Chi tocca Murdoch muore? E non è il primo…

 

IMG_3406+logoMOWA.jpgfoto MOWA

Saranno coincidenze, ma dietro le vicende dove è implicato Murdoch, ci sono sempre delle persone che muoiono. 
Dalle morti di costoro, “lo squalo” Murdoch, nomignolo datogli dopo la misteriosa morte del concorrente Maxwell, ha sempre saputo trarre dei vantaggi.
Il sistema giudiziario anglosassone, tanto decantato dai media capitalistici e dai nostri pennivendoli, saprà occultare ogni prova come nel caso di Diana o di
 Jack The Ripper?
Saluti comunisti
Andrea Montella

la Repubblica 

TV E SATELLITI I PRIMI OBIETTIVI DELL’ESPANSIONE
01 luglio 1988 —    pagina 8   sezione: AFFARI & FINANZA 
  
 Londra – Sia Robert Maxwell che il suo rivale di sempre, il  baronetto australiano ma con cittadinanza americana Rupert  Murdoch, stanno preparandosi in forze allo sbarco sul continente  europeo. La tecnica è quasi sempre la stessa: prima si  fanno conoscere sui mercati finanziari, raccolgono quattrini  attraverso il collocamento dei propri titoli presso le borse del  Continente, e poi danno il via alla penetrazione. Così ha  fatto Maxwell, che la settimana scorsa ha piazzato i titoli della  Mcc alle Borse di Anversa e Bruxelles, così ha fatto  Murdoch: dal 30 maggio scorso le azioni della sua holding, la  News Corporation Ltd, sono quotate a Parigi. Sin qui i punti in  comune. Dove Murdoch e Maxwell divergono è sui metodi di  approccio al mercato europeo: Maxwell punta ad una presenza  diretta, con l’ acquisto di aziende, il lancio di nuove  iniziative sia nelle telecomunicazioni che nella carta stampata,  l’ alleanza con gruppi locali, le acquisizioni. Murdoch invece  pensa quasi esclusivamente a coprire l’ Europa continentale con  le immagini trasmesse dai potenti satelliti per telecomunicazioni  che verranno immessi in orbita a partire da novembre. Murdoch, va  detto, non va al di là dei mercati di lingua inglese,  è il numero uno in Inghilterra e Australia, ed è  ugualmente ben piazzato negli Stati Uniti. Ma per lui l’ Europa  continentale rappresenta quasi esclusivamente un mercato dove  raccogliere pubblicità, da gestire alla larga, restando al  sicuro nella sua roccaforte inglese. Maxwell invece punta  decisamente sull’ Europa per sfondare, per raggiungere la  dimensione critica che gli sta a cuore. Nella S.tè  Generale Maxwell ritiene di aver trovato quanto gli interessa.  Sul continente, va detto, è già presente in alcune  attività collegate al mercato francese. Possiede, ad  esempio il 10 per cento di TF 1, la prima rete televisiva  transalpina, due terzi di un’ agenzia di stampa, altre numerose  partecipazioni in società produttrici di spettacoli  televisivi. Ultimamente ha predisposto il rilancio della Dupuis,  una grande società tipografica. Già oggi le aziende  di Maxwell costituiscono il primo gruppo tipografico europeo, una  posizione che il magnate inglese della stampa vuole sicuramente  rafforzare Nell’ ingresso nel capitale della S.tè Generale  de Belgique (si parla con insistenza di una quota intorno al 15  per cento) egli ha colto al volo la possibilità di  combinare i propri interessi con quelli che i tre gruppi  coinvolti, la stessa Generale, Suez e De Benedetti, posseggono  nel campo delle comunicazioni. Tra le oltre 1.200 partecipazioni  della Generale, Maxwell ha messo a fuoco quelle che gli  consentono di entrare immediatamente in un fitto tessuto di  alleanze, lo stesso che non più tardi di qualche mese fa  ha respinto un suo tentativo di entrare nel mercato belga delle  reti televisive via cavo. A Generale fanno capo infatti Coditel,  Mediafin ed Electrafina: qui si trovano partecipazioni in  società che gestiscono reti cablate in Belgio, che  distribuiscono films in Francia, che posseggono soprattutto il  blocco di controllo della C.ie Luxemburgeoise de Telediffusion, o  CLT (vale a dire Rtl, la rete M6 in Francia, TV1 in Belgio, RTL  Plus in Germania), nonchè una buona partecipazione in  Havas, la holding francese che attraverso la controllata Cep  Communication controlla il Groupe de la Citè (1.000  miliardi divolume d’ affari nel 1987). C’ è persino una  partecipazione nel satellite lussemburghese Astra, che gli  verrà in aiuto per diffondere i programmi delle sue reti e  per ribattere la strategia spaziale di Murdoch. Anche a Suez non  fanno difetto gli interessi nell’ editoria e nelle comunicazioni:  attraverso la Lyonnaise des Eaus (di cui possiede il 20 per  cento) si arriva ugualmente alle reti cablate di M6, a Bouygues  (che a sua volta detiene il 25 per cento di TF1), nonchè  al 10 per cento di Cep Communication. Infine, sono noti gli  interessi di De Benedetti nel settore con le quote di controllo  della Mondadori e una partecipazione nell’ Editoriale L’  Espresso. Come si può vedere, l’ accordo con Generale  rappresenta per Maxwell una chiave per accedere ai mercati  francese, belga, italiano partendo non già da zero ma da  posizioni di forza. Il primo obiettivo di Maxwell sembra dunque  entrare in forze nel mercato belga delle reti televisive via  cavo, il secondo quello di agganciarsi a CLT, che possiede grosse  ramificazioni in Europa. E’ vero che Generale de Belgique non  detiene che una piccola quota di CLT, il resto pe rò  è ripartito tra Havas, cui Maxwell può arrivare per  il tramite di Suez, e Bruxelles Lambert. Il patron di quest’  ultima, Albert Frere, tre anni fa aveva stretto un grosso  sodalizio proprio con Murdoch, sembrava ci si dovesse trovare di fronte ad un’ iniziativa in grado di piegare tutti in Europa.  Invece la montagna non ha partorito neppure il classico topolino:  la joint venture Media International ha fatto ben poco per  decollare. Il terzo obiettivo, assai più distante, sembra  quello di Havas, di cui Generale possiede per l’ appunto il 5 per  cento. Havas, come Suez, Paribas, Cge e tanti altri gruppi  finanziari francesi, rientra nella struttura di partecipazioni  incrociate tanto cara all’ ex ministro dell’ economia Edouard  Balladur: una costruzione che sembrava dover sfidare i secoli.  Quasi come Generale de Belgique, che invece è caduta in  soli sei mesi sotto gli assalti di De Benedetti e di Suez. E’  quasi sicuro che Maxwell, una volta entrato nella combinazione  con Suez, Generale e De Benedetti, non resterà inattivi:  “Cap. Bob” ama gestire in prima persona gli investimenti, non  delega, accentra. Il suo sarà un percorso obbligato:  inizierà a proporre scorpori e fusioni, sinergie e  incroci, cercherà di smantellare le uova di pietra di  Generale e Suez pur di raggiungere gli obiettivi che si è  prefissato. Sarà un osso duro per tutti, sia per gli  enarchi di Suez che per gli imprenditori/finanziari De Benedetti  e Frere. – g m

Corriere della Sera
6 febbraio 1992
Pagina 11
mappamondo
la vedova Maxwell insiste 
“mio marito e’ stato assassinato”
secondo Elisabeth Maxwell l’ editore era vivo quando e’ caduto in acqua e si e’ rotto i legamenti di una spalla nel tentativo di aggrapparsi al suo yacht

Esteri
18/07/2011 – GRAN BRETAGNA – LO SCANDALO INTERCETTAZIONI
Londra, morto il giornalista Hoare
la talpa dentro “News of the World”

Hoare Sean dal Guardian_co_uk.jpgSean Hoare


Spazzato il vertice della polizia
La Brooks è libera su cauzione
Domani l’audizione di Murdoch.
Arriva anche un morto a rendere sempre più torbido il caso “News of the Word”. Sean Hoare, ex cronista del tabloid, il primo a denunciare lo “scandalo Murdoch”, è stato trovato morto nella sua casa di Watford. La polizia dell’Hertfordshire non ha ancora confermato la sua identità ma ha indicato che l’uomo è spirato poco dopo l’arrivo dei soccorsi.

«Le causa della morte al momento non sono state ancora accertate, ma il decesso non appare sospetto. Le indagini di polizia sono in corso», si legge nel comunicato delle forze dell’ordine. Hoare aveva fatto il nome di Coulson al New York Times. Nell’intervista, che aveva riaperto lo scandalo delle intercettazioni lo scorso settembre, l’ex giornalista aveva detto che non solo Coulson sapeva delle intercettazioni, ma che aveva incoraggiato il suo staff a violare i cellulari delle celebrità alla ricerca di esclusive. In una successiva intervista con la Bbc, Hoare aveva detto che Coulson gli aveva personalmente chiesto di intercettare telefoni. 

E aveva aggiunto che l’insistenza dell’allora portavoce di Downing Street nel negare di essere a conoscenza della pratica delle intercettazioni era una «menzogna, semplicemente una menzogna». Hoare tornò alla ribalta la scorsa settimana, quando raccontò al “New York Times” che i giornalisti del “News of the World” potevano usare le tecnologie della polizia per rintracciare le persone grazie al segnale dei loro telefoni, in cambio di mazzette.

Ma lo scandalo monta su più fronti. Dopo le dimissioni del capo della polizia metropolitana, sir Paul Stephenson, oggi anche il numero due di Scotland Yard John Yates si è dimesso. La sua posizione era diventata «incompatibile», ha commentato Christopher Boothman, membro della commissione d’inchiesta.

Paul Stephenson ha rassegnato le dimissioni dall’incarico a causa delle numerose voci sulle sue frequentazioni sospette e sui favori ricevuti da persone vicine al News of the World, il settimanale al centro dello scandalo delle intercettazioni. Il capo di Scotland Yard ha annunciato la sua decisione in una conferenza stampa trasmessa in diretta tv: «Mi dimetto a causa delle speculazioni e delle accuse sui legami tra la Metropolitan Police e News International». 

Rebekah Brooks è stata intanto liberata ieri sera su cauzione. Lo ha reso noto il portavoce della polizia. «Posso confermare che (Rebekah Brooks, n.d.r.) è stata liberata ieri sera su cauzione fino ad ottobre», ha detto il portavoce della polizia David Wilson. E sulla bufera che ha investito il gruppo di Murdoch non si placano le polemiche. Il parlamento britannico potrebbe riunirsi in seduta straordinaria il prossimo mercoledì per discutere degli sviluppi dello scandalo intercettazioni. Lo ha detto il premier britannico David Cameron giunto oggi a Pretoria.

Fino a venerdì scorso (15 luglio) Rebekah Brooks era l’amministratore delegato di “News International”, la divisione britannica del gruppo editoriale News Corporation di Rupert Murdoch. Si è dimessa a causa dello scandalo sulle intercettazioni illegali e la corruzione di poliziotti da parte di “News of the World”. Con queste accuse era stata arrestata a Londra ieri intorno a mezzogiorno. Insieme a Rupert Murdoch e al figlio James dovrebbe essere ascoltata domani (martedì 19 luglio) alla Camera dei Comuni a proposito dello scandalo. Non è chiaro in questo momento se parteciperà all’audizione.

Ora lo scandalo approda al parlamento britannico, dove domani una commissione di inchiesta chiederà al magnate Rupert Murdoch di rendere conto dell’operato di News of the World, il tabloid di famiglia al centro dell’indignazione pubblica e mercoledì i deputati ascolteranno il primo ministro David Cameron, la cui figura esce pesantemente indebolita dalla vicenda. L’80enne tycoon dell’editoria mondiale apparira’ davanti ai dieci membri della Commissione dei Media della Camera dei Comuni insieme al figlio James e alla stessa Brooks. 

Il primo ministro David Cameron, che si trova in Sudafrica in visita ufficiale, ha dovuto cedere alle pressioni dell’opposizione e ha chiesto una sessione di emergenza del parlamento per mercoledi’ quando finira’ sulla graticola per spiegare i suoi rapporti con Andy Coulson, assunto presso il suo ufficio stampa ed ex dipendente di Murdoch. Il News of the World, il tabloid che «rappresenta l’Inghilterra come il roast-beef», e’ stato costretto a chiudere le sue pubblicazioni dopo oltre un secolo e mezzo in seguito alle accuse di aver “piratato” le messaggerie telefoniche di oltre 4.000 persone, fra politici, celebrita’ e familiari di vittime di fatti di sangue.

L’inquilino di Downing Street si trova ora in grave imbarazzo anche per una cena a cui non avrebbe mai dovuto partecipare: la sera del 23 dicembre il primo ministro e la moglie Samantha brindavano alla vigilia di Natale a casa di Rebekah e Charlie Brooks nell’ Oxfordshire, nell’elegante regione dei Cotswalds. Allo stesso tavolo sedevano anche James Murdoch, la moglie Kathryn e il presentatore tv Jeremy Clarkson. Tutto questo meno di 48 ore dopo che al ministro delle Attività produttive, Vince Cable, era stato revocato il potere di decidere sul takeover di BSkyB da parte di News Corp. Cable, un liberaldemocratico, era stato infatti «beccato» a dire a due reporter sotto copertura del Daily Telegraph di aver «dichiarato guerra» a Rupert Murdoch. E Cameron aveva quindi deciso che il potere di deliberare sull’acquisizione sarebbe passato al ministro della Cultura, il conservatore Jeremy Hunt, vicino a Cameron. L’opposizione sospetta che il primo ministro, passando la palla a Hunt, possa aver «addomesticato» la vicenda dell’acquisizione della piattaforma tv BSkyB. Sebbene Clarkson abbia rivelato che durante la cena non si erano toccati argomenti come BSkyB o le intercettazioni, il suo racconto getta luce sul rapporto molto stretto tra Cameron, i Brooks e James Murdoch, fatto di frequenti passeggiate in campagna, picnic e partite a tennis.

La data della cena è stata svelata soltanto ora dal presentatore e confermata da Downing Street. Chris Bryant, un deputato laburista, ha dichiarato: «È straordinario che proprio nel momento in cui un ministro del governo quasi ha perso il posto per aver suggerito di essere in guerra con Rupert Murdoch, David Cameron abbia potuto pensare che non ci fosse niente di male a cenare con i personaggi principali (della questione Murdoch-BSkyB, ndr)». 

Ora il primo ministro dovrà rispondere ai Comuni a domande sempre più pressanti sul suo rapporto con l’impero di Murdoch, che vanno ben oltre alla sua nomina a portavoce dell’ex direttore di News of the World, Andy Coulson. Venerdì l’ufficio del Gabinetto ha reso noto che Cameron ha avuto 26 incontri coi manager di News Corp dal suo insediamento a Downing Street nel maggio dell’anno scorso. Secondo la lista, la Brooks avrebbe visto il primo ministro per ben due volte proprio nel mese di dicembre. Ma gli incontri, afferma il resoconto, erano di «natura sociale». 

A finire sotto scrutinio non è solo il premier, ma tutto il cosiddetto «giro di Chipping Norton», la cittadina dell’ Oxfordshire attorno alla quale s’intrecciano le trame di ricchi e potenti. Il 2 luglio i ministri Ed Vaizey e Michael Gove erano tra gli invitati a una festa data da Elisabeth Murdoch e dal marito, Matthew Freud. Anche qui, Rebekah Brooks e James Murdoch erano presenti.

Chi tocca Murdoch muore? E non è il primo…ultima modifica: 2011-07-22T00:31:00+02:00da iskra2010
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento