La banda dei cecati… buona questa!

Giovanni Bianconi ovvero come ti sbianco la storia di via Fani

A quarant’anni da via Fani astigmatici e presbiti, miopi e monocoli, sordi e cecati della riserva sono stati richiamati in servizio dal Corriere della Sera, foglio Piduista a mezzo servizio, per continuare la grande campagna di disinformazione a mezzo stampa. Ognuno fa la sua parte, gli astigmatici guardando la verità un po’ de cquà e un po’ de là, i miopi non vedendo nulla da lontano e i presbiti non vedendo nulla da vicino. Il monocolo (non si sa se è De Lorenzo redivivo, Valerio Borghese che non è mai morto, quer boss della Banda Larga detto ER CECATO o capitan Uncino recidivo) si è travestito da giornalista d’inchiesta e scodella la brodaglia a via Fani, a via Stresa e sull’Espresso del principe Caracciolo.

A quarant’anni da via Fani non possiamo non bacchettare sulle dita il caro Giovanni Bianconi, anche se incarna la migliore tradizione del giornalismo investigativo in Italia, quello degli opinionisti alla me cojoni. Gli diamo volentieri la targa Cieca di Sorrento per la quantità enorme di cose che riesce a non vedere – e non era facile. Su LA LETTURA, bollettino-inserto del Corriere del 28 gennaio in edicola a 50 centesimi (la versione in braille è esaurita) er cecato spiega che la strage di via Fani fu per le BR una scelta quasi casuale, perché Andreotti era troppo scortato, e Fanfani stava in centro. Allora [questa musica è proprio un karaoke, la base è vecchia, il testo è aria fritta] decisero di colpire Moro, che stava in periferia.

A quarant’anni da via Fani, Bianconi scopre la pericolosità della periferia. Eh, già, con le bande dei teddy boys sempre pronte a rapire statisti che non abitano in centro! E a lui che non vede un elefante, ma in compenso non sente un accidente, chi gli ha detto che non colpirono Andreotti “perché era troppo scortato”? che ne sa er cecato della scorta invisibile?

Bianconi Giovanni, vie’ quà. Perché stai a di’ che Moro era poco protetto? Il problema invece è che era scortato anche troppo, ed essere scortati anche troppo gli fu fatale in via Fani, mentre, guarda un po’, essere “troppo scortato” non fu fatale al Gobbo. Guarda caso!

Anche se sei cecato, le audizioni della Commissione te le potevi armeno fa’ legge da quarcheduno. Così potevi venì a sapé anche te, come tutti noi, che Moro aveva, oltre alla solita scorta di 5 uomini, anche una scorta invisibile, in borghese, che faceva un’opera discreta di bonifica precedendo la scorta ufficiale (CM, 9 giugno 2016, audizione di Adelmo Saba). Ma proprio la mattina della strage, quella quotidiana bonifica fu sospesa dal commissario capo della Digos, Enrico Marinelli, uno che dieci anni prima aveva già depistato sul “suicidio” di Renzo Rocca. Invece della macchina civetta, il 16 marzo in via Fani entrò in servizio un’altra auto, la Fiat 128 familiare targata CD 19707, che costituiva il “rafforzamento della scorta”. An vedi, oh! Da la machina chi esce, per sparà ar maresciallo Oreste Leonardi e all’appuntato Domenico Ricci? Du’ polizziotti in divisa (teste Antonio Caliò Marincola, in CM 30 pagg. 50 e 51). Com’è che fai finta di non saperlo, furbacchione?

A quarant’anni da via Fani ci tocca ancora di scoprire sotto i tuoi ragionamenti una profonda ipocrisia che mescola con sottile furbizia verità e menzogna. La scelta di colpire Moro, fai finta di chiederti, fu solo tecnica o ci furono altre ragioni che le BR non hanno voluto rivelare, o “addirittura qualcosa di più e di diverso dalle BR?”. Ma il dubbio messo lì per fare un po’ di retorica rientra subito, come un cane ammaestrato al fischio dei padroni. Mentendo spieghi: “al di là di suggestioni o testimonianze confuse o contraddette, prove reali di presenze sospette sul luogo del delitto non ce ne sono”.

La tua coerente disonestà si nasconde dietro le meraviglie della tecnica, che ti permette de infinocchià i tuoi poveri lettori su tutte le testate Piduiste. Ecco come raccontavi (te possino…!) il rendering in 3D della Scientifica, sul Videocorriere tv del 12 giugno 2015:

Dall’analisi delle traiettorie, gli esperti hanno concluso che i brigatisti hanno cominciato a sparare sulla 130 quando ancora l’auto era in movimento, mentre rallentava perché allo stop era ferma la Fiat 128 Giardinetta guidata da un componente del commando; è un particolare che combacia con la testimonianza dell’edicolante di via Fani, il quale disse di aver visto la macchina procedere a balzelli dopo i primi colpi, fino a bloccarsi contro la 128 dei terroristi. Gli investigatori dell’Antiterrorismo hanno anche rintracciato e interrogato testimoni vecchi e nuovi, consultato carte di antiche società e svolto accertamenti per verificare che altre auto ritenute “sospette”, parcheggiate o arrivate in via Fani subito dopo l’agguato, erano di residenti o trasportavano investigatori. Altre ipotesi su presunte presenze “ambigue” sul luogo della strage non hanno trovato riscontri.

Perché non dici, o ber buciardo, che l’edicolante ha detto in commissione (14/9/2016) di aver visto tre killer a destra e due a sinistra? E perché non dici chi erano quelli che tu chiami “residenti”? E perché non confronti le foto con i verbali taroccati di Carlo De Stefano? Altro che riscontri, Bianconi! Qui noi dobbiamo fare una colletta perché tu possa migliorare la tua vista. Cosa possiamo fare? Ti serve un cane lupo tedesco che ti aiuti ad attraversare sulle strisce? Vuoi un cannocchiale da giornalista di inchiesta? O ti piace non vedere non leggere non sapere, e cojonà que’ disgrazziati che te stanno a legge’?

La vedi l’Austin Morris targata Roma T50354? Su, sfòrzate. Lo sai, vero, che la macchina è intestata ad una società dei Servizi, la Poggio delle Rose? Il signor Patrizio Bonanni, boss di quella SpA, aveva la disponibilità di quell’auto, che la sera prima aveva messo vicino allo stop, al posto del furgone del fioraio che stava lì ogni mattina. E non era residente lì, ma stava in via Cassia 521, anche se lì aveva un recapito telefonico e un trilocale a disposizione. La sua Austin dà riparo a un killer che da destra spara a Leonardi. Ma tu lo sai benissimo; solo, fai il finto tonto.

E la vedi la Mini Cooper targata Roma T32330? Te l’avranno detto che da lì dietro sbucano dei killer in borghese che aiutano i BR ad ammazzare Iozzino. E dovresti aver letto che la Mini era del gladiatore Moscardi, uno del Mugello trapiantato a Roma. Nemmeno lui era residente, stava in via del Corso 32, anche se lì ci stava la su’ ciumachella. Se fosse ancora vivo, il Moscardi forse ti direbbe: O icché tu ffai, bischero? O che tu un mi vedi? Un sono miha un fantasma ‘ome quello di Prodi, io sono in servizio in carne e ossa! E il mi’ hapo in quest’azione gli è il colonnello Guglielmi!

Bianconi Giovanni, se vede proprio che hai la stoffa del ricercatore, solo nun se capisce che stai a cercà. Stai a cercà er colonnello Guglielmi? L’hanno già trovato. Era er comandante dei reparti speciali di pronto intervento. Non quelli del gas, non fraintendere. Erano quelli del Comsubin, della cosiddetta sezione K, cioè Killer. Guarda caso, c’era anche er Guglielmi a quell’ora del mattino. Ma per chiamarlo non dovevi fare er numero verde, come se fosse uno der Gas, ma il 3497820. E lì in via Stresa 117, a 30 metri dall’incrocio con via Fani, dove aveva abitato anche lui, ce stavano i suoi soci dei Servizi: il Colonnello Podda, dell’Ufficio R sezione Sad di Gladio (l’Ufficio da cui proviene la macchina tipografica del BR Triaca) – per chiamarlo dovevi fare il 340042; il Capitano di Vascello Aliberti, esperto di tecniche di controinsorgenza – per chiamarlo dovevi fare il 344350; il generale Siro Rosseti, ex tesoriere della P2 e dirigente del Sisde – per chiamarlo dovevi fare il 3498572.

E già che ci sei prova a guardà, se le vedi, le foto dell’Alfasud della Digos targata Roma S88162. Sai perché stava già a via Fani alle 9,05? Perché era partita dalla questura alle 8,30 (audizione di Mario Fabbri del 29/6/2016). I funzionari non volevano arrivà in ritardo all’ammazzatina. Ma te, te ne freghi dell’ora, e stai a scrive che le auto ritenute sospette o erano di residenti o trasportavano investigatori. Me pari er fratello ggemello de Infelisi, quell’infelice che inventò la pista Ceca. Fra cecati…

Ma lasciamo stà, cecato carissimo, la tiritera dei tuoi depistaggi, che cioè i BR hanno detto la verità e non c’è nessun altro in via Fani; lasciamo stà che dici che per i BR colpire Andreotti o Fanfani o Moro era lo stesso, e che Moro fu scelto per caso. Arriviamo ad un’altra delle tue scancellazzioni (LA LETTURA, allegato al Corriere del 28 gennaio 2018, pag. 43):

“Gradoli era una pista corretta, giacché nella strada di Roma che portava quel nome c’era il covo brigatista dove abitava il «regista» di tutta l’operazione Moro: Mario Moretti”.

Perché stai a dì che Moretti era er reggista? Ar massimo, caro buciardone, era un aiuto-regista. Lo sai, no, di chi era la regia in via Gradoli? Stai a sentì. A Vincenzo Parisi, boss dei Servizi, risultano intestate, all’epoca, due unità immobiliari in via Gradoli 75 e in via Seneca 73. Alla figlia sono intestate 14 unità immobiliari: due in via Gradoli 75, due al Foglio 590 Part. 198 Sub. 22 e 9 senza indicazione dell’indirizzo; una in via della Purificazione 89; due in via Gianluca Squarcialupo 14, quattro in via Tomaso dal Pozzo 27, e tre senza indicazione dell’indirizzo (ma in questo caso il Foglio e la Particella catastale coincidono con quelli di via Tomaso Dal Pozzo 27). Il garage di via Gradoli 75, di Vincenzo Parisi, era utilizzato da Moretti. In via Gradoli 89, piano 3 interno 6, un appartamento era intestato al sottufficiale del SISMI Arcangelo Montani, compaesano di Moretti. In via Gradoli 96 scala A, piano 2 interno 11, l’appartamento affittato a Moretti (Comune di Roma, Catasto dei Fabbricati, Foglio 211 Particella 189 Sub. 11) era di Giancarlo Ferrero, un fiduciario dei Servizi con il Nos, il nulla osta sicurezza rilasciato dalla Nato per svolgere attività in settori strategici. Sua moglie, Luciana Bozzi, era amica e collega di Giuliana Conforto, quella che affitta il suo appartamento di viale Giulio Cesare 47 a Morucci e Faranda. Vincenzo Parisi aveva a disposizione anche una villa con parco a Manziana, in via di Villa Giulia 1 (tel. 9026261), le cui chiavi furono trovate in un covo brigatista…

Ma forse, caro cecato, con quei difetti agli occhi nun riesci a legge’ gli atti della Commissione Moro, a guardà le foto che provano che stai a raccontà tante balle, a verificà i dati der catasto, a prende’ nota dei numeri der telefono. Però ce pare d’aver letto, in calce alle tue sbrodolate, ©RIPRODUZIONE RISERVATA: che vor dì, per dirla papale papale, che pretendi anche i diritti d’autore.

Se quarcheduno te li dà, una metà dovrai versarli alle BR, di cui stai sempre a difende la verità. L’altra metà è giusto che tu la investa in un paio di occhiali, o, magari, in nuove avventure der ggiornalismo de inchiesta.

Auguri. Se Santa Lucia ti protegge la vista, ne farai ancora di strada. L’appetito nun te manca.

[questo è il video sul rendering in 3D della scientifica, che fece dire alla Polizia e a Bianconi che gli sparatori erano solo 4, tutti brigatisti]:

lo staff di iskrae

La banda dei cecati… buona questa!ultima modifica: 2018-02-01T07:58:48+00:00da iskra2010
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