Telecom, Genish è un po’ troppo “straniero”

 

 

 

 

 

Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer

per la ricostruzione del P.C.I.

“La verità verrà alla luce, l’assassinio non può essere nascosto a lungo”

William Shakespeare

di Andrea Montella

Carissime/i compagne/i
come la stessa stampa massocapitalista evidenzia sui suoi giornali, la lotta interna alla massoborghesia per il controllo delle telecomunicazioni, che facilitano lo spionaggio industriale e il controllo delle attività politiche delle masse proletarie, sta raggiungendo livelli di antidemocraticità senza precedenti.

E’ risaputo che la paura del Comunismo e l’uso massiccio della cocaina fanno perdere la ragione ai padroni.

L’arretramento della democrazia nel nostro paese va in parallelo con la politica di privatizzazione dei settori statali come la telefonia, l’energia, le ferrovie, la scuola, la ricerca, le autostrade, la sanità.
Con le privatizzazioni si realizza uno spostamento dei rapporti di forza economici e politici a favore dei massocapitalisti globali.

Uno dei paesi chiave per raggiungere il controllo globale degli individui delle classi subalterne, è lo stato d’Israele; uno stato ai vertici del sistema massocapitalista che fa dello spionaggio e del killeraggio – tramite il Mossad – le sue principali attività.
Israele lavora soprattutto per conto dei padroni delle banche d’affari, il Gotha del sistema massocapitalista, che sono in cima alle banche centrali – come la Federal Reserve e il Fondo monetario internazionale – gestiti dai Rothschild, i Warburg, la Goldman Sachs, J.P. Morgan, i Lazard, i Kuhn Loeb, Israel Moses Seif, i Rockefeller. Questi farabutti hanno finanziato il nazismo e il fascismo e i conseguenti campi di sterminio.
E l’ufficiale dell’esercito israeliano, Amos Genish – guerra del Libano nel 1982 –  è stato messo a guardia degli interessi del Gotha del sistema massocapitalista che ha “partorito” la Shoah.

Una prova ulteriore di come sia falsa l’affermazione che gli ebrei son tutti dei geni…
Saluti comunisti

 

IL CASO Dopo Cattaneo – L’uomo voluto da Bolloré aspetta ancora il permesso di lavoro. Manovre renziane

Telecom, Genish è un po’ troppo “straniero”

di Stefano Feltri

Certo che la governance di Telecom Italia dopo la brusca rottura con l’amministratore delegato Flavio Cattaneo, con 25 milioni di buonuscita, si è fatta parecchio complicata. Il nuovo direttore generale Amos Genish, che oggi è responsabile della convergenza tecnologica per Vivendi, sta ancora aspettando il permesso di lavoro. È israeliano e, anche se è un top manager, qualche problema di burocrazia c’è pure per lui.

Da dentro Telecom raccontano che sia già operativo, ma dal punto di vista formale ancora non è titolato a farlo. Questione di giorni, pare. Così come di altrettanto rapida soluzione, ma non ancora risolta ad oggi, è un’altra questione più seria legata alla nomina di Genish: i suoi patti di non concorrenza che gli impediscono di lavorare nel mercato brasiliano, che per Tim è cruciale ancor più di quello italiano.

In Brasile Genish ha fondato nel 1999 Gvt, una compagnia di telefonia mobile che nel 2009 è stata venduta alla Vivendi di Vincent Bollorè, il gruppo che oggi controlla Tim con il 24 per cento, per 4,8 miliardi. Nel 2014 Gvt passa poi alla spagnola Telefònica per 9 miliardi. Genish è stato quindi a capo di Telefònica Brasil dal maggio 2015 a inizio 2017. Per consentire a Genish di operare nel mercato che conosce meglio è ora in corso un complesso negoziato tra Tim e Telefònica, che è stato l’azionista di riferimento della società italiana fino all’arrivo di Vivendi nel 2014. Non sono noti i termini della discussione, ma nei prossimi giorni le due società dovrebbero accordarsi per sciogliere le clausole di non concorrenza che vincolano Genish (di solito queste clausole sono remunerate, chissà se il manager dovrà restituire qualcosa).

Mentre Genish rimane nel limbo, la scelta dell’amministratore delegato sembra slittata a settembre. Alcune deleghe pesanti sono andate a Giuseppe Recchi, già presidente e ora vice: quelle sulla sicurezza e su Sparkle, la rete dei cavi sottomarini che è considerata da molti una infrastruttura sensibile anche per questioni di sicurezza nazionale. È rimasto l’unico italiano nel gruppo di vertice, un’azienda a trazione francese e che affida le strategia a un israeliano doveva dare un minimo di rassicurazioni. Recchi è il garante di quel poco di italianità che resta in Telecom e, avendo già avuto deleghe operative anche nelle precedenti diarchie con Marco Patuano e con Flavio Cattaneo, è anche il favorito per diventare il nuovo amministratore delegato.

Ma agosto è un mese lungo. Già in passato i renziani hanno provato a imporre uomini loro in quella che in teoria è un’azienda privata (Luca Lotti voleva a Sparkle Andrea Bacci, con in curriculum la ristrutturazione della casa di Matteo Renzi). Già filtrano sui giornali candidature di manager con targa più renziana di Recchi, dall’ex ad di Fs e Finmeccanica Mauro Moretti, completamente digiuno di telecomunicazioni, al banchiere Fabio Gallia chiamato da Renzi alla Cassa depositi e prestiti come ad. Candidature che sembrano molto auto-candidature.

Il presidente è Arnaud De Puyfontaine, che come primo atto del dopo-Cattaneo ha aperto il negoziato con il governo sull’ipotesi di coinvolgere lo Stato nella rete. Un dialogo sull’italianità in francese, visto che De Puyfontaine sta ancora studiando l’italiano. Ma che deve ancora cominciare, anche se le banche d’affari già fanno filtrare opzioni (che garantirebbero loro ricche commissioni).

1 agosto 2017

Telecom, Genish è un po’ troppo “straniero”ultima modifica: 2017-08-06T04:53:35+00:00da iskra2010
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