Dens dŏlens 289 – Zea mays diventato sacchetto ortofrutta

di MOWA

Anno nuovo, decreto legge che fa discutere, quello degli involucri destinati agli alimentari. Un decreto che impone l’uso di sacchetti a base di biopolimeri per il confezionamento della frutta quando si va a fare la spesa. Un sacchetto biodegradabile che dovrebbe ridurre le plastiche che inquinano la nostra vita e il mare.

Non si vuole entrare nella polemica sull’azienda produttrice Novamont, la cui Catia Bastioli, avrebbe partecipato alla Leopolda o meno perché non se ne uscirebbe più ma si vorrebbe capire se è veramente conveniente per le persone.

La ricerca (meglio se poi è locale) va stimolata e non penalizzata se opera per il beneficio collettivo.

Una prima osservazione.

Partendo dall’assunto che nulla si crea e nulla si distrugge ma si trasforma, visto l’ingente implemento di produzione di involucri cosa potrebbe succedere complessivamente? Quale sarebbe l’impatto ambientale?

Seconda annotazione.

Se vi sarà aumento di consumo di involucri per ortofrutta vi sarà, anche, la necessità di aumentare la coltivazione della materia prima che servirà alla produzione dei biopolimeri e, quindi, probabilmente estensioni delle piantagioni di mais.

Sapendo che, attualmente, l’Italia produce il 4 % del valore agricolo “pari a circa 11 milioni di tonnellate che vengono ottenute dalla coltivazione di 1,1 milioni di ettari su un totale di circa 13 milioni di ettari di superficie agricola utilizzata (SAU) a livello nazionale” [1] si dovrà intendere che questo valore dovrà essere innalzato.

Come? Visto che solo alcune zone geografiche sono in grado di accogliere tali piantagioni. Inoltre, è da tenere sempre presente che la fase, compresa tra la semina e il raccolto deve avere una durata variabile e a seconda la temperatura: con 12 °C (minimo) 18-20 giorni; con 17 °C 8-10 giorni; con 21 °C 5-6 giorni.

Sappiamo, tra l’altro, che a livello europeo la Germania è attiva in entrambi i flussi import-export di mais raggiungendo un sostanziale pareggio, “mentre Spagna, Regno Unito e Italia, nell’ordine sono importatori netti. Fra gli esportatori al secondo posto dopo la Francia si colloca l’Ungheria che negli ultimissimi anni sembra essersi particolarmente concentrata sulla produzione di mais di cui esporta consistenti quantitativi.” [2] Il decreto sui sacchetti determinerà, quindi, inevitabilmente, un incremento di importazione di mais in Italia e un ovvio aumento dei costi.

Non ultimo, a fronte dell’ultima esigenza ecologica, il problema dell’irrigazione d’acqua nei campi adibiti a produzione di questa graminacea; richiesta che si scontra con l’impoverimento idrico di questi decenni e che, persino, gli studi fatti dall’ Università di Milano e dalla (tanto discussa) multinazionale Monsanto non sono stati sufficenti a soddisfare l’esigenza della fertirrigazione con il progetto AcquaTek.

E se, poi, dovessimo immaginare il grande mercato che incombe sulla testa delle piantagioni di mais transgenico… l’Europa ha guardato, sinora, con sospetto e preoccupazione questi tipi di OGM (come quello del genoma del mais – gene Bt – del Bacillus thuringensis), perché, probabilmente, tossici per l’uomo, ma in seguito?

Terza, ed ultima, osservazione.

Tardivo (per non dire nullo) l’intervento delle Autorità sui produttori di sacchetti di plastica che hanno imperversato nei supermercati o negozi in genere nonostante la legge lo vietasse da anni e che avrebbero dovuto, invece, imporre misure draconiane indirizzandosi più verso i sacchetti di carta/cartone per riporre l’ortofrutta…

…Siamo ancora in tempo a fare la parte di persone che tengono alla natura e non sarà certo un sacchetto ad arrestare la corsa al buon senso anche se avremmo preferito pagato da chi smercia i prodotti sciolti e non da chi li acquista. Così come vorremmo vedere quelli dell’annonaria passare per i mercati ambulanti e sanzionare gli esercenti che non si adeguano.

Dens dŏlens 289 – Zea mays diventato sacchetto ortofruttaultima modifica: 2018-01-05T05:38:20+00:00da iskra2010
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