Mostro di Firenze, spunta la pista nera: un indagato

Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer

per la ricostruzione del P.C.I.

Andrea Montella

L’articolo riportato qui sotto dovrebbe farci riflettere sui livelli di disumanità esistenti tra chi pratica certe ideologie reazionarie figlie del massocapitalismo, come quelle fasciste e naziste.
E’ impossibile separare la crudeltà insita in chi crede di appartenere a entità superiori e il modello produttivo capitalistico altrettanto disumano, che per riprodursi ha bisogno della guerra come mezzo di rigenerazione economica, politica e ideologica.
Nella fase in cui viviamo, determinata da una enorme crisi capitalistica di sovrapproduzione, la massoborghesia non trova altra soluzione per uscire dalla propria crisi che attaccare militarmente, in un processo espansivo a tappe, paesi che nelle loro aree, Medioriente e Africa, godevano di un indubbio benessere, come l’Iraq, la Libia, la Siria, portando distruzione e morte ma anche la cinica possibilità della ricostruzione economica e politica sotto il controllo delle multinazionali dell’imperialismo.
Per realizzare simili progetti servono criminali capaci di compiere azioni come quelle descritte in questo articolo. Criminali che circolano in tutta libertà in Ucraina e nei vari Paesi d’Europa, foraggiati dai massocapitalisti e ben protetti dai loro governi e servizi segreti, pronti all’occasione a scatenare ogni forma possibile di strategia antiproletaria che in Italia ha preso il nome di strategia della tensione e in altri paesi quello delle rivoluzioni “colorate” o del terrorismo di matrice religiosa.
Per impedire che tutto questo continui esiste solo un mezzo: lavorare per “l’umanizzazione” della nostra specie attraverso la ricostruzione del Partito Comunista Italiano di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer, strumento di difesa dalla barbarie massocapitalista e per la nostra Rivoluzione sociale che passa dall’applicazione integrale degli obiettivi contenuti nella nostra Costituzione sociale, anticapitalista e quindi antifascista, per procedere sulla strada del Socialismo-Comunismo.
Per questo non dobbiamo mai smettere di chiedere Giustizia per ogni vittima del massocapitalismo, comprese quelle del mostro-fascista di Firenze, e la Giustizia si può realizzare solo all’interno di un sistema di norme legali che sono il prodotto della nostra egemonia e di un concetto rivoluzionario: l’Eguaglianza tra gli uomini e quindi davanti alla Legge-Costituzione.
E uno dei massimi rivoluzionari, Friedrich Engels, a tal proposito affermava nella prefazione del 1894 al libro di Karl Marx Le Lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850 (ristampa dalla NUE RHEINISCHE ZEITUNG – Amburgo 1850 – Feltrinelli Reprint):

“L’ironia della storia mondiale capovolge ogni cosa. Noi i ‘rivoluzionari’, i ‘sovversivi’, noi caviamo ben maggior profitto dai mezzi legali che dagli illegali e dalle vie di fatto. I partiti dell’ordine, com’essi si chiamano, trovano il loro abisso in quello stesso ordinamento legale, che si son dati. Ridotti alla disperazione, gridano con Odilon Barrot: La legalité nous tue, la legalità è la nostra morte; la legalità, che invece a noi tende i muscoli e ravviva il sangue, quasi promettitrice di vita eterna. E se noi non commetteremo l’insigne follia di lasciarci trascinare in una guerra nelle strade per dar loro piacere, non rimarrà ad essi da ultimo che spezzare colle proprie mani questa legalità loro così fatale”.

Lottare per questi principi significa lavorare contro la deriva reazionaria in cui la politica asservita al capitale degli attuali partiti seduti in Parlamento sta trascinando il Paese e dare gambe a ciò che Enrico Berlinguer affermò nelle “Riflessioni sull’Italia dopo i fatti del Cile” (Rinascita, 12 ottobre 1973) : «Come ha ribadito il compagno Longo al XIII Congresso, chiunque coltivasse propositi di avventura sappia che il nostro partito saprebbe combattere e vincere su qualun­que terreno, chiamando all’unità e alla lotta tutte le forze popo­lari e democratiche, come abbiamo saputo fare nei momenti più ardui e difficili».  

Saluti comunisti

Mostro di Firenze, spunta la pista nera: un indagato

Sotto torchio un 86enne del Mugello legato ad ambienti dell’estrema destra e dei Servizi. Le accuse della Procura: ebbe un ruolo negli omicidi

di STEFANO BROGIONI


Firenze, 26 luglio 2017
– Un ex legionario, originario del Mugello come Pietro Pacciani. Abile a sparare, appassionato di armi e frequentatore di poligoni. Legato agli ambienti dell’estrema destra e anche a quelli dei servizi segreti. Si racconta che organizzasse campi di addestramento sulla Calvana, negli anni della P2 e di Gladio. Adesso è ufficialmente sospettato di aver avuto un ruolo negli omicidi del mostro di Firenze. Trentadue anni dopo il delitto degli Scopeti, l’ultima delle otto coppiette trucidate con la solita, introvabile, Beretta calibro 22, c’è almeno un altro indagato per la storia che ha fatto conoscere al mondo il lato più oscuro del capoluogo toscano. I più attenti, si ricorderanno di Giampiero Vigilanti, classe 1930, perché lambito dalle indagini che poi virarono su Pacciani e i compagni di merende. Da diversi mesi, Vigilanti, ora residente a Prato, è sotto torchio. L’ex legionario, alto e forte anche oggi che ha 86 anni, è stato accompagnato nei luoghi dei delitti. Dice e non dice. Sembra però sapere. Molto, tanto che dalle sue parole, i carabinieri sono arrivati a perquisire anche un medico che vive in Mugello il cui grado di coinvolgimento è ancora da chiarire.

Ma questa silenziosa svolta nell’indagine tenuta ostinatamente aperta dal procuratore Paolo Canessa, con l’aiuto del collega Luca Turco, apre anche una inedita e clamorosa pista ‘nera’: delitti studiati a tavolino o cavalcati in ambienti eversivi per distrarre magistrati e opinione pubblica da ciò che accadeva nell’Italia della strategia della tensione. Il primo a indicare questa strada, a suon di esposti, è stato il legale della coppia di francesi uccisa nel 1985 agli Scopeti, l’avvocato Vieri Adriani. Ci sono sinistre vicinanze tra stragi e misteri di quel difficile periodo storico e i delitti del mostro. Il 4 agosto ’74 esplode la bomba sull’Italicus, il 14 settembre il mostro uccide a Sagginale Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore. Prima che il 6 giugno ’81 a Mosciano venissero massacrati Carmela Di Nuccio e Giovanni Foggi, imperversava la storia della loggia di Licio Gelli e c’era stato l’attentato al Papa, senza dimenticare la bomba a Bologna dell’80.

Il 23 ottobre ’81, il giorno dopo l’uccisione a Calenzano di Susanna Cambi e Stefano Baldi, c’era uno sciopero generale. Il giorno prima che Antonella Migliorini e Paolo Mainardi morissero sotto i colpi della calibro 22, era stato ritrovato impiccato sotto il ponte dei frati neri a Londra il banchiere Roberto Calvi. Il 9 settembre ’83 vengono ritrovati i cadaveri dei tedeschi Uwe Rusch e Horst Meyer: il 10 agosto precedente era evaso Licio Gelli dal carcere svizzero.

E, secondo la nuova chiave di lettura, non sarebbero casuali le vittime. La Pettini, era la figlia di un partigiano di Vicchio. Il giorno del delitto, ricorreva il trentennale della liberazione del Paese e alcuni dettagli fanno pensare a una esecuzione in stile nazifascista: i vestiti dei due fidanzati vennero ritrovati piegati fuori dalla macchina, come se fosse stato dato loro un ordine sotto il tiro dell’arma. L’ex legionario conosceva Pacciani, di cinque anni più anziano di lui, e come lui viveva a Vicchio nel 1951, quando il contadino uccise il rivale sorpreso ad amoreggiare con la fidanzata.

Dopo un primo tentativo alla fine degli anni ’40, Vigilanti si arruolò nella Legione subito dopo la condanna di Pacciani, nel 1952. Un’altra coincidenza? L’ex legionario, che rientrò in Italia nel 1960, ha conosciuto anche i ‘sardi’, perché ha abitato nella stessa strada di Salvatore Vinci, a Vaiano. A Vigilanti, gli investigatori si erano avvicinati già nel 1985: gli trovarono articoli della Nazione sul delitto di Sagginale del ’74, una pagina sulla strage dell’Italicus, i ritagli dell’elezione del presidente Cossiga. La polizia tornò a casa dell’ex legionario per caso, nel ’94, a causa di una denuncia di un vicino, con cui aveva avuto una lite. Quella volta, spuntarono 180 proiettili Winchester serie H: gli stessi del mostro, fuori produzione, all’epoca, da almeno una dozzina d’anni.

Il delitto degli Scopeti (foto archivio Pressphoto)

Il delitto degli Scopeti (foto archivio Pressphoto)

Mostro di Firenze, spunta la pista nera: un indagatoultima modifica: 2017-07-30T04:20:18+00:00da iskra2010
Reposta per primo quest’articolo