La dittatura capitalistica: uomini e apparati che controllano globalmente la politica degli Stati

 

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http://iskra.myblog.it/archive/2010/07/16/la-massoneria-il-vero-e-unico-partito-chiesa-della-borghesia.html

 

di Paola Baiocchi, Andrea Montella *

 

“Il mondo si divide in tre categorie di persone: un piccolissimo numero che fanno produrre gli avvenimenti; un gruppo un po’ più importante che veglia alla loro esecuzione e assiste al loro compimento e infine una vasta maggioranza che giammai saprà ciò che in realtà è accaduto”.

Dr. Nicholas Murray Butler(*)

(Elizabeth, New Jersey 1862 – New York 1947)

(*) Presidente dell’Università di Columbia, della Carnegie Endowment for International Peace, della Pilgrims Society e membro del CFR

 

Durante la campagna elettorale americana del 2004 si sono fronteggiati due contendenti di due partiti opposti. Opposti, ma quanto diversi? I due candidati – il democratico John F. Kerry e il repubblicano George W. Bush – hanno tutti e due la stessa appartenenza, quella alla Skull & Bones (S&B) antica loggia segreta dell’Università di Yale. Fondata all’interno del campus nel 1832 da William Huntington Russell, rampollo di una famiglia che traeva la sua ricchezza dal traffico di oppio, la Skull & Bones (Teschio e Tibie) è una super loggia ispirata alla massoneria degli Illuminati di Baviera che seleziona ogni anno 15 studenti di Yale, scegliendo soprattutto i discendenti delle più ricche famiglie della costa orientale, meglio se figli di “bonesman”.

Della loro associazione lasciano trapelare solo pochi particolari che ne accrescono il mito: il rito di iniziazione, condito da pratiche sadomaso, si svolge nella Tomba (il nome della sede all’interno dell’Università) con lo studente nudo sdraiato in una bara; al termine del rito all’iniziato vengono mostrate le “reliquie” della setta, tra cui le stoviglie d’argento appartenute a Hitler. Al di là degli aspetti pruriginosi dell’iniziazione, abbondano le simbologie inquietanti, che hanno molte attinenze con i rituali praticati dalle SS nel castello di Wewelsburg.

Della Skull & Bones si parla in Secrets of the Tomb di Alexandra Robbins, un libro non ancora tradotto in italiano, in cui si fa risalire la passione per il nazismo agli anni in cui attraverso le società controllate dagli Skull & Bones (J.P. Morgan, Morgan Stanley Dean Witter e Brown Brothers Harriman) finanziavano Hitler.

Ulteriori particolari su questi legami sono descritti nel libro di Michael Zezima Salvate il soldato potere (il Saggiatore, 2004): i più importanti gruppi economici americani trafficavano con il governo nazista fornendogli i brevetti per la fabbricazione di armi e facendo produrre alla Ford (controllata dagli S&B) e alla General Motors in Germania i motori dei carri armati.

A quell’epoca e in quei traffici c’era l’affiliato Prescott Bush (S&B 1917), nonno dell’attuale presidente, banchiere della Union Banking Corporation che aiutava economicamente il nazismo, e che ha anche utilizzato gli internati dei campi di concentramento per le produzioni delle aziende a lui collegate. Peraltro lo schiavismo è fortemente rappresentato – dice la Robbins nel suo libro – nei dipartimenti del college di Yale: otto su dodici sono intitolati a possessori di schiavi e nessuno ad abolizionisti. Lo schiavismo è stato alla base del successo economico degli Stati Uniti, soprattutto nei confronti delle merci europee, è proseguito anche dopo la guerra civile americana e si calcola che esistano ancora oggi centinaia di milioni di persone nel mondo, soprattutto bambini, che vivono in questa condizione.

Per chiarire che la Skull & Bones è una vera struttura del potere e non una goliardica compagnia di bevitori elenchiamo qualcuno dei suoi affiliati: i banchieri David Rockefeller, John Pierpont Morgan, Averell Harriman. Tre presidenti americani: William Howard Taft, George Bush padre e George W. Bush, il figlio. Fanno parte del club anche tre zii e due cugini dell’attuale presidente; nove bonesman sono stati eletti giudici della Corte suprema. Era un uomo delle ossa anche Henry Stimson, segretario di Stato di Franklin Delano Roosevelt durante la Seconda guerra mondiale. Sempre dalla Tomba provengono dirigenti della CIA, ambasciatori come Winston Lord, vari membri del Congresso e della Federal Reserve.

Dalla Skull & Bones e dai suo membri sono nate altre organizzazioni: nel 1921 la famiglia Rockefeller finanzia il Council on Foreign Relations (CFR) del colonnello Edward Mandell House, eminenza grigia della politica estera USA, che alla Conferenza per la pace di Versailles del 1919 era stato tra i più attivi nel costruire i nuovi assetti politici dopo la conclusione della Prima guerra mondiale, collaborando anche alla formazione della Società delle Nazioni – la struttura precedente all’ONU – che da subito ha al suo interno uomini del CFR.

Nel Council on Foreign Relations si fondono le concezioni antidemocratiche della massoneria portate alle estreme conseguenze dagli Illuminati di Baviera e raccolte dal gruppo Skull & Bones, che prevedono la creazione di un governo mondiale di cui un gruppo ristretto detiene il potere, con la visione politica colonialista inglese, anch’essa mutuata dalle posizioni della massoneria che postulava un’alleanza tra le nazioni di “razza” anglosassone. Uno dei massimi esponenti di questa “visione” è stato Cecil Rhodes, fondatore dello stato razzista della Rhodesia.

La confluenza di queste idee reazionarie è alla base della nascita del CFR, che sancisce quindi l’alleanza tra gli interessi della politica imperiale inglese e l’espansionismo imperialista della borghesia americana. L’impero e l’imperialismo che si strutturano in un’alleanza, anticomunista, tuttora esistente.

Il nucleo iniziale del CFR era formato da 650 componenti, che sommato alle presenze degli anni successivi ha raggiunto un totale di quasi seimila persone, ovviamente oggi non tutte viventi.

Tra le figure più interessanti del passato si trova il finanziere Thomas William Lamont che nel 1926 fece un prestito di cento milioni di dollari al fascismo, Allen Dulles capo della CIA dalla sua fondazione e suo fratello John Foster Dulles segretario di Stato. Molti i banchieri tra cui Edgar Miles Bronfman famiglia di sionisti che si è arricchita con il contrabbando di alcol durante il proibizionismo degli anni ‘20 e poi con la Seagram, la più grande multinazionale dei liquori. Bronfman è presidente del Consiglio mondiale ebraico che è presente in 66 Paesi; personalità politica poliedrica Bronfman intratteneva ottimi rapporti con i vertici dell’URSS e ha seguito con molto interesse l’evoluzione della svolta del PCI, incontrando a New York Napolitano e Occhetto il 16 maggio 1989.

Ma anche Edward Teller, il fisico che ha costruito la bomba H, è stato ammesso con le sue posizioni guerrafondaie nel CFR; continuando ad elencare in ordine sparso troviamo Jimmy Carter, il suo segretario di Stato Cyrus Vance e il suo consigliere speciale per la sicurezza Zbigniew Brzezinsky. Troviamo la controversa figura di Richard Gardner prima avvocato di Gianni Agnelli, poi ambasciatore in Italia dal 1977 al 1981 durante il periodo cruciale della strategia della tensione culminata nel 1978 con il rapimento Moro. Secondo un documento dell’EIR (Executive Intelligence Review, 30 settembre 1985) Gardner sarebbe stato a capo dei servizi di informazione di Inter-Alpha gruppo bancario e finanziario, sospettato di essere all’origine della loggia massonica P2.

E’ un membro del CFR Edward Luttwak consigliere per la sicurezza di Reagan, autore del libro Colpo di Stato: manuale pratico (Coup d’Etat: A practical handbook, Harvard University Press, 1968) in cui spiega come fare un colpo di Stato senza ricorrere alle masse o alle forze armate: «Un golpe consiste nell’infiltrare un segmento anche piccolo, ma cruciale dell’apparato statale, che poi verrà usato per togliere al governo il controllo di tutto il resto».

Scorrendo la lista degli appartenenti al CFR si incontrano molti nomi interessanti della storia contemporanea, dall’ex presidente Bill Clinton, all’ex governatore Mario Cuomo, all’ex segretario di Stato Henry Kissinger, a George Soros l’attivo finanziere sponsorizzato dai Rothschild e l’ex CIA Frank Carlucci, ora capo assoluto dell’esclusivo Carlyle Group che ha visto tra i propri aderenti la famiglia Bin Laden, i Bush e i De Benedetti. Siedono nel CFR personaggi come Joseph Liebermann candidato alla vicepresidenza a fianco di Al Gore o Stuart Eizenstat ex vicesegretario al Tesoro; George Tenet ex capo della CIA, accanto a John D. Negroponte attuale unico responsabile dei servizi di sicurezza americani, oltre a decine di generali, e colonnelli, tramite tra le esigenze dei settori industriali con quelli militari, rapporti che possono servire anche per organizzare modifiche politiche nel mondo, come è avvenuto in Cile nel 1973, in Argentina o in Grecia nel 1967.

Tra i nomi dei generali spicca William Westmoreland, autore del Field Manual, che contiene le direttive di come destabilizzare ai fini di stabilizzare con operazioni speciali atte a impedire l’accesso al governo dei partiti comunisti; manuale top secret di cui Licio Gelli custodiva una copia.

Ovviamente tutto quello che viene discusso negli incontri annuali e nei lavori delle varie commissioni è oggetto del più stretto riserbo, nonostante sia presente all’interno del Council on Foreign Relations un’enorme quantità di giornalisti e direttori tra i più prestigiosi e il signore dei media Rupert Murdoch.

Poi si trovano moltissimi membri del primo e del secondo governo Bush come: Dick Cheney il vicepresidente, Colin Powell ex segretario di Stato, Ari Fleischer portavoce della Casa bianca con grado di ministro, Douglas Feith sottosegretario alla Difesa, consigliere delle politiche militari al Pentagono e capo dello studio legale Feith & Zell con sede in Israele dove rappresenta la Israeli Armements Manufacturers. Poi Richard Haass direttore al Dipartimento di Stato del Policy Planning nonché direttore del National Security Programs, John Bolton ambasciatore all’ONU, Joshua Bolten chief policy director della Casa bianca; Robert Zoellick US Trade Representative, negoziatore infaticabile sulla globalizzazione economica. Lewis Libby, capo dello staff del vicepresidente, Lincoln Bloomfield assistente al segretario di Stato per gli affari politico militari, Robert Satloff consigliere per la sicurezza nazionale, che dirige il Washington Institute for Near East Policy, Elliott Abrams già intimo di Bush padre e coinvolto nella vicenda Iran-Contra durante la presidenza Reagan, incriminato per falsa testimonianza, nel ’91 si riconobbe colpevole e – come succede anche da noi – è stato premiato.

Nel Council on Foreign Relations siedono i cosiddetti neocons come Condoleezza Rice segretario di Stato, il professore di Harvard Samuel P. Huntington, Paul Wolfowitz segretario alla Difesa, Richard Perle suggeritore per la politica estera di Bush junior, che negli anni ’70 è stato sorpreso dalla National Security Agency a passare documenti segretissimi all’ambasciata di Israele e ha lavorato per la Soltan, fabbrica d’armi israeliana.

Sono del CFR due giudici della Corte suprema: Ruth Bader Ginsburg e Sandra Day O’Connor. Appartengono al CFR il direttore esecutivo della Commissione d’indagine sull’11 di settembre Philip D. Zelikow, il presidente della Commissione Thomas H. Kean, il vicepresidente Lee H. Hamilton. In tutto sei su tredici componenti della Commissione d’indagine.

Per motivi di brevità finiamo, ma in bellezza, parlando di Alan Greenspan: capo della Federal Reserve banca centrale USA, organismo composto da banche private riconducibili quasi tutte a membri storici del CFR come i Warburg della Warburg Bank of Amsterdam, della Warburg Bank of Hamburg e della Kuhne & Loeb Bank of NY; i Rockefeller della Chase Manhattan Bank of NY; i Lehman della Lehman Brothers of NY, poi ci sono i Rothschild della Rothschild Bank of London e della Rothschild Bank of Berlin. Guardando la composizione della Federal Reverve è difficile pensare che Greenspan difenda gli interessi di tutto il popolo americano, ed è anche difficile pensare che in organismi come il CFR, che operano con così poca trasparenza, si facciano gli interessi dei più.

Il vertice del CFR ha esportato su tutto il pianeta questo modello politico organizzativo, che ha nella riservatezza la sua intrinseca forza: tra il 29 e il 31 maggio 1954 su iniziativa di Joseph Retinger, massone legato agli alti gradi della massoneria polacca e svedese, con l’aiuto economico dalla famiglia Rockefeller in Olanda nell’Hotel Bilderberg nasce il Bilderberg Group, organismo sorto per raccordare gli interessi dei soggetti che compongono la parte americana del capitalismo con quella europea, con un occhio di riguardo per i Paesi a Nord del nostro continente. Tra i primi partecipanti ci fu il principe Bernardo d’Olanda ex ufficiale delle SS, David Rockefeller, Averell Harriman, gli italiani Gianni Agnelli e Alcide De Gasperi.

Ecco cosa hanno scritto alcuni giornalisti investigativi inglesi nel magazine online di Bbc News a pochi giorni dal meeting del Bilderberg a Stresa nel 2004: «Si tratta di una delle associazioni più controverse dei nostri tempi, da alcuni accusata di decidere i destini del mondo a porte chiuse. Nessuna parola di quanto viene detto nel corso degli incontri è mai trapelata. I giornalisti non vengono invitati e quando in qualche occasione vengono concessi alcuni minuti a qualche reporter, c’è l’obbligo di non far cenno ad alcun nome. I luoghi d’incontro sono tenuti segreti…» Bbc New continua riportando una dichiarazione dell’ex giornalista Tony Gosling, che guida una campagna contro il Bildelberg dalla sua casa di Bristol in cui afferma: « Il principale problema è la segretezza. Quando tante persone con tanto potere si riuniscono in un posto, penso che noi abbiamo il diritto di sapere cosa sta succedendo».

Attuale presidente del Bilderberg è il belga Etienne Davignon, vice presidente della Suez-Tractebel. Fanno parte del segretariato del Bilderberg gli italiani Franco Bernabè vicepresidente Rothschild Europa, John Elkan vicepresidente Fiat SpA, Mario Monti dell’Università Bocconi ed ex presidente della Commissione europea e dell’Antitrust; Tommaso Padoa Schioppa della Banca centrale europea, Paolo Scaroni dell’Enel SpA, Domenico Siniscalco ministro delle Finanze, che si trovano in compagnia dei già visti Paul Wolfwitz, Richard Perle, David Rockefeller, Henry Kissinger (vedi box). L’agenda dell’ultimo incontro del gruppo, svoltosi in Germania nel maggio 2005, ha trattato di questi temi: Iran, Iraq, il Medio Oriente, la non proliferazione, l’Asia, lo stato dell’economia mondiale, la Russia, le relazioni Europa-America.

Con l’espandersi del mercato asiatico e con l’accresciuta importanza del Giappone, gli uomini della Skull & Bones, del CFR e del Bilderberg Group decidono che bisogna sviluppare la loro influenza in quell’area ed ecco nascere la Trilateral Commission, triangolo rappresentato da Nord America, Europa e Giappone.

La Commissione Trilaterale viene concepita da un gruppo ristretto di americani, europei e giapponesi nel novembre 1972 in una proprietà dei Rockefeller nella Hudson Valley. Tra gli americani presenti c’erano: David Rockefeller, Zbigniew Brzezinsky, Henry Owen direttore della Brooking Institution per gli studi di politica estera e membro CFR, Henry Owen appartenente sia al CFR, che al Bilderberg e all’Istituto Internazionale di studi strategici di Londra (IISS).

La prima riunione della Trilaterale ha luogo a Tokio il 23 novembre 1973 e l’entrata del Giappone rappresenta l’unica novità rispetto agli organismi precedenti: sempre uguale infatti la catena di comando che vediamo ripetersi. Sempre uguali le metodologie del dibattito: a porte chiuse, in luoghi esclusivi e senza comunicare le decisioni prese al resto del mondo. I cognomi che troviamo sono sempre gli stessi: Bush, gli Agnelli, Cyrus Vance, Kissinger, Walter Mondale, Richard Gardner, Bill Clinton, Jimmy Carter, Frank Carlucci, Richard Perle.

L’ultimo degli incontri annuali della Trilateral si è svolto ad aprile al Mandarin hotel di Washington (http://www.trilateral.org/annmtgs/programs/05WASH.htm) con in agenda questi punti: l’analisi della crescita della Cina e il suo impatto nel governo globale, un’analisi del voto americano, indirizzi strategici per l’amministrazione USA e molti altri temi tra cui la ricerca di nuove partnership per la Trilateral.

La ricaduta degli indirizzi della Trilateral nelle scelte dei governi sul periodo medio-lungo si comprende dalla lettura delle parti più significative del programma esposto nel 1975 a Kyoto, alla riunione annuale della Trilateral Commission, da uno degli esponenti più reazionari del Council on Foreign Relations: il professor Samuel P. Huntington, l’uomo che abbiamo in seguito conosciuto per aver elaborato la strategia dei poteri forti per i prossimi decenni, descritta con grande cinismo nel suo libro Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale (Garzanti, 1997).

Huntington nel 1975 nel suo rapporto sulla crisi della democrazia, analizzando le lotte degli anni Sessanta in America che avevano visto l’insorgere di una grande “ondata democratica” asseriva che avevano sovraccaricato il sistema politico di partecipazioni e rivendicazioni: «La vitalità della democrazia ha prodotto un sostanziale incremento delle attività del governo e un sostanziale calo della sua autorità (…) Un eccesso di democrazia significa un deficit di governabilità (…) Taluni dei problemi di governo degli Stati Uniti – continuava Huntington – scaturiscono proprio da un eccesso di democrazia. Ciò che occorre alla democrazia è invece un grado maggiore di moderazione». Huntington dava questi “consigli”: «In passato ogni società democratica ha avuto una popolazione marginale di dimensioni più o meno grandi, che non ha partecipato attivamente alla politica. In sé questa marginalità di alcuni gruppi è intrinsecamente antidemocratica, ma ha anche costituito uno dei fattori che hanno consentito alla democrazia di funzionare efficacemente. I gruppi sociali marginali, ad esempio i negri, partecipano ora pienamente al sistema politico. Però rimane ancora il pericolo di sovraccaricare il sistema politico con richieste che ne allargano le funzioni e ne scalzano l’autorità. È necessario quindi sostituire la minore emarginazione di alcuni gruppi con una maggiore limitazione di tutti i gruppi». Il nostro “sincero democratico” Huntington, per arrivare a questa diminuzione generalizzata di democrazia, propone nel suo rapporto: pianificazione sociale centralizzata, un drastico ridimensionamento dell’educazione superiore e subordinazione dei programmi scolastici alle dimensioni del mercato del lavoro, unito ad un drastico riesame del Primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti sulla libertà di stampa.

Il programma di Huntington ha delle fortissime assonanze con quello della P2, elaborato negli stessi anni, e con l’attuale politica scolastica del ministro Letizia Brichetto Moratti.

Sulla libertà di stampa il rapporto CFR-Trilateral si dilungava molto asserendo che in circostanze speciali, non meglio identificate, è necessaria una censura preventiva di ciò che i giornali possono pubblicare e il diritto del governo di bloccare le informazioni alla fonte, consigliando alle associazioni professionali di categoria di intervenire limitando e selezionando l’accesso agli organi di stampa in caso contrario ci sarebbe stato un intervento diretto del governo.

Dal 1975 ad oggi parecchia acqua è passata sotto i ponti, ma nonostante l’aumento degli strumenti di comunicazione abbiamo pochissime notizie della guerra in Iraq, in Italia si sta discutendo la riforma del codice penale militare che impedirà ai giornalisti di raccontare la guerra dal proprio punto di vista, negli USA è stata proibita la circolazione delle immagini, con la scusa della loro drammaticità, degli attentati dell’11 settembre 2001 e c’è stata una censura preventiva delle immagini sui fatti del 7 luglio scorso a Londra. Vale la pena di riprendere Colpo di Stato: manuale pratico di Luttwak ed andare a vedere cosa dice a proposito dei media e del compito che devono svolgere: «Il nostro obiettivo di lungo termine sarà di guadagnare l’accettazione delle masse, sì che l’uso della coercizione fisica non sia necessario (…) Il nostro strumento in questa direzione sarà il controllo dei mezzi di comunicazione di massa (…) Le trasmissione radio e televisive avranno lo scopo non già di fornire informazioni sulla situazione, bensì di controllarne gli sviluppi grazie al nostro monopolio sui media (…)»

Grazie ad organismi come il CFR, il Bilderberg, la Trilateral viene a crearsi sul pianeta una fitta ragnatela di relazioni strutturate e gerarchizzate, che sempre di più svolgono compiti di svuotamento dell’autonomia dei vari Stati e delle loro rappresentanze democraticamente elette, andando alla realizzazione di quel golpe strisciante di cui Luttwak è il massimo teorico, come spiega nel suo manuale: «Purché l’esecuzione del golpe sia rapida, e finché noi siamo coperti dall’anonimato nessuna fazione politica avrà il motivo o l’opportunità di opporsi a noi (…) Siano in un sistema bipartitico come nel mondo anglosassone, dove i partiti sono in realtà coalizioni di gruppi di interesse, siano partiti basati su valori di classe o religione come nell’Europa continentale, i principali partiti politici negli Stati evoluti e democratici non presentano una minaccia diretta a un golpe. Anche se tali partiti hanno un sostegno di massa durante le elezioni, essi non sono versati alle tecniche dell’agitazione delle masse. La relativa stabilità della vita politica li ha privati dell’esperienza necessaria ad impiegare mezzi d’azione diretta, e tutta la loro operatività si riduce a vincere le periodiche elezioni».

Parole forti, ma che danno il senso della distanza che c’è ormai tra il potere vero e i cittadini che devono recuperare il proprio ruolo nella vita e nella storia, impedendo che si completi quel disegno di società autoritaria che Luttwak nel suo manuale delinea: «Tutto il potere, tutta la partecipazione, è nelle mani di una piccola élite istruita, benestante e sicura, e quindi radicalmente differente dalla vasta maggioranza dei suoi cittadini, praticamente una razza a parte».

 

Bibliografia:

Alexandra Robbins Secrets of the Tomb, Back Bay Books, 2003

Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale

Garzanti 1997.

Colpo di Stato: manuale pratico (Coup d’Etat: A practical handbook, Harvard University Press, 1968)

 

* Uscito per Valori mensile di economia e finanza etica nel settembre 2005, ma con altro titolo

La dittatura capitalistica: uomini e apparati che controllano globalmente la politica degli Statiultima modifica: 2010-12-06T01:01:00+01:00da iskra2010
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Un pensiero su “La dittatura capitalistica: uomini e apparati che controllano globalmente la politica degli Stati

  1. Paola inseriamo un brano dell’articolo di Andrea Montella, che troverai su “iskra” dal titolo “Rothschild” il quale spiega molto bene le dinamiche economiche del sistema capitalista e che consiglio di leggere con attenzione per non incorrere in errate richieste:”Riserva frazionaria la tecnica dei banchieri per controllare l’economia mondiale
La riserva frazionaria è un moltiplicatore del credito: in un sistema a riserva frazionaria diversa dal 100%, la banca può accreditare denaro in quantità superiori ai depositi che effettivamente ha, ma deve possedere del contante come contropartita ai soldi che gli vengono versati. In Europa la riserva frazionaria è allo 0% per le seguenti passività: depositi con durata prestabilita superiore a due anni; depositi rimborsabili con preavviso superiore a due anni; pronti contro termine; titoli di debito emessi con durata prestabilita superiore a due anni. È al 2% per ogni altra passività prevista dal regolamento 1745/2003 della BCE.
Quando la riserva è pari al 2% la banca può prestare fino al 98% del capitale depositato, cioè 98 centesimi per ogni euro versato. La somma di tutti i prestiti generati da un primo nuovo deposito risulterà un multiplo del primo deposito, ma di valore inferiore.
Si parla pertanto di moltiplicatore monetario che agisce a livello di sistema bancario e non, come molti erroneamente credono, a livello di singola banca: a fronte di una percentuale di riserva al 2%, il sistema bancario può arrivare a prestare fino a 50 volte il deposito iniziale. L’espansione del credito assicura tassi di crescita per un periodo anche decennale, ma inevitabilmente porta o a crisi di sovrapproduzione o a crisi dovute ad insolvenza delle imprese alla scadenza dei debiti, a cui segue un eccesso di moneta prestata che continua a circolare, non corrisposta da una ricchezza reale, causa a sua volta di inflazione e calo della domanda.
Il sistema funziona perché i clienti delle banche non chiedono mai tutti contemporaneamente la restituzione del denaro versato; se lo facessero le banche sarebbero insolventi e andrebbero in bancarotta.” Buona lettura. P.S. veicoleremo l’articolo su Twitter

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