Dens dŏlens 286 – Dica: 33!

di MOWA

Quante volte siete stati dal vostro medico di fiducia per un consulto per una cattiva tosse o un sopraggiunto dolore al corpo e, dopo essere stati visitati da, costui vi mandi ad ingerire una tal pillota o a fare una certa operazione?

Praticamente, sempre!

Quante volte vi siete lasciati trasportare, in totale fiducia, nell’ingerire quelle medicine o essere sottoposti ad intervento chirurgico che vi ha indicato quel medico senza dubitare del benché minimo sospetto che costrui sia, un appartenente ad una struttura occulta e segreta a cui deve totale obbedienza, nonostante sia in contrasto con il giuramente di Ippocrate il quale afferma che “il corpo umano è un tempio e come tale va curato e rispettato, sempre”?

Possiamo dire: sempre?

Fare il medico, per una società progredita, non è come fare un mestiere comune, è diverso da tutti gli altri perché, costui, potenzialmente, potrebbe modificare le sorti di un Paese, nel bene e/o nel male.

Il medico lo si vorrebbe ricordare per la sua originaria professione di scienziato al servizio dei deboli come, viene ricordato con la famosa frase “dica, 33!” e non per altre scappatoie numerologiche legate alla massoneria.

Infatti, così era avvenuto con il caso del sangue infetto con l’allora medico, nonché direttore generale del servizio farmaceutico nazionale del Ministero della Sanità negli anni Novanta, Duilio Poggiolini. Un ministro della Repubblica, soprannominato “Re Mida”, che si era laureato in medicina ma che era, anche, appartenente alla Loggia P2 di Licio Gelli, e che non si era fatto scrupoli ad infettare, migliaia di persone, con il virus HIV ed epatite C tramite la trasfusione di sangue ed emoderivati infetti e non controllati. Una vergognosa e dolorosa storia con una scia di morte non ancora finita.

Sì, perché le famiglie di emofilici deceduti per AIDS e/o epatite non hanno concluso l’iter giudiziario (omicidi colposi avvenuti dal 1999 al 2011), a fronte di un’importante e rilevante testimonianza per le parti civili, fatta dal giornalista e videomaker statunitense Kelly Duda, autore-regista del docufilm “Factor 8 – The Arkansas Prison Blood Scandal (2006) dove emerge dal girato che la

compravendita di sangue nelle carceri americane da parte di carcerati le cui condizioni detentive e di salute erano pessime oltre che ben note: da rapporti sessuali non protetti a uso di droga, alle malattie infettive conclamate e già conosciute all’epoca dei fatti anni 60 fino agli anni 80. Sangue che veniva poi lavorato e il cui plasma era comprato dalle più importanti case farmaceutiche statunitensi per la produzione innanzitutto di farmaci per la cura dell’emofilia, il cosiddetto fattore ottavo. Farmaci che, così come testimoniato in aula da Duda, sarebbero risultati infetti (contenevano virus dell’Hiv, epatiti B e C) e che in un caso accertato, in Canada, è stato usato da un paziente emofilico.

Paese, gli USA, con una grande presenza di massocapitalisti che di fronte al denaro fanno cadere ogni tipo di remora o avvertenza sia essa anche di carattere sanitario.

Tanto è abnorme l’egoistica ingordigia di arricchirsi in quel paese d’aver costruito un sistema privatistico su ogni cosa sino ad arrivare ad avere case farmaceutiche che producono medicinali, oppure, ricercatori che scrivono articoli al soldo di queste stesse aziende multinazionali.

Una ricerca (se così si può definire) che ha visto, infatti, le sue ricadute sulla popolazione come nel caso del sangue infetto in diversi paesi come: Spagna, Inghilterra, Irlanda, Canada, Giappone…

Stati nel mondo i quali si sono fidati della massiccia campagna mediatica a favore della ricerca scientifica privata USA che, però, non si sono posti la domanda se tali indagini scientifiche fossero libere intellettualmente da vincoli commerciali e (se tale “sistema protettivo della salute”), fosse, soprattutto, dentro una struttura pubblica come paradigma di garanzia e controllo del benessere collettivo.

Scelta sicuramente non facile per molti Paesi in quanto, questi, non vedono il legame contradditorio tra interesse pubblico e privato, e che saranno, quindi, sempre soggetti ad essere manipolati da scelte non dettate da un benessere autentico ma artato da esigenze di mercato; dove, dentro questo dualismo concettuale, si insediano i vari Poggiolini di turno e dove, potrebbe accadere (se non è già accaduto!) che ci si trovi a dover avere a che fare con un medico che della scienza medica non si interessi granchè e che non dia esecuzione al detto di Ippocrate:

Se c’è amore per l’uomo, ci sarà anche amore per la scienza”.

Dens dŏlens 286 – Dica: 33!ultima modifica: 2017-12-08T03:21:12+00:00da iskra2010
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