Valentino Parlato pro Gheddafi…

 

IMG_2945+logo.jpgfoto MOWA

 

 

 

Valentino Parlato vuole confonderci le idee. Vuole farci credere che il tribalismo libico di Gheddafi sia un elemento di progresso sociale. Come quando negli anni Settanta ci voleva far credere che Toni Negri e Aldo Bonomi fossero dei rivoluzionari. Ma come si vede dal testo riportato qui sotto non tutti sono degli sprovveduti. Soprattutto i comunisti.

Parlato è anche un participio passato… appunto passato.

Saluti comunisti

Andrea Montella

 

Valentino, vergogna, vergogna, vergogna!

 

Con qualche giorno di ritardo scopriamo, con autentico sgomento e sbigottimento, l’ intervista rilasciata da Valentino Parlato a Vittorio Da Rold sul Sole-24 Ore lo scorso 18 febbraio.

Speriamo che Parlato smentisca come non vere o dovute a fraintendimenti le indecenti affermazioni attribuitegli. Speriamo che – alla luce dei massacri non solo di oggi, ma anche di  ieri e dell’altro ieri, di oppositori e di migranti ad opera del Colonnello – si vergogni come un ladro per quello che (vorremmo credere in un’ultima disperata speranza) ha dichiarato in un momento di totale obnubilamento (la linea del Manifesto, peraltro, essendo ovviamente tutt’altra).

Di sicuro ce ne vergogniamo noi.

 

(la redazione di alexcafè)

 

Riportiamo qui di seguito un estratto dell’intervista:

 

“Sono e resto un estimatore convinto del colonnello Gheddafi”, dice Valentino Parlato, classe 1931, nato a Tripoli, voce critica della sinistra italiana e fondatore assieme a Rossana Rossanda, Luigi Pintor e Lucio Magri del quotidiano comunista Il Manifesto.

“Lo puoi scrivere senza problemi: non sono affatto un sostenitore pentito di Gheddafi, perché penso che il Libretto Verde, che oggi purtroppo circola molto meno diffusamente di un tempo e di quanto meriterebbe, è un messaggio roussoiano di potere diffuso, di democrazia diretta attraverso i comitati popolari. Un testo ancora valido, seppure un po’ logoro ma non superato, per risolvere il problema del potere che non può essere rappresentato attraverso deleghe”, spiega con la consueta dialettica brillante Parlato.

“Certo bisogna ammettere che il governo del Colonnello oggi è un po’ offuscato, ha perso lo slancio propulsivo dei tempi della giovinezza”, dice sempre Parlato.

Cosa pensa della “giornata della collera” in Libia, organizzata ieri dall’opposizione in tutto il paese, anche se a Tripoli non ha avuto seguito?

“Un effetto domino delle rivolte di protesta scoppiate in Egitto e Tunisia era prevedibile” (…)

Parlato non crede però che il contagio arrivi al punto da far cadere il regime del Colonnello (…); (in Libia) c’è una sorta di welfare petrolifero, nel senso che la manna dell’oro nero non si ferma alla famiglia dominante ma viene distribuita anche alla base sociale. “In Libia – dice Parlato – non c’è la rabbia per fame” (…) “E’ possibile che il figlio di Gheddafi, Seif Islam, l’erede che contesta la linea paterna, possa approfittare della situazione di tensione per fare un po’ di opposizione. A quel punto il Colonnello Gheddafi potrebbe decidere di approvare provvedimenti di welfare più generosi”.

E L’Italia? Che cosa dovrebbe fare per la sua ex “quarta sponda”? “L’Italia dovrebbe semplicemente costruire l’autostrada costiera libica che collegherà la Tunisia all’Egitto e promessa dal Trattato di amicizia firmato con Gheddafi”.

 

(Dall’intervista di Vittorio Da Rold a Valentino Parlato sul Sole-24 Ore del 18/2/2011)

 

Vladimir Ilic Djugashvili scrive:

Non mi meraviglio che Parlato dica certe cose.

Valentino Parlato ha ricevuto un’importante onoreficienza, la  cazzuola d’oro, dalla massoneria, vedi Corriere della sera del 27 ottobre 1992, ha chiesto finanziamenti a Enrico Cuccia,  Il Manifesto – venerdì 2 febbraio 2007 – pag. 2, e il Manifesto fu finanziato sin dalle origini da importanti settori del capitalismo nazionale e internazionale come si evince dagli atti della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2 Doc. XXIII n. 2-quater/7/II Volume VII Tomo II Roma 1987: Assofarma, Fondazione Agnelli, Pirelli, Feltrinelli, Gulf, Eni,  Montedison, Associazione Industriali Brescia, Lanerossi S.p.A.

Quindi non basta scrivere sul giornale: “quotidiano comunista” per  esserlo. E’ la prassi che ne  determina la condizione politica.

Da il Manifesto poi sono usciti giornalisti come Gianni Riotta, oggi direttore del Sole24Ore, l’Annunziata membro dell’Aspen e ben inserita in Rai. Sempre su il Manifesto scriveva Tremonti che si firmava Lombard, solo per citarne alcuni.

Il Manifesto assieme a Lotta Continua, Potere Operaio ecc. fanno parte di  quel progetto di destabilizzazione europea in funzione anticomunista e in Italia anti-PCI, chiamata Operazione Chaos, messa in essere dagli apparati anglo-americani in collaborazione con Francia e Germania, con la supervisione della Nato e una parte delle componenti interne al PCI, quelle più filosovietiche, i miglioristi di  Napolitano-Cervettti e i cossuttiani. Questa Operazione Chaos aveva lo  scopo di costruire delle False Flag, false bandiere, ovvero falsi movimenti comunisti che dovevano estremizzare i giovani dei movimenti sorti nel 1968 per allontanarle dal Partito comunista e bloccare il rinnovamento dei gruppi dirigenti di quel partito, per poi infiltrarlo di massoni e attaccare il gruppo berlingueriano dall’interno trasformandolo in un partito liberale come è oggi il PD.

 

Quindi non mi meraviglio che Valentino Parlato prenda simili posizioni su Gheddafi, svolge solo il suo ruolo di agente del capitalismo.

 

Parlato Valentino c_c finanziamento .jpg

Corriere della Sera

27 ottobre 1992

LA CURIOSITA’

cazzuola d’ onore a giornalista comunista

conferita dal Grand’ Oriente d’ Italia a Valentino Parlato editorialista del ” Manifesto ” .

motivazione: ha difeso la massoneria

 

ROMA . Una cazzuola honoris causa e’ stata conferita dal Grand’ Oriente d’ Italia a Valentino Parlato, editorialista de “Il Manifesto”, e storica testa d’ uovo della sinistra italiana. Ne da’ notizia la rivista ufficiale Hiram, con questa motivazione: “Recentissimamente Valentino Parlato, il comunista Valentino Parlato, ha duramente polemizzato con alcuni lettori che gli contestavano la ‘difesa’ della Massoneria…. Dopo questa polemica ci siamo posti un quesito: si può essere contemporaneamente comunisti e laici nel senso pieno del termine?” “Appare impossibile. continua la rivista .. Ma Valentino Parlato e’ il piu’ libero tra i comunisti e anche un intellettuale di elevata qualità e, quindi, in lui la ragione, in molti frangenti, prende il sopravvento sulla passione ideologica”. E qui la conclusione: “Se la Massoneria fosse un partito gli avrebbe chiesto l’ adesione, noi ci limitiamo a compiacerci con lui per la sua onesta’ intellettuale e ad inviargli quale riconoscimento di essa una cazzuola”.

Pagina 14

 

Il Manifesto

venerdì 2 febbraio 2007 (pag. 2)

Valentino Parlato

Uno splendido bric à brac

m.ca.

 

Milano L’altro ieri a Milano abbiamo festeggiato, in anticipo, il nostro San Valentino, inteso come Parlato. Con una cena al Tempio d’oro, organizzata dai compagni della Convenzione per l’alternativa e dalla rivista Il ponte (grazie), che ha aggiunto un mattone (in euro)per puntellare il manifesto. E, prima di cena, con una subdola azione di marketing selvaggio. Un centinaio di persone sono accorse alla libreria Feltrinelli di piazza Piemonte per la presentazione del film Vita e avventure del signor di Bric à Brac, biografia per immagini e voce solista di Valentino. Credevano, gli ingenui, che presentazione volesse dire proiezione. Invece, nada de nada, neppure un trailer riassuntivo. Chi non paga (12 euro), non vede. Del resto, Vale lo dice nel film: regola numero uno, «mai svalutare il proprio capitale». Il dvd, realizzato da Marina Catucci, Matteo Parlato e Roberto Salinas, ce lo siamo visto a casa. Valentino ha esordito con un mica mi farete l’epitaffio, poi ha conversato con un pubblico composto da vecchi lettori e da giovani della scuola di giornalismo. Ha toccato alcuni dei temi del Signore di Bric à Brac, aggiungendo qualche pennellata che lì non si trova. Il titolo, ad esempio. «L’idea me l’ha data il chirurgo. Mi ha aperto e ha detto qui dentro sei tutto un bric à brac».

L’espressione gli è piaciuta, «sono un cassetto con dentro mescolati oggetti preziosi, ricordi, calzascarpe, gioielli finti e qualche perla di saggezza». Un mestiere in più allunga la carrellata del film. «Da liceale in Libia ho fatto anche l’impresario teatrale. Fischiatissimo perché un attore si presentava in scena in smoking, ma con le scarpe maròn (come il tinello di Paolo Conte, ndr)».

La vita movimentata, lui dice «sbaulata e sbalestrasta», di Valentino comincia nel 1931 in Libia. Rapsodico nelle letture, «da piccolo ho letto persino Appelius », «convintamente fascista» a 13 anni, una parentesi da «feroce liberale », poi verso i 18 anni il comunismo e l’one way ticket emesso dall’autorità britannica che lo spedisce a Roma. Un’espulsione provvidenziale, «comunque mi avrebbero mandato via dopo, e sarei finito avvocaticchio a Catania». Invece finisce a fare il correttore di bozze all’Unità. A vent’anni dirige la Federesercenti, «mi occupavo di barbieri, allora regalavano i calendarietti profumati con le donnine nude»… Il resto lo sapete e, se non lo sapete, lo trovate nel dvd. Dove, battendo i tasti di una valentina rossa, Valentino titola i capitoli della sua vita. Mors tua Rinascita mia è il più impertinente. «Per mia fortuna nel 1964 muoreTogliatti e io vado a Rinascita…». Che diventa la Rinascente nel curriculum che Valentino presenta alla Banca mondiale che l’ingaggia per costruire strade in Brasile. E anche questo si sa: Valentino preferisce gli imbroglioni ai conformisti. «Sono personaggi vivi, ci vuole intelligenza per andare contro corrente». E’ un incontro tra siculi imbroglioni quello con Enrico Cuccia che esorta Valentino a venire al dunque: «chi chiede consigli, chiede soldi». Soldi per il manifesto che il vecchio di Mediobanca non scuce, «ma io poi con le banche mi sono rivenduto l’incontro con Cuccia». E’ il lavoro dei soldi, batte la valentina, senza il quale questo giornale sarebbe durato un mese. Ed è ricaduto per intero sulle spalle di Valentino, l’uomo con l’impermeabile che prende l’autobus per andare in redazione.

In libreria gli aspiranti giornalisti chiedono al maestro dritte sul mestiere. «Brevità e chiarezza, come diceva

Pintor scrivete per la zia». Sapendo che ormai, con Tv e internet, a noi della carta stampata resta solo una w, quella di why, spiegare il perché. Comunista sempre? «Sì, perché il mondo com’è non ci piacerà mai, ci sarà sempre bisogno di cambiarlo». Le difficoltà del manifesto? «Tutti sono in crisi, la sinistra non sa neppure più come come chiamarsi. Quanto a noi, anche i migliori vitigni quando la stagione è pessima non danno un buon vino».

Nessuna domanda su Veronica & Silvio (era la notizia del giorno). Una fortuna: sai le scostumatezze che avrebbe detto Valentino. E una sfortuna: con questo pubblico il manifesto non potrà mai vendere più di 30mila copie.

 

Valentino Parlato pro Gheddafi…ultima modifica: 2011-02-28T01:00:00+01:00da iskra2010
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Un pensiero su “Valentino Parlato pro Gheddafi…

  1. Che Valentino Parlato fosse in buoni rapporti con Gheddafi, tanto da essere invitato a partecipare alla festa del “Giorno della lealtà” del 7 ottobre 2008ci aveva già informato Vittorio Sgarbi in un suo tempestivo articolo, apparso su il Giornale il successivo 10 ottobre, che si può leggere sul sito de “il Giornale”:http://www.ilgiornale.it/esteri/la_mia_richiesta_gheddafi_la_libia_si_annetta_sicilia/10-10-2008/articolo-id=296921-page=0-comments=1o nella rassegna stampa della Camera:http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=JHSM3Un dettagliato articolo che, tenuto conto dell’autore, si fa notare per lo stile insolitamente composto e per la cura con cui sono elencati politici, giornalisti e altre personalità.La sensazione è che l’intenzione di Sgarbi fosse di dare la massimi pubblicità ai nominativi di chi c’era e lanciare messaggi a chi li sa intendere.Per chi non avesse la pazienza di spulciarli trascrivo di seguito i passaggi con i nomi:Gaddur mi informa che saranno con noi Andreotti, Dini, Pisanu, Latorre e altri italiani che hanno dimostrato amicizia nei confronti del popolo libico. … [Francesco] Battistini … il deputato filo-arabo Folloni, l’ex direttore del manifesto Valentino Parlato, nato a Tripoli da genitori siciliani, il figlio di Rino Nicolosi già presidente della Regione Sicilia, Maria Cuffaro del Tg3, Guido Ruotolo della Stampa, Vincenzo Nigro de La Repubblica, Piero Cascio del Giornale di Sicilia …Romain Rainero, professore alla facoltà di Scienze politiche di Milano.ciaoRaffaele

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