Un libro da leggere… subito.

Cari compagni
questo libro Al casinò con Mussolini di Riccardo Mandelli è importante perché rende visibile l’assoluta mancanza di autonomia che avevano i socialisti italiani ed europei rispetto agli interessi strategici dell’imperialismo e quindi del ruolo da loro avuto come emissari della massoneria in Russia durante la prima guerra mondiale a favore del massone Kerenskij con lo scopo di contrastare Lenin e i bolscevichi. 
Nel terzo capitolo L’immensa frana si legge:
” Nel giugno ’17, durante le manovre di  Bolo-Naldi-Marquet, la massoneria lo aveva inviato con una nutrita missione presso il ‘fratello’ Kerenskij per convincere i nuovi dirigenti russi a non uscire dal conflitto. Kerenskij si lasciò persuadere e perse il controllo del paese, scatenando la rivoluzione sovietica”.

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La delegazione italiana era composta dai massoni Orazio RaimondoArturo LabriolaInnocenzo Cappa eGiovanni Lerda; quella francese da Albert ThomasMarius MoutetMarcel Cachinquella inglese da il laburista Arthur Henderson e la belga da Emile Vandervelde.

Marcel Cachin è stato in seguito uno dei fondatori del Partito Comunista francese, non uscì dalla massoneria e questa sua appartenenza fu aspramente criticata dai comunisti italiani. In seguito la III Internazionale prese, su indicazione di Lenin, una posizione durissima contro la massoneria, era un chiaro messaggio politico nei confronti del PCF, che non si decideva a tagliare i ponti con l’organizzazione principe del capitalismo. I bolscevichi e i comunisti italiani avevano compreso benissimo il meccanismo della trasversalità massonica che provocava la perdita di autonomia e l’eterodirezione politica dei partiti che è la base su cui poggia la dittatura del capitale.
Saluti comunisti
Andrea Montella

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Hermann Göring in vacanza a Sanremo, 1939, Archivio Moreschi

 

Al Casinò con Mussolini di Riccardo Mandelli

 
Un libro indaga i legami tra gioco d’azzardo, massoneria e ascesa al potere del duce. All’ombra dell’omicidio di Giacomo Matteotti. Leggi un estratto
 
eventi
È da poco uscito nelle librerie Al casinò con Mussolini. Gioco d’azzardo, massoneria ed esoterismo intorno all’ombra di Matteotti (Lindau, 2012, 392 pp., 24 Eu), opera nella quale Riccardo Mandelli indaga le relazioni tra la casa da gioco di Sanremo, l’ascesa del duce, gli interessi della mafia e l’omicidio del parlamentare dissidente.

Di seguito vi proponiamo l’incipit del quarto capitolo, incentrato sulla Marcia su Roma del 1922.

 
 
 
Al casinò con Mussolini è il punto di arrivo di una vasta e avvincente ricerca sull’industria dell’azzardo e sugli ambienti finanziari, politici e culturali da cui questa traeva linfa nei primi decenni del secolo scorso. La documentazione restituita dagli archivi fornisce risultati sorprendenti, talvolta sconcertanti. Scelto un osservatorio privilegiato come Sanremo, la traccia si lascia seguire negli intrighi spionistici della prima guerra mondiale, nell’oscura gestazione del fascismo e nell’ambiguo atteggiamento del regime verso le forze che controllavano su scala internazionale il business della roulette. Prima di essere rapito e ucciso, Giacomo Matteotti stava indagando sugli ultimi decreti legge emanati da Mussolini, che riguardavano le concessioni petrolifere e la liberalizzazione del gioco d’azzardo. E intorno agli affari legati ai due decreti ruotarono le ipotesi subito avanzate dai giornali per spiegare la sua scomparsa; solo più tardi prese piede la versione che fosse stato assassinato a causa della coraggiosa denuncia di brogli e violenze elettorali fasciste. Il libro ricostruisce in modo innovativo lo sfondo del delitto che ha consegnato il paese a venti anni di dittatura e che rappresenta quasi l’archetipo di tutti i misteri irrisolti della sua storia. La morte di Matteotti è però solo la più tragicamente famosa tra quante costellano un lungo cammino in cui si affiancano progetti politici, finanziari ed esoterici, senza che spesso sia possibile decifrare l’ordine di precedenza. Sotto la superficie corre una trama insanguinata che coinvolge personaggi di primo piano del regime, settori della massoneria e anche ambienti in apparenza insospettabili. Nomi come quelli del banchiere Toeplitz, degli industriali Volpi e Borletti, di Mussolini, D’Annunzio, del «presidente della vittoria» Orlando e molti altri, più o meno noti, sembrano uniti da un filo che si prolunga oltre il Ventennio e ci porta a gettare uno sguardo sulla natura del potere che ci circonda.

Riccardo Mandelli è autore di narrativa, soprattutto per ragazzi, e di saggistica. Ha studiato medicina veterinaria e filosofia, vivendo all’estero per diversi anni. Attualmente insegna materie storico-filosofiche in un liceo di Imperia. Con Lindau ha pubblicato nel 2011 L’ultimo sultano. Come l’Impero ottomano morì a Sanremo, in corso di traduzione in Turchia. Al casinò con Mussolini ne rappresenta in un certo senso il seguito.

Tutto sul nero

Una delle più importanti tappe preparatorie della marcia su Roma fu l’incontro di un gruppo di affiliati alla massoneria di piazza del Gesù tenuto a Bordighera il 18 ottobre 1922. L’obbedienza di rito scozzese, vicina alla monarchia, che nel ’19 era impelagata nel processo al suo tesoriere Cavallini, negli ultimi tempi si era collegata più strettamente al movimento di Mussolini.
Nella città delle palme c’erano due Kursaal, un casinò e numerosi alberghi, tra cui quello di Adolf Angst, che sembrava lì apposta per ricordare come, anche dove Dio non si era risparmiato nella creazione, il sentimento più diffuso fosse sempre «die Angst», la paura. Scartato l’albergo dello svizzero, che non lasciava presagire niente di buono, i fascisti si erano riuniti nell’Hôtel du Parc, «il più vicino alla spiaggia e al nuovo Kursaal» secondo la pubblicità. Per evitare che l’impresa si trasformasse in un bagno di sangue dovevano convincere non solo la Corona, ma anche l’opinione pubblica moderata, le forze armate e il mondo economico. Mussolini poteva contare sulla Confindustria, soprattutto sulla Banca Commerciale e Borletti. Negli ultimi tempi erano migliorati i rapporti con D’Annunzio, l’altro leader carismatico delle forze rivoluzionarie, tanto che l’11 ottobre avevano stretto un patto segreto sul sindacato marittimo protetto personalmente dal poeta. Margherita di Savoia approvava già i loro piani perché fece arrivare un invito a colazione ai quadrumviri De Bono e De Vecchi.

Il 28 ottobre i fascisti della Riviera erano appostati davanti alla villa della regina. Faceva freddo, sotto la camicia nera avevano dovuto mettere una bella maglia di lana. Quando l’ultimo bagliore del crepuscolo stava per essere sopraffatto, la vecchia madre del re apparve sul terrazzo e tese solennemente il braccio nell’ombra spettrale che si addensava tra le palme del parco. Solo in quel momento ebbero la certezza che tutto era filato liscio. La sera dopo Mussolini, con in tasca il telegramma che lo convocava a Roma e un vestito nuovo, si fece accompagnare alla Stazione Centrale dal fratello Arnaldo, da Margherita Sarfatti e dall’industriale Borletti. Le squadre milanesi assicurarono al treno una partenza senza ostacoli, operazione in cui si distinse un ex compagno di trincea del duce, il ferroviere Oberdan Zucchi.
Il wagon-lits arrivò la mattina dopo, in pesante ritardo. Con Mussolini si erano già intruppati opportunisti e avventurieri di ogni sorta, «un’ansiosa mandria di gente», un mondo che vantava nei suoi confronti i crediti più diversi.
Il nuovo presidente del Consiglio aveva trentanove anni. L’Italia non era mai stata guidata da un uomo così giovane e di origini così umili. Formò un governo con un numero esiguo di fascisti e tenne per sé i due maggiori dicasteri. Il misterioso Oberdan Zucchi si sistemò a fianco del sottosegretario agli Interni Aldo Finzi. Tra gli enormi problemi che Mussolini doveva affrontare ce n’era uno in apparenza minore, ma che stava a cuore a persone potenti. Potenti e oscure: la questione del gioco d’azzardo.

 

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Un libro da leggere… subito.ultima modifica: 2012-06-19T08:25:00+02:00da iskra2010
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