EXOR: nuova organizzazione

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di Andrea

Da leggere assieme alla biografia di due pirati della finanza mondiale che vi allego: J.P. Morgan e James Goldsmith.

Ciao

 

Comunicati stampa

11/2/2011

EXOR: nuova organizzazione

 

John Elkann nominato Presidente e Amministratore Delegato

Tobias Brown nominato Chief Investment Officer con responsabilità su tutte le attività di investimento di EXOR

Alessandro Nasi responsabile delle attività EXOR negli USA

Il Chief Financial Officer di EXOR, Enrico Vellano, avrà la responsabilità su tutte le funzioni centrali

Carlo Sant’Albano sarà nominato Presidente di Cushman & Wakefield

Il Consiglio di Amministrazione di EXOR, riunitosi oggi a Torino, ha conferito a John Elkann la carica di Amministratore Delegato, in aggiunta a quella già ricoperta di Presidente. Con un Net Asset Value di circa 9 miliardi di euro, EXOR è una delle principali società di investimento europee ed è controllata dalla famiglia Agnelli.

Tobias Brown è stato nominato Chief Investment Officer. Tobias Brown sarà responsabile delle attività di investimento della società in tutto il mondo. Nato negli Stati Uniti nel 1963, Tobias Brown ha svolto nel corso della sua carriera numerosi incarichi internazionali al servizio di Sir James Goldsmith, in particolare nel periodo della sua maturità, ricoprendo anche la carica di responsabile mondiale degli investimenti del Gruppo Goldsmith. Componente dei consigli di amministrazione di varie società e istituzioni, Tobias Brown è stato anche Presidente del Gruppo Noble, incluso da Fortune nella lista delle 500 maggiori società del mondo.

Alessandro Nasi, 36 anni, sarà responsabile delle attività americane di EXOR. Alessandro Nasi ha trascorso più della metà della sua vita negli USA, maturando una vasta esperienza in società finanziarie di grande rilievo. Inoltre nel corso degli ultimi cinque anni ha assunto crescenti responsabilità in Fiat e Fiat Industrial. Alessandro Nasi continuerà ad essere componente dell’Industrial Executive Council di Fiat Industrial.

L’attuale Chief Financial Officer, Enrico Vellano, assumerà la responsabilità di tutte le funzioni centrali di EXOR.

Carlo Sant’Albano sarà nominato Presidente di Cushman & Wakefield, una delle più grandi società al mondo specializzata nei servizi immobiliari e controllata da EXOR. Carlo Sant’Albano e Glen Rufrano, che è stato recentemente nominato  Amministratore Delegato di Cushman & Wakefield, lavoreranno insieme con l’obiettivo di sviluppare le attività della società in tutto il mondo.

Aldo Mazzia lascerà la società per assumere incarichi operativi in Juventus F.C. Il Consiglio ha ringraziato Aldo Mazzia per il lavoro svolto in qualità di responsabile amministrativo di EXOR e ha formulato i migliori auguri per il nuovo incarico.

Il Presidente e Amministratore Delegato John Elkann ha commentato:

“Le nomine annunciate oggi rappresentano un importante passo avanti per la società.

Tobias Brown vanta un’esperienza di più di venticinque anni nel campo degli investimenti, realizzati con successo in vari settori e mercati. Ci conosciamo da alcuni anni, durante i quali ci siamo scambiati molte idee in fatto di investimenti: ora possiamo finalmente lavorare insieme.

Il ruolo di Alessandro Nasi sarà fondamentale per rafforzare e ampliare il nostro impegno negli USA. Conosco Alessandro da molti anni e condividiamo gli stessi valori. La sua esperienza e le sue qualità saranno davvero importanti per noi.

Enrico Vellano lavora da molto tempo in EXOR, dove ho potuto apprezzarne le capacità. So che farà altrettanto bene ora che assume maggiori responsabilità.

Desidero ringraziare Carlo Sant’Albano per l’importante contributo che ha dato ad EXOR. Cushman & Wakefield rappresenta una grande opportunità per mettere a frutto le sue capacità e la sua esperienza.

Sono convinto che EXOR abbia oggi tutto ciò che serve per cogliere nuove opportunità e affrontare le sfide che abbiamo davanti.”

Tobias Josef  Brown

Tobias Josef  Brown è nato in America nel 1963. Nel corso della sua carriera ha ricoperto numerosi incarichi internazionali.

Si è laureato alla Brandeis University di Waltham (Massachusetts) ed è diventato uno dei più esperti professionisti stranieri al servizio di vari grandi gruppi finanziari cinesi. All’età di 26 anni è stato nominato responsabile di Asia Securities Group, una delle maggiori società cinesi di servizi finanziari.

In seguito, insieme al suo mentore Sir James Goldsmith, ha dato vita ad una partnership nel campo degli investimenti che è durata 19 anni. Quando Sir James si è ritirato dagli affari, Tobias è diventato responsabile mondiale degli investimenti  del Gruppo Goldsmith, ruolo che è proseguito anche dopo la morte di Sir James. Durante la sua permanenza in Goldsmith, le società del Gruppo hanno regolarmente ottenuto risultati di eccellenza, collocandosi entro le prime dieci posizioni nella classifica redatta dalla Cambridge Associates.

Tobias Brown è stato inoltre componente dei consigli di amministrazione di varie società e istituzioni, ricoprendo tra l’altro la carica di Presidente esecutivo e non esecutivo del Gruppo Noble, la 248° società più grande del mondo secondo la classifica “Global Fortune 500” del Fortune Magazine.

E’ inoltre uno dei pochi stranieri ad essere stato invitato a ricoprire incarichi nei Consigli di Amministrazione di rilevanti società giapponesi e cinesi.

Alessandro Nasi

Alessandro Nasi è nato a Torino nel 1974, cresciuto a New York , è poi rientrato in Italia dove ha frequentato e conseguito il diploma di Amministrazione Aziendale presso l’Università di Torino.

Dopo aver prestato servizio militare nel Corpo dei Carabinieri, ha iniziato la sua carriera professionale come analista finanziario presso alcune banche estere, maturando la sua esperienza presso l’Europlus Asset Management – divisione di Unicredito a Dublino – la Pricewaterhouse Coopers di Torino, la Merrill Lynch e la JP Morgan, entrambe a New York.

Ha poi lavorato come Associato in JP Morgan Partners a New York, nella divisione Private Equity di JP Morgan.

Nel 2005 è entrato nel Gruppo Fiat come dirigente del Corporate and Business Development in qualità di responsabile dell’area Asia Pacific (India, Cina, Russia)

Nel 2007 è stato nominato nel Comitato di Direzione della Fiat Powertrain Technologies in qualità di Vice President del Business Development.

Ad inizio 2008  è passato alla CASE NEW HOLLAND, l’azienda del Gruppo che opera nel settore delle macchine agricole e per le costruzioni,  di cui è Senior Vice President del Business Development. Da ottobre 2009 a gennaio 2011 ha inolte ricoperto il ruolo di responsabile  del Network Development come Senior Vice President.

Da gennaio 2011 è stato nominato membro dell’Industrial Executive Council di Fiat Industrial, in qualità di Segretario e Responsabile del Business Development.

E’ Socio Accomandatario della  Giovanni Agnelli & C. Sapaz.

E’ Amministratore della Exor Spa

E’ Amministratore della New Holland Kobelco e della Kobelco Construction Machinery, le  joint ventures operanti nel settore macchine movimento terra del Gruppo Fiat.

Enrico Vellano

Enrico Vellano è nato a Torino nel 1967 ed ha completato la sua formazione laureandosi in Economia e Commercio all’Università del capoluogo piemontese.

Nel 1992 ha iniziato la sua carriera professionale presso Arthur Andersen. Successivamente ha ricoperto la carica di Responsabile di Finanza e Tesoreria di Comitours S.p.A..

Nel 1995 ha proseguito la sua carriera presso la SAI Assicurazioni S.p.A. dove ha maturato una significativa esperienza nella gestione di portafogli mobiliari azionari ed obbligazionari.

Nel 1997 ha iniziato la sua esperienza lavorativa presso la IFIL Finanziaria di Partecipazioni S.p.A., ricoprendo via via incarichi più rilevanti sino alla nomina nel 2006 di  Chief Financial Officer di EXOR S.p.A. società nata dalla fusione di IFIL S.p.A. in IFI S.p.A..

Attualmente è membro del Consiglio di Amministrazione di Alpitour S.p.A.

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Morgan, il corsaro della finanza americana

 

“I milionari non usano l’astrologia, i miliardari la usano”.

John Pierpont Morgan

di Andrea Montella

John Pierpont Morgan, nacque a Hartford nel Connecticut nel 1837, ma visse a lungo in Europa: studiò in Inghilterra, in Svizzera e si laureò nel 1856 in Germania, a Gottingen. Tornò in America nel 1859 e cominciò la sua ascesa commerciando cotone e lavorando nella banca del padre, Junius Spencer (1813-1890). A 34 anni, nel 1871, fondò con Anthony Joseph Drexel la propria banca e fu uno dei banchieri più influenti della nascente industria americana.

In quel periodo era in corso un enorme processo di centralizzazione, in cui la funzione classica del banchiere, di prestare denaro, stava integrandosi con quella di industriale o di imprenditore di affari commerciali. In quella nuova veste, John Pierpont Morgan, non era secondo ai suoi compagni di avventura: i Taylor, i Rothschild, i Belmont, i Seligman o i Morton, anzi si era rivelato il più arguto e il più spietato innovatore.

Due anni dopo la nascita della sua banca Morgan lottò per il controllo dell’emissione di obbligazioni governative contro la Jay Cooke & Company, portandola al fallimento. In seguito, con un sindacato di banchieri di New York e Filadelfia, Morgan, condusse grandi operazioni di conversione che sostituirono il tasso di interesse del 6 per cento, del periodo della guerra civile americana, con quello del 4 per cento, producendo un importo di 235 milioni di dollari e quantitativi addizionali di prestiti governativi, che furono impiegati allo scopo di acquistare oro all’estero per tornare alla coniazione delle monete.

Grazie a queste operazioni in pochissimo tempo le banche associate guadagnarono provvigioni pari a 25 milioni di dollari; la maggior parte di questa cifra entrò nelle casse della banca Drexel, Morgan & C.

Nel far fruttare i soldi in poco tempo Morgan era un vero maestro: sono passati alla storia i due casi che raccontiamo, famosi nel mondo della finanza dell’epoca per la mole di denaro che venne messa in gioco. William Vanderbild, nel 1879, incaricò Morgan di vendere 250 mila azioni della New York Central; da questa operazione il nostro banchiere incamerò 3 milioni di dollari, diventando anche uno degli amministratori della società.

Un anno dopo la Drexel, Morgan & C. fa parte del sindacato di banchieri che dovevano collocare 40 milioni di dollari di obbligazioni (con una provvigione del 10 per cento) della Northern Pacific Railroad, che si trovava in pessime condizioni.

Ma più che le provvigioni, l’obiettivo dei banchieri in questa giostra di titoli, era di “riservarsi” la differenza risultante fra il prezzo fissato per il capitale e quello che riuscivano a farsi pagare dai risparmiatori e dagli investitori all’atto della distribuzione dei titoli.

Con i fondi che aveva messo da parte Morgan poteva assicurarsi opzioni su capitali azionari ferroviari o industriali, facendo anticipi a chi aveva bisogno di prestiti, per poi condurre campagne in Borsa per collocare il capitale all’interno del paese e all’estero. Lavorando in sinergia con altri banchieri che si suddividevano le commissioni e i compratori, Morgan poteva estendere all’infinito l’ambito delle sue operazioni e costruire monopoli. Inoltre parte del denaro realizzato veniva lasciato in deposito nella sua banca e in quelle associate, pronto per essere usato per l’acquisto o la vendita di altre partite di titoli, mentre le provvigioni su tutto questo movimento crescevano grazie al cosiddetto effetto valanga.

La fine dell’800 ha visto negli Stati Uniti furibonde lotte tra i maggiori investitori nel settore ferroviario: nel 1884 cinque linee ferroviarie correvano fra New York e Chicago e altre due erano in costruzione, anche se ne sarebbero bastate tre per il fabbisogno dell’epoca. Ma i grandi banchieri e i finanzieri avrebbero continuato a costruire strade ferrate, fintanto che il mercato avesse continuato ad acquistare azioni e obbligazioni del settore. Questo meccanismo aveva innestato una lotta all’ultimo sangue, che non escludeva l’autodistruzione. All’Est, la Pennsylvania si opponeva a che la Baltimore & Ohio arrivasse a New York. A Ovest, il finanziere James J. Hill incideva senza sosta nelle concessioni terriere della Northern Pacific e sospingeva Henry Villard verso il fallimento.

Nelle gole delle Montagne Rocciose bande messe assieme dalle compagnie ferroviarie ingaggiavano lotte furibonde per impossessarsi dei nuovi centri minerari.

Morgan in quel periodo procedeva con azione stolida, massiccia e, con l’inesorabilità della coercizione economica, promosse la “morganizzazione” dell’industria mediante nuove procedure e nuove istituzioni finanziarie: era il periodo in cui il banchiere si batteva per il consolidamento della sua egemonia, che avrebbe imposto l’ “ordine” stabilizzatore dell’alta finanza sulla “gazzarra delle concorrenze”.

Fu lui a risollevare le finanze degli Stati Uniti, che uscirono da una situazione di indebitamento per accedere all’autosufficienza economica. Inoltre, grazie al suo fiuto per gli affari nacquero in America compagnie come la General Electric e la U.S. Steel, l’acciaieria più importante d’America, che ebbe – naturalmente – un boom in occasione della costruzione della grande rete ferroviaria.

Le titaniche ricchezze che accumulò nel corso della sua vita furono però non soltanto frutto di una rara perspicacia affaristica, ma anche di un approccio “smithiano” all’economia del Paese: Morgan fu sempre convinto che quello che era un bene per lui si trasformasse in ricchezza per il Paese. Il banchiere fu anche un appassionato collezionista d’arte: raccolse quadri, sculture, libri d’impagabile bellezza e valore; il suo grande amore per l’arte lo portò, ovviamente alla sua morte, a donare tutto il suo patrimonio artistico al Metropolitan Museum di New York.

Alcuni suoi estimatori spiegavano l’enorme lavoro svolto a favore del sistema capitalistico da questo banchiere con la frase: «Il mondo fu creato da Dio nel 4004 avanti Cristo e riorganizzato da J. P. Morgan nel 1901».

John Pierpont Morgan si spense a Roma il 31 marzo 1913.

La banca fu presa in mano dal figlio John Pierpont Morgan Junior (1867-1943) che fu uno strenuo difensore dell’intervento americano nella prima guerra mondiale, tanto da sostenerne economicamente la partecipazione; Morgan Jr. appoggiò le riforme monetarie del dopoguerra e nel 1926 il banchiere approvò le scelte del suo principale associato, Thomas William Lamont, nel finanziare con 100 milioni di dollari Mussolini. Il prestito aveva lo scopo di stabilizzare la lira e con essa il regime fascista. Su esortazione della stessa J.P. Morgan & Co. il massone conte Giuseppe Volpi di Misurata, ministro delle Finanze italiano, si assicurava attraverso la Banca d’Italia lo stretto controllo della politica monetaria nazionale.

J.P. Morgan è oggi una grande banca d’investimenti, punto cruciale nella circolazione del denaro, che si occupa di fornire rating, dare valutazioni e giudizi sulle società quotate e non. È anche sostenitrice, tramite investimenti propri, dello sviluppo economico di alcune aree ad alto potenziale di crescita, come ad esempio l’Estremo Oriente. Nel campo del risparmio gestito, la J.P. Morgan ha sul mercato centinaia di fondi e sicav di diritto estero che investono in qualsiasi settore e parte del mondo. Tali servizi finanziari vengono venduti anche in Italia dalle principali banche del nostro Paese.

La banca d’affari J.P. Morgan ha anche il più antico network omosessuale, il Pride, con centinaia di iscritti in tutto il mondo. Questa sua scelta ha spinto anche altre banche come l’Ubs Warburg, la Hsbc a fare investimenti in questo settore, perché per le banche non esistono distinzioni di sesso, ma solo di classe.

 

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Goldsmith o Goldfinger

 

“Se uno lascia la moglie e sposa l’amante, non fa altro che creare un nuovo posto di lavoro”

sir James Michael Goldsmith (1933-1997)

 

di Andrea Montella

 

Una famiglia che ha messo a frutto le inclinazioni dell’ideologo Edward, del raider James e dei loro eredi – Clio, Zac, Jamima e Benjamin – per ottenere quel mix tra finanza e ambientalismo reazionario che gli consente di praticare un modello di “bella vita” molto apprezzato dai media.

James Michael Goldsmith, il finanziere anglo-francese è il costruttore della loro comune fortuna: definito nel suo ambiente “l’Attila della finanza” e considerato da Margaret Thatcher “uno dei personaggi più grandi della sua generazione”, nasce a Parigi nel 1933. Il padre Francis (Frank) fu parlamentare unionista, ufficiale di cavalleria del Suffolk e dopo la prima guerra mondiale direttore della catena di alberghi Savoy Hotel, in Francia.

Suo fratello Edward Theodore (Teddy) nato nel 1928 è il fondatore di una delle maggiori riviste ambientaliste: The Ecologist.

James studia ad Eton ma con scarsi risultati e abbandona il collegio nel ‘49; continuerà gli studi con un istitutore e presterà il servizio militare in artiglieria.

Stabilitosi nel ‘53 a Parigi acquisisce una piccola azienda e conosce l’ereditiera boliviana Maria Isabel Patino (1933-1954), figlia del magnate dello stagno Antenor Patino. L’unione fu contrastata da Patino che aveva espresso apprezzamenti sull’origine ebraica del giovane: «Niente di personale Mr. Goldsmith, ma nella nostra famiglia non si sposano ebrei» al che Goldsmith avrebbe ribattuto: «Vero ma nella mia famiglia solitamente non sposiamo pellerossa».

Maria Isabel morì cinque mesi dopo il matrimonio nel paesino di Gretna Green, una Las Vegas scozzese dove coppie avversate dai parenti o dalla legge possono sposarsi.

Nel ‘57 James vende i laboratori Goldsmith Cassene in Francia per 120 mila sterline; nel ‘59 torna in Gran Bretagna e compra 28 farmacie da Charles Clore. Nel ‘61 compra una catena di negozi che rilancia con il nome Mothercare in società con il banchiere iracheno Selim Zilkha, a cui in seguito venderà la sua quota.

Nel ‘62 modificando la confezione, commercializza un dimagrante americano: vince la controversia legale e può venderlo sul mercato francese col nome Milical.

Sposa nel ‘63 la sua segretaria Ginette Lery, che nel ‘59 gli ha dato un figlio. Nel contempo ha una relazione con lady Sarah Crichton-Stuart, seguita da un’altra liaison con lady Annabel Vane-Tempest-Stewart, figlia del marchese di Londonderry.

Dopo il divorzio da Ginette continuano a convivere a Parigi; sposa Annabel nel ‘78 vivendo con lei a Londra ma costruisce una terza famiglia a New York con Laure Boulay de la Meurthe, da cui avrà due figli.

Nel ‘64 James acquista 51 negozi, che diverranno il gruppo Cavenham Foods. In quel periodo compie incursioni finanziarie e acquisizioni di capitali attraverso la Cavenham, Banque Occidental e la finanziaria francese Général Occidentale formata nel ‘68.

Nel ‘71 acquisisce la Bovril Company sbarazzandosi dei suoi caseifici e delle carni sudamericane. Nel ‘72 compra per 86 milioni di sterline la Allied Suppliers, la quarta catena alimentare del Regno Unito, proprietaria di marchi come Lipton Tea. In questo modo entra in Slater Walker Securities di cui diventa presidente nel ‘75 e come contropartita ai suoi preziosi “consigli” chiede ai cugini banchieri la direzione della Banca Rothschild di Francia.

Nel ‘73 acquista negli Usa i 531 supermercati Grand Union Company, per 62 milioni di sterline.

Goldsmith comprende l’importanza dei media e cerca di fare propri nel ‘76/’77 i giornali The Observer e Daily Express ma senza successo. Nel ‘78 acquisisce la quota di maggioranza del settimanale francese L’Express da Jean-Jacques Servan-Schreiber. Nel 1979 lancia Now! che gli costerà 6 milioni di sterline e chiuderà dopo 19 mesi.

Goldsmith nel ‘76 inizia una guerra, che si protrae per diversi anni, con il giornale Private Eye che metteva in luce i suoi metodi spregiudicati e poco ortodossi. Nella vicenda, Goldsmith, fa valere non la verità oggettiva dei fatti, ma la forza del denaro. Comunque per non avere noie dai meccanismi di controllo britannici sposta i suoi interessi a Parigi.

Nel ‘78 compra negli Usa per 133 milioni di sterline i supermercati Colonial Stores, 369 negozi, di cui utilizza il movimento di cassa per acquistare nel ‘79 la J. Weingarten Inc. aggiungendo al suo impero altri 100 supermercati nel Texas.

Nei primi anni ‘80 ottiene il controllo del gruppo Diamond International per 246 milioni di sterline, rivenduto due anni più tardi per 700 milioni di sterline. Acquisisce la Crown Zellerbach che gli porta altri 400 milioni di sterline. Dopo si butta sulla Goodyear Tire e Rubber, che ha interessi nel settore petrolifero, aerospaziale, nei pneumatici e gli frutta altri 90 milioni netti di sterline.

Inoltre compra e vende miniere d’argento e oro.

James, parafrasando Trotsky, nell’86 pubblica Per la rivoluzione permanente con cui dà la linea alla borghesia. “Prevede” la crisi del 1987 e liquida molte partecipazioni azionarie guadagnando 2,8 miliardi di sterline. Un paio d’anni più tardi insieme a Jacob Rothschild e Kerry Packer tenta, senza riuscirvi, di acquistare la British American Tobacco.

Nel contempo fa nascere la European Foundation e L’Europe des Nations, due think thank di destra specializzati nella lotta all’unità europea e alla globalizzazione, che sono i propulsori dei movimenti leghisti e di alcuni settori no global, grazie anche al lavoro svolto dal fratello Edward, molto noto in Italia e coccolato ecumenicamente da destra e sinistra.

Con il dissolvimento dei Paesi dell’Est nel 1989 il Club 1001, uno dei think tank più esclusivi, affidò ai Goldsmith e ad Alfred H. Heineken uno studio di fattibilità per un progetto di dissolvimento degli Stati nazionali europei e quindi dell’Europa.

Heineken e i due fratelli progettarono la balcanizzazione del continente con la collaborazione dello storico e agente del SIS britannico Cyril Northcote Parkinson e lo pubblicarono in forma riservata con il titolo Eurotopia. Quello studio del 1992 suddivideva l’Europa in 75 macroregioni secondo criteri demografici ed etnici: l’Italia doveva essere divisa in 8 staterelli.

Due anni dopo nel novembre 1994 appare il progetto della Lega che prevede la divisione del nostro Paese in 9 stati.

Sempre nel ’94 James fa nascere un partito dal nome L’Autre Europe ed entra nel Parlamento europeo per combattere i processi di unificazione europea.

Grazie al contributo del fratello Edward e ai media “amici” in questo periodo si diffondono in Europa paradigmi che tendono a confondere le collocazioni socio-politiche delle classi. Così terminologie come moltitudini, biopolitica, glocale, decrescita, si diffondono nei movimenti. Intellettuali di destra e “sinistra” come Alain De Benoist, Serge Latouche, Toni Negri, Aldo Bonomi e Marco Tarchi si trovano accomunati da un pensiero e da un agire comune.

A questo lavoro partecipa anche Zac il nuovo direttore di The Ecologist, prima legato all’United Kingdom Indipendendence Party versione britannica della Lega, poi al gruppo anarchico Reclaim the Street e oggi responsabile delle politiche ecologiste per il Partito dei Conservatori.

I Goldsmith grazie ai matrimoni e alle loro conversioni religiose hanno relazioni ovunque: il nonno Frank era ebreo osservante, il padre James viene educato alla religione cattolica. Sua moglie Annabel si converte dal protestantesimo all’Islam e la loro figlia Jamima (grande amica di Diana) passa dall’anglicanesimo all’Islam e sposa Imran Kahn, ex star del cricket pakistano e leader di un movimento islamico.

Clio invece ha sposato Carlo Puri Negri (AD di Pirelli RE) e Mark Shand, fratello di Camilla moglie di Carlo d’Inghilterra.

Forse per questa famiglia conta solo quello che diceva il vecchio James: «Essere un Goldsmith».

 

EXOR: nuova organizzazioneultima modifica: 2011-02-18T00:27:00+01:00da iskra2010
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