Congresso della Federazione della sinistra…ma la base rivuole il PCI

 

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Cari compagni

il 21 gennaio 2011 ricorre il novantesimo della fondazione del Partito Comunista d’Italia (in seguito diventato PCI) di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer.

Visto il basso profilo degli obiettivi proposti dai dirigenti della Federazione della sinistra, il loro opportunistico accodamento a Vendola e al Pd, proporrei ai comunisti del nostro Paese e a tutti i compagni che sono stati delusi in questi anni di riprendere nelle loro mani le sorti della propria esistenza e della politica e di ritrovarsi per quella data tutti a Livorno e rilanciare in quel luogo e per davvero una politica anticapitalista e la costruzione dal basso del Partito Comunista.

Mandiamo un segnale forte ai capitalisti, tutti i comunisti a Livorno il 21 gennaio.

I comunisti non si arrendono e non permetteranno che a pagare la crisi generata dal capitalismo sia il proletariato.

Per l’abolizione della concorrenza fra gli uomini e lo sfruttamento capitalistico della natura

Per il superamento della proprietà privata dei mezzi di produzione e del lavoro salariato

Per l’introduzione dell’orario di lavoro come unico parametro per l’acquisto di beni e servizi

Per la collettivizzazione delle fabbriche e dei beni prodotti

Contro la sovrapproduzione

Per il rilancio dell’internazionalismo proletario contro tutti i razzismi

Per lo sviluppo di politiche di cooperazione tra gli esseri umani

Per una politica della casa come bene primario

Per una politica economica democratica e pianificata

Per la collettivizzazione delle fonti energetiche e dell’acqua

Contro la divisione tra lavoro manuale lavoro intellettuale

Per il massimo sviluppo delle scienze e della ricerca e dell’informazione

Per una scuola, di ogni ordine e grado, pubblica e gratuita

Per una sanità pubblica

Per la Pace e il disarmo mondiale

Insomma, per il Comunismo, tutti a Livorno il 21 gennaio

Andrea Montella

 

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21 novembre 2010

 

FEDERAZIONE DELLA SINISTRA

 

Rifondazione e Pdci tornano insieme

 

“Alleanza democratica ma no al governo”

Primo congresso del soggetto unitario nato dall’unione dalle due formazioni comuniste. L’evento trasmesso in diretta su Facebook. Sul web: “Ridateci il Pci”. Diliberto eletto portavoce: “Alle primarie con Vendola”. La falce e martello resta nel nuovo simbolo e alle urne può valere un 2-3%

 

di MATTEO PUCCIARELLI


 

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ROMA – Dodici anni dopo è ufficiale: Rifondazione Comunista si riunisce con gli ex cossuttiani che fondarono il Pdci. Di nuovo insieme sotto un nuovo tetto, quello della Federazione della Sinistra. Con loro, le associazioni Socialismo 2000 di Cesare Salvi e Lavoro e Solidarietà di Gianpaolo Patta.

Vendola “convitato di pietra” – Al congresso celebrato all’Hotel Ergife di Roma, e “trasmesso” in diretta su Facebook, c’erano gli ambasciatori di Cuba e Vietnam, rappresentanti palestinesi e cinesi. Ma, a parte loro, i big del centrosinistra hanno disertato l’appuntamento, mandando a rappresentarli le seconde linee. L’interlocutore privilegiato, la personalità esterna più evocata dai vari interventi, non poteva non essere Nichi Vendola, che però è in viaggio negli Stati Uniti. Vendola che due anni fa, perso il congresso, se ne andò dal Prc per fondare Sinistra e Libertà. Vendola che in questo momento è in fortissima ascesa, un treno che corre veloce e che la sinistra extraparlamentare non può permettersi di perdere. Un po’ perché di fondo le posizioni politiche sono praticamente le stesse, un po’ perché altrimenti tornare in Parlamento sarebbe una chimera.

Tornare in Parlamento – Le opzioni in campo non sono poi così tante: se si vota a marzo la Federazione della Sinistra potrebbe entrare nel nuovo Ulivo prefigurato da Pierluigi Bersani, e alla Camera basta un 2% per eleggere qualche deputato. Sondaggi alla mano, un obiettivo raggiungibile ma non scontato, anzi. Se invece non si vuole rischiare, fare un accordo con Sinistra Ecologia e Libertà (che i sondaggi danno tra il 4,5 e il 7%). Andare da soli, duri e puri e lontani da tutti, sarebbe un suicidio politico. I “se” invece sono molti di più: bisognerà vedere con chi il Pd vorrà allearsi in caso di elezioni anticipate (con la sinistra o con l’Udc?), mentre Vendola non sembra intenzionato a imbarcare gli ex compagni. Non per cattiveria o per vecchie ruggini, quanto perché il governatore pugliese sa già di apparire – viste le ambizioni – “troppo comunista” anche senza Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto. Una cosa è certa: se mai l’accordo col Pd si farà, e se mai il centrosinistra dovesse vincere le elezioni, i comunisti non parteciperebbero al governo.

Le primarie – Intanto, in vista delle primarie del centrosinistra nazionale, appare chiaro l’appoggio della Federazione a Vendola, così come avvenne in quelle pugliesi, e così com’è stato con Giuliano Pisapia a Milano. Lo ha detto Diliberto – che è stato eletto portavoce della Fds – e lo ha fatto capire Ferrero.

La reazione del Pd – Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria democratica e presente al congresso apre all’alleanza: “Nonostante le differenze, credo che ci possa essere un orizzonte comune, vale a dire una difesa dei valori della Costituzione e del rinnovamento della democrazia italiana in senso europeo e democratico”. Sulla stessa linea Vincenzo Vita: “Il Pd fa bene a interrogarsi sui rapporti con il centro moderato, ma il suo futuro sta in un rapporto rinnovato con la sinistra di Vendola e della Fds”. Ora bisognerà vedere cosa decide il segretario Bersani, che comunque in passato si è mostrato possibilista.

Il nuovo socialismo – Al congresso, comunque, si sono delineate le linee di questa unione a sinistra. L’obiettivo non è più il comunismo, ma il “socialismo del XXI secolo” che in America Latina vince e governa. Le parole d’ordine sono no al federalismo, politiche fiscali che “spostino i carichi dal lavoro ai guadagni di capitale e alle rendite”, una “legislazione del lavoro che contrasti la precarietà”, il riconoscimento del “matrimonio tra persone dello stesso sesso”, l'”uscita dalla Nato, il ritiro unilaterale dall’Afghanistan e la chiusura delle basi militari straniere in Italia”.

La riunificazione – Era il 1998 quando Rifondazione Comunista si spaccò sull’appoggio al governo Prodi. Fausto Bertinotti era per andarsene, Armando Cossutta per restare. Il primo effettivamente se ne andò, il secondo fondò il Pdci che tenne in piedi l’esecutivo. Adesso che i due partiti tornano insieme, Bertinotti (vicino a Sel) e Cossutta (vicino al Pd) non ci sono più. La riconciliazione non è propriamente un trionfo dei sentimenti, quanto una scelta obbligata. Il Pdci, tanto per dire, poche settimane fa ha abbandonato la sua sede nel centro storico di Roma (troppo costosa) e ha trasferito i suoi uffici in quelli di Rifondazione, in via del Policlinico. Più che la voglia di lavorare gomito a gomito, un ragionamento di “economia domestica”.

Nostalgia – Il simbolo della Federazione è stato ritoccato, immancabile falce e martello ma via le diciture dei soggetti fondatori. Sul web centinaia i commenti dei militanti. In quasi tutti resta, quasi ostinatamente, il legame identitario con la parola “comunista” e con un passato ingombrante: “Rivogliamo il Pci”.

Congresso della Federazione della sinistra…ma la base rivuole il PCIultima modifica: 2010-11-27T02:00:00+01:00da iskra2010
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