Zarti, il cassiere del raìs

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Venerdì, 04 Marzo 2011

 

Personaggi

 

Chi è l’ex numero due della Libyan investment authority.

 

 

di Barbara Ciolli

 

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Saif al Islam e, alle sue spalle, cerchiato in rosso, l’amico ed ex compagno di studi, Mustafa Zarti.

 

Prima che il Consiglio di sicurezza dell’Onu disponesse il blocco di tutti i beni (leggi) «nella disponibilità diretta e indiretta» di Muammar Gheddafi, attraverso il fondo sovrano Libyan investment authority (Lia), il guru finanziario della famiglia del raìs maneggiava fino agli 80 milioni di dollari al giorno, circa 60 milioni di euro.

LE DIMISSIONI DALLA LIA. Ma la ruota della fortuna, si sa, gira. E il 4 marzo, Mustafa Zarti si è dimesso dalla vicepresidenza della Lia, la «madre di tutti i fondi», dopo che anche l’Austria ha voltato le spalle alla Libia. Sebbene non figurasse nell’elenco dei 26 accoliti della cerchia dei Gheddafi, per i quali l’Unione europea aveva chiesto sanzioni, Vienna ha congelato anche i suoi fondi. E suggerito a Bruxelles di inserirlo nella black list.

Il 21 febbraio scorso, una settimana dopo l’esplosione della rivolta, l’austro-libico Mustafa Zarti, dal 2008 anche a capo del colosso Tamoil, è fuggito a Vienna da Tripoli, a bordo di un aereo di linea.

Gli inquirenti austriaci che hanno messo sotto inchiesta questo pezzo da novanta sospettano che lo scopo del viaggio del 41enne, dal 2006 in possesso della doppia cittadinanza e molto bene inserito negli ambienti della finanza viennese, fosse proprio trasformare in liquidità parte ingente del patrimonio privato del Colonnello.

 

Zarti, l’austro-libico testa di ponte per l’Europa

 

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Saif al-Islam, ai funerali di Joerg Haider (Getty Images)

 

 

 

In Austria, il governo del cancelliere Werner Faymann ha finora fatto bloccare 1,2 miliardi di euro di clienti libici, custoditi su conti anonimi degli istituti di credito. Alla stima della Banca centrale austriaca vanno aggiunti, secondo la ricostruzione del quotidiano La Presse che ha raccolto la testimonianza anonima di un ex collaboratore di Gheddafi, altri 30 miliardi di dollari, per lo più schermati da fondazioni.

COMPAGNI DI BANCO. Di questo tesoro Zarti, che vive a Vienna dall’età di 14 anni ed è stato compagno di studi in Economia di Saif al-Islam, il secondogenito del raìs, all’università privata Imadec di Vienna, dovrebbe saperne molto. E per questo il 3 marzo la magistratura lo ha interrogato.

Dei circa 150 milioni di dollari che quotidianamente, prima della crisi, sgorgavano dai pozzi di petrolio libici, 80 venivano appunto reinvestiti per il futuro del Paese dal fondo governativo Lia, che in Italia ha partecipazioni in Unicredit, Eni, Finmeccanica e Juventus. Il resto, presumibilmente, finiva nelle casse private di Gheddafi (leggi la ricostruzione del tesoro del Colonnello).

Dalla sua istituzione, nel 2006, la Libyan investment authority ha ufficialmente investito 140 miliardi di dollari all’estero, soprattutto in aziende europee. Lo stesso Zarti, per la Lia, ha di recente acquistato due grandi immobili a Londra e si è accaparrato enormi terreni per la coltura di cereali in Ucrania, diventata il granaio della Libia.

CAPO DELLA TAMOIL. Per il gruppo Tamoil, la multinazionale petrolifera controllata dal fondo sovrano libico attraverso la società Oilinvest, con sede nei Paesi Bassi, il top manager ha invece disposto investimenti nell’Est Europa. Non tutti fortunati, visto che alcune operazioni spericolate, con la crisi, hanno fatto perdere svariati milioni di euro, mettendo, secondo indiscrezioni, Zarti in contrasto con il presidente della Lia Muhammad Layas.

 

Il guru di Gheddafi nel giro dei Rothschild

 

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Saif al-Islam, ospite fisso al ballo dell’Opera di Vienna (foto Ap)

 

Il riccioluto Mustafa, che a Vienna viene descritto come un tipo informale e dalla risata facile, ma anche incredibilmente scaltro e cinico negli affari, era riuscito, almeno fino all’inchiesta della magistratura, a rimanere sempre a galla, forte proprio del legame privilegiato con il delfino del raìs.

Intascata la laurea, i due amici continuarono a frequentarsi come soci dell’associazione austro-libica, fondata nel 2003 da Jörg Haider. Ed è noto quanto l’allora governatore della Carinzia fosse vicino a Gheddafi padre e figlio (leggi l’approfondimento), per interessi personali, più che per strategie geopolitiche.

AL SERVIZIO DI SAIF. Saif, la “spada dell’Islam’ è stato il trampolino di lancio con cui il rampante businessman, figlio di un diplomatico libico dell’Opec a Vienna, ha fatto una carriera fulminea. Dalla sua nomina a numero due del fondo sovrano, Mustafa è stato la testa di ponte per monetizzare gli affari del Colonnello su scala internazionale: Saif ordinava e Mustafa, attraverso il suo team, eseguiva.

Vicino a Nat Rothschild, suo coetaneo e rampollo della famiglia Rothschild, e tra la ristretta cerchia dei presenti al matrimonio del capo della Goldman Sachs, nel 2010 Zarti è stato invitato dalla Camera di commercio austriaca all’esclusivo ballo delle debuttanti dell’Opera di Vienna, insieme all’amico Saif. Giri alti, insomma e per niente nascosti.

Con il suo addio al fondo sovrano, un altro tassello del regime oltre il Mediterraneo si è sgretolato.

 

 

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I Rothschild

Amschel Moses Bauer

(? – 1754)

Sommario: Con un impero costruito in tre secoli condizionano economicamente la scena mondiale, senza apparire. Finanza, oro, materie prime, informazione, ogni guerra è un’occasione di profitto. Il mondo è il loro carrello della spesa

“Datemi la possibilità di emettere la moneta di un Paese e non m’importerà più di chi scrive le sue leggi”

Nathan Rothschild

di Andrea Montella *

Nel XVIII secolo, in Germania, un uomo originario di Hannover, città della Bassa Sassonia, si trasferì a Francoforte e vi aprì un conio di monete, con ufficio contabile e sull’entrata appose la sua insegna, un’aquila romana su uno scudo rosso. Quell’uomo era Amschel Moses Bauer.

Più che per il nome del proprietario, la sua ditta divenne famosa per l’insegna apposta: uno “Scudo Rosso”, in tedesco Das rothe Schild

Alla sua morte ereditò l’attività il figlio Mayer Amschel Bauer che, tra le prime cose, cambiò il suo cognome in Rothschild e poi modificò radicalmente la sua attività: non prestò più i soldi solo ai privati, ma a governi e monarchi. In questo modo i prestiti erano di entità maggiore e godevano delle assicurazioni fornite dalle tasse pagate dai cittadini delle varie nazioni.

Oltre a far pratica negli affari, Mayer Rothschild faceva figli in abbondanza: dal suo matrimonio nacquero cinque maschi, che crescendo vennero iniziati ai segreti connessi al mondo del denaro e della finanza speculativa, con una particolare predilezione per quella tecnica che gli esperti chiamano “riserva frazionale bancaria” che serve a moltiplicare la moneta emessa. (vedi box)

Per meglio capire come funzionava il mondo e come trarne profitto Rothschild inviò, in ogni capitale che contava, uno dei suoi figli e lì vi aprirono delle filiali della banca di famiglia.

Il figlio maggiore di Mayer, Amschel, rimase nella città natale, Francoforte; Salomon il secondogenito venne inviato a Vienna; Nathan il terzogenito, considerato il più abile, venne mandato nel 1798 a Londra; il quarto della dinastia, Karl, andò a Napoli; il quinto, Jabob, chiamato anche James, fu spedito a Parigi.

Un altro passaggio importante nella storia dei Rothschild fu, nel 1785, quello di condividere con la famiglia Schiff la nuova abitazione a cinque piani. Questo nuovo sodalizio fece compiere un salto di qualità ai due patrimoni, diventando un punto di riferimento per l’economia della vecchia Europa e dei nascenti Stati Uniti.

I Rothschild erano entrati nelle grazie e in affari con il monarca più ricco d’Europa, il principe Guglielmo di Hesse-Cassel, nipote dello zar e del re di Svezia.

Ma in quel periodo in Europa si aggirava un corso che avrebbe sconvolto gli equilibri di tutto il continente e non solo, quell’uomo era Napoleone. Con l’arrivo di Napoleone, Guglielmo fu costretto all’esilio, riuscì comunque ad inviare alla filiale dei Rothschild a Londra, 550mila sterline, una cifra enorme, da investire in titoli consolidati, obbligazioni e titoli di Stato inglesi. Ma Nathan Rothschild utilizzò il denaro per sé. Era chiaro per il banchiere che le guerre napoleoniche potevano essere sfruttate investendo nel settore bellico, essendo questi investimenti i più remunerativi.

Quando Guglielmo di Hesse-Cassel tornò nella sua Wilhelmshöhe, nel 1815 poco tempo prima della sconfitta di Napoleone a Waterloo, pretese dai Rothschild la restituzione del denaro a loro affidato. I banchieri lo assecondarono e gli restituirono la somma, maggiorata dell’8 per cento come se gli investimenti fossero stati fatti secondo le direttive del principe, ma tacendo degli ingenti profitti realizzati con i suoi soldi nelle speculazioni derivanti dalle guerre di quel periodo.

Grazie a queste raffinatezze finanziarie Nathan Rothschild poté affermare che in poco più di una quindicina di anni, dal suo trasferimento a Londra, il capitale iniziale di 20 mila sterline affidatogli dal padre, era cresciuto sino a giungere alla ragguardevole cifra di 50 milioni di sterline.

Nathan per aumentare la propria forza economica e politica si preoccupò di realizzare una serie di oculati apparentamenti con i Montefiore, i Cohen e i Goldsmith, dinastie bancarie stabilitesi in Inghilterra molto tempo prima di loro, allargando i rapporti anche con i Warburg.

Grazie a questi apparentamenti e ai debiti contratti dalla corona inglese, i Rothschild poterono controllare nel giro di poco tempo la Banca d’Inghilterra e quindi la politica di quel Paese, sino ad essere nominati con, Lionel Rothschild, pari d’Inghilterra.

Per i meriti in campo bancario e finanziario, l’imperatore d’Austria nel 1822 conferì ai Rothschild il titolo baronale.

Il fratello Jacob (James) in Francia tra il 1812 e il 1868, anno della sua scomparsa, vide crescere la sua rendita sino a 40 milioni di dollari; mica male per aver iniziato con “soli” 200 mila dollari.

I Rothschild, con le banche che si muovevano in sinergia e che utilizzavano le tecniche di riserva frazionale bancaria, in pochi decenni divennero la famiglia più ricca del mondo. E grazie ai debiti contratti con loro dalla dissoluta nobiltà d’Europa, i Rothschild ne inglobarono non solo i patrimoni, ma anche il potere politico che essi rappresentavano. Erano così potenti che la Banca di Francia, fondata da Napoleone nel 1800, fu sempre al loro fianco nella seconda metà dell’Ottocento, in numerose iniziative sia industriali che finanziarie.

Grazie al loro ruolo internazionale i Rothschild potevano – e possono – muoversi con piena indipendenza dai Paesi dove operano. Se le direttive politiche di un governo non li favoriscono essi possono non concedere ulteriori crediti in loco, oppure darne a quelle nazioni o gruppi economici che contrastano tali direttive: e tutto questo può accadere per la semplice ragione che solo loro conoscono l’abbondanza o la scarsità delle loro riserve, sparpagliate in tutto il mondo.

I Rothschild aumentarono il loro potere concedendo prestiti a settori monopolistici di svariate industrie, andando contro le regole della libera concorrenza e favorendo politiche di aumento dei prezzi.

Finanziarono Gregorio XVI e il Vaticano nel 1831 con 16 milioni di scudi, quando lo Stato pontificio era pieno di debiti ed era sull’orlo della bancarotta. Chissà quanti cardinali e papi avranno voluto in cambio?

Furono loro a finanziare Cecil Rhodes, permettendogli di diventare il monopolista dei terreni auriferi e diamantiferi del Sudafrica. Negli Usa finanziarono la nascita del monopolio ferroviario.

In Palestina i Rothschild furono fondamentali nell’aiutare la “colonizzazione “ di quelle terre: nel 1882 il barone Edmond ne prese in mano l’amministrazione, che funzionava nella più classica tradizione coloniale. I tentativi di ribellione dei coloni vennero repressi con l’uso della gendarmeria. Gli scontri del 1887-88 furono i più violenti: furono espulsi tutti coloro che non si sottomettevano alla volontà del barone.

Oltre a controllare il petrolio russo di Baku, attraverso la National Bank di Cleveland, una delle banche di loro proprietà, finanziarono John D. Rockefeller con lo scopo di monopolizzare il settore della raffinazione del petrolio. Quindi possiamo dire che è grazie a quell’investimento che è potuta sorgere prima la Standard Oil e in seguito la Exxon; inoltre finanziarono l’ascesa dei Morgan, dei Carnegie e gli Harriman.

Il potere di questi banchieri è più che enorme: è un potere assoluto. Ne è una riprova la composizione della Federal Reserve: Banca Rothschild di Londra, Banca Rothschild di Berlino, Banca Warburg di Amburgo, Banca Warburg di Amsterdam, Lehman Brother di Parigi, Banca Kuhln Loeb di New York, Banche Israel Moses Seif, Goldman Sachs di New York, Chase Manhattan (Rockefeller) di New York.

Ma della loro ricchezza i Rothschild sono dei gelosi custodi e coltivano con determinazione l’aura dell’invisibilità: nonostante siano i reali proprietari di società bancarie, industriali, commerciali, minerarie, turistiche, inoltre di numerosi e fondamentali media come le agenzie Reuters, Wolff e Havas, la NBC e grazie al possesso di pacchetti azionari in altre banche, come la Kuhn Loeb e Chase Manhattan controllano anche la CBS che ha avuto per anni a capo Prescott Bush, il finanziatore di Adolf Hitler, ed ultimamente hanno comprato Libération . Ma comunque sono ben poche quelle che portano il loro nome. Per loro l’anonimato è una regola fondamentale del loro modo di procedere.

L’ossessione dell’anonimato e del segreto permea oggi tutto il mondo dell’alta finanza e i Rothschild ne sono stati i più razionali precursori. Oggi sappiamo che a capo dell’organismo politico che dirige l’imperialismo anglo-americano si trovano il Council for Foreign Relations (CFR) e il Royal Institute for International Affairs (RIIA) che si muovono all’unisono e che sono a loro volta controllati da una cerchia ristretta di persone che appartengono alla loggia massonica Skull & Bones, emanazione diretta di una loggia tedesca sorta nel XVIII secolo in Baviera per opera di Adam Weishaupt, grazie al lauto patrocinio di Mayer Amschel Rothschild.

La forza dei Rothschild, grazie al controllo sulla massoneria diventata loro docile strumento, grazie agli Illuminati di Baviera prima e la Skull & Bones oggi, consente loro nel 2005 di poter porre il veto all’acquisizione da parte della Deutsche Boerse del London Stock Exchange e se la fusione si farà, saranno loro a dettarne le condizioni.

Anche Himmler e Hitler avevano sperimentato la potenza, sia palese che sotterranea di questi banchieri quando, dopo l’arresto da parte delle SS di Louis Rothschild all’aeroporto di Vienna il 10 marzo 1938, furono costretti ad accettare le condizioni dei Rothschild per la sua liberazione.

Herr Baron fu confortato, durante la sua breve prigionia, da una cella con un orologio Luigi XIV, un enorme vaso Luigi XV, coperte di velluto arancione e cuscini multicolori, pranzi da lui ordinati alla cucina di un albergo, ed infine un apparecchio radioricevente Siemens ultimo modello, che i nazisti gli misero a disposizione per farlo sentire a casa propria.

Sicuramente alla liberazione del barone Rothschild, da parte dei nazisti, hanno contribuito due fattori: il primo i prestiti nazionali lanciati nel 1937 dal Reich e controfirmati dai banchieri “fratelli” come i Mendelsohn, Bleichröder, Arnhold, Dreyfuss, Strauss, Warburg, Aufhaüser e Beherns; il secondo, più occulto ma forse più vincolante è la stretta correlazione tra la società segreta bavarese Thule, fondamentale nella nascita del nazismo, e la loggia degli Illuminati.

Un collante fortissimo ha sempre unito tutti i reazionari di questo pianeta: l’anticomunismo. Un “amico dei Rothschild” David Lloyd George (primo ministro inglese durante la nascita della dichiarazione Balfour a favore del movimento sionista nel 1917) così si esprimeva nel settembre 1933 sui pericoli che avrebbero corso come classe dominante, sia in Germania che in tutta Europa, all’eventuale caduta di Hitler e del nazismo, nel caso che tutte le potenze straniere avessero deciso di combatterlo: “[Il pericolo è] non un regime conservatore, socialista e liberale, ma un comunismo estremista” perché “i tedeschi avrebbero saputo come condurre efficacemente il loro comunismo”. Per Lloyd George e la classe dirigente britannica il comunismo tedesco si sarebbe rivelato più pericoloso e temibile di quello sovietico. Quindi Hitler e i nazisti erano la loro miglior speranza come del resto affermava il parlamentare laburista Herold Nicolson.

E i Rothschild nel combattere il marxismo già avevano speso molti soldi nel tentativo di far sorgere forme di pseudosocialismo, capace di bloccare l’espansione di questa cultura che minava i loro interessi e la loro visione del mondo.

Grazie ai finanziamenti dei Rothschild e di Cecil Rhodes alla fine del XIX secolo, con l’aiuto di intellettuali e scrittori prezzolati, nacque la Società Fabiana che proponeva un modello di socialismo dirigistico ed autoritario e di cui uno dei suoi più autorevoli e carismatici membri, George Bernard Shaw dava di quel modello sociale la più esaustiva spiegazione politico-programmatica: “Il socialismo non permetterebbe a nessuno di vivere in povertà. Chiunque verrebbe nutrito a forza, vestito, alloggiato, istruito e collocato in un posto di lavoro, gli piaccia o meno. Se si dovesse scoprire che una persona non vale umanamente tutti questi sforzi, probabilmente si troverebbe un modo indolore per toglierla di mezzo”. Il grande capitale ha sempre avuto una vera passione per l’eutanasia.

Con la nascita dei fabiani e la divulgazione delle loro idee inizia quel processo di infiltrazione nei movimenti di sinistra che consente ai Rothschild e ai loro sodali di arginare quel processo egemonico, sia a livello culturale che di autonomia politica, messo in essere dal marxismo nel proletariato, a livello internazionale.

Oggi i Rothschild, sono i fautori di quel processo di integrazione economica, di tipo autoritario, che è conosciuto con il nome di globalizzazione. Ed è solo avendo chiaro il ruolo di queste famiglie come classe sociale, come gruppo organizzato, in antitesi con il resto dell’umanità, che possiamo condurre battaglie per dare un senso alla parola democrazia.

La democrazia si realizza togliendo quel potere che i banchieri hanno: di decidere della sorte dell’umanità e riconducendo le banche a mero ruolo di servizio della collettività.

Box Riserva frazionaria

La riserva frazionaria è un moltiplicatore del credito: in un sistema a riserva frazionaria diversa dal 100%, la banca può accreditare denaro in quantità superiori ai depositi che effettivamente ha, ma deve possedere del contante come contropartita ai soldi che gli vengono versati. In Europa la riserva frazionaria è allo 0% per le seguenti passività: depositi con durata prestabilita superiore a due anni; depositi rimborsabili con preavviso superiore a due anni; pronti contro termine; titoli di debito emessi con durata prestabilita superiore a due anni. È al 2% per ogni altra passività prevista dal regolamento 1745/2003 della BCE.

Quando la riserva è pari al 2% la banca può prestare fino al 98% del capitale depositato, cioè 98 centesimi per ogni euro versato. La somma di tutti i prestiti generati da un primo nuovo deposito risulterà un multiplo del primo deposito, ma di valore inferiore.

Si parla pertanto di moltiplicatore monetario che agisce a livello di sistema bancario e non, come molti erroneamente credono, a livello di singola banca: a fronte di una percentuale di riserva al 2%, il sistema bancario può arrivare a prestare fino a 50 volte il deposito iniziale. L’espansione del credito assicura tassi di crescita per un periodo anche decennale, ma inevitabilmente porta o a crisi di sovrapproduzione o a crisi dovute ad insolvenza delle imprese alla scadenza dei debiti, a cui segue un eccesso di moneta prestata che continua a circolare, non corrisposta da una ricchezza reale, causa a sua volta di inflazione e calo della domanda.

Il sistema funziona perché i clienti delle banche non chiedono mai tutti contemporaneamente la restituzione del denaro versato; se lo facessero le banche sarebbero insolventi e andrebbero in bancarotta.

Bibliografia:

I favolosi Rothschild di Frederic Morton, Jolly Rizzoli, 1966

Buon viso alla fortuna di Guy de Rothschild, De Agostini, 1984

James de Rotschild, di Anka Muhlstein, Biografie Bompiani, 1983

I Rothschild di Egon Corti, Dall’Oglio, 1974

Operazione Bernhard di Walter Hagen, Garzanti, 1956

Anatomia di Israele di Maria Beatrice Tosi, Gabriele Mazzotta Editore, 1972

Hitler ha vinto la guerra di Walter Graziano, Arcana, 2005

Il nemico comune di Clement Leibovitz e Alvin Finkel, Fazi Editore

Il marxismo e la questione ebraica, Karl Marx, Friedrich Engels, August Bebe e Otto Bauer, Karl Kautsky, Vladimir Ilic Lenin, Josif Vissarionovic Stalin, Antonio Gramsci; Edizioni del Calendario, 1972

 

* tratto da un articolo del mensile Valori

Zarti, il cassiere del raìsultima modifica: 2011-03-25T02:33:00+01:00da iskra2010
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