Le manovre dei massopreti…

 Nell’articolo del Corriere della Sera riportato qui sotto, 
un bell’esempio di come la Chiesa cattolica 
eterodiretta dalla massoneria lavora. 
 

L’uso capitalistico delle religioni in funzione di un pensiero reazionario globale. Utile per impedire il diffondersi della critica marxista al sistema capitalistico e la nascita del soggetto politico del proletariato: il Partito Comunista. 

Tutto ebbe inizio nel 1831 sotto il pontificato di Gregorio XVI e grazie all’enorme indebitamento del Vaticano a cui vennero in soccorso i banchieri massoni Rothschild. 
A dimostrazione di quanto scritto riporto un brano  della pagina 84 del libro La santa casta della Chiesa di Claudio Rendina – Newton Compton Editori – 2009: “Il deficit del bilancio si viene aggravando dal 1831 in poi, ma non solo per le spese che comporta l’opera di controspionaggio, e per fronteggiarlo il papa deve ricorrere a ben sette prestiti della banca Rothschild” .

Un prestito che non era certo a costo zero. I banchieri massoni più potenti del mondo, vollero a garanzia dei 3 milioni di scudi prestati, al tasso d’interesse del 61%, la possibilità di avere al loro servizio cardinali, vescovi, preti e frati favorevoli alle loro politiche liberali in Europa e nel mondo. 
Da quel momento in poi la morsa massonica non ha più mollato la presa sul Vaticano sino a giungere tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento ad un controllo assoluto.
Il controllo delle religioni è per i massocapitalisti un elemento fondamentale della loro politica.


A ulteriore supporto della mia tesi vi allego un brano tratto dalla prima parte del saggio Biografia di Toni Negri (prima parte) Potere Operaio, Superclan – Uomini, culture, tecniche dell’eversione imperialista uscito sul blog: http://iskra.myblog.it/archive/2010/08/index.html
 

A renderci edotti e a conforto di quanto abbiamo esposto su questa alleanza anticomunista tra Chiesa e Massoneria scrive Roberto Fabiani nel suo libro I massoni in Italia (capitolo sesto In nome del Padre, del Figlio e del fratello – pagina 78 edito da L’Espresso): «Adesso stavano lì, in quella saletta disadorna della Casa di Gesù Divin Maestro, ai castelli romani, in vista del lago di Albano. Da una parte Esposito (padre paolino, ndr), con il suo parlare irruento ma capace di lunghi silenzi. Dall’altra Giordano Gamberini, Gran Maestro della massoneria italiana (valdese, ndr), più magro e spiritato che mai. Avevano un interesse in comune: capirsi. I presupposti per l’incontro c’erano tutti. Esposito sapeva che quella guerra secolare era nata da un equivoco; e sapeva anche che il pontefice regnante Giovanni Battista Montini, da sostituto alla segreteria di Stato, con quella roccia di Pio XII, una volta aveva confidato al rettore dell’università Pro Deo, Felix Morlion: “Quando i tempi saranno maturi si farà pace tra chiesa e massoneria. Sono sicuro che ci arriveremo: la chiesa toglierà la scomunica e i massoni faranno la loro parte deponendo le armi. Ma ci vuole tempo. Tempo e prudenza”.
Alla fine del ’67 Esposito sapeva da fonte diretta che il tempo era arrivato. Sapeva che le dichiarazioni Dignitatis humanae e Nostrae aetatae, approvate dal Concilio ecumenico Vaticano secondo, erano state elaborate da prelati che avevano frequentazioni di logge massoniche. Sì, perché il fatto che nei templi della libera muratoria sedessero dignitari della chiesa cattolica non era affatto leggenda né materia per libellisti come molti credevano o speravano, ma rispondeva a pura verità. E di questi prelati-massoni il più autorevole aveva la statura, la dimensione culturale e l’apertura mentale del cardinale Franziskus König, arcivescovo di Vienna».



Andrea Montella 

 

Corriere della sera it.jpg

20 settembre 2011

L’Idea di Ripartire da una Rete Bianca

di Gian Guido Vecchi

In uno stand del congresso eucaristico Cei di Ancona, a un certo punto, sono comparsi pure i 
«Cavalieri templari cattolici d’Italia», con tanto di simbolo sulle polo bianche perché i tempi
cambiano e, con 35 gradi all’ombra, non era stagione per le armature. Tanto per dire che la galassia
è vasta e complicata e c’è posto per tutti, grandi e piccoli e magari un po’ bizzarri, anche se con
misura. Giusto pochi giorni fa, nel consegnare il «pallio» ai nuovi vescovi metropoliti, Benedetto
XVI li ha invitati ad «accogliere» la «ricchezza» dei diversi «carismi» nella Chiesa e insieme a
tenerli d’occhio perché non vadano per conto loro: «Questo mi sembra importante: da una parte non
estinguere, ma dall’altra parte distinguere, ordinare e ritenere esaminando: per questo deve essere
sempre chiaro che nessun carisma dispensa dal riferimento e dalla sottomissione ai pastori della
Chiesa».


Chiarito questo, la Chiesa guarda da tempo a quel «serbatoio» di fedeli laici, però in senso opposto
ai partiti: non tanto (o non solo) come elettori, ma come vivaio di quella famosa «nuova
generazione» di cattolici impegnati in politica che il Papa e con lui la Cei chiede (almeno) dal
celebre intervento di Ratzinger a Cagliari, il 7 settembre 2008. Questione divenuta sempre più
urgente, mentre tra i vescovi cresce il disagio e l’attesa dell’intervento del cardinale Angelo
Bagnasco — lunedì, all’apertura del consiglio permanente della Cei — per marcare le distanze dalla
«deriva etica» della politica, a cominciare dallo scandalo emerso con le intercettazioni del premier.
Si guarda al «dopo», e il «dopo» è quel mondo che il sociologo Luca Diotallevi, uno dei massimi
studiosi della materia, stima rappresentare «il dieci per cento della popolazione italiana adulta: circa
quattro milioni e mezzo di persone», e questo senza calcolare «i tanti cattolici che fanno
volontariato o si impegnano altrove».


Giovani delle associazioni e dei movimenti hanno riempito le celebrazioni sia alla Gmg di Madrid
sia al congresso eucaristico. E proprio il cardinale Bagnasco ne ha parlato ad Ancona — «non è la
sintonia ideologica o caratteriale che ci unisce gli uni agli altri, ma Dio» — in un’omelia importante:
 «È insieme che si percorrono le vie del servizio se non si vuole essere velleitari ancorché generosi;
insieme, senza avventure solitarie, per essere significativi ed efficaci; insieme, secondo le forme
storicamente possibili, con realismo e senza ingenuità o illusioni, facendo tesoro degli insegnamenti
della storia».

Oltre a quell’«insieme» reiterato, il presidente della Cei ha evocato l’immagine della
«rete», una «forza sociale capace di visione e di rete», di unità sui valori e «visioni ampie e
lungimiranti, antidoto contro tentazioni di potere». Un modello è quello già esistente
dell’associazione «Retinopera», e basterebbe l’elenco delle diciotto sigle che la compongono, mondi
assai diversi: dall’Azione Cattolica alla Fondazione per la sussidiarietà vicina a Cl, dalle Acli agli
scout a Sant’Egidio, i Focolari o Rinnovamento dello spirito.


Del resto la «galassia» è fatta spesso di sigle sconosciute ai più, e anche tra quelle più note la
rappresentatività non corrisponde alla fama mediatica: dei numerosissimi focolarini e
neocatecumenali, ad esempio, si parla poco. Spiega ancora Diotallevi: «L’associazionismo è fatto
grossomodo di due filoni: metà sono gruppi “informali”, gente che si impegna sul territorio, nelle
parrocchie; l’altra metà sono quelli “formali”, le sigle più note, e tra questi il cinquanta per cento è
rappresentato dall’associazionismo storico: la sola Azione Cattolica ha 400 mila iscritti e oltre un
milione di aderenti effettivi». Diversi, movimenti e associazioni e cattolici in genere, ma
accomunati dall’«elasticità», assicura il sociologo: «Peppone e Don Camillo funzionano ancora
abbastanza bene per certa destra e certa sinistra, non per il mondo cattolico. In questi vent’anni i
cattolici hanno scelto con grande libertà e sono stati decisivi anche nel fondare il bipolarismo, la
parte della società più moderna e vicina all’elettorato americano: mentre in Italia si fatica a capire
perché Bush e Obama, che se ne sono dette di tutti i colori, vadano insieme a Ground Zero».


Restano le differenze, chiaro, anche se «va respinta perché infondata la rappresentazione che vuole, 
che so, Cl a destra, Sant’Egidio a sinistra e i Focolari al centro: a parte che i movimenti vasti
raccolgono diverse sensibilità, non sono le categorie politiche a definire la loro natura», dice lo
storico Giovanni Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano. Oltre gli «schematismi», il
problema è più profondo, considera: «La fine della Dc e quindi del partito prevalente dei cattolici ha
reso più evidente che i cattolici sono in ogni schieramento», ma oggi il problema è quello «della
loro visibilità ed efficacia». Di qui la richiesta di impegno, non solo politico: «Lo sforzo è arginare
la tendenza negativa che riduce il cristianesimo a una subcultura, mette in pericolo la stessa
tradizione della fede e impoverisce il Paese». Però c’è ancora da lavorare, riflette lo storico (e
fondatore di Sant’Egidio) Andrea Riccardi: «Io credo che questo mondo debba muoversi con i suoi
tempi, che non sono lentissimi ma neanche quelli delle cronache di una politica solo urlata». C’è chi
ha evocato Camaldoli, i 50 ragazzi della Fuci che nel ’43 scrissero il «codice» ispiratore della Dc.


Riccardi ha qualche dubbio: «Camaldoli volle essere un manifesto di un gruppo ristretto ma
sostanzioso di leader cattolici. Un’altra epoca. Qui mi pare ci sia da interpretare un sentire più
diffuso che ha voglia di dare il suo contributo. Bagnasco ha parlato giustamente di rete, realtà ma
anche auspicio…».

Chiesa cattolica rete001.jpg

 

Le manovre dei massopreti…ultima modifica: 2011-09-26T12:00:00+02:00da iskra2010
Reposta per primo quest’articolo