Foto false… Ma non è morto diversi anni fa? Chi nasconde la verità?

 

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Il presidente Obama in calo nei sondaggi, per essere rieletto, ha dovuto risuscitare un morto: Osama?

Ormai è risaputo che sono false le notizie sull’attentato alle Torri gemelle date dai giornalisti dei media ufficiali.

Di conseguenza come può essere vera la ricostruzione della morte di Osama bin Laden fatta dagli stessi media e da giornalisti imbroglioni?

Una morte senza cadavere? Buttato in mare? Foto false?

La crisi del sistema capitalistico è così profonda che anche le balle sono precarie…

Benazir Bhutto, intervistata da Al Jazeera, aveva detto, diversi anni fa, che Osama bin Laden era stato ucciso e aveva fatto il nome dell’assassino. Benazir è morta poco dopo aver fatto quella rivelazione in un attentato in Pakistan. Per i giornalisti della disinformazione globale è solo una coincidenza.

Ho il sospetto che per sapere cosa succede realmente in Italia e nel mondo dobbiamo fare un altro 25, 26, 27, 28, 29… Aprile.

Saluti comunisti

Andrea Montella

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News  Esteri

La foto (falsa) del cadavere di Osama

ultimo aggiornamento: 02 maggio, ore 17:33

Al centro la foto ‘taroccata’, a destra la foto di Osama utilizzata, (la stessa del sito dell’Fbi sui Most Wanted) e a destra la foto di un cadavere usata per il montaggio

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Islamabad, 2 mag. (Ign)  – Per alcune ore la foto mostrata al mondo dall’emittente pakistana Geo Tv è sembrata la prova inconfutabile che l’uomo più ricercato del mondo fosse veramente morto. Tutti i media del pianeta (ad eccezione di quelli americani)  hanno rilanciato l’immagine del volto tumefatto di Bin Laden che rimbalzava dalla tv pakistana. Poi i dubbi: prima gli stessi siti jihadisti che parlavano di un falso, sostenendo che la foto era già stata diffusa da alcuni siti arabi lo scorso dicembre e che il volto raffigurato non era quello del leader di al-Qaeda. Poi anche PeaceReporter che parlava di “un falso clamoroso”. Nient’altro che una foto ‘ritoccata’ nel 2006 e già pubblicata dal sito unconfirmedsources, il 23 settembre di quello stesso anno. Alla fine è stata la stessa televisione pakistana ad ammettere che si trattava di un fake. “Era in realtà una foto falsa, già circolata nel 2009”, ha infatti ammesso il capo dell’ufficio della sede di Islamabad del network Rana Jawad, confermando di aver già ritirato lo ‘scatto’. Chiunque poteva accorgersi del falso: digitando su Google, il principale motore di ricerca della rete, le parole “Osama” e “death”, sono numerosi i siti che ospitano quella foto da anni.

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15/1/2008 (8:6)  – LO SCOOP

Osama è morto, lo disse Benazir

Sul Web il nome dell’assassino

Omar Sheikh è «l’uomo che ha ucciso bin Laden»

GIULIETTO CHIESA

Ieri sera ricevo una mail da un amico: «Hai visto? Osama bin Laden è stato ucciso». C’è un link. Vado a vedere. È Benazir Bhutto che parla, intervistata da Al Jazeera in lingua inglese. Dice, testualmente, tra molte altre cose, che Omar Sheikh è «l’uomo che ha ucciso Osama bin Laden». Riguardo, straluno. Controllo una seconda volta. Inequivocabile. Un lapsus? Non sembra: Benazir parla con assoluta calma e indica nomi con perfetta precisione. Controllo la data. È il 2 novembre 2007, due mesi e dodici giorni fa. L’intervistatore, David Frost, è giornalista esperto. Ma assorbe la notizia come se non l’avesse sentita. Non chiede nemmeno «quando?». Passa oltre. Sbalorditivo. Guardo il contatore delle persone che, nel frattempo, sono andate a vedere quel filmato: in quel momento sono 292.364. Altre decine di siti web stanno commentando quello che vedo io su You Tube.

Ma anche Wikipedia ne è pieno. Decine di migliaia di persone ne discutono. Ma non un solo giornale ha ripreso la notizia. Da due mesi. Non un solo telegiornale l’ha fatta vedere. Da oltre due mesi. Nemmeno Al Jazeera, stavolta molto distratta. Non un solo governo commenta. Nemmeno la Cia, nemmeno l’Fbi. Neppure per smentire. Un silenzio assordante come pochi. Eppure Osama aveva sulla sua testa una taglia americana da 25 milioni di dollari, dead or alive, vivo o morto. Come minimo dovrebbero accertare se devono erogarla a Omar Sheikh, quello stesso che, per inciso, consegnò a Mohammed Atta, secondo l’inchiesta ufficiale, 100 mila dollari qualche giorno prima dell’11 settembre, e che era a Washington, quel giorno fatale, guarda caso. Poi Benazir è stata ammazzata, al secondo tentativo.

E non ci potrà più dire nulla delle sue fonti d’informazione. Nessuno di coloro che l’hanno pianta, o commemorata, ha ricordato la sua rivelazione del 2 novembre. Nemmeno l’illustre Economist – che ha dedicato al Pakistan la copertina del penultimo suo numero, con il titolo «Il paese più pericoloso del mondo» – si è accorto di quelle parole di Benazir. Tutti molto distratti. Resta solo da chiedere al presidente Musharraf – non senza avergli augurato lunga vita – di fornirci qualche ulteriore informazione sul signor Omar Sheikh, che lavorava allora per i suoi servizi segreti. Qualcosa deve saperne, almeno lui, visto che nel suo libro del 2006 («In the line of fire: a memoir», Free Press) affermava di sospettare che avesse lavorato, negli anni ‘90, per il servizio segreto di Sua Maestà britannica, il famoso Mi 6.

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Twin Towers

Le prove raccolte da Ahmed23 e integrate dagli spunti forniti da Chossudovsky, Thompson, Meyssan e altri ricercatori, sono le seguenti:

1. Le guerre in Afghanistan e in Iraq erano già state pianificate per ragioni geopolitiche, pertanto N1 settembre non ne fu la causa bensì     il pretesto.

2. Gli affiliati di Al Qaeda furono ammessi negli Stati Uniti malgrado le regole vigenti che avrebbero dovuto respingerli alla frontiera.

3. Gli affiliati di Al Qaeda furono ammessi nelle scuole di volo americane per addestrarsi.

4. Gli attentati non avrebbero potuto essere portati a termine senza un ordine diramato dalle più alte sfere di governo perché si sospendesse­ro le     normali procedure operative per la gestione dei dirottamenti.

5. I leader politici e militari USA rilasciarono affermazioni fuorvianti e addirittura false in merito ai dirottamenti.

6. La versione ufficiale attualmente accreditata, là dove sostiene che fu impartito l’ordine di decollo rapido ai caccia militari, ma che questi arrivarono troppo tardi, fu inventata alcuni giorni dopo l’li settembre.

7. Il crollo degli edifici del WTC fu determinato da esplosivi, pertanto il governo americano, impedendo che le macerie in primo luogo l’acciaio fossero esaminate in modo opportuno, si rese complice di una operazione di copertura.

8. Qualcuno con l’autorità necessaria fece di tutto affinché gli attacchi alla seconda torre del WTC e al Pentagono sfociassero in una strage poiché non provvide a far evacuare gli edifici.

9. Ciò che colpì il Pentagono non fu un Boeing 757, ma un aeromobile di dimensioni molto inferiori, nello specifico, un piccolo aereo militare.

10. Ii volo 93 fu abbattuto quando le autorità appresero che i passeggeri stavano per prenderne il controllo.

11. Il segretario alla Difesa Rumsfeld dimostrò di sapere che stavano per verificarsi due degli attentati.

12. II presidente Bush, quel giorno, finse di ignorare quanto stava acca­dendo e la gravità degli eventi.

13. II presidente Bush e il suo servizio di sicurezza sapevano che lui non costituiva un obiettivo.

14. L’FBI conosceva anticipatamente almeno da un mese i tempi e gli obiettivi degli attentati.

15. La CIA e altre agenzie d’intelligence avrebbero avuto a disposizione se­gnali molto specifici sugli attacchi per via delle opzioni put acquistate pochi giorni prima deli’ 11 settembre.

16. L’amministrazione Bush menti quando affermò di non aver ricevuto avvertimenti precisi sugli attacchi.

17. L’FBI e altre agenzie federali impedirono lo svolgimento di indagini

L’esperto: basta bugie, Torri Gemelle distrutte da esplosivo

Scritto il 07/7/10

Solo l’esplosivo avrebbe potuto provocare il crollo delle Torri Gemelle l’11 Settembre 2001. Lo afferma uno specialista in demolizioni controllate, Tom Sullivan, con anni di esperienza nell’azienda americana leader nel settore, la Controlled Demolition Inc. fondata da Mark Loiseaux, “l’artista” delle demolizioni più spettacolari, come quella del colossale Kingdome, monumentale stadio di Seattle, abbattuto con centinaia di cariche esplosive. Le Twin Towers, sostiene Sullivan, sono crollate in quel modo non certo per l’attacco aereo subito, ma perché precedentemente “minate” alla base con esplosivi come la termite, potentissima miscela incendiaria attivabile con detonatori telecomandati di tipo militare.

Le clamorose dichiarazioni di Sullivan, scrive “Megachip”, sono state raccolte il 24 giugno 2010 dall’associazione “Architects & Engineers for 9/11 Truth”, il gruppo di tecnici guidati dall’architetto americano Richard Gage, impegnati a stabilire la verità sull’11 Settembre. «Gli incendi non possono radere al suolo edifici di grande altezza con struttura in acciaio», dichiara Sullivan, che spiega: la demolizione richiede diverse settimane per “indebolire” le costruzioni. Sullivan sostiene di essersi immediatamente reso conto che la distruzione del World Trade Center era una classica “implosione controllata”, provocata dall’innesco simultaneo di potenti esplosivi.

Una volta raggiunti gli ascensori, spiega il tecnico, «un team di esperti di esplosivi avrebbe potuto accedere di soppiatto alle colonne e alle travi all’interno». Al commando di sabotatori, a quel punto, non restava che scegliere «il giusto tipo di esplosivo», per esempio la termite, miscela incendiaria che sviluppa una temperatura di 2500 gradi, arrivando a sciogliere l’acciaio. L’associazione degli architetti-verità ha sottoposto Sullivan al confronto con altre fonti, che escludono l’ipotesi-bomba. Per esempio Brent Blanchard, fotografo della società di demolizioni controllate Protec, che sostiene che si sarebbero dovuti trovare dappertutto i cavi per le detonazioni nonché gli involucri lasciati fra i detriti. Sullivan lo smentisce: chi ha fatto saltare le Torri non ha avuto bisogno di fili.

«I detonatori telecomandati senza fili esistono da anni», dice l’esperto, citando «qualsiasi film d’azione» ma soprattutto le forze armate: «Naturalmente, i militari li hanno», i detonatori senza fili. «Il motivo per cui la maggior parte dei fornitori del servizio non li adopera – spiega Sullivan – è perché sono molto costosi, ma in un progetto con un grandissimo budget non ci sarebbe alcun problema. Stesso discorso per gli involucri: tutti, in questo settore, compreso Blanchard, dovrebbero ben sapere che le cariche da taglio esplosive Rdx, una volta esplose, vanno completamente distrutte, non rimane nulla. E nel caso delle cariche da taglio con la termite, è la stessa cosa. Gli involucri per cariche da taglio alla termite che si auto-consumano sono sulla piazza sin dal loro primo brevetto nel 1984».

Per dare il via all’infernale devastazione, aggiunge Sullivan, basta un sistema a telecomando, di tipo Hiex, innescato da un computer remoto. Proprio l’Hiex è concepito per cariche a base di termite: l’involucro si auto-consuma, lasciando dietro di sé solo il ferro fuso sotto le macerie. Ma per abbattere le Twin Towers sarebbe stato necessario minare ogni piano? No, risponde Sullivan: nel caso di edifici con struttura d’acciaio, è sufficiente riempire di esplosivo un terzo della costruzione, partendo dal basso. Altra contestazione: Ron Craig, un esperto di esplosioni per i film di Hollywood, dice che se le Torri fossero state fatte saltare, sarebbero scoppiate le finestre di Manhattan per molti isolati. Sullivam smentisce anche lui, richiamando l’espressione “demolizione controllata”: «Non stiamo parlando di innescare una bomba, in questo caso. La quantità e il tipo di esplosivo è un’arte, e i danni collaterali possono essere spesso completamente evitati».

Infine, la contestazione di Shyam Sunder, che ha diretto l’inchiesta del Nist, l’istituto nazionale per gli standard tecnologici. Secondo Sunder, se l’edificio fosse stato distrutto da una demolizione controllata ci sarebbe dovuto essere un grande “botto” derivante da una potente esplosione. Anche qui, Sullivan ribatte: «In ogni implosione non vi è mai solo una grande esplosione, quanto semmai delle ondate di esplosioni più piccole – non diversamente dalla sezione delle percussioni in un’orchestra – quando ogni piano minato viene progressivamente coinvolto». E quando quel giorno Sullivan osservò i crolli delle torri, fu sorpreso non solo dalla velocità con cui avvennero, ma anche dalla loro simmetria e dal fatto che si verificarono all’improvviso: «Sapevo che era un evento legato all’uso di esplosivi non appena l’ho visto, non avevo il minimo dubbio», ribadisce Sullivan.

Esclusa la possibilità che un normale incendio d’ufficio possa far collassare una torre d’acciaio, Tom Sullivan esprime sdegno per il lavoro della Commissione di inchiesta sull’11 Settembre e per la relazione del Nist: «Io non ho alcuna tolleranza per la gente che mi mente su quel che so essere vero», afferma Sullivan. «Ho abbandonato il campo disgustato e non ho mai assistito ad alcuna audizione dopo la prima. Stesso discorso per il Nist: non ho guardato la presentazione perché sapevo che cosa dovevo aspettarmi». Dopo aver letto la relazione finale sul crollo dell’edificio 7, racconta di essersi «infuriato» al pensiero che le autorità potessero davvero convincere così tanta gente con le loro «spiegazioni fraudolente».

La testimonianza di Sullivan, osserva “Megachip”, avvalora e corrobora lo studio scientifico pubblicato nel marzo 2009 su “Bentham Open”, sotto la direzione del professore di chimica dell’Università di Copenaghen, Niels Harrit, che aveva tratto la conclusione della presenza di esplosivi del tipo nano-termite nelle macerie del Wtc, un materiale ultra-sofisticato di origine militare. Tom Sullivan è stato da sempre «vicino al caso delle torri del Wtc», dato che la sua azienda è stata tra quelle incaricate dello sgombero delle macerie di Ground Zero. La bonifica si svolse sotto l’attenta supervisione dell’Fbi, che vietò l’accesso al pubblico e ai giornalisti, nonché alla commissione d’inchiesta, al Nist e agli ispettori della Fema, l’agenzia federale per le emergenze.

Sullivan è entrato in contatto con l’associazione “Ae9/11Truth” dopo aver visto il filmato in dvd “9/11: Blueprint for Truth”. Architetti e ingegneri per la verità sull’11 Settembre: Sullivan considera quello di Richard Gage «il gruppo più attento e organizzato del movimento per la verità sull’11 Settembre». Dice: «Non c’è speculazione, “Blueprint for Truth” è fatto di informazioni fattuali e importanti basate solo sulla scienza e la fisica, ed è chiaro e preciso», mostrando «prove estremamente convincenti». Quanti altri architetti e ingegneri occorrerà che parlino all’unisono, si domanda il gruppo di Gage, per poter far finalmente sentire alla gente che «abbiamo un problema»? Tom Sullivan ha le idee chiare: «Più l’elenco si allunga, e più diventerà difficile negare il problema: ma continueranno a negare lo stesso».

Nel momento in cui gli ultimi resti delle travi del World Trade Center, utilizzati per la fabbricazione dello scafo della nave anfibia d’assalto Uss NewYork, si apprestano a lasciare il loro hangar dell’aeroporto Jfk per vari progetti di monumenti intesi a commemorare i 10 anni dagli attentati, coloro che si schierano per la ricerca delle cause autentiche del crollo delle torri di Manhattan richiedono più che mai ai media di confrontarsi con questa nuova testimonianza di gran peso, sostenendo la richiesta civica mondiale in favore di una nuova inchiesta (info: www.megachipdue.info <http://www.megachipdue.info/> ).

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