20/12/2012
Questa non è l'Eni di Mattei ma...
REPORT
del 16 dicembre 2012
RITARDI CON ENI
Di Paolo Mondani, collaborazione Giorgio Fornoni
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Eni fa petrolio, gas ed energia. Lavora in 85 paesi, ha 79mila dipendenti, 100 miliardi di euro il fatturato annuo. Prima impresa italiana, tra le prime dieci compagnie petrolifere del mondo, 17esima nella classifica delle aziende di Fortune. Con lei i giganti di Shell, Exxon, British Petroleum, Chevron, Total e Gazprom: aziende che comandano i governi, quando non sono addirittura i governanti a farne parte. Paolo Scaroni arriva nel 2005 ormai al terzo mandato come amministratore delegato. Che dati ha ottenuto all'Eni?
ALFONZO SCARANO – ANALISTA INDIPENDENTE
Se facciamo una comparazione grafica: la linea gialla è l’andamento del titolo Eni, in comparazione con la linea azzurra che è un paniere di titoli di aziende comparabili ad Eni. Si vede molto chiaramente che nel periodo degli ultimi 6-7 anni, proprio la biforcazione e la separatezza tra l’andamento del titolo del gruppo dei comparable rispetto al titolo Eni. Se però stringiamo nell’ultimo periodo la visione, il titolo Eni, nell’ultimo anno - anno e mezzo, ha recuperato, però è insufficiente per colmare la distanza che si è creata.
PAOLO MONDANI
Alla fine del 2011, l’Eni fa la grande scoperta del gas in Mozambico e per tutto il 2012, il titolo risale. Tutto bene ora?
STUART JOYNER – ANALISTA BANCA INVESTEC
La scoperta è positiva, ma sarà difficile monetizzarla: ci vorranno tra i 15 e i 40 miliardi di dollari di investimento. Ne parleremo nel 2020: sono troppi i rischi che oggi non possiamo prevedere.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
L'estate scorsa Eni fa lo scontone sul prezzo della benzina e a Conegliano, i gestori protestano.
EMANUELE ZAMUNER – GESTORE ENI
L’Eni lo ha fatto, secondo me che sono un gestore, perché pensava che gli altri continuassero a dormire, invece gli altri si son svegliati più arrabbiati dell’Eni. E arrabbiandosi, addirittura, son riusciti a fare uno sconto maggiore; devo dire che l’Eni,
essendo il leader in Italia, può andare ancora sopra quello sconto là. Però non lo fa e questo mi dispiace per il consumatore.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
L’ultimo stipendio annuale, di Vittorio Mincato, amministratore delegato di Eni fino a metà 2005, è stato di 2 milioni e 166mila euro. Appena arriva, lo stipendio di Paolo Scaroni, comincia a salire e nel 2011 è già a 4 milioni e 884mila euro. I suoi pari
grado nelle majors del petrolio, tutte completamente private, guadagnano di più, tranne che in Total, dove Christophe De Margerie nel 2011, prende 3 milioni e 88mila euro. Total è più grande di Eni ed è partecipata dallo Stato francese. Ma anche Eni lo è..
MAURO MEGGIOLARO – FONDAZIONE BANCA ETICA – RIVISTA VALORI
Eni ha alle spalle in modo consistente, lo Stato italiano, mentre altri manager che ottengono delle remunerazioni anche più elevate, molto spesso, si confrontano direttamente con i mercati e governano società che sono controllate esclusivamente dai mercati. La cosa è molto diversa.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Fino al '95 Eni rimane un'azienda pubblica e dopo la privatizzazione, lo Stato partecipa con il 30%. In pratica, se le cose vanno male anche noi ne paghiamo le conseguenze.
Con l'arrivo di Scaroni l'Eni cambia pelle: 300 dirigenti vengono sostituiti con forze interne e altri 60 assunti dall'esterno.
GAETANO COLUCCI – EX CAPO RELAZIONI ISTITUZIONALI ENI
Vidi andare via uno dietro l'altro il Direttore del personale, il Capo degli Affari Legali, il Direttore della Comunicazione e dei Rapporti Istituzionali, il Direttore dell'HSE, il Direttore Tecnico, i direttori generali delle divisioni. Ogni settimana andava via qualcuno. Sicuramente ha fatto perdere molta dell'esperienza, della capacità e della conoscenza storica dei fatti.
ANDREA GRECO – GIORNALISTA LA REPUBBLICA
Però Scaroni ha fatto di più: ha scelto anche di non motivare e, di fatto, ha costretto ad allontanarsi manager ancora giovani come Cao e Maugeri, che secondo alcuni erano anche dei potenziali amministratori delegati del futuro e che se ne sono andati.
PAOLO MONDANI
Quando arriva Scaroni, dopo 23 anni trascorsi in Eni, lei se ne va. Perché?
GAETANO COLUCCI – EX CAPO RELAZIONI ISTITUZIONALI ENI
Me ne sono andato perché non riuscivo più a fare il lavoro come facevo precedentemente, coniugando gli interessi dell'azienda con quelli del paese.
PAOLO MONDANI
Rimpianti?
GAETANO COLUCCI – EX CAPO RELAZIONI ISTITUZIONALI ENI
Quello di non essermene andato prima.
MILENA GABANELLI STUDIO
Buonasera. Va spesso a finire così: che quelli che parlano sono poi quelli che se ne vanno. Allora, lo diciamo subito: la dirigenza Eni, non ha accettato un confronto critico. La puntata è dedicata alle gestione Scaroni e l’amministratore delegato Scaroni ha detto partecipo solo se fate un talk in diretta; come dire: “l’ultima parola è la mia”.
Ora: in tutto il mondo le inchieste giornalistiche, si costruiscono con mesi di lavoro con testimonianze, confronti, verifiche. Ed è un vero peccato che non ci sia. Ora, perché parliamo di Eni? Perché Eni è la nostra grande azienda strategica, perché quando le cose non vanno bene siamo noi a pagare, perché la “prima repubblica” è caduta sotto il peso delle tangenti Enimont e dopo 20 anni siamo da capo con Algeria, Nigeria, Iraq Kuwait, Kazakistan. Parliamo di decine se non centinaia di milioni di dollari, che ricadono sull’intero sistema. Quindi è un dovere tenere sempre un faro acceso. Poi ci sono i rapporti con la Russia per l’approvvigionamento energetico. I rapporti personali invece Berlusconi-Putin hanno influito o condizionato il nostro approvvigionamento? Di sicuro è che Eni è la storia del paese e all’inizio si chiamava “Supercortemaggiore” e correva in giro per il mondo per procurare energia all’Italia al minor prezzo per farla crescere. Oggi siamo il Paese che la paga più cara. Sono cambiate le persone ed è cambiato il mondo. Paolo Mondani con la collaborazione di Giorgio Fornoni.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Il sorpasso esce nell'estate del ‘62. Pochi mesi dopo, il 27 ottobre muore Enrico Mattei precipitando con il suo aereo sabotato da una carica di esplosivo. Mattei è il fondatore dell'Eni, l'uomo della ricostruzione del paese nel dopoguerra: compra petrolio e gas
dall'Unione Sovietica e dall'Iran e trova metano nella pianura padana.
MARIO REALI – EX RESPONSABILI ENI IN RUSSIA
Io Mattei l’ho conosciuto e soprattutto ho lavorato tanti anni all’Eni nello spirito e nella filosofia di Mattei e quindi la nostra era una missione, cioè liberare l'Italia dalle dipendenze di energia e dare all'Italia il costo dell’energia più basso possibile.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Cinquant'anni dopo la morte un programma Rai ricorda il grande Mattei e ne proclama uno nuovo.
ALDO CAZZULLO - DA FRATELLI D’ITALIA DEL 04/10/2011
Alla guida dell’Eni c’è un uomo che è un po’ come Mattei: non ama farsi pilotare dalla politica, a volte magari cerca anche di pilotarla.
ANNALISA BRUCHI - DA FRATELLI D’ITALIA DEL 04/10/2011
Buona sera Dott. Paolo Scaroni noi stasera siamo molto felici di ospitare a “Fratelli D’Italia” l'amministratore delegato di Eni. I distributori Agip diventano molto importanti per Mattei: lui, copiando un po’ il modello americano, crea delle vere e proprie aree di sosta, addirittura di sorpresa, in incognito lui andava a controllare l'accoglienza del personale e tutto quanto. Ci risulta però che anche lei faccia la stessa cosa.
PAOLO SCARONI - DA FRATELLI D’ITALIA DEL 04/10/2011
Devo dire la verità non c'è come l'occhio del padrone che ingrassa il cavallo. Quando devo far benzina mi fermo naturalmente a una delle nostre stazioni di servizio e già che ci sono, vado a vedere se i bagni sono in ordine, se i nostri prodotti sono ben esposti.
ANNALISA BRUCHI - DA FRATELLI D’ITALIA DEL 04/10/2011
Piccolo ricordo.
PAOLO SCARONI - DA FRATELLI D’ITALIA DEL 04/10/2011
Oh, grazie.
PAOLO MONDANI
Lei che ha conosciuto personalmente Enrico Mattei, può dire che Paolo Scaroni sia una sorta di nuovo Mattei per l'Italia?
MARIO REALI – EX RESPONSABILI ENI IN RUSSIA
Mah, mi sembra un po' avventata. Mattei era un idealista, un ascetico, tant'è vero che non aveva neppure una casa a Roma, viveva in albergo. E tutto ciò che prendeva dall'Eni lo regalava a un convento di suore di Matelica e viveva soltanto coi proventi di una piccola fabbrica di cera per scarpe vicino a Milano. Oggi Scaroni è uno dei tanti manager internazionali come potrebbero esserci alla Exxon, alla Shell, alla Total, che viaggia – almeno scrivono i giornali – sui 4-5 milioni di euro all'anno. È una multinazionale che anche se si dice italiana, non vi è nessuna differenza con tutte le altre. Niente: Mattei è morto e seppellito.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
La storia di Paolo Scaroni manager comincia con la società di ingegneria Techint. Nel 1992 viene arrestato con l'accusa di aver pagato tangenti al Psi per ottenere un appalto Enel e patteggia una pena di 1 anno e 4 mesi. 10 anni dopo, nel 2002, Berlusconi lo nomina all’Enel, proprio l'azienda dalla quale aveva ottenuto appalti a suon di mazzette e nel 2004 diventa Cavaliere del lavoro.
PAOLO SCARONI – DA PORTA A PORTA 08/02/2005
Noi questo spirito di competizione in Italia, ce l’abbiamo, i nostri imprenditori lo hanno sempre avuto. E io sono convinto che già oggi, mentre noi siamo qui che parliamo, loro, alla sfida della globalizzazione, ci pensano notte e giorno e sono anche convinto
che ce la faranno perché degli imprenditori come noi non li ha nessuno nel mondo.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Dev'essere per questo che nel 2005 Berlusconi nomina Scaroni amministratore delegato dell'Eni. Del passato all'Enel resta la condanna subita per l'inquinamento provocato dalla Centrale di Porto Tolle situata sul delta del Po. Nel 2007 viene insignito della Legion d’onore, nel 2011, la procura di Napoli apre le indagini sulla P4, e per Scaroni torna lo spettro di Luigi Bisignani.
GAETANO COLUCCI – EX CAPO RELAZIONI ISTITUZIONALI ENI
Scaroni è circondato da persone che poi in qualche modo hanno avuto rapporti professionali con Luigi Bisignani.
PAOLO MONDANI
Stefano Lucchini?
GAETANO COLUCCI – EX CAPO RELAZIONI ISTITUZIONALI ENI
Stefano Lucchini è uno fra questi. Stefano Lucchini era il vice di Bisignani in Montedison all’epoca proprio dello scandalo Enimont; attualmente è il direttore per la Comunicazione e i Rapporti Istituzionali dell'Eni.
PAOLO MONDANI
E uomini come Sardo, Leoni, Lucchini, cioè tutti i manager portati in Eni da Scaroni, possiamo dire che sono tutti uomini di Bisignani questi?
GAETANO COLUCCI – EX CAPO RELAZIONI ISTITUZIONALI ENI
Il legame con Bisignani c'è o c'è stato.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Luigi Bisignani patteggiò una pena di 2 anni e otto mesi nel processo Enimont: era il postino del tangentone. Nell'indagine napoletana sulla P4 patteggia un anno e sette mesi per associazione a delinquere. Intercettato con Scaroni, Bisignani si interessa degli affari dell'Eni in Libia e in Nigeria, ma la sua intermediazione non porta ad alcun risultato. Mentre Scaroni, interrogato dai magistrati, afferma che se Bisignani è stato decisivo per le sue nomine all'Enel e all'Eni, lo deve aver fatto a sua insaputa.
ALFONSO PAPA – PDL – DAL DISCORSO TENUTO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI IL 20/07/2011
Ma anche questo turbamento è stato ed è profondamente compensato dalla vicinanza di mia moglie che sa come me come stanno le cose.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
L'anno scorso la Camera vota l’arresto di Papa perché coinvolto con Bisignani nel caso P4, la lobby che gestiva notizie riservate per condizionare nomine e appalti. Il turbamento a cui si riferisce sarebbe quello di sua moglie, quando scopre che ha passato una notte all’hotel de Russie in compagnia di una signorina, la stessa che tramite Bisignani ha piazzato nella security dell'Eni. Si tratta di Ludmyla Spornik, che in questa foto è con l'onorevole Valentini, l'uomo che rappresenta gli interessi di Berlusconi in Russia. Mario Reali, per venticinque anni capo dell'Eni a Mosca, aveva già valutato Ludmyla nel 2004.
MARIO REALI – EX RESPONSABILI ENI IN RUSSIA
Però, essendo prudente, dopo un quarto di secolo, ex Unione Sovietica e poi Russia mi sono rivolto a un mio carissimo amico dell'università che ha fatto la carriera in determinate organizzazioni, dicendo: “mah, mi puoi dare le caratteristiche di questa?”
Dopo un po’ di tempo…
PAOLO MONDANI
Ha chiesto ai servizi segreti russi chi era la Spornik?
MARIO REALI – EX RESPONSABILI ENI IN RUSSIA
“Organizatzi” chi conosce la Russia sa cosa vuol dire. E questo dopo un tanto, insomma, mi ha risposto: “No, no: gira alla larga”. Questa persona ha fatto dei determinati corsi presso determinate organizatzi. E qui, punto e basta: e quindi io neppure la convocai.
PAOLO MONDANI
Quindi era una dei servizi segreti russi?
MARIO REALI – EX RESPONSABILI ENI IN RUSSIA
Era delle organizatzi, non insista: chi conosce la Russia non fa queste domande.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Dipendiamo dal gas di Putin e una segretaria dell’organizatzi russa lavora nella security Eni: è il prezzo dell'amicizia fra i nostri due paesi. La stampa certe cose le deve capire al volo: una ex dirigente dell'Eni ha visto quel che accade nell'ufficio comunicazione dell'azienda.
EX DIRIGENTE ENI
Da quel che ho potuto verificare di persona, l’Eni paga molti giornalisti attraverso le consulenze ed alcuni addirittura li aiuta a sistemarsi, a fare carriera nei giornali e in televisione, in modo che poi abbiano un occhio di riguardo. Quando Bernabè e Mincato erano amministratori delegati, l'ufficio comunicazione non aveva budget, con Scaroni invece arriva il budget.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Tra le riviste Eni, c’è la patinatissima “Oil”, coordinata fino all’ultimo numero da Lucia Annunziata insieme a giornalisti di nome come Federico Rampini, Carlo Rossella, Giuseppe Turani e Antonio Galdo. Un giornalista può scrivere di Eni in piena indipendenza se lavora per Eni? Il tema è aperto, ma la rivista costa e, scorrendo l’ultimo bilancio, si scopre che il budget della comunicazione è 202 milioni di euro.
EX DIRIGENTE ENI
É una grossa somma, ma serve a controllare la stampa. Pensi che importanti quotidiani italiani inviano anticipatamente all'ufficio stampa dell'Eni gli articoli che riguardano l'azienda. Mi sono sempre chiesta il perché, ma del resto c'è anche una risposta.
PAOLO MONDANI
Lei pensa al rapporto che Luigi Bisignani ha con Lucchini che è responsabile di Comunicazione Eni?
EX DIRIGENTE ENI
Con la coppia Lucchini-Scaroni alla Ilte di Bisignani viene affidata per un periodo la stampa di Eni’s Way, che è un periodico dell’Eni, a trattativa diretta. Inizialmente anche il sito internet dell'Eni viene dato alla società Decnet vicino a Bisignani. Tenga
conto che, cioè, per quel che ho potuto verificare, i comunicati stampa venivano telefonicamente e preventivamente letti a Bisignani, che consigliava poi le dovute correzioni da apportare.
PAOLO MONDANI
Ma cosa gliene viene a Bisignani a fare tutte queste cose che riguardano Scaroni e l'Eni?
GAETANO COLUCCI – EX CAPO RELAZIONI ISTITUZIONALI ENI
Beh, la sintesi secondo me è in quello che dicono i pubblici ministeri di Napoli: sicuramente Scaroni e Bisignani sono in affari.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
L'estate scorsa l'Eni ha inventato lo scontone su benzina e gasolio: 20 centesimi in meno al litro, ma solo per il weekend. E durante la settimana un normale impianto Eni si presenta così. A Conegliano con due gestori Eni andiamo a vedere come ha reagito la concorrenza durante i giorni lavorativi.
GESTORE ENI
Ecco: la prima è una stazione di servizio Esso. Abbiamo il gasolio a 1,644 e la benzina a 1,734.
PAOLO MONDANI
Differenza?
MORENO PARIN – GISC VENETO
Sono circa 7 centesimi sul gasolio e 5 centesimi sulla benzina.
PAOLO MONDANI
Sempre di meno rispetto ad Eni?
MORENO PARIN – GISC VENETO
Sempre di meno rispetto ad Eni.
GESTORE ENI
E arriviamo a un’altra stazione di servizio.
PAOLO MONDANI
E siamo in un normale lunedì.
GESTORE ENI
Questa è l'Energica, stazione indipendente. Qui il gasolio costa 1,638 e la benzina 1,728.
MORENO PARIN – GISC VENETO
Quindi la differenza sono: 10 centesimi sul gasolio e di 10 centesimi sulla benzina.
GESTORE ENI
Poi abbiamo la Repsol che in modalità fai da te il prezzo è 1,628 per il gasolio e 1,718 per la benzina.
MORENO PARIN – GISC VENETO
7 centesimi di meno sul gasolio, rispetto ad Eni e 5 centesimi in meno sulla benzina.
GESTORE ENI
Adesso ci avviciniamo a una stazione di servizio sempre indipendente che si chiama Gpoll.
PAOLO MONDANI
Il prezzo qual è qui?
GESTORE ENI
È 1,619 per il gasolio e 1,709 per la benzina.
MORENO PARIN – GISC VENETO
Abbiamo 12 centesimi sulla benzina in meno rispetto all’Eni e addirittura quasi 13 centesimi in meno rispetto sul gasolio.
GESTORE ENI
La loro politica è stata quella di non correre dietro a Eni nel fine settimana, perché si sono resi conto che diventa oneroso e inutile. Stanno, praticando determinati prezzi invece…
PAOLO MONDANI
Tutta la settimana?
GESTORE ENI
…durante la settimana, esatto.
MORENO PARIN – GISC VENETO
A parte il sabato pomeriggio e la domenica, battono tutti Eni alla grande.
GESTORE ENI
E ripetiamo però: Q8 Easy ed Esso riescono comunque anche nel fine settimana a replicare se non a migliorare il prezzo di “Riparti con Eni”.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Nel resto della settimana però agli impianti si fermano per lo più quelli con le carte carburante Eni. Qui a Conegliano un gruppo di gestori ha deciso di non aderire alla campagna perché sul fai da te guadagna solo Eni, ma non sono contrari allo scontone.
GESTORE ENI
Lo fanno la Esso, come lo fa l’Eni, come lo sta facendo la Erg e la Q8, perché si son visti costretti dall’Eni ad abbassare i prezzi. E allora io dico: “ma perché questi riescono a farlo ora e non l’hanno mai fatto prima e non continuano a farlo ancora?”
Perché se i margini sono così grandi come loro ci stanno facendo vedere, potevano farlo anche prima.
PAOLO MONDANI
Dobbiamo sapere che sono esclusi da questi sconti i camionisti, piuttosto che gli imprenditori?
MORENO PARIN – GISC VENETO
Ne sono esclusi perché il camionista non può prendere il camion e andar la domenica e fare il pieno.
PAOLO MONDANI
Non c’è dubbio.
MORENO PARIN – GISC VENETO
É vietato per legge. Ne è escluso perché molti imprenditori…
PAOLO MONDANI
Ma le aziende possono andare a fare benzina con lo sconto?
MORENO PARIN – GISC VENETO
Sì, potrebbero andare a farlo. Qual è il problema? Che innanzi tutto, essendo il self service, non c’è la possibilità di avere il timbro sulla carta carburante o la fattura, quindi non può mettere in dotazione i costi aziendali. E in più: l’azienda per andare a fare il rifornimento il sabato o la domenica dovrebbe prendere l’operaio e pagarlo.
WALTER VIDONI - GESTORE ENI
Il cliente arriva, fa benzina e paga alla cassa. Paga da me il gasolio, 1,704. Sulla pompa bianca, a un chilometro da me, il gasolio viene servito dal gestore e lo paga 1,614.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Le pompe bianche sono quelle senza marchio, circa duemila in tutta Italia. Come fanno a fare prezzi più bassi di quelle dell'Eni?
CLAUDIO POLLESEL – GESTORE POMPA BIANCA
Perché ho l'acquisto diretto dal deposito di carburante.
PAOLO MONDANI
E lei dove va? Va a Porto Marghera?
CLAUDIO POLLESEL – GESTORE POMPA BIANCA
A Marghera ci sono tre depositi e i tre depositi forniscono Esso, Ip, Agip, quello che c’è; e ci riforniamo anche noi.
PAOLO MONDANI
E lei ha acquistato anche da Eni e Agip?
CLAUDIO POLLESEL – GESTORE POMPA BIANCA
Sì.
PAOLO MONDANI
A che prezzi?
CLAUDIO POLLESEL – GESTORE POMPA BIANCA
A prezzi buoni, convenienti.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
E non capita solo per le benzine.
CLIENTE AREA DI SERVIZIO
Mi scusi, questo è olio che vendete anche voi, giusto?
EDDY MONESTIER – GESTIONE ENI
Sì. Esatto.
CLIENTE AREA DI SERVIZIO
Le pare normale che l’ho appena acquistato qui in un supermercato vicino a 4 euro e 90 al litro e voi lo avete esposto a 14?
EDDY MONESTIER – GESTIONE ENI
Noi abbiamo un listino che… le faccio anche vedere perché tanto non c’è di che vergognarsi, che ci rende obbligatorio comprare questo prodotto che è l’I Sint doppio 40 noi lo acquistiamo a 9 euro e 10 più Iva. Cioè io praticamente lo vendo a 14 euro
comprandolo a 11. È quello che stiamo cercando di testimoniare e succede anche sulle benzine.
PAOLO MONDANI
Come’ è possibile che le compagnie petrolifere vendono a meno alle pompe bianche la benzina e poi sui loro impianti, con il loro marchio, vendono a di più benzina e gasolio?
Com’è possibile?
STEFANO FINOTTO – GISC VENEZIA
Semplicemente perché le compagnie petrolifere vogliono crearsi i loro lauti guadagni sulla propria rete vendendo a caro prezzo il prodotto ai gestori. Mentre vendendo il prodotto alle pompe bianche a un prezzo più basso si spartiscono le fette di mercato
della distribuzione di carburante.
PAOLO MONDANI
Questo dimostra però che le compagnie petrolifere hanno più margini di abbassare i prezzi di quel che non si pensi. Mi sbaglio?
STEFANO FINOTTO – GISC VENEZIA
Certamente, certamente. Se l’amministratore delegato dell’Eni Scaroni afferma che su circa 20 centesimi di sconto al fine settimana con la campagna “Riparti con Eni” la stessa compagnia lavora in perdita, noi possiamo dimostrare completamente il
contrario.
PAOLO MONDANI
E me lo dimostri allora.
STEFANO FINOTTO – GISC VENEZIA
Con dei numeri!
PAOLO MONDANI
Mi spieghi.
STEFANO FINOTTO – GISC VENEZIA
Con dei numeri. Allora: con un prezzo medio alla pompa di un euro e 76 centesimi e con una componente di tasse fatta da in post di fabbricazione, le famose accise e Iva sul carburante di circa un euro e zero tre, dato il guadagno del gestore molto limitato di 0,04 euro al litro – parliamo quindi di un 3% di margine al litro – si capisce bene che il margine dei petrolieri su ogni litro, è di 0,69 e non più di 0,20.
Certo, in questi 0,69 c’è anche una componente di costo, ma non è giustificato comunque il fatto che alle pompe bianche, il prodotto venga venduto, rispetto alla rete normale, a 25, anche di più, centesimi in meno.
PAOLO MONDANI
Non riesco a capire però: il prezzo del petrolio un po’ si abbassa insomma in questo periodo, è evidente. O no?
MORENO PARIN – GISC VENETO
Non è un prezzo reale; ad esempio: nel 2010 quando è stato che è arrivata la famosa crisi, che è schizzato a 150 dollari al barile, non è mai stato pagato più di 125 dollari.
Però alle compagnie petrolifere ovviamente gli è arrivato comodo marciare con un prezzo del petrolio così alto per mantenere alti i prezzi: se guardiamo gli utili di quell’anno, sono schizzati in maniera paurosa. Quindi il gioco delle compagnie petrolifere è mantenere alti i prezzi.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
É tanto ovvio, che il Presidente Obama ha costituito una commissione per bloccare le speculazioni sul costo del petrolio. Non è più il rapporto domanda/offerta a
determinarne il valore, ma la scommessa che grandi banche e compagnie petrolifere fanno attraverso ai future, investimenti finanziari che puntano a stabilizzare i prezzi verso l'alto. L'Eni ha speso decine di milioni di euro per la pubblicità della campagna
estiva di sconti. Ha venduto 1 miliardo di litri, ma dice di non averci guadagnato, allora perché l'ha fatta?
STEFANO FINOTTO – GISC VENEZIA
È un messaggio mediatico molto forte: in un momento di crisi si cerca qualsiasi appiglio per migliorare la situazione o per dare l’impressione di migliorare la situazione. Però noi non crediamo alle favole.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
La favola sarebbe che abbassando un po’ i prezzi do l’impressione di dare una mano a fronteggiare la crisi, che si ripercuote sui costi delle aziende. Ma se lo sconto lo faccio solo il sabato e la domenica quando le aziende sono chiuse, gli autotrasportatori non possono viaggiare e lascio fuori le autostrade, che aiuto è? Alla fine dicono l’operazione è stata in perdita, forse anche perché riempire di pubblicità le pagine dei
giornali e di spot le tv ha un costo molto alto; ma in compenso tv e giornali, magari hanno un occhio di riguardo quando devono parlare di Eni. Certo è che dal punto di vista del consumatore, l’effetto è stato ottimo, perché mentre Eni ha abbassato durante il week end, le compagnie si sono adeguate ed hanno abbassato i prezzi durante l’intera settimana. Questo dimostra che i margini per tirare giù i prezzi ci sono, però per ripartire bisogna abbassarli definitivamente tutto l’anno e non solo due mesi d’estate. E poi c’è il gas. Molto lo importiamo dalla Russia. Negli ultimi 10 anni un ruolo chiave lo ha giocato il rapporto personale Putin-Berlusconi, ma anche Prodi, che certamente ha portato vantaggi ai russi, i nostri si vedono un po’ meno.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Berlusconi e Putin si assomigliano in tutto: stesse battute, stessa altezza, stessa allergia per gli oppositori. Anni fa, verso la fine del suo mandato, l'amministratore dell' Eni Vittorio Mincato e Mario Reali sono in riunione con Gazprom che vuole entrare nel
mercato italiano degli idrocarburi. Mincato non sa ancora che nel 2005 questa trattativa gli costerà il posto. Ad un certo punto i russi rivelano chi sarà il loro referente in Italia.
MARIO REALI – EX RESPONSABILI ENI IN RUSSIA
A un certo momento il russo che era con noi al tavolo, c’era Mincato, tira fuori un bigliettino e disse: “bisogna dare 2 miliardi a questo qui”. Mincato disse a chi era vicino: “ma che c’è scritto?” e si lesse il nominativo di questo…
PAOLO MONDANI
Di questo Mentasti?
MARIO REALI – EX RESPONSABILI ENI IN RUSSIA
…di questo Mentasti. E nessuno sapeva niente!
PAOLO MONDANI
Imprenditore delle acque?
MARIO REALI – EX RESPONSABILI ENI IN RUSSIA
Minerali San Pellegrino. Ma quella sera, non si sapeva niente!
PAOLO MONDANI
Che si occupava di acqua, non di petrolio e di gas.
MARIO REALI – EX RESPONSABILI ENI IN RUSSIA
Sì, ma quella sera non sapevamo neppure di cosa si occupasse: per noi era uno sconosciuto! Tant’è vero che Mincato nel corridoio disse: “col cazzo!”.. scusate il termine “che gli do il gas a questo. E chi è?!”
GIUSEPPE ODDO – GIORNALISTA ILSOLE24ORE
Bruno Mentasti Granelli è l’ex azionista dell’acqua San Pellegrino che è stato uno dei fondatori di Telepiù, la prima televisione a pagamento, diciamo, controllata da Berlusconi ed è uno che conosce molto bene Berlusconi. Mentasti che era un signore
che in quel momento probabilmente aveva anche della sua liquidità, ma che in quel momento rappresentava interessi terzi.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Berlusconi vuole che Mentasti entri nell’affare. Mincato a questo punto, fa siglare l’accordo da un suo dirigente, ma non lo firma e questo gli costa il posto.
GIUSEPPE ODDO – GIORNALISTA ILSOLE24ORE
Scaroni appena insidiatosi all'Eni prende visione di questo accordo e sostanzialmente, dà corso all'accordo anche se, come era del resto prevedibile, l'Antitrust una volta constatato che l’intesa avviene con il più grande produttore di gas al mondo di cui l’Eni è per altro cliente – questo lede i princìpi della concorrenza nel settore del gas, liberalizzato qualche anno prima – sostanzialmente boccia l’intesa. E quindi l’intesa salta.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Mentasti se ne va, ma i suoi padrini insistono. L’entrata di Gazprom in Italia, è infatti solo rimandata al 2007 quando Eni ed Enel la trattano insieme all’acquisizione della Yukos, l’azienda petrolifera del principale avversario politico di Putin, Mikhail Khodorkovsky, da nove anni in carcere per frode fiscale.
VADIM KLYUVGANT - AVVOCATO DI MIKHAIL KHODORKOVSKY
Putin lo riteneva un pericoloso concorrente politico e così, il suo processo è stato imbastito con metodi “paralegali”. La cosa triste è che le più grandi società occidentali del settore energetico compreso il Gruppo Eni, allo scopo di preservare i loro affari con
Gazprom, hanno preso parte alla spartizione della Yukos e Gazprom si è nascosta dietro di loro. Hanno persino organizzato una gara con lo scopo che tutta la Yukos finisse nelle mani giuste.
MARIO REALI – EX RESPONSABILI ENI IN RUSSIA
E questo è avvenuto sotto il Governo Prodi!
PAOLO MONDANI
Quindi l’Eni compra per fare un favore a Gazprom..
MARIO REALI – EX RESPONSABILI ENI IN RUSSIA
Sì, però la scuola dell’Eni ha sempre detto che noi non prestiamo i soldi a nessuno.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Eni compra Yukos nel 2007 per venderla a Gazprom nel 2009: in pratica presta soldi ai russi per due anni. E allontana i sospetti che Gazprom e Putin fossero complici nel far fuori Khodorkovsky. Consulente e intermediario nell'operazione di vendita del 2009, è
uno dei magnati russi del petrolio: Grigorij Berezkin. La sua prestazione costa 45 milioni di dollari. Perché Eni e Gazprom hanno avuto bisogno di un consulente quando potevano chiudere l'accordo tra loro?
MARIO REALI – EX RESPONSABILI ENI IN RUSSIA
All’Eni che conosco io, all’Eni di un quarto di secolo, ripeto, la parola consulente per determinati paesi tra cui l’ex Unione Sovietica e poi la Russia, era sinonimo di tangenti mascherate.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
In questo caso le tangenti non sono mai emerse, ma nemmeno sono state cercate. Il nostro paese consuma 78 miliardi di metri cubi di gas all'anno, 20 dei quali ci arrivano dalla Russia. E ci costano molto: da noi la bolletta del gas è il trenta per cento più cara che nel resto d'Europa. Pesano molte voci, ma tra i principali imputati i contratti di lungo termine con la Russia, i cosiddetti take or pay.
GAETANO COLUCCI - EX CAPO RELAZIONI ISTITUZIONALI ENI
Sono dei contratti di approvvigionamento di gas in questo caso, a lungo termine, a lunghissimo termine, perché hanno durata pluriennale, hanno durata per parecchi decenni, in cui c'è la compagnia che acquista che si impegna ad acquistare date
quantità di gas giornaliero, mensile ed annuale, impegnandosi anche se non le ritira, comunque a pagare.
PAOLO MONDANI
Nel periodo Scaroni, l’Eni rivede i contratti take or pay per il gas russo. C’ha perso o c’ha guadagnato l’Italia?
ANDREA GRECO – LA REPUBBLICA
Visto quanto gli italiani pagano il gas, tra un terzo e un quarto in più della media europea, direi che l'Italia non ci ha assolutamente guadagnato.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Paolo Scaroni ricontratta con Gazprom il take or pay nel 2007, ufficialmente perché il Governo ha paura di non avere gas a sufficienza. Però il nuovo accordo mantiene il prezzo e prolunga solo la durata del contratto non la quantità di gas acquistata. In
quel periodo il costo del gas spot, quello trasportato dalle navi gasiere dei paesi arabi era già più competitivo del gas take or pay. Quella scelta l’abbiamo pagata in bolletta.
Chi decise il rinnovo del contratto coi russi?
MARIO REALI – EX RESPONSABILE ENI IN RUSSIA
Al governo c’era Prodi, c’era D’Alema, c’era Bersani, c’era anche dietro Berlusconi con la sua particolare amicizia con Putin… Io penso che possono avere avuto anche loro giocato un certo ruolo, ma chi comanda, chi decide, il responsabile è l’amministratore delegato dell’Eni e poteva non accettare.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Il 10 ottobre scorso Paolo Scaroni comunica al Senato che il take or pay, la clausola per cui prenoti il gas, ma se non lo ritiri lo paghi lo stesso, costa all'Eni 1,5 miliardi di euro e propone che parte di questa cifra gravi sulle nostre bollette, anche se è la
conseguenza dei troppi favori fatti ai russi. Ma almeno sappiamo quanto glielo paghiamo il gas?
ANDREA GRECO – LA REPUBBLICA
I contratti di fornitura del gas con i russi sono uno dei segreti industriali meglio custoditi al mondo…
PAOLO MONDANI
Quindi noi non sappiamo sostanzialmente a quanto compriamo il gas dai russi?
ANDREA GRECO – LA REPUBBLICA
A me risulta che in passato l’Eni si sia rifiutata di fornire dei dati di trasparenza su questi contratti all’autorità per l’energia e il gas e abbia pagato delle multe.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Paolo Scaroni ha rivisto il contratto take or pay anche coi libici e nel 2011 l'Eni ha venduto metà del pozzo Elephant a Gazprom permettendole di entrare per la prima volta nel mercato libico. Il contratto non è ancora perfezionato, ma i russi ringraziano.
MARIO REALI – EX RESPONSABILI ENI IN RUSSIA
Dio santo! Troppa generosità!
PAOLO MONDANI
Troppa generosità?
MARIO REALI - EX RESPONSABILE ENI IN RUSSIA
Troppa generosità. Un giorno la storia queste cose le scriverà, no? Non lo so… Ma sa… però soldi saranno già partiti!
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Intanto con la crisi internazionale i consumi sono diminuiti, gli scenari cambiati e il prezzo di mercato del gas si è abbassato. Ed è successo che L’Eni ha perso il lodo arbitrale con Gas Terra olandese e con Edison, perché la fornitura con contratti take or
pay era troppo cara. In tutto il mondo i grandi manager sono profumatamente pagati, proprio perché devono avere la vista lunga. Allora: nel 2007, quando i segni della crisi erano già tutti lì, perché Scaroni si è precipitato a prolungare contratti che scadevano dopo 20 anni senza chiedere la revisione del prezzo? É stato un errore o qualcuno si è avvantaggiato di questo favore fatto a Gazprom? Perché alla storia del grande freddo durato tre giorni in una settimana e dell’Ucraina che avrebbe chiuso i rubinetti, insomma, sembrano crederci un po’ in pochi. Anche con la Libia sono stati rivisti i contratti, ma di fatto è stato lasciato tutto così com’era. Adesso Scaroni dice “dobbiamo ritirare del gas che non consumiamo, lo Stato deve farsene carico”. Ma perché deve ricadere sulle nostre bollette l’effetto di una strategia così poco lungimirante dove magari anche lo Stato ci ha messo del suo? Scaroni fa bene a dire “dobbiamo rivedere questi contratti”; ma oltre agli annunci, vada subito da Gazprom a dire “le nostre aziende ci pagano meno, dobbiamo rinegoziare tutto”. Così aiuta veramente le nostre aziende a ripartire. Dopo la pubblicità entriamo nel nodo dolente, quello dei contratti internazionali delle intermediazioni, delle consulenze o più
rozzamente dette, tangenti.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Le nostre imprese sono poco competitive anche perché rispetto al resto d’Europa, paghiamo l’energia troppo cara; colpa delle tasse, ma non solo. Sul gas pesano gli accordi troppo onerosi con la Russia, nonostante i rapporti privilegiati e personali fra
Putin e Berlusconi e mai deve venirci il sospetto che si sono fatti gli affari loro a spese nostre. E poi c’è il fronte che riguarda la corruzione, che coinvolge tutte le aziende petrolifere del mondo, ma nel caso di Eni, dopo la maxitangente Enimont, che ha
determinato il crollo della “prima repubblica”, l’occhio dovrebbe essere particolarmente vigile. Come vedremo è un occhio che ci vede un po’ poco.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Nel 2010 Wikileaks rivela il contenuto della relazione che l'ambasciatore americano in Italia Ronald Spogli invia al suo governo. É il 26 gennaio 2009. Oggetto: Relazioni
Italia-Russia.
DA WIKILEAKS
“Vari membri di partiti politici di entrambi gli schieramenti ci hanno riferito che l'Eni è uno dei principali finanziatori di Fondazioni e gruppi di pressione. C'è anche il sospetto
che Eni mantenga giornalisti sul suo libro paga.”
“I nostri contatti nell'opposizione e nel partito di Berlusconi hanno suggerito una malvagia connessione. Credono che Berlusconi e i suoi cari amici stiano traendo un considerevole profitto personale dagli affari sull'energia tra Italia e Russia”.
BILL EMMOTT – EX DIRETTORE THE ECONOMIST
In Gran Bretagna si dà per scontato il rapporto politico e d'affari tra Berlusconi e Putin.
Ho parlato con uomini dei nostri servizi segreti e sanno bene che si tratta di un business personale. Poi certo, tutto passa per gli accordi con le aziende di Stato in Italia, ma è innanzitutto una questione personale.
PAOLO MONDANI
Nei rapporti dei servizi segreti inglesi sta scritto che Berlusconi personalmente ha degli interessi suoi, negli affari del gas con Putin e la Russia?
BILL EMMOTT – EX DIRETTORE THE ECONOMIST
I servizi segreti britannici ritengono che con Putin abbia relazioni corrotte sulle questioni riguardanti il gas.
PAOLO MONDANI
Corrupt relations?
BILL EMMOTT – EX DIRETTORE THE ECONOMIST
Così ritengono i servizi segreti. Dicono che sono relazioni personali e corrotte.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Astana è la capitale dorata del Kazakistan, i palazzi crescono come il reddito procapite, potenzialmente il più alto del mondo. Questa ex repubblica sovietica è grande come tutta l'Europa occidentale, ma è abitata da 17 milioni di persone. Gas e petrolio di Karachaganak e Kashagan sono la più importante scoperta al mondo degli ultimi 35 anni. L'Eni è qui dagli anni '80.
PAOLO MONDANI
Quanto tempo ha lavorato lei in Kazakistan?
EX DIPENDENTE ENI IN KAZAKISTAN
Io ho lavorato per l'Eni nel campo di Karachaganak dal 2009.
PAOLO MONDANI
Chi gestisce il campo?
EX DIPENDENTE ENI IN KAZAKISTAN
È un consorzio composto da Eni, Chevron, British Gas, dalla russa Luk Oil e dall'azienda di Stato kazaka.
PAOLO MONDANI
E ora il gas che voi estraete che fine fa?
EX DIPENDENTE ENI IN KAZAKISTAN
È proprio qui l'inghippo. Perché a Karachaganak estraiamo gas sporco e lo trasferiamo proprio aldilà del confine, in Russia, nel campo di Orenburg. I Russi ci pagano questo gas praticamente niente, tra i 16 e i 40 dollari ogni mille metri cubi. Lo ripuliscono con una spesa di circa 200 dollari e lo vendono in Europa fino a 600 dollari. I loro margini sono mostruosi. Per questo che in Italia paghiamo la bolletta così cara.
MARIO REALI - EX RESPONSABILE ENI IN RUSSIA
Rifacendo i conti oggi, ammettendo che il gas è raw, è sporco, viene trasportato eccetera, però per l’intera durata del contratto almeno l’Eni non avrà un introito almeno dai 3 ai 4 miliardi di dollari. A me… A me… piange il cuore. Ma come? Abbiamo fatto tutto questo lavoro, questo gas, giacimento difficile, ma meraviglioso, e viene svenduto.
PAOLO MONDANI
E allora perché l'Eni lo fa?
EX DIPENDENTE ENI IN KAZAKISTAN
Per fare un favore ai Russi. Il Governo Berlusconi ha appoggiato il gasdotto Southstream, costruito insieme da Gazprom ed Eni, però così è Gazprom a imporre il prezzo del gas. Se invece avessimo appoggiato il progetto del gasdotto europeo
Nabucco, che non passa per il territorio russo, il prezzo del gas sarebbe stato minore.
Ma scegliendo Southstream l'Eni si è tagliata le palle da sola.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
L'Eni e il consorzio che sfrutta Karachaganak svende il gas ai russi inviandolo alla raffineria di Oremburg, poi Prodi nel 2007 e Berlusconi nel 2009 decidono di appoggiare il gasdotto russo Southstream, quello in blu, invece del gasdotto europeo
Nabucco, quello in rosso. Nabucco ha un percorso esterno alla Russia e ci avrebbe resi meno dipendenti dal monopolio di Putin, abbassando il costo del gas. Perché l'Eni punta tutto su Mosca?
EX DIPENDENTE ENI IN KAZAKISTAN
Perché è una questione di geopolitica e di interessi personali. L’Italia tutta ci perde. Ma qualche italiano ci guadagna.
PAOLO MONDANI
E lei sa com’è che ci guadagna questo italiano?
EX DIPENDENTE ENI IN KAZAKISTAN
Allora, esiste una società kazaka chiamata Zhaikmunai, controllata da una società dell'Isola di Man e da un’altra società delle Isole Vergini britanniche. Questa Zhaikmunai ha un piccolo campo di esplorazione in Kazakistan e tira su dei ricavi dell’ordine di un milione di dollari al giorno con dei margini del 50%.
PAOLO MONDANI
E chi sono i proprietari?
EX DIPENDENTE ENI IN KAZAKISTAN
Io lo chiesi in Eni e sa che mi risposero? “Occupati del tuo lavoro e non rompere i coglioni”. Allora, a quel punto parlai con dei dirigenti della società petrolifera di stato kazaka e loro mi dissero che nella Zhaikmunai si nascondono interessi di politici kazaki e di politici italiani.
PAOLO MONDANI
Quali politici italiani?
EX DIPENDENTE ENI IN KAZAKISTAN
Sono uomini del centro destra, sono i soliti.
GIAN GAETANO BELLAVIA – ESPERTO DIRITTO PENALE DELL’ECONOMIA
Inizialmente, questa Zhaikmunai LP dell’isola di Man, che già di per sé è un paradiso societario e dell’anonimato, è posseduta da due società caraibiche di Tortola, British Virgin Island. Poi si modifica la struttura e arriva un’altra caraibica di Tortola, la quale poi viene sostituita da una cipriota e poi da un’altra società di Jersey, sempre isola del Canale, e poi ancora da un’altra società dell’isola di Man, la quale a sua volta, per ultima, è posseduta sempre da una società di Tortola, British Virgin Island.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
L'Isola di Man è incastrata tra l'Irlanda e l'Inghilterra, regno del segreto bancario, societario e fiscale. Si paga lo zero per cento di tasse: il record degli offshore europei.
Hanno sede qui la Zhaikmunai Limited Partners e la Zhaikmunai Group. Andiamo all'Ufficio del registro a chiedere di chi sono queste due società che possiedono un campo petrolifero in Kazakistan.
DONNA IN UFFICIO REGISTRO SOCIETA'
I proprietari sono anonimi. La società è una limited partnership e non ha un bilancio depositato. E noi non abbiamo qui i suoi file.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Sull'isola vive l'amministratore della Thyler Holding, la società delle Virgin Islands che possiede la Zhaikmunai. Lui sa chi sono i veri proprietari e quali politici kazaki ed italiani potrebbero avere quote nella società.
MILENA GABANELLI
Mister Whitehead, Steven Whitehead, è lei?
STEPHEN WHITEHEAD – AMMINISTRATORE THYLER HOLDINGS LIMITED
Sì.
MILENA GABANELLI
Lei lavora per la società Thyler Holding?
STEPHEN WHITEHEAD – AMMINISTRATORE THYLER HOLDINGS LIMITED
Sì.
MILENA GABANELLI
Lei è il fiduciario..
STEPHEN WHITEHEAD – AMMINISTRATORE THYLER HOLDINGS LIMITED
Sì, il proprietario non è di qui.
MILENA GABANELLI
Può dirmi almeno la nazionalità del proprietario?
STEPHEN WHITEHEAD – AMMINISTRATORE THYLER HOLDINGS LIMITED
Mi spiace, la società non vuole che parli con nessuno, lei dovrebbe contattare l'ufficio stampa.
MILENA GABANELLI
Può dire chi è il proprietario della Thyler?
STEPHEN WHITEHEAD – AMMINISTRATORE THYLER HOLDINGS LIMITED
No, no, non posso dirlo.
PAOLO MONDANI
Mi aiuti a capire chi potrebbe avere interesse a nascondersi. Perché un petroliere vero, e ce ne sono molti, che usano i paradisi fiscali societari per risparmiare sul fisco o nascondere alcune cose, però poi appaiono. Qui i soci non si vedono.
GIAN GAETANO BELLAVIA – ESPERTO DIRITTO PENALE DELL’ECONOMIA
Potrebbero essere politici, potrebbe esserci criminalità organizzata, potrebbe esserci chiunque non voglia apparire per i motivi più disparati. Il vantaggio delle strutture anonime è proprio questo. Non si sa e non si può sapere chi c'è dietro.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
La Zhaikmunai lascia veramente poche tracce negli archivi. Tranne in un caso. La World Invest e Aerion Fund sono due società lussemburghesi legate alla Arner di Lugano, banca notoriamente vicina agli interessi di Silvio Berlusconi. Le due società nel 2011 comprano obbligazioni emesse dalla Zhaikmunai.
GIAN GAETANO BELLAVIA – ESPERTO DIRITTO PENALE DELL’ECONOMIA
Vi è da dire che da quando ho potuto vedere gli investimenti in questa Zhaikmunai sono molto modesti rispetto al patrimonio gestito. Però ci sono.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Dal mondo della finanza londinese veniamo a sapere che uno dei beneficiari finali che stanno dietro gli schermi della Zhaikmunai risulterebbe essere Daulet Symbaev, ex ministro degli armamenti kazako, oggi in corsa per la successione al Presidente
Nazarbaev. Tra il Kazakistan e l’Italia il pm milanese Fabio De Pasquale nel 2011 ha scoperto un giro di tangenti Eni. Testimone chiave: Mario Reali.
MARIO REALI – EX RESPONSABILE ENI IN RUSSIA
Queste tangenti provenivano da dei tender, come si dice in gergo tecnico, delle gare, da sub fornitori che per vincere la gara fornivano a degli intermediari e sono stati fatti dei nomi perché c’è anche questo Massimo Guidotti di Firenze, ex Nuovo Pignone, e questi soldi poi venivano distribuiti a dei cittadini altolocati, in questo caso kazaki.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Nell'indagine finiscono coinvolte alcune aziende italiane che avrebbero pagato tangenti a top manager dell'Eni e di Saipem per essere ammesse ad appalti da miliardi di dollari in Iraq e in Kuwait. Ma il grosso è in Kazakistan, dove tre funzionari Eni
avrebbero corrotto il numero uno del gas, Timor Kulibaev, genero del presidente kazako Nazarbaev. L'Eni si è dichiarata parte lesa, ma è indagata con l'accusa di corruzione internazionale. La tangente kazaka ammonta a 20 milioni di dollari: tutti finiti a Kulibaev?
MARIO REALI – EX RESPONSABILE ENI IN RUSSIA
C'è un detto della Val di Chiana, un detto chianino, questi maledetti chianini, quelli della bistecca chianina, che dicono che quando il mugnaio ruma, cioè agita la farina, anche se scrolla le dita la farina rimane tra le dita.
PAOLO MONDANI
Insomma le tangenti andavano in Kazakistan ma un po’ di questi soldi rimanevano attaccati alle dita dei corruttori.
MARIO REALI – EX RESPONSABILE ENI IN RUSSIA
La farina rimane sempre tra le dita del mugnaio se il mugnaio ruma la farina.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Eni non è nuova ad indagini di questo tipo, la precedente vicenda riguarda tangenti pagate a politici della Nigeria dove Eni ha patteggiato con la Sec americana 365 milioni di dollari di multa, con la Nigeria 20 milioni e altri 24 con la procura di Milano.
L’ultima inchiesta riguarda l’Algeria, una tangente di circa 200 milioni di dollari che sarebbe stata pagata ai vertici algerini per la costruzione del gasdotto che finirà in
Toscana attraverso la Sardegna. Paolo Scaroni ha immediatamente sostituito il vertice di Saipem e il direttore finanziario della capogruppo, Alessandro Bernini. Nella lotta
alla corruzione Scaroni si è impegnato financo davanti all’Ocse, sta facendo pulizia?
MARIO REALI – EX RESPONSABILE ENI IN RUSSIA
Scaroni ha cacciato per le presunte tangenti in Algeria dal posto di amministratore delegato un validissimo manager come Pietro Franco Tali che non è indagato dalla procura di Milano, mentre un indagato dalla procura di Milano come Ernesto Ferlenghi
a Mosca per le analoghe o pressoché analoghe tangenti in Kazakhstan, viene lasciato al suo posto. Io da tutta questa vicenda, io direi che non è solo una questione di mele
marce che si cercano all’interno dell’ Eni per le questioni prima della Nigeria ora dell’Algeria, del Kazakhstan, del Kuwait, dell’Iraq ma ci sia qualcosa ben più profondo che chiamerei un male oscuro.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Sulla questione algerina sta indagando la procura di Milano. La ricaduta è che un fondo d’investimento americano ha ridotto le sue quote in Saipem e c’è il rischio per l’Eni di prendersi un’altra multa dal Tesoro americano, essendo l’Eni quotata alla borsa
di New York. Tutto questo mentre l’Eni sponsorizza convegni come questo alle mie spalle in corso oggi a Courmayeur dal titolo “strategie internazionali di contrasto alla corruzione.” Certo il mondo degli idrocarburi è un mondo per sua natura opaco, tuttavia… L’ex amministratore delegato Vittorio Mincato, che deve averne viste un po’, mi racconta questo episodio: ottobre del 2002 riceve una telefonata da un dirigente dell’Eni che gli dice: “c’è una persona che ti deve parlare; ricevilo”. Si presentano in due; il faccendiere italiano gli dice: “domani si chiude la gara per la posa dei tubi in Libia. Se dai il 6% a questa persona”, indicando il libico che era con lui, “vincerà la Saipem”. Mincato dice:“quella è la porta”. Il giorno dopo senza sborsare un euro la Saipem vince comunque la gara perché, dice Mincato, nella posa dei tubi la Saipem possiede la miglior tecnologia al mondo e non ha bisogno di dare le stecche ai faccendieri per vincere le gare”. È un episodio, ma vorrà pur dire qualcosa. Tornando ad oggi, dieci anni dopo, ci sono due cose per noi difficili da capire: mentre ovunque si cerca di diversificare per ridurre i prezzi, per abbassare i prezzi, noi decidiamo di costruire un gasdotto che ci legherà sempre di più alla Russia, a cui svendiamo il gas estratto in Kazakhstan. E attorno agli idrocarburi russi e kazaki, si muove un mondo vicino a Berlusconi, che poi arriva sui campi di estrazione in Basilicata. Chi conosce i segreti di questo mondo, chi dovrebbe conoscere i segreti, è il presidente di Intesa a Mosca nonché console onorario russo a Verona.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Antonio Fallico è stato consulente della Fininvest in Urss negli anni '80, oggi è presidente di Banca Intesa a Mosca e Putin in persona lo ha insignito dell'Ordine dell'Amicizia. Lo incontriamo a Verona dove ha organizzato un Forum di banchieri russi e italiani. In passato Fallico si è occupato di gas, in relazione a un politico di casa nostra.
PAOLO MONDANI
Lei è grande amico di Dell'Utri?
ANTONIO FALLICO – PRESIDENTE BANCA INTESA RUSSIA
Io non sono un grande amico. Sono un conoscente come sono... Come conosco altri…
PAOLO MONDANI
Mi pare di aver letto in qualche giornale, dove lei diceva di essere persino parente. O è tutto...
ANTONIO FALLICO – PRESIDENTE BANCA INTESA RUSSIA
No, no…
PAOLO MONDANI
Solo buon amico.
ANTONIO FALLICO – PRESIDENTE BANCA INTESA RUSSIA
Guardi, siamo dei buoni conoscenti, come sono ottimo conoscente di altri imprenditori o politici, che per motivi vari vengono e vanno dalla Russia.
PAOLO MONDANI
Ma è vero che lei aveva aiutato Ubaldo Livolsi e quindi anche Dell'Utri a fare affari col gas kazako?
ANTONIO FALLICO – PRESIDENTE BANCA INTESA RUSSIA
No.
PAOLO MONDANI
No? Non si è mai interessato a queste questioni?
ANTONIO FALLICO – PRESIDENTE BANCA INTESA RUSSIA
Io mi sono interessato ovviamente per la mia banca… Ovviamente uno dei nostri clienti più importanti, in Italia e ovviamente in Russia, è l’Eni e quindi in quanto tale, noi seguiamo Eni, Enel, Erg… tutte le società…
PAOLO MONDANI
Quindi Livolsi e Dell’Utri non si sono mai interessati a questa questione del gas?
ANTONIO FALLICO – PRESIDENTE BANCA INTESA RUSSIA
A me non si sono mai rivolti per questo argomento.
PAOLO MONDANI
Mai…
MARIO REALI - EX RESPONSABILE ENI IN RUSSIA
Fallico è una persona intelligente, una persona in gamba. Ha sempre vantato talora diceva di essere cugino, talora compagno di scuola di Dell'Utri. E io mi ricordo nel 2003 o nel 2004 vidi sul suo tavolo un'offerta alla Gazprom per creare una società mista per importare gas in Italia e io chiesi: “ma di chi è, di chi non è?” e lui mi disse che era stata fatta da Livolsi e io gli chiesi: “ma dietro Livolsi c’è dell'Utri?” Lui mi disse: “sì, no… mah, qui e là”. Comunque quell’affare non andò in porto perché i russi dissero che non volevano fare pasticci.
PAOLO MONDANI
Ma c’era Dell’Utri assieme a Livolsi?
MARIO REALI – EX RESPONSABILE ENI IN RUSSIA
Io capii di sì.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Marcello Dell'Utri ha una vera passione per gli idrocarburi. Nel 2008, viene intercettato con Aldo Miccicchè, emissario del clan calabrese dei Piromalli in Venezuela, intento a intermediare un accordo fra la azienda di Stato venezuelana Pedevesa e la società Avelar che voleva comprare gas per portarlo in Europa. La Avelar fa parte del Gruppo Renova diretto dal magnate russo Viktor Vekselberg, buon amico di Putin. Nella Avelar stanno due italiani: Massimo De Caro, già socio del figlio di Dell'Utri, e Roberto De Santis, imprenditore in buoni rapporti con Massimo D'Alema e Paolo Scaroni. Il 29 dicembre 2007, Massimo De Caro della Avelar chiama il faccendiere calabrese Aldo Miccicchè.
MASSIMO DE CARO
Allora, la Pedevesa fa il contratto con la Avelar che è la società del russo.
ALDO MICCICHÈ
Ci sei tu nella società o no?
MASSIMO DE CARO
Sono io il vicepresidente... Senti tra le altre cose... Bisogna dire a Pedevesa che quando noi pensiamo a loro, loro devono anche pensare a noi.
ALDO MICCICHÈ
Quelli di Pedevesa mi hanno detto che siamo noi che dobbiamo pensare a loro.
MASSIMO DE CARO
Va bene allora saremo noi a pensare a loro e farò in modo che anche noi pensiamo a noi.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Il 1 gennaio 2008, Capodanno, è Marcello dell'Utri a chiamare Aldo Miccicchè.
MARCELLO DELL’UTRI
Auguri Aldo, questo sarà il nostro anno!
ALDO MICCICHÈ
Incominciamo subito co’ ‘sto petrolio e co’ ‘sto gas, mi pare che ci siamo eh?!
MARCELLO DELL’UTRI
é vero... Ma è una cosa che tu pensi vada a buon fine?
ALDO MICCICHÈ
Eh! Ma tesoro, ci sono tutte le premesse essenziali..
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Nella scorsa primavera Aldo Miccicchè viene arrestato per i suoi rapporti con il clan Piromalli, stessa sorte tocca a Massimo De Caro accusato del furto di migliaia di libri antichi, alcuni dei quali venduti a Dell'Utri. Altra tegola viene dalla procura di Firenze che indaga su una tangente che il gruppo Avelar-Renova di Viktor Vekselberg avrebbe pagato a Dell'Utri tramite De Caro, in cambio dei servigi resi dal senatore nel favorire i progetti del gruppo russo in Italia. Poi, l'estate scorsa, i cittadini di Ferrandina, in Basilicata, trovano una sorpresa nei 160 pozzi che l'Eni ha dismesso da anni.
ANNAMARIA DUBLA - PRESIDENTE ASS. AMBIETE LEGALITA’ FERRANDINA
Il 2 agosto del 2012 la Geogastok, società del gruppo Avelar-Renova, ha ottenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico con il Ministero dell'Ambiente e il Ministero dei Beni Culturali…
PAOLO MONDANI
Clini e Passera…
ANNAMARIA DUBLA - PRESIDENTE ASS. AMBIETE LEGALITA’ FERRANDINA
Clini e Passera prevalentemente, il decreto di autorizzazione allo stoccaggio, che è di rilevanza commerciale-politica-strategica enorme…
PAOLO MONDANI
Perché?
ANNAMARIA DUBLA PRESIDENTE ASS. AMBIETE LEGALITA’ FERRANDINA
Perché sono progetti legati agli accordi prima di Prodi con Putin, poi di Berlusconi con Putin, adesso di Passera con Putin.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
In Puglia arriveranno due nuovi gasdotti provenienti dall'Azerbaigian e dalla Turchia e la Basilicata sarà lo snodo dello stoccaggio e della distribuzione. Vicino Ferrandina, in Val D'Agri, si estraggono petrolio e gas. Questo è un pozzo a 300 metri dal centro abitato e questo è il Centro Olii di Viggiano, un paesino di 3000 abitanti dove mille contadini hanno abbandonato la terra dopo l'arrivo dell'Eni. Nel Centro Oli lavorano 152 dipendenti, di cui 23 locali. Da qualche mese la regione ha previsto l’aumento dell'estrazione.
PAOLO MONDANI
Lo sente che odoraccio che c’è adesso?
ABITANTE 1
Che puzza!
PAOLO MONDANI
Come lo descrive quest'odore?
ABITANTE 1
Tipo di bruciato, petrolio bruciato. Gas che dà fastidio alla respirazione. Soffocamento.
PAOLO MONDANI
A me ha lasciato anche un cattivo sapore in bocca.
ABITANTE 2
Noi qua stiamo facendo la fine dell'Ilva.
ABITANTE 3
Tu vai per aprire la porta. Immediatamente chiudi, però è già entrato pure dentro ‘sta puzza, ‘sto schifo.
ABITANTE 4
C'è stato anche chi ha vomitato. Siamo corsi all’ospedale ovviamente.
PAOLO MONDANI
Nella sua azienda?
ABITANTE 4
Dalla… sì… In tutto il turno del pomeriggio.
PAOLO MONDANI
Oltre all’Eni, anche la Total.
ABITANTE 5
Ci sono tutte le compagnie. C’è la Shell, c’è la Esso, ci stanno tutte le compagnie.
ABITANTE 1
La notte è fatta per dormire. Non per star sveglia.
ABITANTE 6
Ieri sera erano le 10 meno 10, le finestre brrrr, tremavano. Ma che cavolo è? Eh… purtroppo è il petrolio.
ABITANTE 7
Ma poi c’è gente che vive con questo mestiere. Che tutto ad un tratto ha dovuto espiantare le vigne perché non si riesce a vendere più niente, perché…
PAOLO MONDANI
Nessuno le compra più.
ABITANTE 7
Nessuno le compra, non le compra più nessuno. Perché come hanno visto la fiamma del petrolio… ed hanno ragione… perché io, se dovessi comprare l’olio e il vino, non verrei certo in Val d’Agri.
PAOLO MONDANI
Chi abita già nella Val d’Agri si sacrifica. Però gli italiani…
ABITANTE 3
Godono…
PAOLO MONDANI
Eh sì, usufruiscono di questa ricchezza.
ABITANTE 3
Godono e noi siamo poveri.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Giambattista Mele è il medico del paese e il presidente della Commissione per la valutazione dell'impatto sanitario.
GIAMBATTISTA MELE – PRES. COMM. VALUTAZIONE IMPATTO SANITARIO
Gli unici dati si riferiscono al 2001 da uno studio del Mario Negri Sud, dove si dice che in quest'area, le malattie tumorali sono raddoppiate rispetto alle restanti parti della Basilicata e le malattie cardiorespiratorie sono quasi triplicate.
PAOLO MONDANI
E queste sono?
ALLEVATRICE
Queste sono manze. L’azienda nostra vive con il latte.
PAOLO MONDANI
Ma non ha paura dell’inquinamento?
ALLEVATRICE
Dice che c’è. A volte dicono che non c’è. Poi noi alla fine… Non è che siamo tanto esperti per queste cose qua. Quindi… Quel che ci dicono… Crediamo a tutto…
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Le mucche allevate in queste campagne producono latte anche per la Granarolo. Ma si sa poco degli inquinanti dell'aria. Ci sono quattro centraline gestite fino allo scorso settembre dall'Eni, il controllato che fa il controllore, e un professore di Bari che il comune ha chiamato per capirci qualcosa.
GIANLUIGI DE GENNARO – DOCENTE CHIMICA UNIVERSITA’ DI BARI
Tra l’altro le centraline di monitoraggio focalizzano la loro attenzione su inquinanti convenzionali, ma non su gli inquinanti che Eni produce. Per esempio oggi non abbiamo dei sistemi che in continuo determinano l’acido solfidrico.
PAOLO MONDANI
Acido solfidrico?
GIANLUIGI DE GENNARO – DOCENTE CHIMICA UNIVERSITA’ DI BARI
O idrogeno solforato - acido solfidrico si dice esattamente - o il benzene, idrocarburi policiclici aromatici o composti organici volatili. Ad oggi io non ho risultati validati, credibili, di qualità dell'aria.
UOMO
Questo è il problema nostro che dato che noi non siamo informati, se viene una persona che non sa, preferisce stare qui, perché è campagna, è bello, e ci sono le centraline che ti dicono che va tutto bene, non stare a Roma perché ci sono le centraline che ti dicono che va tutto male.
PAOLO MONDANI
Le centraline sono ora gestite dall'Arpab. È vero il direttore è indagato?
GIAMBATTISTA MELE – PRES. COMM. VALUTAZIONE IMPATTO SANITARIO
L'ex direttore? Sì.
PAOLO MONDANI
Per quali motivi?
GIAMBATTISTA MELE – PRES. COMM. VALUTAZIONE IMPATTO SANITARIO
È stato agli arresti domiciliari per la questione Fenice: lì c’è un altro sito di inquinamento molto forte e ancora i problemi non sono risolti.
PAOLO MONDANI
Cioè di cosa è stato accusato?
GIAMBATTISTA MELE – PRES. COMM. VALUTAZIONE IMPATTO SANITARIO
Ma di oscurare i dati.
PAOLO MONDANI
E questo attuale presidente?
GIAMBATTISTA MELE – PRES. COMM. VALUTAZIONE IMPATTO SANITARIO
Questo attuale presidente sembra…
PAOLO MONDANI
È da poco arrivato.
GIAMBATTISTA MELE – PRES. COMM. VALUTAZIONE IMPATTO SANITARIO
È da poco arrivato, sono sette-otto mesi, sembra voglia fare le cose un po’ diversamente, ma la sostanza non è cambiata.
PAOLO MONDANI
Di nomina questi presidenti?
GIAMBATTISTA MELE – PRES. COMM. VALUTAZIONE IMPATTO SANITARIO
Ovviamente politica.
PAOLO MONDANI
E chi li nomina?
GIAMBATTISTA MELE – PRES. COMM. VALUTAZIONE IMPATTO SANITARIO
La Presidenza della Regione, la Giunta Regionale.
PAOLO MONDANI
E sono esponenti politici o sono anche tecnici?
GIAMBATTISTA MELE – PRES. COMM. VALUTAZIONE IMPATTO SANITARIO
No… Diciamo sono persone a metà strada. Chiamiamole così.
PAOLO MONDANI
Che vuol dire?
GIAMBATTISTA MELE – PRES. COMM. VALUTAZIONE IMPATTO SANITARIO
Che non sono né tecnici né politici.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Mentre il neo-direttore Arpab studia le carte, l'invaso del Pertusillo, circondato da pozzi e oleodotti, distribuisce acqua potabile nelle case della Basilicata e di quasi tutta la Puglia. Alle prime analisi indipendenti sono risultati valori di bario tre volte superiori ai limiti di legge.
ALBINA COLELLA – DOCENTE GEOLOGIA UNIVERSITA’ DELLA BASILICATA
Sappiamo che il bario è un metallo che sotto forma di barite viene usato nell’industria petrolifera per appesantire i fanghi di perforazione. E qui abbiamo trovato elevate concentrazioni di idrocarburi nelle acque del Pertusillo fino a 6mila e 458 microgrammi/litro, mentre i limiti di legge, le soglie per le acque potabili sono 0,1 microgrammo/litro, quindi elevatissime.
PAOLO MONDANI
È possibile che gli abitanti della Val d’Agri si sacrificano, ma lo fanno per qualcosa che serve a tutto il paese. Cioè quel petrolio, quel gas, all’Italia serve..
ALBINA COLELLA – DOCENTE GEOLOGIA UNIVERSITA’ DELLA BASILICATA
Serve meno dell’acqua.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
In conclusione: nello scorso aprile, l'Eni ottiene l’impegno all’aumento dell'estrazione in Val d'Agri. In agosto il ministro Passera concede alla società Geogastock, legata al russo Vekselberg appoggiato da Dell'Utri, di stoccare gas a Ferrandina. Nello stesso periodo, Passera annuncia di voler fare dell'Italia l'hub europeo del gas. La Basilicata si troverà proprio nel mezzo della rete di gasdotti che vengono dall' Algeria e dalla Libia e dei tubi che porteranno gas dalla Turchia e dall'Azerbaigian. C'è una relazione tra tutti questi fatti?
ENZO PALAZZO – ORGANIZZAZIONE LUCANA AMBIENTALISTA
L'hub energetico è il destino di questa regione. Perché vengono qui? Perché abbiamo una bella rete Snam per poterci muovere con il gas nel nostro sottosuolo e abbiamo la bellezza di 472 pozzi. Qui il petrolio è solo un affare immediato di spiccioli, molti, sono miliardi di euro che bisogna prendere, prelevare, per questo c’è il raddoppio, vogliono raddoppiare, perché devono svuotare…
PAOLO MONDANI
Vogliono raddoppiare il prelievo insomma
SESTO INTERVISTATO
Sì, il prelievo, perché vogliono accorciare i tempi dello svuotamento del petrolio nel nostro sottosuolo e devono stoccare gas. Perché lo stoccaggio del gas è l’affare, il business dell'immediato futuro.
PAOLO MONDANI
Che senso ha proporre un hub del gas in Italia quando cala così tanto la domanda di gas in tutto il mondo?
MARCELLO COLITTI – EX DIRIGENTE AGIP ED ENICHEM
Ma il significato principale secondo me è quello di aprire la strada ai privati.
PAOLO MONDANI
Tradotto: fare l'hub è un grande affare, ma scenderà il prezzo del gas? Lo chiediamo a Marcello Colitti che in Eni scriveva i discorsi di Mattei e ha diretto Agip ed Enichem.
MARCELLO COLITTI – EX DIRIGENTE AGIP ED ENICHEM
I punti deboli sono il fatto che per arrivare dalla Sicilia fino a oltre le Alpi c'è un lungo percorso e un costo del trasporto molto alto. E la logica fa supporre che il prezzo venga definito a sua volta con un mercato di futuri e quindi con un prezzo che tenderà ad aumentare.
PAOLO MONDANI
I famosi futures sui quali …
MARCELLO COLITTI – EX DIRIGENTE AGIP ED ENICHEM
I famosi futures che finora hanno dominato il prezzo del petrolio e che diventeranno il sistema per definire il prezzo del gas.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Allora: gas e petrolio della Val d’Agri soddisfano il 6% del fabbisogno nazionale. Non possiamo però non porci un interrogativo: il gioiellino turistico della Basilicata e tutta l’acqua che serve a dar da bere a mezza Puglia, valgono questo 6%? Ciò detto, il Ministero dello Sviluppo vorrebbe utilizzare i giacimenti esauriti dell’Emilia Romagna e della Basilicata per stoccare gas da vendere in tutta Europa, potenziando la nostra rete di distribuzione. E il nostro è un paese ideale perché è già connesso con i paesi produttori con i tubi che provengono da nord e da sud. Però la Francia e la Svizzera hanno già detto “comprare da voi ci costerà troppo”: il 25% in più rispetto al resto d’Europa, dice il Ministero dello Sviluppo. E questo per via del fatto che continuiamo a scontare i famosi contratti storici con Libia e Russia che ora Scaroni dovrebbe rinegoziare. Pubblicità e dopo vediamo come paga le tasse L’Eni e la busta paga di Scaroni.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Stiamo parlando di Eni, la nostra più grande azienda, un’azienda da proteggere perché ci garantisce la fornitura di gas e petrolio; quindi, più è gestita con rigore e trasparenza e più abbiamo tutti da guadagnarci. L’Eni produce in mezzo mondo e non possiamo pensare che paghi tutte le tasse in Italia, ma quelle sugli utili, visto che il maggiore azionista è lo Stato, dove le dovrebbe pagare? E come vanno i conti?
Inoltre: la crisi ha colpito tutti; come ha fatto Scaroni a passare da uno stipendio di 2 milioni e tre all’anno del 2006 ai 4 milioni e 8 di oggi?
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Siamo a Londra, a due passi dal simbolo della City degli affari: questo palazzo che i londinesi chiamano “The Gherkin”, il cetriolo. Andiamo alla Investec Bank, specializzata in investimenti in Asia, Sud Africa e in Europa, su petrolio, immobili e finanza. Incontriamo il capo analista del desk Oil & Gas. Uno che studia tutte le compagnie petrolifere del mondo. Gli chiediamo: qual è il punto debole della nostra politica energetica?
STUART JOYNER – ANALISTA BANCA INVESTEC
L'Italia è dipendente dalla Russia. Questo è un fatto inoppugnabile e penso che i paesi europei dovrebbero abbassare la dipendenza dalla Russia, perché questo costituisce un rischio per tutta l'economia mondiale.
PAOLO MONDANI
Cosa è successo nei fondamentali di bilancio dell’Eni dopo l’arrivo di Scaroni nel 2005?
MAURO MEGGIOLARO - FONDAZIONE BANCA ETICA – RIVISTA VALORI
Ma sicuramente la prima cosa che si rileva è un aumento del livello di indebitamento.
Il primo anno di Scaroni il livello di debito è sceso ai minimi fino a raggiungere i 6,5 miliardi di euro, mentre poi a partire dal 2007-2008 l’indebitamento di Eni è progressivamente aumentato, è aumentato fino a raggiungere oggi un rapporto tra debito netto e capitale che è intorno al 46%, 47% nel 2010. Un livello ben superiore al target che è stato fissato dallo stesso management di Eni nel 2008 che era fissato intorno al 40%.
PAOLO MONDANI
Con Mincato amministratore delegato i debiti Eni erano 6,7 miliardi euro, all’inizio di quest’anno con Scaroni erano diventati 28 poi scesi a 19 per effetto della vendita di Snam. Qual è la ragione di questo debito?
STUART JOYNER – ANALISTA BANCA INVESTEC
Con Scaroni l'Eni è passata da società domestica legata allo Stato a società internazionale. Si è indebitata perché ha investito aggressivamente e questo di solito è positivo, ma avrebbe potuto cedere prima la Snam come avrebbe voluto Mincato e l’avrebbe venduta anche meglio se l’avesse fatto prima.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Eni ha da poco venduto la Snam alla Cassa Depositi e Prestiti abbassando così il suo indebitamento che attualmente è di 19,6 miliardi di euro. Separare il produttore Eni dalla rete di distribuzione Snam dovrebbe ora favorire la concorrenza e tagliare i costi dell'energia. Ma la Cassa Depositi e Prestiti è lo Stato e già detiene la quota del Tesoro in Eni, un giro di valzer che cambia poco la sostanza. Poi leggendo il bilancio dell'Eni…
MAURO MEGGIOLARO - FONDAZIONE BANCA ETICA – RIVISTA VALORI
Buona parte delle società di Eni che fanno estrazione e produzione di petrolio all’estero, hanno sede o a Londra o ad Amsterdam e fanno capo a una holding internazionali controllate al 100% da Eni Spa che ha sede a Roma. Perché Londra ed Amsterdam? Perché la Gran Bretagna e i Paesi Bassi hanno un sistema di tassazione degli utili più favorevole. Questo spiega perché nel bilancio 2011 di Eni Spa, la percentuale di tasse che Eni paga allo Stato italiano è bassissima: è pari allo 0,6%. Se poi si contano tutte le società che fanno parte della galassia Eni, si arriva al 13,6%.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Venendo agli affari personali dell'amministratore delegato, la Fondazione Banca Etica, azionista di Eni, ha scoperto che nel paradiso finanziario dell'isola di Guersney c'è il Paolo Scaroni Trust che ha avuto una partecipazione nella Sadi Servizi Industriali, società legata alla famiglia della moglie di Scaroni, Francesca Zanconato. Nel 2006 Scaroni esce dalla Sadi e arriva Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche, già arrestato per truffa, riciclaggio, corruzione e reati ambientali nell'inchiesta sull'area di Santa Giulia a Milano.
MAURO MEGGIOLARO - FONDAZIONE BANCA ETICA – RIVISTA VALORI
La cosa interessante è che nonostante comunque sia Paolo Scaroni, sia la moglie e la famiglia non abbiamo più nulla a che fare dal punto di vista dell’azionariato con la società Sadi, recentemente Eni ha affidato alla società, che fa ancora capo alla famiglia Grossi, due importanti lavori di bonifica ambientale, uno a Porto Torres, nell'area Syndial, società controllata da Eni e un altro Porto Marghera, nella zona controllata da Polimeri Europa, che è sempre una società che fa capo ad Eni.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Lavori di bonifica sui quali non ci sono indagini in corso. Ma torniamo alla busta paga di Paolo Scaroni che appena arrivato in Eni nel 2005 ottiene molte stock option, cioè opzioni che danno il diritto di acquistare azioni. Leggendo le carte ci accorgiamo che mentre le stock option calano, lo stipendio aumenta di anno in anno. Un analista di intermediazione finanziaria che ha accesso a queste carte ci spiega il perché.
ANALISTA FINANZIARIO
Nel 2005 l’Eni dà a Scaroni appena insediato, 699 mila stock options ed in seguito gliene darà molte di più. L’azione allora valeva 22,50 euro. Queste stock option, potevano essere esercitate da Scaroni dopo i primi 3 anni, ma dopo 3 anni, e siamo nel 2008, il valore dell’azione è precipitato. Cosa ci guadagnava Scaroni ad esercitarle? Nulla.
PAOLO MONDANI
E allora che cosa fa? Che cosa succede?
ANALISTA FINANZIARIO
Succede che in Eni cambiano le regole: capiscono che la crisi è seria e che tutte le stock options faranno una brutta fine. Così nel 2009 fanno una bella delibera che elimina le stock options e dà a Scaroni soldi per cassa. Il titolo cala, ma lo stipendio di Scaroni passa dai 3 milioni del 2008 ai 4,2 del 2009, ai 4,4 del 2010, ai quasi 5 milioni del 2011. E questo vale anche per tutti gli amministratori dell’ Eni. E nello stesso periodo in Italia si chiedono sacrifici agli italiani.
PAOLO MONDANI
Ed è tutto regolare?
ANALISTA FINANZIARIO
Assolutamente no. Se io amministratore delegato ho i titoli in portafoglio che valgono 100 euro, non puoi con una delibera dire: “rinuncia a quei 100 euro che te ne do 200 per cassa” perché i 100 euro di differenza vanno a discapito della società quindi degli azionisti. E questo tu agli azionisti devo spiegarlo e devi spiegarlo bene perché gli azionisti possono anche opporsi ad un’azione del genere.
PAOLO MONDANI
Senta, ma all’amministratore delegato di solito si danno le stock options perché è un modo di legare le sorti della società a lui: vai bene tu, va bene la società e viceversa oppure va male la società vai male anche tu. È un modo, come dire, di dare fiducia agli azionisti sul comportamento dell’amministratore delegato.
ANALISTA FINANZIARIO
Esattamente. Il piano di incentivi a lungo termine che ha sostituito le stock options dipende dai valori di bilancio e sappiamo che il bilancio può essere molto aggiustato.
Le stock option invece sono legate all’andamento di borsa della società e lì c’è poco da fare, se il titolo va male i soldi non li prendi, punto e basta.
PAOLO MONDANI
E la Consob avrebbe potuto fare qualcosa?
ANALISTA FINANZIARIO
Assolutamente sì, diciamo che poteva, ma non ha potuto.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
La Consob avrebbe potuto dire per esempio: “mi spieghi in base a quali criteri dai quella liquidità? Con questa forma di remunerazione sembra che tu stia traendo benefici personali dall’impresa in un momento di difficoltà” e rendere pubblica l’informazione. Non lo ha fatto. In compenso però il 1 settembre 2011, la Consob ha assuto la figlia, senza concorso, Clementina Scaroni, avvocato e creato per lei a Milano l’ufficio contenzioso intermediari e mercati. Con un unico dipendente, Clementina Scaroni, appunto.
08:10 Scritto da iskra2010 in cinema e tv | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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14/12/2012
Report : Liste pulite 09/12/2012
Come non condividere le parole di Gabanelli quando dice che questo decreto offende l'intelligenza media ...
MOWA
12:30 Scritto da iskra2010 in cinema e tv | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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04/12/2012
Proiezione di 'Non uccidere', Cinema Arsenale, Mercoledì 5 Dicembre, ore 20:30
Cinema Arsenale, via Scaramucci, Pisa
Mercoledì 5 Dicembre, ore 20:30
Non uccidere
di Claude Autant-Lara (1961)
«Il mondo è bagnato di sangue fraterno: ecco che l'omicidio è crimine quando sono i singoli a commetterlo, ma diventa virtù quando è compiuto in nome dello Stato. L'impunità per i delitti non l'assicura il motivo dell'innocenza, ma la grandezza della ferocia». (Cipriano, Ad Donatum, cap. VI)
Il film si basa su un fatto di cronaca accaduto in Francia nel 1948. Due giovani si ritrovano in un carcere militare. Il primo è un obiettore di coscienza; il secondo è un ex-soldato tedesco adesso seminarista, costretto durante la guerra a fucilare un partigiano francese. I due sono posti a confronto con le loro coscienze prima del verdetto finale. La colonna sonora è caratterizzata da una intensa canzone di Charles Aznavour.
La storia della realizzazione e dell’accoglienza del film è complessa. Autant-Lara fin dal 1949 aveva in mente di realizzare Non uccidere ma solo alla fine degli anni cinquanta il produttore italiano Moris Ergas, accettò di realizzare il film, girato in Jugoslavia con capitali del Liechtenstein. Il film ebbe subito notevoli difficoltà per la distribuzione e fu proiettato in Francia solo nell'estate del 1963. Presentato nel 1961 alla Mostra di Venezia suscitò molte polemiche e la commissione di censura ne proibì la visione poiché la si considerava un'istigazione a violare la legge italiana che prescriveva il servizio di leva militare come obbligatorio. Il 20 ottobre 1961 la "Comunità europea degli scrittori" organizzò la proiezione della pellicola al cinema Quattro Fontane di Roma ma l'ingresso in sala fu impedito dalla Questura. La protesta che ne seguì ebbe una clamorosa risonanza nell'opinione pubblica quando il 18 novembre 1961 il sindaco di Firenze Giorgio La Pira organizzò una proiezione privata del film. Il rifiuto di prestare servizio militare da parte dei Testimoni di Geova e il caso del processo a don Milani e a don Ernesto Balducci aprirono poi la strada al riconoscimento dell'obiezione per motivi religiosi sancito dalla legge n. 722 del 15 dicembre 1972.
Cosa può dire questo film in un tempo dove le guerre, oramai lontane dal nostro territorio, vengono chiamate “missioni di pace” e quello del soldato è considerato un mestiere come un altro e ben retribuito? A cinquant’anni dal primo caso di un cattolico italiano, Giuseppe Gozzini, è giunto il momento di riflettere su cosa significhi e quali forme possa assumere l’obiezione di coscienza al giorno d’oggi.
Serata promossa dal Punto Pace di Pax Christi di Pisa e la Rete Radie Resch di Pisa-Viareggio: introdurrà la proiezione don Antonio Cecconi.
Il costo del biglietto è 3 euro.
10:16 Scritto da iskra2010 in cinema e tv | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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28/11/2012
Ken Loach per protesta diserta il 30° Torino Film Festival
Una vertenza sindacale sui dipendenti precari del Museo induce il regista inglese di "Il pane e le rose" a chiedere spiegazioni ai vertici dell'ente. Non avendole ricevute rinuncia a venire a Torino
di VERA SCHIAVAZZI
Ken Loach
“Ci dispiace comunicare che, per cause indipendenti dalla volontà del Torino Film Festival, Ken Loach non sarà presente per ricevere il Gran Premio Torino e che di conseguenza la proiezione di The Angels’ Share è annullata”. Così, a metà mattina, uno stringatissimo comunicato del Torino Film Festival annunciava la defezione del regista più radicale (e più amato dalla sinistra italiana) nel panorama del cinema europeo. Ma ancor più clamorose sarebbero le ragioni del “no”, così come le spiega Romolo Marcella, segreteria provinciale dell’Usb (l’Unione dei Sindacati di Base): “Siamo stati noi a rivolgerci proprio a Loach per denunciare la grave situazione delle cooperative del gruppo Rear che ha vinto la gara di appalto per i servizi all’interno della Mole Antonelliana (sede del Museo del Cinema, che come è noto amministra anche il TFF, ndr). Ad agosto gli abbiamo scritto, lui ci ha risposto, gli abbiamo inviato i documenti che mostrano come, dopo una prima protesta lo scorso anno, alcuni nostri delegati siano stati licenziati. E alla fine ha deciso di non venire, senza che noi per altro glielo avessimo chiesto”.
Nel tardo pomeriggio è arrivato un duro comunicato del regista de "Il pane e le rose" che spiega perchè non viene a Torino a ritirare il premio alla carriera: "E' con grande dispiacere che mi trovo costretto a rifiutare il premio che mi è stato assegnato dal Torino Film Festival, un premio che sarei stato onorato di ricevere, per me e per tutti coloro che hanno lavorato ai nostri film. I festival hanno l’importante funzione di promuovere la cinematografia europea e mondiale e Torino ha un’eccellente reputazione, avendo contribuito in modo evidente a stimolare l’amore e la passione per il cinema.
Tuttavia, c’è un grave problema, ossia la questione dell’esternalizzazione dei servizi che vengono svolti dai lavoratori con i salari più bassi. Come sempre, il motivo è il risparmio di denaro e la ditta che ottiene l’appalto riduce di conseguenza i salari e taglia il personale. È una ricetta destinata ad alimentare i conflitti. Il fatto che ciò avvenga in tutta Europa non rende questa pratica accettabile.
A Torino sono stati esternalizzati alla Cooperativa Rear i servizi di pulizia e sicurezza del Museo Nazionale del Cinema (MNC). Dopo un taglio degli stipendi i lavoratori hanno denunciato intimidazioni e maltrattamenti. Diverse persone sono state licenziate. I lavoratori più malpagati, quelli più vulnerabili, hanno quindi perso il posto di lavoro per essersi opposti a un taglio salariale. Ovviamente è difficile per noi districarci tra i dettagli di una disputa che si svolge in un altro paese, con pratiche lavorative diverse dalle nostre, ma ciò non significa che i principi non siano chiari.
In questa situazione, l’organizzazione che appalta i servizi non può chiudere gli occhi, ma deve assumersi la responsabilità delle persone che lavorano per lei, anche se queste sono impiegate da una ditta esterna. Mi aspetterei che il Museo, in questo caso, dialogasse con i lavoratori e i loro sindacati, garantisse la riassunzione dei lavoratori licenziati e ripensasse la propria politica di esternalizzazione. Non è giusto che i più poveri debbano pagare il prezzo di una crisi economica di cui non sono responsabili.
Abbiamo realizzato un film dedicato proprio a questo argomento, «Bread and Roses». Come potrei non rispondere a una richiesta di solidarietà da parte di lavoratori che sono stati licenziati per essersi battuti per i propri diritti? Accettare il premio e limitarmi a qualche commento critico sarebbe un comportamento debole e ipocrita. Non possiamo dire una cosa sullo schermo e poi tradirla con le nostre azioni.
Per questo motivo, seppure con grande tristezza, mi trovo costretto a rifiutare il premio"
Ed ecco la risposta dei vertici del Tff: "Con grande dispiacere, prendiamo atto del comunicato stampa con il quale Ken Loach rifiuta il premio assegnatogli dal Torino Film Festival. A maggior ragione, ci dispiace di constatare che un grande regista, al quale va da sempre la nostra ammirazione, sia stato male informato al punto da formulare riserve su comportamenti del Museo Nazionale del Cinema che non corrispondono in alcun modo alla realtà dei fatti. Ricordiamo che il contratto di assegnazione dei servizi di vigilanza e pulizia alla Mole Antonelliana è stato stipulato a norma di legge, con una gara europea ad evidenza pubblica, rispettosa delle normative ministeriali e dei contratti di lavoro in essere. Il Museo non può essere ritenuto responsabile de comportanti di terzi, nè direttamente nè indirettamente. Di conseguenza, non sarebbe in alcun modo legittimato a intervenire nel merito di rapporti di lavoro fra i soci di una cooperativa esterna e la loro stessa società".
"Al contrario di quanto affermato da Ken Loach - sottolinea - ci aspetteremmo invece di vederci riconosciuto un comportamento eticamente ineccepibile nei confronti delle problematiche inerenti i rapporti di lavoro con i dipendenti del Museo del Cinema, i collaboratori e le rappresentanze sindacali. Con orgoglio, rivendichiamo da sempre una politica coerente a tutela del lavoratori e, d'intesa con le organizzazioni sindacali di riferimento, un impegno costante nella ricerca di soluzioni atte a garantire continuità e difesa dei posti di lavoro, anche in un momento di forte contrazione delle risorse economiche a disposizione".
08:22 Scritto da iskra2010 in cinema e tv | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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10/11/2012
Report Rai 3: INSAZIABILI
Report Rai.3
28 ottobre 2012
Di Sabrina Giannini
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Io prendo atto che a voi interessa più lo stuzzicadenti che la trave, lei sta producendo nei confronti di un partito che ha avuto un giudice, ha avuto giudice penale, civile, amministrativo e contabile che ha controllato tutto. Report realizza un servizio pubblico prendendosela con noi invece che guardare le travi, ne prendo atto.
SABRINA GIANNINI
Lei che ne sa di quelli con cui me la prendo?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Ma non c’è il numero di Marruccio? Datemi il numero di telefono. Pronto? Maruccio?
Pronto?
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Antonio Di Pietro sta cercando di contattare il suo avvocato Vincenzo Maruccio… proprio quel Maruccio capogruppo nel Lazio che pochi giorni dopo questa intervista diventerà una trave…
Tg del Maruccio
La prossima settimana Maruccio verrà sentito in Procura, gli inquirenti dovranno cercare di capire il perché di tutti quei piccoli bonifici fatti dai fondi del gruppo ai suoi dieci contocorrenti.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Il simbolo di mani pulite sa meglio di chiunque altro che una pagliuzza, o uno
stuzzicadenti come dice lui, diventa una trave se la magistratura la vede.
DOMENICO MORACE – EX DIRIGENTE ITALIA DEI VALORI BOLOGNA
Io feci una denuncia querela in Procura che riguardava l’intero partito Italia dei Valori per quanto riguarda il territorio di Bologna e la provincia di Bologna e chiedevo di essere sentito sui fondi regionali destinati al gruppo regionale Idv. L’ho chiesto 2 anni fa e non ho avuto mai avuto la soddisfazione di essere chiamato se non in concomitanza, successivamente, alla mia intervista su Affari Italiani.
SABRINA GIANNINI
Due anni dopo.
DOMENICO MORACE – EX DIRIGENTE ITALIA DEI VALORI BOLOGNA
Esattamente due anni dopo.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
All’avvio delle indagini emergono i primi riscontri su alcune spese anomale fatte con i fondi del gruppo da Paolo Nanni, unico consigliere alla regione dell’Idv fino al 2010 e oggi indagato per peculato.
DOMENICO MORACE – EX DIRIGENTE ITALIA DEI VALORI BOLOGNA
Le verifiche che io feci riguardarono le entità di queste somme che Nanni aveva a
disposizione e scoprì che si stava parlando di circa 90 mila euro l’anno. A fronte di
queste segnalazioni io verificai anche che per la mole di denaro che veniva impegnata non c’era un’attività politica di riscontro all’utilizzo di queste somme, oggi con le indagini della magistratura in corso cominciamo a intuire che fine facevano questi denari pubblici.
SABRINA GIANNINI
Come giustificava questi soldi?
DOMENICO MORACE – EX DIRIGENTE ITALIA DEI VALORI BOLOGNA
Giustificava portando delle locandine per convegni inesistenti.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Una volta trovate le locandine dei convegni gli investigatori contattano i relatori invitati per fare le dovute verifiche…
EUGENIA ROSSI – EX CONSIGLIERE ITALIA DEI VALORI COMUNE MODENA
E’ una tragedia per me, in realtà mi sembra di far parte di una farsa claunesca.
AL TELEFONO SEGRETERIA CENTRO CONGRESSI ITALIA 7
Non l’abbiamo fatto e glielo posso assicurare, ma non è che non abbiamo fatto quel convegno, noi per tutto agosto siamo chiusi.
SABRINA GIANNINI
Quindi non c’è proprio….
AL TELEFONO SEGRETERIA CENTRO CONGRESSI ITALIA 7
Io guardi sono 10 anni che lavoro dentro al Centro Congressi, mai mai mai in agosto siamo stati aperti, ma neanche per fare una merenda, s’immagini per accendere dei microfoni, un salone….
EUGENIA ROSSI – EX CONSIGLIERE ITALIA DEI VALORI COMUNE MODENA
Non solo non ho partecipato, ma non sapevo nemmeno dell’esistenza di convegni di questo genere, può darsi che ce ne siano in giro altri.
SABRINA GIANNINI
Quindi lei si aspetta…è una sorte di spada di Damocle.
EUGENIA ROSSI – EX CONSIGLIERE ITALIA DEI VALORI COMUNE MODENA
Ah io mi aspetto qualcos’altro mi aspetto la spada di Damocle e quindi doppiamente io dovrò fare una denuncia per tutelarmi anche da eventuali seconde sorprese.
GIOVANNI AUGUSTO MARTINES – GIORNALISTA E DOCENTE UNIVERSITARIO
L’ho avuto quando ho richiesto alla guardia di finanza di mandarmi via mail la prova
documentata della mia presenza a questi due convegni a cui non mai partecipato “la legalità nel territorio bolognese”, Italia dei Valori, secondo me Italia dei loro valori e “la legalità del territorio bolognese” ecco qui siamo veramente al paradosso. No, io sono stato coinvolto in un altro volantino, questo è del 2006, nel 2008 dove si parla della situazione delle scuole nella provincia di Bologna, il convegno c’è stato nel 2008, ma c’è stata anche la cena quindi questi hanno mangiato e mi sembra anche molto.
SABRINA GIANNINI
Mi dica una cosa, ma qui seguirà buffet anche qui o no?
EUGENIA ROSSI – EX CONSIGLIERE ITALIA DEI VALORI COMUNE MODENA
Non lo so se c’è il buffet, ci mancherebbe altro….il buffet. Fra le altre cose ecco se potete notare, un patetico copia e incolla…
DOMENICO MORACE – EX DIRIGENTE ITALIA DEI VALORI BOLOGNA
In Emilia Romagna basta depositare le locandine per avere i soldi invece i giustificativi di spesa devono essere prodotti solo alla fine del mandato e quindi dopo 5 anni. Paolo Nanni nel 2012 nonostante il suo mandato fosse terminato nel 2010, nel 2012, non li aveva ancora depositati.
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Lo dico a voi, non facciamo di tutta erba un fascio io qui ci sto perdendo la salute e il cuore per cercare di mantenere avanti questi principi e quando esco per strada, non voglio assolutamente accomunato alla casta o a questi politici che si fanno gli affari loro.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
L’ultima cosa che vorremmo fare è di ogni erba un fascio. Buonasera. Quel che ci interessa capire è come funziona un sistema dove l’unico controllo lo fa anche chi tiene la cassa, e dentro non ci sono soldi suoi. Parliamo di Mezzo miliardo l’anno che vanno ai partiti . Per quel che riguarda l’ex capogruppo dell’Idv della regione Emilia Romagna sta indagando la procura. La domanda però è : è possibile presentando delle locandine di convegni che probabilmente non ci sono neanche mai stati ottenere i rimborsi? Se i controlli sono quel che sono, perché no? La storia comincia a gennaio con Lusi, segue La Lega e poi, ogni giorno, ne salta fuori una. Sarà per via del fatto che ci si avvia verso le elezioni, di soldi ce ne sono tanti, e fanno gola a molti e dentro i partiti scoppiano le guerre intestine. Sta di fatto che il gruppo anticorruzione europeo che da tempo punta il dito sul nostro sistema di finanziamento pubblico a marzo scrive: dal 97 al 2009, 91 formazioni politiche hanno presentato rendicontazioni false o incomplete. In questo mare magnum possiamo solo fidarci. E Possiamo non fidarci di colui che è diventato popolare proprio scoprendo come si fanno i bilanci falsi? La nostra Sabrina Giannini
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Stiamo raccogliendo le firme per abrogare il finanziamento pubblico ai partiti.
SABRINA GIANNINI
Però voglio dire anche voi avete usufruito, avete avuto il 150% in più un po’ tutti, no?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
No, no ma il sistema…
SABRINA GIANNINI
Cioè le spese erano 10 ed invece vi davano 50, no?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Il sistema ha previsto un rimborso a forfait.
SABRINA GIANNINI
Avreste sempre potuto rifiutarli, no?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Noi abbiamo fatto politica con quei soldi ma siccome ce ne anche avanzati non li
abbiamo nascosti in Tanzania.
SABRINA GIANNINI
Ma in tutto quanto avete voi preso in 10 anni di attività?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Questo lo deve chiedere al mio tesoriere, ma non mi voglio nascondere su questo.
SILVANA MURA – DEPUTATA E TESORIERA ITALIA DEI VALORI
Io non ricordo bene comunque i primi sono stati senza altro molto duri.
SABRINA GIANNINI
Io ho fatto un rapido calcolo non so se è giusto pero fino al 2009- 2008 sono stati 45 milioni più o meno possibile.
SILVANA MURA – DEPUTATA E TESORIERA ITALIA DEI VALORI
Non credo che le cifre siano… non lo so, perché adesso non ho i conti.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Non se lo ricorda la tesoriera e nemmeno Di Pietro che ha gestito insieme a lei milioni di euro del finanziamento pubblico. Sulla gestione della cassa del partito ha esposto due denunce l’ex vicepresidente e cofondatore del movimento Italia dei Valori, Elio Veltri.
ELIO VELTRI – VICEPRESIDENTE ITALIA DEI VALORI FINO AL 2001
Il modo di gestire il finanziamento pubblico dell’ Italia dei Valori è stato studiato accuratamente con una ingegneria di cui non c’è riscontro nell’ esperienza italiana.
SABRINA GIANNINI
Lei qui praticamente scrive tutto quello che ha visto da dentro?
MARIO DI DOMENICO - SOCIO ASSOCIAZIONE ITALIA DEI VALORI FINO AL
2004
Che ho visto da dentro, che ho orchestrato da dentro, di cui sono stato complice inizialmente da dentro, sono stato un po’ l’anima nera il belzebù iniziale.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
L’avvocato Mario di Domenico era uno tre soci fondatore dell’associazione parallela al partito l’ “Italia dei valori” denominata sempre “Italia dei valori”.
MARIO DI DOMENICO - SOCIO ASSOCIAZIONE ITALIA DEI VALORI FINO AL
2004
Nel settembre 2000 io, Di Pietro e Mura andiamo dal notaio Marini a Roma e facciamo l’ associazione di queste tre persone.
ELIO VELTRI – VICEPRESIDENTE ITALIA DEI VALORI FINO AL 2001
In previsione di ricevere il finanziamento pubblico è stata costruita un’ associazione a tre di cui non sapeva, se non i tre che facevano parte dell’associazione.
MARIO DI DOMENICO - SOCIO ASSOCIAZIONE ITALIA DEI VALORI FINO AL
2004
Di Pietro ha fatto il gioco delle tre carte ha chiamato il partito “l’ Italia dei Valori lista Di Pietro” e l’ associazione ha lo stesso nome dentro lo stesso contenuto di documento giuridico “associazione Italia dei valori”.
ELIO VELTRI – VICEPRESIDENTE ITALIA DEI VALORI FINO AL 2001
Io ero vicepresidente di tutto ciò non ho saputo nulla…
SABRINA GIANNINI
Del partito attenzione non dell’ associazione…
ELIO VELTRI – VICEPRESIDENTE ITALIA DEI VALORI FINO AL 2001
Certo e infatti del partito, ma se i soldi pubblici vanno all’associazione avrei dovuto
saperlo, si o no?
SABRINA GIANNINI
Questo dualismo me lo può spiegare?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Non esiste un dualismo è stato già certificato con due ordinanze, più una sentenza, è stato già certificato che non esiste alcun dualismo.
SABRINA GIANNINI
Perché io vedo qua 13 dicembre 2010 il Gip di Roma dichiara che effettivamente sussistono confusione in ordine alla duplicità dei soggetti giuridici…
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Dove lo hai letto questo?
SABRINA GIANNINI
Nella ordinanza del Gip di Roma “l’associazione il movimento politico Italia dei valori lo statuto 2004 distingue tra l’associazione partito fino alla modifica statuaria del 2009” di cui poi parleremo.
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
L’ Italia dei valori nasce come nascono tutte le cose: da un socio promotore, così abbiamo fatto anche noi.
SABRINA GIANNINI
Quindi lei ammette che ci fossero in qualche modo…
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
No, io quando l’ho fatto, l’ho fatto convinto che venisse fatto bene.
MARIO DI DOMENICO - SOCIO ASSOCIAZIONE ITALIA DEI VALORI FINO AL
2004
Però io ritenevo anche che questo passaggio transitorio, non dovesse durare troppo a lungo.
SABRINA GIANNINI
Per quanto tempo siete rimasti in tre?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Non ho idea, un paio d’anni due o tre anni non mi ricordo quanto tempo.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Gli anni in realtà sono 9. Quello che cambia dopo 4 anni è un socio, Di Domenico
viene estromesso.
MARIO DI DOMENICO - SOCIO ASSOCIAZIONE ITALIA DEI VALORI FINO AL
2004
Venti giorni dopo è entrata ufficialmente come socio fondatore a tre Susanna
Mazzoleni, la moglie.
SABRINA GIANNINI
Di Di Pietro.
MARIO DI DOMENICO - SOCIO ASSOCIAZIONE ITALIA DEI VALORI FINO AL
2004
E ha mantenuto questa costante presenza di tre persone, facendo credere a tutti che ormai eravamo un partito aperto a tutti.
SABRINA GIANNINI
Avvocato salve Sabrina Giannini di Report senta volevo farle una domanda, posso? Al volo? Come ex socia dell’associazione Italia dei valori.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
L’avvocato Mazzoleni moglie Di Pietro, sembra fin da subito disponibile, poi viene improvvisamente richiamata e si alza.
SABRINA GIANNINI
Avvocato non vuole, avvocato…
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Forse un impegno urgente che aveva scordato, ma non abbastanza urgente visto che fa il giro largo prima di uscire.
SABRINA GIANNINI
Non si pente di aver messo sua moglie in questa associazione? Un po’?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Ma non…Ma guardi che mia moglie non è “mia moglie”. È una signora che ha una sua testa e una sua politica e una sua esistenza, questa cosa di criminalizzarla perché è mia moglie, l’offende…offende il movimento femminile.
SABRINA GIANNINI
No, per carità, no anzi il fatto che si facesse circondare da donne tanto di capello. No, il discorso è che sembra quasi che lei voglia un controllo, in questo caso dei soldi molto, molto, molto stretto.
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Torno a ripetere, se lo avessi voluto lo avrei mantenuto dal primo all’ultimo momento, invece noi siamo nati inizialmente in pochi e ci siamo sempre di più…abbiamo sempre di più aumentato la nostra partecipazione.
MARIO DI DOMENICO - SOCIO ASSOCIAZIONE ITALIA DEI VALORI FINO AL
2004
Sento solo e continuamente dire noi dell’ Italia dei valori, noi chi? Fino al 2009 noi chi?
Io, mammeta e tu?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Ma parte così! Ma parte così! che cosa dobbiamo colpe non ne abbiamo.
SABRINA GIANNINI
Ma come colpe non ne…
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Ma cosi parte il partito!
SABRINA GIANNINI
Ma secondo lei è trasparente il partito?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Io lo ritengo estremamente trasparente perché noi non abbiamo mai incassato qualcosa di noi, lo abbiamo messo sempre a disposizione del partito, anzi no a disposizione ha sempre fatto parte del partito.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Ma i tesserati non fanno parte della associazione che gestisce la cassa e nella quale si entra solo con la firma davanti al notaio. Il giorno dopo l’ingresso della moglie nella società, e’ il 2004, la camera approva il piano di ripartizione dei rimborsi elettorali.
Arrivano circa 5 milioni di fondi.
Come si vede da questo verbale di riunione il rendiconto sarà approvato, anzi autoapprovato, l’anno successivo dal solo Di Pietro. L’unico presente. L’associazione gestisce 50 milioni euro fino a quando, nel 2009, compare il nuovo statuto.
SABRINA GIANNINI
Però poi di fatto lei solo nel 2009 dice che ha regolarizzato con un organo collegiale di 7 persone ovvero l’ufficio di presidenza… e allora uno vien da dire ma allora prima?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Ma no, anche prima era…
SABRINA GIANNINI
Quindi i Belisario, i Cambursano, i Donadi hanno sempre visto come spendevate i
soldi…
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Si.
SABRINA GIANNINI
Entravano nel merito delle spese? È così?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Certamente si.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Vasto, stati generali dell’ Italia dei Valori in prima fila ci sono tutti gli uomini del presidente, confermato sempre e solo per acclamazione.
Dal 2009, anche loro hanno il diritto di approvare il rendiconto economico e di nominare il tesoriere.
SABRINA GIANNINI
Ma lei non ha mai firmato prima del 2009, questo le voglio dire?
FELICE BELSIARIO – CAPOGRUPPO AL SENATO ITALIA DEI VALORI
Io non lo ricordo questo. So certamente che ho sempre assunto la responsabilità di bilanci perché li ho conosciuti come gente del partito.
SABRINA GIANNINI
Però siccome ci sono dei verbali di assemblea, delle convocazioni se le ricorderà se firmava o no?
FELICE BELSIARIO – CAPOGRUPPO AL SENATO ITALIA DEI VALORI
No no, guardi se le ho firmate le firme ci sono, se non le ho firmate non glielo so dire.
SABRINA GIANNINI
Se dal 2009 le cose stanno così mi dica l’approvazione del bilancio prima del 2009 lei non era presente nell’approvazione del bilancio.
MASSIMO DONADI – CAPOGRUPPO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI ITALIA DEI
VALORI
Del bilancio di chi del partito?
SABRINA GIANNINI
Io parlo del partito.
MASSIMO DONADI – CAPOGRUPPO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI ITALIA DEI
VALORI
O mamma mia guardi, io credo che l’ufficio di presidenza abbia sempre provveduto
all’approvazione del bilancio.
SABRINA GIANNINI
Lei non si ricorda? Di avere assistito…
MASSIMO DONADI – CAPOGRUPPO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI ITALIA DEI
VALORI
Io mi ricordo di aver approvato da diversi anni i bilanci, se poi mi chiede se li ho approvate dal 2005 o dal 2004…
SABRINA GIANNINI
Quindi formalmente l’approvazione dei bilanci prima veniva fatta dai tre soci dell’associazione, formalmente …proprio ratificata con le firme?
FELICE BELSIARIO – CAPOGRUPPO AL SENATO ITALIA DEI VALORI
No.
SILVANA MURA – DEPUTATA E TESORIERA ITALIA DEI VALORI
Innanzitutto l’ufficio di presidenza, come organo di partito ha sempre controllato i bilanci.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Donadi, infine, smentisce Belisario, Silvana Mura il tesoriere e Di Pietro.
MASSIMO DONADI – CAPOGRUPPO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI ITALIA DEI
VALORI
Io quello che posso dire che da quando il nostro statuto prevede che sia l’ufficio di presidenza ad approvare il bilancio, l’ufficio di presidenza di cui io faccio parte approva il bilancio prendendone piena cognizione conoscenza esaminandolo eccetera. Prima evidentemente questo non era così e….mmm… cosa dobbiamo dire se dobbiamo fare ammenda, facciamo ammenda.
SABRINA GIANNINI
No, perche Donadi mi ha detto che in realtà non li ha visti prima del 2009 da quando c’ è stato questo cambiamento di statuto?
SILVANA MURA – DEPUTATA E TESORIERA ITALIA DEI VALORI
Non lo so cosa le abbia detto l On. Donadi ma…
SABRINA GIANNINI
Non si ricorda bene dice Donadi?
SILVANA MURA – DEPUTATA E TESORIERA ITALIA DEI VALORI
È inutile che faccia la spiritosa…
FELICE BELSIARIO – CAPOGRUPPO AL SENATO ITALIA DEI VALORI
I nostri bilanci sono stati sempre pubblic… pubblicati per cui non avevamo nulla prima nè dopo da nascondere.
SABRINA GIANNINI
Lei lo sa che anche Lusi aveva i bilanci perfetti quindi non parliamo di bilanci è la rendicontazione che conta.
FELICE BELSIARIO – CAPOGRUPPO AL SENATO ITALIA DEI VALORI
A questo punto sarebbe il caso d’interrompere la telefonata perché non penso ci siano termini di paragone, tra l’Italia dei Valori e il Sig. Rossi.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Quelli di vasto sull’argomento sono sensibili e c’è da capirli. Sono cambiati 10 statuti in 12 anni, l’unica cosa che non è cambiata fino al 2009 è stata l’associazione di tre persone che gestiva la cassa: il presidente, e la tesoriera che lui ha sempre confermato.
SABRINA GIANNINI
Si può lasciare solo ad un tesoriere, solo a Di Pietro tra l’altro solo alla moglie di Di Pietro il controllo delle risorse finanziare per nove anni?
MASSIMO DONADI – CAPOGRUPPO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI ITALIA DEI
VALORI
Guardi forse le sfugge un dettaglio che l’Italia dei valori è nata nel 2000 e per 7 di questi nove anni, sa a quanto ammontavano le nostre risorse?
SABRINA GIANNINI
Si lo so, ce le ho qua.
MASSIMO DONADI – CAPOGRUPPO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI ITALIA DEI
VALORI
A zero.
SABRINA GIANNINI
No, no, no, non la trovo informata perché ce li ho qua i bilanci.
MASSIMO DONADI – CAPOGRUPPO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI ITALIA DEI
VALORI
Lei si è studiata i bilanci….
SABRINA GIANNINI
Sono 45 milioni di euro fino al 2009 vuol dire che al momento del cambio dello statuto vi siete presi 45 milioni di euro. Dal 2001 c’erano già due milioni di euro nel 2002, cioè voi man mano che siete andati avanti avete preso i rimborsi delle europee erano già 8 milioni, 10 milioni, non se lo ricorda…
MASSIMO DONADI – CAPOGRUPPO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI ITALIA DEI
VALORI
No, no, ma guardi…..
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Nel 2006, il socio fondatore Di Domenico invia una lettera dettagliata al presidente Napolitano e ad altri esponenti politici, allegando una corposa documentazione. È allora che Veltri viene a conoscenza dell’associazione.
MARIO DI DOMENICO - SOCIO ASSOCIAZIONE ITALIA DEI VALORI FINO AL
2004
In tutte le cause civili iniziate da me per appurare la verità è accaduto che tutte le istanze istruttorie da me presentate sono state respinte.
ELIO VELTRI – VICEPRESIDENTE ITALIA DEI VALORI FINO AL 2001
A questo punto ho detto tagliamo la testa al toro e chiediamo ad un perito che giura davanti al giudice con una perizia giurata come stanno le cose e le cose sono emerse degli acquisti in immobili sostanzialmente di tutta la famiglia dell’ On. Di Pietro molto consistenti.
SABRINA GIANNINI
Lei come immobiliarista però tanto di capello, ha un sacco di case… No a parte gli scherzi io ho un monolocale dopo 15 anni di duro lavoro.
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Non ha la campagna? Non ce l’ha?
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Da Montenero di Bisaccia a Venafro. sempre in Molise, dove lavora il consulente che per conto di Veltri ha catalogato e stimato i terreni e immobili di Di Pietro e dei suoi familiari.
SABRINA GIANNINI
Quanti immobili sono tra l’altro?
MASSIMO D’ANDREA - GEOMETRA
52, 54.
SABRINA GIANNINI
Immobili, lei cosa intende però anche terreni?
MASSIMO D’ANDREA - GEOMETRA
Terreni, si tutto.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Escludendo da questa lista le 9 proprietà della moglie le 2 del figlio maggiore Cristiano, le proprietà sono 45 un dato che comprende anche i terreni, le cantine, i garage.
SABRINA GIANNINI
Lei ha sicuramente numerosi immobili.
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
No guardi c’è una sentenza su questo, su questo mi perdoni c’è una sentenza non è possibile…
SABRINA GIANNINI
E beh però….
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
E non è possibile perché su questa sentenza…
SABRINA GIANNINI
Quale sentenza?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Una sentenza su …penale su questo dove sono stati giustificati immobili per immobili fondi per fondi da dove sono provenuti su questo, se permetti, io mi dimetterei direttamente adesso…
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Il magistrato non ha trovato riscontri sull’ipotesi di un collegamento tra gestione dei soldi del partito e le proprietà acquistate da Di Pietro dopo il suo ingresso in politica.
Veltri aveva chiesto al geometra D’Andrea di catalogare gli immobili acquistati prima e dopo l’arrivo nelle casse del partito dei fondi elettorali.
MASSIMO D’ANDREA - GEOMETRA
Abbiamo una movimentazione economica del 33% dal 1995 al 2001 e una movimentazione economica dal 2002 al 2009 che arriva al 67%, prima dei rimborsi elettorali e dopo i rimborsi elettorali sia per quanto riguarda…entrambe sono al netto delle vendite. Dopo il 2001 tutta la famiglia inizia ad acquistare beni.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Questa perizia giurata non e’ stata evidentemente considerata prova interessante dal magistrato. Più credibili saranno state, a parere del giudice, le controdeduzioni di Di Pietro.
SABRINA GIANNINI
“Mi hanno attribuito beni e proprietà non mie”.
MASSIMO D’ANDREA - GEOMETRA
E certo erano del figlio, del figlio minorenne.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Di Pietro contesta anche la valutazione sul suo patrimonio.
MASSIMO D’ANDREA - GEOMETRA
Tutti gli immobili sono stati classificati al minimo…
SABRINA GIANNINI
Quindi è una stima al difetto?
MASSIMO D’ANDREA - GEOMETRA
Si, si sia per quanto riguarda la vendita e sia per quanto riguarda l’acquisto. Cioè diciamo che a oggi io gli ho stimato un capitale immobiliare a tutta la famiglia di 5 milioni e 210 mila euro, di cui, su questi 5 milioni, sono stati contratti mutui per un milione e 88 mila euro.
SABRINA GIANNINI
Quindi il contante o comunque non la richiesta…
MASSIMO D’ANDREA - GEOMETRA
È la differenza…
MASSIMO D’ANDREA - GEOMETRA
4 milioni.
SABRINA GIANNINI
Sempre con la stima prudenziale.
MASSIMO D’ANDREA - GEOMETRA
Sempre con la stima prudenziale.
SABRINA GIANNINI
Cioè la contestazione di Di Pietro è proprio quella….
MASSIMO D’ANDREA - GEOMETRA
Sono stato accusato che ho gonfiato le stime ed invece non è vero. Cioè un appartamento di 10 vani a via Merulana non costa 400mila euro come l’ho stimato io, ma costa un milione e mezzo di euro.
SABRINA GIANNINI
Ma lei l’ha stimato solo 400mila euro?
MASSIMO D’ANDREA - GEOMETRA
Solo 400 mila euro. Cioè ho messo il minimo, son valori prudenziali.
SABRINA GIANNINI
Senta lei ha provato a fare il massimo invece? quanto sarebbe venuto di valore d’immobili? Secondo il mercato facciamo solo secondo il mercato…
MASSIMO D’ANDREA - GEOMETRA
Potrebbe arrivare intorno a 15 di milioni di euro, il cespito.
SABRINA GIANNINI
Io quando ho visto che lei ha pagato le sue case con 4milioni di euro in contanti dico:”però.. complimenti! Guadagnate bene, ma non così tanto”. Questo che volevo dire.
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Devo dire che la maggior parte dei soldi per le case ho usato il risarcimento danni che mi hanno fatto…
SABRINA GIANNINI
Di quanto?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Li ricevetti, i primi…
SABRINA GIANNINI
400 mila da il Giornale, vero?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
400 mila da Il Giornale, ma poi molti altri ancora da Il Giornale, sì.
SABRINA GIANNINI
Beh, insomma…
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Vabbeh, ma devo ammettere che a forza di diffamarmi, qualche milione di euro l’ho
ricevuto.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Qualche milione di risarcimento danni per diffamazione sarebbe forse bastato per comprare le case. Però a leggere attentamente ciò che Di Pietro stesso scrive al giudice nel 2010, non si arriva neanche a un milione.
E poi ci sono soldi piovuti dal cielo: Maria Virginia Borletti, figlia del produttore milanese di macchine da cucire, decide di donare ad Antonio Di Pietro e Romano Prodi una parte dell’eredità. É il 1995; i due hanno un progetto politico comune che porterà Prodi a palazzo Chigi e Di Pietro al Ministero dei Lavori Pubblici.
ROMANO PRODI – EX PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
Io non avevo mai visto la signora Borletti; l’andai a vedere quando lei dichiarò che avrebbe donato a me e a Di Pietro una somma necessaria… così, perché vedeva in noi l’espressione o no politica…
SABRINA GIANNINI
Quanti soldi, si ricorda?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Erano 500 milioni forse o 250 milioni di lire; non mi ricordo.
SABRINA GIANNINI
Quasi un miliardo se non…
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
No, no, no, no, no, non quasi un miliardo.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Al miliardo poco di manca: Di Pietro non ricorda di avere ricevuto 954 milioni di lire, una delle più ingenti donazioni a uomini politici della storia repubblicana.
Prodi riceve dall’ereditiera circa mezzo miliardo, e, come Di Pietro, denuncia il lascito alla Camera dei Deputati nel rispetto della legge sul finanziamento ai partiti.
ROMANO PRODI – EX PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
Erano 198 mila sterline, pari 545 milioni di lire. Quindi, evidentemente, li ho versati subito al Movimento per l’Ulivo.
SABRINA GIANNINI
Ma lei di questi soldi cosa ne ha fatto alla fine?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Li abbiamo usati… io li ho usati per fare politica.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Eppure è lo stesso Di Pietro, nella nota memoria consegnata al magistrato, a dichiarare di avere usato la donazione Borletti per l’acquisto di immobili.
SABRINA GIANNINI
No, perché lei, in un primo momento ha dichiarato che li aveva usati per le spese politiche e in un secondo momento per comprar le case.
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Iniziammo a fare questa attività. …e certo che la parte che mi ha dato in donazione, l’ho usata personalmente.
SABRINA GIANNINI
Solo a lei?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
E certo che me l’ha data a livello personale!
ROMANO PRODI – EX PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
Quando ho ricevuto questi soldi, io non ho mai pensato che fossero dati a me per la mia bella faccio, no? Anche perché non credo di essere affascinante a questo punto.
SABRINA GIANNINI
Lei successivamente, nel 2009, ha dichiarato: “ho usato per comprarmi gli immobili anche i soldi della contessa Borletti”.
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Dipende da quali immobili ci riferiamo, certamente: se sono stati immobili finalizzati poi a usarli per il partito…
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Fossero o meno utilizzati per l’attività di partito risulta che Di Pietro ha acquistato due appartamenti a titolo personale, a Busto Arsizio, sborsando 800 milioni di lire nel 1999, l’anno dopo avere incassato l’eredità.
A Milano, in via Felice Casati, Di Pietro acquista un grande appartamento di 9 vani tramite una società immobiliare di cui è socio unico, l’AN.TO.CRI., costituita nel 2004.
A sedere nel consiglio di amministrazione è Silvana Mura, la tesoriera dell’Italia dei Valori.
SABRINA GIANNINI
No, ma come mai le hai fatto AN.TO.CRI. cioè che esigenza aveva di fare una società immobiliare mettendo tra l’ altro la sua tesoriera come responsabile legale, penso.
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
L ‘ho fatta per comprare un appartamento, quale è il problema?
SABRINA GIANNINI
Due appartamenti.
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Quale è il problema ci pago le tasse non è che….
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
In Via Principe Eugenio a Roma con la società acquista anche un altro grande appartamento di 10 vani. per pagare le rate del mutuo Di Pietro non fa fatica a trovare a chi affittare le due proprietà dell’AN.TO.CRI. Perché le affitta al partito.
ELIO VELTRI – VICEPRESIDENTE ITALIA DEI VALORI FINO AL 2001
Gli chiederei perché ha affittato le case che ha comprato come socio unico dell’
AN.TO.CRI. al partito facendosi dare i soldi con la quale ha pagato sempre lui i mutui
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Nel 2002 Di Pietro acquista 180 metri quadri in via Merulana a Roma. In quel periodo Mario Di Domenico era ancora socio di Di Pietro.
MARIO DI DOMENICO - SOCIO ASSOCIAZIONE ITALIA DEI VALORI FINO AL
2004
E quando io vado a casa di Antonio perché avevo la chiave di Antonio ecco qui la fiducia, la chiave di casa sua e trovo una fattura intestata a l’Italia dei valori per i lavori di ristrutturazione della casa di Antonio.
SABRINA GIANNINI
Senta lei non ha mai ristrutturato delle case sue personali di proprietà con i soldi del partito?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
No.
SABRINA GIANNINI
No?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
No.
SABRINA GIANNINI
E però queste se la ricorderà sicuramente per la sua casa di via Merulana.
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Questa non fu una ristrutturazione con i soldi del partito questo…e anche questo è stato esaminato dalla magistratura e è stato visto ragione per cui a quel tempo il 2002, in questo luogo, non stavamo ristrutturando la casa, in questo luogo c’era la sede del partito.
MARIO DI DOMENICO - SOCIO ASSOCIAZIONE ITALIA DEI VALORI FINO AL
2004
Noi avevamo sede a Busto Arstizio ma era la casa del privato cittadino Antonio Di Pietro.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Lo dichiara lo stesso Di Pietro al giudice quando scrive che dal 2000 vive e abita in via Merulana. Delle due l’una: o Di Pietro ha sbagliato con il magistrato oppure con noi.
ELIO VELTRI – VICEPRESIDENTE ITALIA DEI VALORI FINO AL 2001
Ma la magistratura deve spiegare come mai in alcuni casi è stata abbastanza spietata e in altri casi dorme, cioè è strabica, ecco.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Le procure di Roma e Milano non hanno accolto le denunce di Mario Di Domenico e di Elio Veltri, denunciati a loro volta da Antonio Di Pietro perché si è sentito diffamato.
Intanto, la Procura milanese sta indagando sull’uso dei fondi del partito per la ristrutturazione della casa di Gemonio di Umberto Bossi, oltre a numerose altre fatture per le spese personali della famiglia del leader leghista. Bossi e Di Pietro sono tutto casa e famiglia. Il trota, laureato in Albania, a 22 anni guadagna già 12 mila euro al mese come consigliere regionale. All’età di 22, Cristiano Di Pietro si diploma, con calma, ma si butta presto in politica e a 38 anni guadagna 10 euro al mese come consigliere regionale…
SABRINA GIANNINI
Quella li di chi è ?
UOMO1
Quella è del figlio di Di Pietro.
SABRINA GIANNINI
Quella li?
UOMO1
Si.
SABRINA GIANNINI
Ah però!
UOMO2
Cristiano Di Pietro
SABRINA GIANNINI
Senta Cristiano Di Pietro è consigliere regionale?
UOMO2
Si.
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Non credo che dobbiamo togliere il diritto di fare politica, dobbiamo togliere l’abuso di fare i figli di papà ma nel caso di specie tutto è meno che figlio di papà.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Oltre al figlio Cristiano e alla moglie ex socia, accanto a Di Pietro in parlamento siedono il cognato Cimadoro e Ivan Rota, parente acquisito.
PANCHO PARDI – SENATORE ITALIA DEI VALORI
Io ho lottato contro la …
SABRINA GIANNINI
Il figlio di Di Pietro?
PANCHO PARDI – SENATORE ITALIA DEI VALORI
Contro la candidatura a consigliere regionale in Molise. Io l’ho detto chiaro e tondo.
SABRINA GIANNINI
Perché la vede come una degenerazione nepotistica del sistema politico? Familismo amorale?
PANCHO PARDI – SENATORE ITALIA DEI VALORI
Familismo. C’è la questione diciamo della ascesa e discesa nelle gerarchie e c’è il controllo dei fondi indubbiamente.
ELIO VELTRI – VICEPRESIDENTE ITALIA DEI VALORI FINO AL 2001
Perché con il denaro si decide: chi diventa segretario del partito, chi entra nel gruppo ristretto fedele del segretario del partito, chi vince le elezioni. I partiti sono al minimo storico gli direi anche per colpa tua perché non dai risposte chiare. Dillo! Tira fuori le ricevute… no? E se dimostri che tutto è stato fatto in regola noi ti battiamo le mani.
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Io credo che abbia fatto il mio dovere dando tutto alla magistratura facendo le verifiche ai miei bilanci.
SABRINA GIANNINI
Il bilancio è un conto i movimenti dare e avere sono un’altra cosa. Lei lo sa meglio di me.
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Perché?
SABRINA GIANNINI
Perché nei movimenti dare avere si vede se il bilancio ….tanto nel bilancio uno può scrivere quello che vuole no?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Ma sono pubblici stanno di la depositati.
SABRINA GIANNINI
Alla magistratura ?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
No, no anche alla Camera dei Deputati.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Quanto siano poco trasparenti i bilanci dei partiti lo spiega uno dei revisori contabili
nominati dal Parlamento.
TOMMASO DI TANNO – REVISORE DEI CONTI
Il rendiconto del partito politico può essere redatto in forma libera, tant’è che questo è un rendiconto.
SABRINA GIANNINI
Questo, per esempio, lei come lo giudica firmato solo da tre persone
TOMMASO DI TANNO – REVISORE DEI CONTI
Un po’ malino. Come lo giudico? Questi signori prendono un pezzo di carta ci mettono 4 numeri sopra e ce lo mandano. Quando lei si trova questi pezzi di carta tutte le nostre elucubrazioni sono fatte sulla base di pezzi di carta che in sede penale possono essere smentite. Però siccome fra i nostri predecessori c’è stato qualcuno che ha tentato di andare presso le sedi dei partiti a fare la verifica, presso le sedi dei partiti e sono stati respinti dicendo non è di tua competenza. Noi proprio facendo tesoro di questa esperienza abbiamo detto badate bene signori Presidenti delle Camere che le nostre competenze sono così limitate da non potersi spingere oltre un controllo meramente formale. Noi diamo una spolveratina a questi bilanci, ma non abbiamo nessuna possibilità di esaminarli in concreto.
SABRINA GIANNINI
I revisori dei conti chi li nominava?
GIANFRANCO FINI – PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI
L’intesa tra i presidenti di Camera e Senato.
SABRINA GIANNINI
Non sono decisi dai vari partiti, dai principali politici?
GIANFRANCO FINI – PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI
No.
SABRINA GIANNINI
Non c’è una nomina politica?
GIANFRANCO FINI – PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI
No, no assolutamente. Sono professionisti proprio per questo le dicevo, i nomi garantiscono che si tratta di professionisti poi…
SABRINA GIANNINI
No, perché avevo letto che venivano scelti un po’ con il manuale Cencelli.
TOMMASO DI TANNO – REVISORE DEI CONTI
Veniamo scelti dai presidenti delle Camere come si dice su indicazione, c’ è una sorta di manuale Cencelli, c’è un manuale Cencelli...certo.
SABRINA GIANNINI
E lei da quale schieramento è stato suggerito?
TOMMASO DI TANNO – REVISORE DEI CONTI
Dal PD.
BETTINO CRAXI – 1992 TESTIMONIANZA AL PROCESSO CUSANI
I partiti erano tenuti a presentare dei bilanci in parlamento, i bilanci erano sistematicamente dei bilanci falsi, tutti lo sapevano ivi compreso coloro i quali avrebbero dovuto esercitare funzioni di controllo nominati dal presidente della Camera, ma agli atti parlamentari non risulta.
FRANCESCO RUTELLI - EX PRESIDENTE MARGHERITA
Eh ma è questo che ci è capitato a noi, siamo stati derubati siamo la vittima e non siamo però i colpevoli!
SABRINA GIANNINI
Quando ha visto questi casi di cronaca che sono emersi, ha pensato che questa cosa potesse essere estesa a molti altri? Tendenzialmente.
TOMMASO DI TANNO – REVISORE DEI CONTI
Certamente si. Certamente si, noi siamo perfettamente consapevoli che situazioni come quelle della Margherita potrebbero essere presenti anche in altri partiti. No, perché Rutelli è quello che ci è cascato con tutte due le scarpe dentro. Ma se andiamo a vedere quello che avviene negli altri partiti probabilmente troviamo le stesse cose.
SABRINA GIANNINI
È una responsabilità politica però enorme tale da…
TOMMASO DI TANNO – REVISORE DEI CONTI
La responsabilità politica è indubbia.
SABRINA GIANNINI
Tale da suggerire a queste persone di fare un altro lavoro?
TOMMASO DI TANNO – REVISORE DEI CONTI
Si. Lasciar perdere.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Vent’anni dopo, a rieccoci, stanno trovando adesso il modo per sistemare quei bilanci, obbligati dalle circostanze. Nel frattempo, però, si sono aumentati il finanziamento del 600%, La storia di Tangentopoli ce la ricordiamo tutti, i partiti si facevano pagare le tangenti perché per restare in sella tanti anni devi continuamente foraggiare la clientela. L’imprenditore o paga o se ne va, gli appalti lievitavano, alla fine il costo è diventato insostenibile, qualcuno ha cominciato a parlare ed è venuta giù la valanga.
Si va al referendum promosso dai radicali: basta finanziamento ai partiti , si rimborsa soltanto quello che viene effettivamente sostenuto dai candidati per la campagna elettorale. Bene, approvato a furor di popolo. Ma il giorno i partiti si mettono a tavolino per trovare la furbata. Dopo la pubblicità.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Prima che scoppiassero gli scandali la più insaziabile delle classi politiche di tutti i tempi era a un passo dalle prossime elezioni e dalla spartizione della torta che aveva preparato con tanta cura nel corso delle ultime legislature. Unico ingrediente: i nostri soldi.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Stiamo parlando dei rimborsi elettorali, che dovrebbe voler dire fammi vedere quanto hai speso per la tua campagna e io Stato, in base a quello che mi documenti, ti rimborso, come in tutte le aziende. E invece poi quando un partito muore, cosa succede dei suoi soldi? E’ morta An, Forza Italia, i Ds, la Margherita. Ma da defunti hanno continuato ad incassare lo stesso, perché? Perché il capolavoro si compie quando un governo cade, cioè nel momento in cui un Paese è debole, per i partiti è grasso che cola. Vediamo come.
SABRINA GIANNINI – FUORI CAMPO
I partiti dal 2008 ad oggi si sono divisi ogni anno questa torta. 200 milioni per i rimborsi spese delle elezioni politiche finiti direttamente nelle casse dei partiti. A questi si aggiungono 75 milioni confluiti sui conti correnti dei singoli gruppi parlamentari di Camera e Senato. 49 milioni per le elezioni europee. 41 milioni per le elezioni regionali. 75 milioni per i conti correnti gestiti dai gruppi dei consigli regionali, aggiungendo i 50 milioni l’anno per gli organi di stampa politica, il totale dei contributi per finanziare i partiti circa: mezzo miliardo di euro all’anno.
Per fare un confronto i partiti francesi ne ricevono 80, quelli tedeschi 133, gli spagnoli 75, mentre in Gran Bretagna sono previsti soltanto 5 milioni di euro per l’opposizione.
Sul finanziamento ai partiti battiamo ogni primato ed è un paradosso per un paese che nel 1993, sull’onda dell’indignazione per Tangentopoli, l’aveva abolito.
GIANFRANCO FINI – PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI
Si introdusse la norma per la quale erano rimborsati le spese elettorali in ragione dei voti percepiti.
SABRINA GIANNINI
È stato fatto un referendum per non dare soldi ai partiti e poi in realtà sono stati dati chiamandoli rimborsi spesa. Ma di rimborso c’è ben poco.
GIANFRANCO FINI – PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI
Io mi assumo la responsabilità della mia idea. C’è chi preferisce che soltanto i ricchi possano fare campagna elettorale, soltanto i ricchi possano avere la speranza di essere eletti, magari c’è qualcuno che lo preferisce però non penso che sarebbe una democrazia migliore di quella attuale.
EMMA BONINO - SENATRICE
Dice noi ne abbiamo bisogno perché così evitiamo i finanziamenti privati oppure l’idea che se no fanno politica solo i ricchi. Risultato: sui finanziamenti privati occulti, è di tutto e di più. Dopo di che ci siamo presi al governo il più ricco del paese vorrei segnalare.
SABRINA GIANNINI
Non mi sembra abbia funzionato
EMMA BONINO - SENATRICE
Un successone
SABRINA GIANNINI – FUORI CAMPO
Vediamo in quante mosse i partiti si sono ripresi il tesoro infischiandosene della volontà popolare. Soltanto 10 mesi dopo il referendum il Parlamento approva una legge che reintroduce di fatto il finanziamento chiamandolo “rimborso per le spese elettorali“.
Un rimborso andrebbe calcolato sulle spese realmente sostenute dai candidati, invece l’importo da destinare ai partiti viene definito sulla base del numero di aventi diritto al voto e quindi suddiviso proporzionalmente tra i partiti. Escogitato il trucco, hanno trovato il modo di moltiplicarne l’entità. Nel 1993 il rimborso è di 200 lire per abitante per ogni anno di legislatura. Nel 1999 diventa 800 lire per ogni iscritto nelle liste elettorali. Nel 2002 diventa 1 euro all’anno. Mentre gli italiani con l’euro gli italiani vedono dimezzarsi il potere d’acquisto del loro reddito i partiti raddoppiano le loro entrate. Nelle politiche del 1999 a fronte di spese realmente sostenute dai partiti per l’equivalente di 36 milioni di euro, sono stati erogati contributi per quasi 47.
Nelle politiche del 2008 le spese riconosciute sono state 110 milioni circa, ma nelle
casse dei partiti ne sono finiti 500.
SABRINA GIANNINI
Questo trucco, chiamiamolo così, chi è che l’ha escogitato?
EMMA BONINO – SENATRICE
Io credo che passò alla Camera, Camera o Senato non mi ricordo bene, ma fu con la nostra eccezione un voto assolutamente bipartisan.
SABRINA GIANNINI
Tutti contenti?
EMMA BONINO – SENATRICE
Sì.
SABRINA GIANNINI – FUORI CAMPO
Infine l’ultima mossa. Nel febbraio del 2006, in piena notte, un decreto proposto dal governo Berlusconi viene convertito in legge e stabilisce che “in caso di scioglimento anticipato del Senato della Repubblica o della Camera dei Deputati il versamento delle quote annuali dei relativi rimborsi è comunque effettuato”.
Così quando nel 2008 il Governo Prodi cade e si torna a votare, i partiti sommano le rate della legislatura interrotta con quelle della successiva: l’attuale.
GIANNI BELLAVIA – REVISORE DEI CONTI
Quindi diciamo che dal 2008 in aula migliora molto la situazione finanziaria di tutti i
partiti e arrivano un sacco di soldi.
SABRINA GIANNINI – FUORI CAMPO
Soprattutto ai due principali partiti che si sono divisi, dal 2008 al 2010, ben 600 milioni di euro. Difficile pensare che l’inciucio sia frutto del caso: a Forza Italia e ai Democratici di Sinistra i nostri soldi servivano per coprire i loro debiti.
GIANNI BELLAVIA – REVISORE DEI CONTI
Forza Italia è un disastro.
SABRINA GIANNINI
Ah sì, ma come, il partito del Premier, del rilancio economico, del miracolo…
GIANNI BELLAVIA – REVISORE DEI CONTI
Fosse una società sarebbe fallita il primo giorno. È sempre stato terribilmente indebitato con il sistema bancario e però garantiva Berlusconi e quindi le banche lo hanno ritenuto “Berlusconi-solvibile”. Capiamoci, Forza Italia ha incassato 470 milioni di euro, che sono poco più di 900 miliardi delle vecchie lire. Dall’esame dei bilanci dei Ds risulta un debito pregresso vecchio molto importante. Consideri che nel 2002 avevano debiti verso banche per 184 milioni di euro. Il Pd adesso naviga nell’oro, nel senso che nel 2008 ha avuto un utile di 146 milioni di euro.
SABRINA GIANNINI
Cioè se uno volesse fare un’impresa facile?
GIANNI BELLAVIA – REVISORE DEI CONTI
Fa un partito.
SABRINA GIANNINI
Prende un sacco di soldi. Si prende un sacco di soldi, basta che elegge uno…
GIANNI BELLAVIA – REVISORE DEI CONTI
Non ha controlli, non ha problemi, conviene fare partiti oggi.
SABRINA GIANNINI
Lei sa che sono 60 attualmente
GIANNI BELLAVIA – REVISORE DEI CONTI
No, non lo sapevo, non voglio neanche saperlo
SABRINA GIANNI –FUORI CAMPO
basta un’elezione, anche regionale, e arrivano tanti soldi esentasse. per godere del finanziamento pubblico basta superare l’1% e l’impresa è fatta. Sarà per questo che attualmente lo incassano 65 partiti, molti dei quali senza avere alcun rappresentante eletto. Tra questi la lista di destra Verdi verdi che riceve 44 mila euro all’anno oppure la Lista consumatori che gode di un contributo di cento mila euro l’anno. O ancora, la lista regionale “I moderati” di Michele Dell’utri che ha specificato sui manifesti che non ha un rapporto di parentela con il più famoso Marcello.
GIANNI BELLAVIA – REVISORE DEI CONTI
Allora, non hanno insolenze perché il loro debitore è lo Stato, non hanno limiti, gli arrivano soldi comunque.
SABRINA GIANNINI
Vogliamo dire che non pagano le tasse?
GIANNI BELLAVIA – REVISORE DEI CONTI
Non hanno le tasse da pagare, non si sa chi li usa, cosa ne fa…
SABRINA GIANNINI – FUORI CAMPO
Creare un partito conviene, ma non c’è alcun dubbio che è conveniente anche farlo morire. Infatti anche se defunto, il partito continua a percepire i rimborsi fino alla fine della legislatura. Di cari estinti, cari per noi s’intende, ce ne sarebbero molti meno se al cambio di nome smettessero di prendere i soldi.
GIANNI BELLAVIA – REVISORE DEI CONTI
Ad esempio Alleanza Nazionale ha una liquidità Alleanza Nazionale è invidiabile: 83 milioni di euro disponibili. Non so se c’è ancora Alleanza Nazionale, ma cosa serve, a chi servirebbe, di chi, a chi vanno questi soldi? A me vien da ridere.
SABRINA GIANNINI – FUORI CAMPO
L'ingente patrimonio di Alleanza Nazionale, estinto nel 2009, è ancora conteso tra i finiani di Futuro e Libertà e coloro che, dopo la scissione nel Pdl, hanno preferito seguire Berlusconi.
SABRINA GIANNINI
Fli, il suo partito non prende più soldi
GIANFRANCO FINI – PRESIDENTE DELLA CAMERA
No, non ha mai preso un centesimo, non ha mai preso un centesimo
SABRINA GIANNINI
Come fate a campare?
GIANFRANCO FINI – PRESIDENTE DELLA CAMERA
E beh con qualche difficoltà diciamo
SABRINA GIANNINI
Vi auto…
GIANFRANCO FINI – PRESIDENTE DELLA CAMERA
Confidando nella generosità dei contribuenti…
SABRINA GIANNINI
Quindi voi da un anno…
GIANFRANCO FINI – PRESIDENTE DELLA CAMERA
Viviamo senza un centesimo di contributo pubblico.
SABRINA GIANNINI
E tutti i soldi sono rimasti ad An
GIANFRANCO FINI – PRESIDENTE DELLA CAMERA
E certo
SABRINA GIANNINI
E non avete preteso nulla? In base al numero non si può pretendere nulla?
GIANFRANCO FINI – PRESIDENTE DELLA CAMERA
Tutto si può pretendere poi però si passa tramite decisioni dei tribunali
SABRINA GIANNINI
Non avete fatto pretese
GIANFRANCO FINI – PRESIDENTE DELLA CAMERA
È in atto una discussione, amichevole fra l’altro.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Se la loro è una discussione amichevole la nostra no. E per quel che riguarda Fli non è giusto dire che non prendono un centesimo perché il gruppo parlamentare si porta a casa quello che ogni anno Camera e Senato scuciono e che è qualche milione di euro.
E con le prossime elezioni si prenderanno anche i rimborsi. Sorvoliamo sulla storia della casa lasciata dall’ereditiera a Montecarlo ad An e poi svenduta perché Fini dice sono questioni di famiglia. Il punto è che An è morta nel 2008, ha lasciato un patrimonio immobiliare di 400 milioni di euro che sono messi a reddito, ogni anno producono reddito e in cassa ci sono 83 milioni di euro. Dove va a finire questo patrimonio? Non è confluito dentro al Pdl, ma è dentro ad una fondazione nata apposta, gestita, fra gli altri, da Matteoli, La Russa, Gasparri e Alemanno! Sono soldi dei rimborsi, che il partito ha continuato a prendere anche da defunto. A che titolo si devono tenere quei soldi ? Perché il prelievo di solidarietà per pagare le pensioni agli esodati il governo non comincia a prenderli proprio da lì, fintanto che ci sono, prima che facciano la fine della Margherita. Anche lì, partito defunto, conto aperto e gestito in libertà dall’associazione Democrazia e Libertà, conto gestito dal tesoriere Lusi che aveva una passione per gli immobili di lusso. A proposito, che fine ha fatto Lusi?
SABRINA GIANNINI – FUORI CAMPO
Per la prima volta nella storia repubblicana i senatori autorizzano la richiesta di arresto per un collega. Il magistrato motiva la richiesta per il pericolo di fuga e l’inquinamento delle prove individuando anche il “pericolo” di un inquinamento mediatico, sebbene Lusi non avesse mai rilasciato dichiarazioni volontarie.
Oggi Luigi sta scontando gli arresti domiciliari presso la comunità della Madonna dei bisognosi in Abruzzo.
RENATO ARCHIDIACONO – LEGALE DIFENSORE LUSI
Buongiorno!
SABRINA GIANNINI
Avvocati…
RENATO ARCHIDIACONO – LEGALE DIFENSORE LUSI
In che posto meraviglioso l’abbiamo fatta venire, eh? Altro che Rebibbia!
SABRINA GIANNINI
Altro che Rebibbia!
SABRINA GIANNINI
È contento di questo passaggio da Rebibbia?
RENATO ARCHIDIACONO – LEGALE DIFENSORE LUSI
Beh sicuramente è più sereno. Poi è stata anche una sua scelta che fa un po’ parte della sua storia personale questa, no? Lui viene dal mondo cattolico; qui è un posto dove era già stato da ragazzo, al campo scout. Quindi è un posto che ha anche nel cuore.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Dalla Madonna dei Bisognosi facciamo un passo indietro: quando, a due giorni dall’arresto, Lusi ci aveva parlato dei bisognosi della Margherita a cui il tesoriere liquidava le fatture per la loro attività politica.
SABRINA GIANNINI
Sono soldi pubblici, quindi…
LUIGI LUSI – SENATORE, EX TESORIERE LA MARGHERITA
No. Non sono soldi pubblici. Adesso questa cosa… io capisco che fa piacere fare questa storia.
SABRINA GIANNINI
Son soldi…
LUIGI LUSI – SENATORE, EX TESORIERE LA MARGHERITA
Quando i soldi entrano in un partito, quei soldi sono di proprietà di quel partito.
Quando i soldi entrano dentro casa sua, dallo stipendio che lei ha guadagnato, non sono più pubblici: sono della sua famiglia.
SABRINA GIANNINI
Giusto, lei la gestione dice.
LUIGI LUSI – SENATORE, EX TESORIERE LA MARGHERITA
Altra cosa è la liceità dell’utilizzo che tu ne fai, per l’amor di dio
SABRINA GIANNINI
La gestione era…
LUIGI LUSI – SENATORE, EX TESORIERE LA MARGHERITA
È un’altra partita questa, però non è una partita penalistica: è una partita di carattere etico.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Luigi Lusi è indagato insieme alla moglie e a due commercialisti, per avere sottratto circa 25 milioni di euro, con i quali avrebbe trasferito soldi all’estero e acquistato e ristrutturato immobili di pregio.
Quando a gennaio la vicenda esplode, ci sono ancora 20 milioni di euro sul conto corrente del partito che non è più sulla scena politica, ma in vita esclusivamente per gestire il tesoro ereditato dalle elezioni del 2006. Travolti dagli eventi, i leader decidono di chiudere la storia: indicono un’assemblea per 16 giugno durante la quale viene proposto il definitivo scioglimento della Margherita e messa ai voti l’approvazione dell’ultimo bilancio, consegnato però la mattina stessa.
SABRINA GIANNINI
Com’è il bilancio? Lo ha letto?
PIER LUIGI CASTAGNETTI – DEPUTATO PD, EX LA MARGHERITA
Avete visto: c’è una documentazione copiosa, che avete avuto la possibilità credo anche voi di vedere.
SABRINA GIANNINI
Ma voi come lo avete letto? Avete avuto il tempo necessario…
PIER LUIGI CASTAGNETTI – DEPUTATO PD, EX LA MARGHERITA
No, no ,no, no: difatti non abbiamo avuto il tempo necessario.
SABRINA GIANNINI
Avete avuto il tempo?
ERMETE REALACCI – DEPUTATO PD, EX LA MARGHERITA
Mi fido del fatto che è stato fatto un lavoro rigorosissimo da parte degli avvocati, di organismi esterni
SABRINA GIANNINI
Le ricordo che i professionisti esterni, controllavano anche Lusi e non sono molto riusciti a controllarlo…
ERMETE REALACCI – DEPUTATO PD, EX LA MARGHERITA
Questi son diversi: sono altri.
LUCIANO NERI – EX DELEGATO MARGHERITA
Un bilancio anche una bocciofila di periferia lo consegna qualche giorno prima e… sfido anche un tecnico, diciamo, ad avere una idea chiara su quello che è successo con una lettura nel giro di mezz’ora di un bilancio di questo tipo che riporta cifre assolutamente generali, insomma. Parliamo sempre di fondi pubblici.
ENZO BIANCO – CONFERENZA STAMPA 16 GIUGNO 2012
L’ultima delibera, quella appunto che decide la messa in liquidazione de la Margherita, è stata approvata dalla assemblea federale a larghissima maggioranza: 86 voti favorevoli, 3 voti contrari, 1 astenuto.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
A larghissima maggioranza, anche se la maggioranza è rimasta a casa: i presenti erano infatti soltanto 90 su 400; epilogo singolare per un partito il cui slogan era “democrazia e la libertà”.
ARTURO PARISI – DEPUTATO PD, EX MARGHERITA
Il caso vuole che delle persone mancanti, mancano prevalentemente gli oppositori, mentre le persone presenti .. sono presenti tutti i sostenitori. Fosse nella situazione pubblica, lo chiameremmo colpo di stato. Son cose che accadono.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
L’ultima cena tormentata è sfuggita alle telecamere. I giornalisti, lasciati fuori dalla porta, hanno atteso per sei ore una rapida conferenza stampa e gli annunci da diffondere nei telegiornali della sera.
ENZO BIANCO – CONFERENZA STAMPA 16 GIUGNO 2012
La decisione dell’assemblea federale della Margherita è quella di destinare il totale
delle risorse… vengono restituite allo Stato.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Sono le briciole rimaste di 9 anni di rimborsi: 214 milioni di euro. Tolti i 25 milioni che avrebbe sottratto dalle casse il tesoriere, sarebbe stato interessante sapere come un partito defunto da 5 anni, ha speso i soldi. Dettagli che non emergono nel cartellone in favore di telecamera.
FRANCESCO RUTELLI - CONFERENZA STAMPA 16 GIUGNO 2012
Quanto si è speso per le fotocopiatrici, di questo si tratta, in 11 anni; quanto si è speso per i pony, c’è scritto questo qua dentro.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Per i vertici del partito lo scandalo della Margherita si dovrebbe chiudere così. Bianco se ne va prima che termini la conferenza stampa; Rutelli si alza anche se le domande non sono finite. Alla richiesta di intervista in un primo momento accettano…
SABRINA GIANNINI
Volevo organizzare con lei un’intervista sulla vicenda Lusi.
ENZO BIANCO – DEPUTATO PD, EX PRESIDENTE ASSEMBLEA DE LA
MARGHERITA
Prenda contatto con l’addetto stampa,
SABRINA GIANNINI
Ci siamo? Va bene? Grazie, arrivederci.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Dopo avere ricevuto la richiesta ci ripensano. Rutelli scrive che sul caso Lusi ha detto tutto quello che doveva, anche molto di più.
SABRINA GIANNINI
Avevo chiesto l’altra volta se mi dava l’intervista.
ENZO BIANCO – DEPUTATO PD, EX PRESIDENTE ASSEMBLEA DE LA
MARGHERITA
Ma le ha risposto già la mia segretaria.
SABRINA GIANNINI
Infatti, volevo parlarle del merito di questa risposta che non mi convince
ENZO BIANCO – DEPUTATO PD, EX PRESIDENTE ASSEMBLEA DE LA
MARGHERITA
Assolutamente
SABRINA GIANNINI
Come responsabile politico della questione
SABRINA GIANNINI - FUORI CAMPO
Meglio lasciarsi la margherita dietro le spalle con le elezioni davanti. Enzo bianco è in prima fila nell’assemblea del Partito Democratico, insieme a molti altri ex esponenti della Margherita.
SABRINA GIANNINI
Volevo parlarle come ex Margherita
ROSY BINDI – DEPUTATO PD, EX MARGHERITA
Non mi interessa.
SABRINA GIANNINI
Perché secondo me questa cosa qui l’avete chiusa troppo in fretta
ROSY BINDI – DEPUTATO PD, EX MARGHERITA
Guardi io non so più.
SABRINA GIANNINI
Questa cosa della Margherita non è una questione morale secondo lei?
ROSY BINDI – DEPUTATO PD, EX MARGHERITA
Che cos’è la Margherita?
SABRINA GIANNINI
I dirigenti del partito, potevano o non potevano scoprire le appropriazioni di lusi?
Forse potevano, forse non potevano.
TOMMASO DI TANNO – REVISORE DEI CONTI
Che Lusi abbia distratto le finanze pubbliche è assolutamente certo. Poi credo che ci sia una responsabilità politica, cioè, se tu nomini qualcuno, e non lo controlli non ti metti nella condizione di verificare che cosa fa, e beh, c’è una responsabilità politica, non c’è una responsabilità giudiziaria, ma c’è una responsabilità politica. Da un punto di vista giudiziario si potrebbe parlare di incauto affido, cioè si potrebbe parlare di una grave superficialità, una grave colpa, una “culpa in vigilando”, almeno una “culpa in vigilando” c’è.
SABRINA GIANNINI - FUORI CAMPO
Allora non si capisce perché, quando iniziano le perquisizioni all’interno del Senato, Rutelli Bocci e Bianco pongono condizioni: che non via sia uno sconfinamento nelle indagini. Tradotto vuole dire che gli accertamenti non devono andare oltre l' operato di Lusi. Inoltre chiedono … “di tutelare la riservatezza delle notizie e dei dati del partito perché la loro diffusione potrebbe comportare una grave compromissione della vita democratica”. Cosa può dunque esserci nei cassetti della margherita che potrebbe compromette addirittura la vita democratica? È Lusi che chiede, inutilmente, di aprire quei cassetti.
RENATO ARCHIDIACONO – LEGALE DIFENSORE LUSI
Quindi noi abbiamo chiesto una perizia per poter ricostruire l’intera contabilità della Margherita per poter capire come sono state gestite tutte le risorse finanziarie del partito.
SABRINA GIANNINI
Da quando a quando?
RENATO ARCHIDIACONO – LEGALE DIFENSORE LUSI
Beh, in periodo di contestazione, il periodo di contestazione va dal 2007 in poi, se non ricordo male. Dal 2007 è la liquidazione. Questa è la prima cosa che chiedemmo e che il giudice ritenne di non dover accogliere.
SABRINA GIANNINI – FUORI CAMPO
A consegnare qualche informazione in più alla magistratura non e’ Rutelli ma la segretaria di Lusi, la quale parla di fatture imputate ai vari esponenti delle correnti in una fase in cui il partito non era più sulla scena politica. Si riferisce ai Popolari «Bianco, Bindi, Bocci, Fioroni, Franceschini, Letta e Marini e ai rutelliani Gentiloni, Renzi e Rutelli. il primato spetta a Rutelli, il presidente di un partito che doveva collocarsi nel centro sinistra… che dopo ha fondato l’Api, partito di centro. Per la sua attività politica ha impiegato i seguenti fondi: 815mila euro nel 2009, 928mila nel 2010 e quasi un milione e mezzo nel 2011.
LUIGI LUSI – SENATORE, EX TESORIERE DELLA MARGHERITA
Ma insomma se uno mi dice quanti milioni dare al Centro per un futuro sostenibile di Rutelli.
SABRINA GIANNINI
Che è la Fondazione di Rutelli.
LUIGI LUSI – SENATORE, EX TESORIERE DELLA MARGHERITA
Si, voglio dire, me lo dice a voce non me lo mette per iscirtto.
SABRINA GIANNINI
Quindi, le ha chiesto quanti soldi per questa fondazione?
LUIGI LUSI – SENATORE, EX TESORIERE DELLA MARGHERITA
Mi sembra che abbiamo dato da Margherita circa 1 milione e 2.
SABRINA GIANNINI – FUORI CAMPO
a seguire gli altri che ancora oggi militano nel partito democratico: l’attivita’ politica di bocci per tre anni e’ costata quasi 600 mila euro… Franceschini, ha speso molto in tipografia, forse in manifesti elettorali solo nel 2009 oltre 700 mila euro altri 400 mila nei due anni successivi. Gentiloni in tre anni circa 400 mila euro. Enrico Letta 100mila euro ogni anno. bindi e’ quasi monacale al confronto: 170 mila in tre anni.
Fioroni 670 mila nel 2009, 186 l’anno successivo 151 mila nel 2011.
GIUSEPPE FIORONI – DEPUTATO PD, EX LA MARGHERITA
Io so che Lusi pagava manifestazioni e attività politica agli uomini e alle donne della margherita che quei rimborsi aveva generato sui territori e li pagava direttamente.
SABRINA GIANNINI
Perché un politico deve farsi promozione con i soldi di un partito che non c’è più?
Questo nei confronti degli elettori, lo dico.
GIUSEPPE FIORONI – DEPUTATO PD, EX LA MARGHERITA
Perché il rimborso elettorale come dice la norma è il rimborso avuto a seguito delle iniziative degli uomini e delle donne della Margherita, di cui quei soldi erano stati spesi in precedenza, se stanno nelle casse del partito possono essere spese solo per iniziative politiche.
SABRINA GIANNINI – FUORI CAMPO
per iniziativa politica la tesoreria ha pagato per conto di fioroni 11 mila euro di multe nel 2010 e 24 mila euro nel 2011.
SABRINA GIANNINI
Cioè le multe le facevano gli uomini delle scorte, ho capito bene?
GIUSEPPE FIORONI – DEPUTATO PD, EX LA MARGHERITA
Erano quelli che erano deposti alla mia tutela.
SABRINA GIANNINI
E hanno fatto le infrazioni?
GIUSEPPE FIORONI – DEPUTATO PD, EX LA MARGHERITA
Se sono infrazioni, saranno infrazioni legate a motivi di sicurezza.
SABRINA GIANNINI
Secondo lei era giusto che pagasse un partito estinto?
GIUSEPPE FIORONI – DEPUTATO PD, EX LA MARGHERITA
Io credo proprio che non doveva pagare.
SABRINA GIANNINI
Ma lei lo sapeva o meno di queste multe?
GIUSEPPE FIORONI – DEPUTATO PD, EX LA MARGHERITA
Non lo sapevo no… perché… non lo sapevo no…
SABRINA GIANNINI – FUORI CAMPO
Forse gli uomini della scorta di Fioroni, a sua insaputa, hanno trovato il modo per restituire qualcosa ai cittadini.
ARTURO PARISI – DEPUTATO PD – EX MARGHERITA
Ritenevo che i soldi potessero essere spesi solo a partire da decisioni comuni e le decisioni comuni non potevano essere che prese in ragione del fine comune.
SABRINA GIANNINI
Ma le assemblee le facevate o no, vi riunivate o no, c’era un partito o no dopo il 2007?
ARTURO PARISI – DEPUTATO PD – EX MARGHERITA
Gliel’ho detto, le ho appena detto che abbiam fatto solo le assemblee
SABRINA GIANNINI
Una volta l’anno?
ARTURO PARISI – DEPUTATO PD – EX MARGHERITA
Una volta l’anno, di verifica del bilancio.
SABRINA GIANNINI – FUORI CAMPO
Una volta l’anno. A questo si era ridotta l’attività della Margherita dopo la sua dissoluzione, per quell’unica assemblea, il presidente Enzo Bianco si faceva dare una paghetta mensile.
LUIGI LUSI – EX TESORIERE MARGHERITA
Quando venne eletto presidente dell’Assemblea federale, nel 2007, lui mi chiese un rimborso spese di 3000 euro che io bonificai come lui mi chiese sul suo conto corrente da quando me lo chiese, mi sembra fosse maggio 2007. Poi, a un certo punto, mi chiese di elevare questa cifra a 5500 euro al mese. Poi noi pagavamo dei rimborsi spesa a lui, dei rimborsi spesa ai dipendenti e pagavamo questa fattura di 150 mila euro all’anno a una società catanese che si doveva occuapre di comunicazione per il presidente dell’Assemblea federale.
SABRINA GIANNINI – FUORI CAMPO
330 mila euro tra il 2009 e il 2011 sono i bonifici diretti alla società catanese di cui era socia una ex collaboratrice di Enzo Bianco. Solo una volta uscita la notizia, Bianco chiarisce in un’intervista che la società organizzava l’attività politica per il suo ruolo di presidente dell’Assemblea. Di quante consulenze aveva bisogno Bianco come presidente di un’Assemblea che si riuniva una volta all’anno?
“Basta insinuazioni le «ruberie» di lusi non possono essere accostate al finanziamento di attività politiche legittime”.
Avremmo voluto chiedere a bianco se la sua paghetta sia stata approvata ufficialmente dal partito…
LUIGI LUSI – EX TESORIERE MARGHERITA
Ogni cosa nella Margherita è avvenuta senza una traccia scritta, non c’è una spesa
SABRINA GIANNINI
Non c’è un verbale?
LUIGI LUSI – EX TESORIERE MARGHERITA
No, non c’è niente, a parte l’approvazione dei bilanci, dei rendiconti consuntivi un anno dopo.
SABRINA GIANNINI – FUORI CAMPO
I bilanci e i registri contabili redatti da Lusi stesso che dovevano essere controllati dai revisori scelti dal partito.
GIANGAETANO BELLAVIA – REVISORE DEI CONTI
Ci sono tante tecniche fisiologiche, io non parlo di patologie, parlo di normale fisiologia di revisione dei conti.
SABRINA GIANNINI
Cioè lei dice con una normale fisiologia per esmepio forse il caso Lusi…
GIANGAETANO BELLAVIA – REVISORE DEI CONTI
Uh, ma va. Lo beccavano subito, all’inizio.
SABRINA GIANNINI
Quindi lei sta facendo una critica implicita, nemmeno tanto implicita ai revisori della Margherita.
GIANGAETANO BELLAVIA – REVISORE DEI CONTI
Ma perché c’aveva revisori la Margherita?
SABRINA GIANNINI
Certo che ce li avevano.
GIANGAETANO BELLAVIA – REVISORE DEI CONTI
E cosa facevano?
SABRINA GIANNINI - FUORI CAMPO
Secondo il magistrato i revisori contabili sarebbero stati ingannati, eppure altri revisori, quelli incaricati poi dai dirigenti del partito di fare un’analisi della contabilità, scrivono che i presidi a tutela dell’integrità del patrimonio, dell’affidabilità dei dati e della regolarità delle operazioni erano inefficaci, che le procedure non erano scritte, e che c’era assenza di tracciabilità delle operazioni…
SABRINA GIANNINI
E se voi aveste potuto fare un controllo di accertamento forse qualcosa l’avreste
scoperta?
TOMMASO DI TANNO – REVISORE DEI CONTI
Certamente si perché basta domandarsi qual è il senso di certe spese.
SABRINA GIANNINI - FUORI CAMPO
Dalla lista dei fornitori vediamo chiaramente che dal 2008 al 2010 il fornitore che incassa di più è la “Ttt”, la società riconducibile a Lusi che sposta dal conto della margherita sulla “Ttt” più 13 milioni di euro acquistando anche la prestigiosa residenza romana di via Monserrato. E’ difficile non notare che, facendo le somme, è di gran lunga la spesa più ingente.
LUIGI LUSI
Gli immobili sono stati acquistati con 90 bonifici ripetuti e come io ho detto più volte un pazzo scatenato fa 90 bonifici ripetuti no?
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Oppure un tesoriere poco controllato. Lusi ha staccato assegni in bianco e anche questo non era difficile da scoprire. Più di tre milioni di euro in assegni sono stati messi direttamente sul conto della moglie, la quasi totalità dei 25 milioni che Lusi avrebbe sottratto erano tracciabili. I tre revisori del partito non si sono accorti mai di nulla.
LUIGI LUSI – EX TESORIERE MARGHERITA
Io so soltanto che loro firmavano ogni anno un documento che era la relazione dei revisori dei conti che era obbligatoriamente allegata al bilancio del partito e in questa relaizone inserivano e scrivevano quello che ritenevano opportuno inserire e scrivere.
Alcune volte facevano controlli mirati, altre volte non li facevano. Insomma erano liberi di agire, nessuno poneva vincoli, paletti o confini alla loro azione.
SABRINA GIANNINI – FUORI CAMPO
E nelle assemblee annuali i dirigenti approvavano il bilancio all’unanimità e ringraziavano Lusi per l’ottimo lavoro.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
ll indagini sono aperte e quindi sarebbe opportuno che tutte le carte finissero sul tavolo. Ricordiamo che Lusi non è stato beccato dai revisori del partito o da quelli del parlamento, ma la storia è saltata fuori dopo una segnalazione della filiale della Bnl al Senato, che dopo 4 anni si sono finalmente accorti che sul conto della Margherita c’erano movimenti sospetti. Ora se chi doveva controllare non l’ha fatto con quali credenziali si ripresenta alle prossime elezioni? Adesso per correre ai ripari a luglio è stata fatta una nuova legge: tanto spendi tanto ti rimborso? No, se prima ti davo 10 adesso ti do 5 anche se mi dimostri che spendi 2. Però, basta revisori, ci sarà una commissione di magistrati, che avrà più potere di accertamento, ma sono sempre scelti dalla politica. La Corte dei Conti che è istituzionalmente preposta al controllo della spesa pubblica è stata lasciata fuori. Va detto che chi ha rinunciato a prendere il rimborso elettorale è il Movimento 5 stelle. Chiuso questo capitolo, apriamo quello delle regioni, dove invece partecipano come gli altri, e dove di soldi ne corrono anche ben di più. Qui il governo ha cercato di imporre il controllo della Corte dei Conti, ma hanno detto: limita l’autonomia. L’autonomia appunto di tenere tutto coperto. Infatti lo scandalo della Regione Lazio non è uscito dopo un controllo interno, ma a seguito di lotte intestine dentro al Pdl e poi un consigliere radicale schifato ha raccontato al corriere” qui corrono soldi a fiumi e non si capisce come li spendono.
TG3
E’ in carcere Franco Fiorito ex tesoriere pdl laziale. In carcere c’è gente migliore del mio partito.
RENATA POLVERINI – CONFERENZA STAMPA 24 SETTEMBRE 2012
Questa storia nasce per una faida interna al partito del popolo della libertà
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Grazie a una faida interna abbiamo capito come e quanti soldi circolano nelle regioni.
Inizia che Franco Fiorito, a luglio, viene estromesso da capogruppo e non la prende bene: deve mollare il controllo del conto corrente che era saldamente nelle sue mani.
Chi prende il suo posto fa sapere come fiorito gestiva quel conto. Le segnalazioni parlano di 2 milioni di euro di bonifici sospetti che transitavano dal conto del gruppo del Pdl ai suoi personali.
Franco Fiorito Porta a Porta
Gran parte di quelle spese sono state documentate come attività politica per le finalità previste dalla legge …
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
…ossia acquisti natalizi di cravatte di marca, ostriche francesci, champagne , vacanze a Porto Cervo del valore di 19 mila euro, auto di lusso, un servizio fotografico costato millecinquecento euro per l’assessore alla cultura…
SABRINA GIANNINI
Chi vi deve controllare dal punto di vista…
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIO
La propria coscienza…
SABRINA GIANNINI
Solo quella?
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIO
Di fatto c’è una norma che individua i limiti dell’utilizzo, poi in assenza di controlli…
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
fiorito come capogruppo aveva molta libertà nella gestione dei trecentomila euro all’anno in sua dotazione. Ma anche gli altri 71 consiglieri hanno a disposizione duecentomila euro a testa. Ovviamente oltre gli ottomila euro di stipendio mensile.
Una torta che inizialmente era di otto milioni di euro…
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIO
Con queste delibere si è arrivati a quattordici milioni di euro e noi per esempio di queste delibere che hanno aumentato il finanziamento ai gruppi, ne siamo venuti a conoscenza a scandalo scoppiato.
SABRINA GIANNINI
Chi lo sapeva?
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIO
Sicuramente i gruppi politici che fanno parte dell’ufficio di presidenza…
SABRINA GIANNINI
Diciamoli…
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIO
Pdl, Pd, Idv, Udc, Lista Polverini. Renata Polverini a Ballarò del 25 settembre 2012 Di Pietrò non giocare che qui nessuno casca dalle nuvole!
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Renata Polverini ha doti di preveggenza, infatti passa una settimana e …
TG3 DEL 10 OTTOBRE 2012
Alla regione Lazio nuovo caso analogo a quello di Fiorito, indagato il capogruppo dell’Idv Maruccio, avrebbe preso settecentomila euro dai fondi del partito.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Bonifici versati da Maruccio su sui conti personali. Dopo spuntano le fatture di ristoranti, alberghi di lusso, night club, perché…
RENATA POLVERINI – CONFERENZA STAMPA 24 SETTEMBRE 2012
Perché le ostriche non le ha inventate il Pdl del gruppo regionale. Ce ne sono di gran lunga superiori. Le ostriche viaggiavano comodamente nel palazzo della giunta regionale prima di me.
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIO
La Polverini ha detto prima che non sapeva niente, poi che avrebbe detto tutto…
SABRINA GIANNINI
poi se n’è andata
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIO
Poi se n’è andata, prima di andarsene ha nominato altri suoi dirigenti…
RENATA POLVERINI – CONFERENZA STAMPA 24 SETTEMBRE 2012
Perché quello che ho visto in regione e per rispetto dei cittadini non ho portato alla vostra attenzione fino ad oggi, lo farò da domani mattina.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Dunque polverini è rispettosa verso i cittadini ai quali ha preferito non dire come sono stati sperperati i loro soldi.
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIO
E noi abbiamo depositato una nostra mozione un nostro documento nel quale abbiamo detto: “almeno adesso, è scoppiato lo scandalo Fiorito, è scoppiata la vicenda relativa ai finanziamenti dei gruppi, tutto questo è scoppiato perché non c’è stata trasparenza, almeno adeso la vogliamo approvare?!” No.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
17 gruppi consiliari, che si dividono 14 milioni di euro… senza obblighi di rendicontare dettagliatamente. I gruppi non coinvolti nelle indagini dovrebbero fare la corsa per distinguersi e mostrare la legittimità delle loro spese. Abbiamo chiesto a tutti i gruppi di visionare la loro movimentazione bancaria…
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIO
La nostra movimentazione bancaria sta qua…
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Tutto qua?
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIO
I soldi del gruppo stanno tutti qua. Queste sono tutte le movimentazioni dei soldi del gruppo, due anni e mezzo di movimentazioni
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Posso vedere? Lei sa che mi aspetto qualcun altro che me le invia…lei cosa prevede?
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIO
Buona fortuna.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Oltre ai Radicali anche il gruppo di Sinistra Ecologia e Libertà invia gli estratti conto, ma gli altri li tengono chiusi nei cassetti. Anche il gruppo della lista Polverini che gestisce quasi 2 milioni di euro l’anno rendicontandoli con quattro numeri stampati su due pagine. Più decorosi rispetto all’Idv, che si limitamo a scrivere a mano il rendiconto. Il partito democratico non mostra i movimenti bancari, ma pubblica su internet soltanto il rendiconto. E’ così che veniamo a sapere che gli incontri cittadini li organizzavano preferibilmente al ristorante. Non è chiaro se la cena fosse durante o dopo l’incontro.
GIUSEPPE ROSSODIVITA – CAPOGRUPPO RADICALI REGIONE LAZIO
Se io dispongo… ho la possibilità di disporre direttamente dal bilancio, faccio un esempio, di duecento milioni di vecchie lire all’anno e le faccio andare a quattro associazioni mie amiche, queste quattro associazioni mie amiche quando ci saranno le elezioni poi gireranno tutte le loro preferenze su di me non solo per riconoscenza, ma anche per poter continuare a ottenere questi soldi per la legislatura successiva. E’ il clientelismo. E’ la partitocrazia che conserva il proprio potere attraverso i fondi pubblici.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Era il 15 marzo del 1980, più di trent’anni fa e non era ancora successo quello che si è prodotto poi a nostra insaputa. Repubblica usciva con un racconto di Italo Calvino dal titolo “Apologo sull’onestà nel Paese dei corrotti”. Val la pena di leggere un paragrafo “C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo), chi poteva dar soldi in cambio di favori, in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia”. Sembra scritto stamattina e ci sembra che questa armonia, la loro, duri da troppo tempo. Se vogliamo spezzare questo circolo vizioso bisogna cominciare ora a separare il marcio dal sano.
10:00 Scritto da iskra2010 in cinema e tv | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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