XIII legislatura

Doc. XXIII n. 33 – pag 5

“…All’interno della prima posizione nascono le BR-PCC, della seconda, le UCC.

Le UCC si rendono responsabili del ferimento del capo dipartimento economico della Presidenza del Consiglio Da Empoli (21 febbraio 1986) e dell’assassinio del generale Licio Giorgieri (20 marzo 1987). Risultano coinvolti nelle indagini relative all’omicidio: Francesco Maietta, Claudia Gioia, Maurizio Locusta, Paolo Cassetta, Daniele Mennella, Claudio Nasti, Fabrizio Melorio e Gerardina Colotti.

Appartengono viceversa alla storia delle BR

– PCC i seguenti crimini:

– Il 27 marzo 1985, in Roma le BR- PCC commettono e rivendicano l’omicidio del professor Ezio Tarantelli (un intellettuale, la cui figura per settore e modalità di impegno politico – sociale fortemente richiama quella di Massimo D’Antona). Rispondono dei fatti Barbara Balzerani, Giovanni Pelosi ed Antonino Fosso. Quest’ultimo resterà coinvolto anche nell’assassinio di Lando Conti;

– Il 10 febbraio 1986 in Firenze viene assassinato Lando Conti. Del crimine vengono accusati Antonino Fosso, già coinvolto nell’omicidio Tarantelli, Fabio Ravalli e Maria Cappello (poi accusati dell’omicidio Ruffilli), Michele Mazzei e Marco Venturini;

– Il 14 febbraio 1987 avviene la sanguinosa rapina di via Prati di Papa a Roma, sempre ad opera delle BR- PCC;

– Il 16 aprile 1988 viene eseguito l’omicidio di Roberto Ruffilli (ancora una volta un intellettuale come più tardi D’Antona fortemente impegnato in un progetto di riammodernamento delle istituzioni del Paese). Seguirà la condanna di Stefano Minguzzi, Franco Grilli, Fabio Ravalli e Maria Cappello, Tiziana Cherubini, Franco Galloni, Rossella Lupo, Antonio De Luca, Vincenza Vaccaro, Marco Venturini.

La Giorgieri, al pari di altri correi, è tuttora latitante. Ravalli, Cappello, Venturini e Bencini risultano già coinvolti nell’omicidio di Lando Conti;

Tra il giugno e il settembre 1988 viene smantellata l’intera organizzazione armata denominata BR-PCC sorta, come si è visto, nel 1984, da una scissione interna alle BR. Cade il covo di Milano (15 giugno 1988) e seguono gli arresti (8 settembre 1988) della struttura e di elementi dell’”area di consenso”…

http://www.misteriditalia.it/terrorismo/dantona/RELAZIONESTRAGI.pdf

[2]

Il gruppo del Manifesto nel 1970-71 stringerà rapporti sempre più stretti con Potere Operaio e le tentazioni “operaistiche”… una collaborazione tra i due gruppi che raggiungerà (febbraio 1971), in occasione del convegno unitario di Rimini, intitolato “Piattaforma per un movimento

politico organizzato”, all’insegna della parola d’ordine di costruire comitati politici. Successivamente fecero scelte parlamentari che nel gruppo provocarono ferme reazioni tra gli extraparlamentari che accusarono Pintor e compagni di ridurre la lotta a semplici deliberazioni della Camera e/o di trasformare in campagna d’opinione la battaglia di Lotta Continua contro il “fanfascismo”. Inevitabile lo scontro. In occasione dell’anniversario della strage di Piazza Fontana, sul problema se fare o meno un corteo proibito dalla questura, il Manifesto si isolava dagli altri gruppi e non entrerà nel Comitato Nazionale contro la strage di stato… Arrivarono, anche, le accuse da parte di Avanguardia Operaia la quale sosteneva che il gruppo del Manifesto era reticente alle iniziative degli altri gruppi e, spesso, addirittura, se ne appropriava.

Dens dŏlens 270 – Geraldina Colotti dalla Ucc a il manifestoultima modifica: 2017-07-06T06:26:29+00:00da iskra2010
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