Coppola e cappuccio

L’intervista a Paolo Cirino Pomicino uscita il 19 agosto 2012, che riportiamo qui sotto, dimostra che il processo di massonizzazione politica del nostro Paese, iniziato con il Risorgimento è giunto al termine.
Lo svuotamento della Costituzione anticapitalista, antifascista e sociale è or
mai cosa fatta, grazie ai vari presidenti della Repubblica e ai vari primi ministri che si sono succeduti, prima e dopo la trattativa tra Stato e mafia, alla guida dei governi e alla correa insipienza dell’opposizione presa a cercar poltrone piuttosto che a lottare per mantenere la democrazia e avanzare verso il Comunismo.
Siamo or
mai entrati in quella falsa democrazia anglosassone adottata dalla maggioranza dei Paesi occidentali che grazie al sistema elettorale maggioritario, con primarie o senza, dove i cittadini e il loro voto non contano nulla. I partiti in tali sistemi sono semplicemente delle centrali lobbistiche e i politici dei camerieri, ben pagati, di banche e imprese.
Le ragioni di una simile deriva?
Da sempre in Italia non c’è stata una vera autonomia politica e statale. Tranne quel breve periodo 1945-1978 in cui settori della DC e del PCI avevano costruito una politica economica ed estera, nata dentro i valori della Resistenza e della Costituente, alternativa a quella del blocco angloamericano ed hanno lottato contro l’espansione di quella
massoborghesia nostrana che ha costruito e mantenuto strumentalmente l’unità d’Italia, passando dal Risorgimento al fascismo, sempre in funzione impero britannico e francese e con la seconda guerra mondiale secondo i bisogni americani e del blocco legato alla NATO. Un compromesso che univa in funzione anticomunista e anticattolicesimo sociale imprenditori, banchieri, mafiosi, buona parte del Vaticano, i cosiddetti partiti laici e le varie confessioni di stretta osservanza massonica presenti sul nostro territorio.
Questa non indipendenza era il sigillo della politica dell’imperialismo capitalista, a causa di quella
maledetta collocazione geografica che fa dell’Italia una naturale “portaerei” nel Mediterraneo, ponte tra Est e Ovest e utile per il controllo del canale di Suez, del Medio Oriente e del Nord Africa, quindi strategica per tutti i padroni ai vertici del mondo e che faceva dire al governo britannico nel 1943: “I nostri piani prevedono la conquista assoluta dell’Italia” e a Winston Churchill al delegato del papa Pio XII nel novembre del 1945: “L’unica cosa che mancherà all’Italia è una totale libertà politica”.
E’ in questo quadro che bisogna analizzare la deriva politico-sociale del nostro Paese e i fenomeni
mafiosi, del terrorismo, la vicenda Moro-Berlinguer, del craxismo-berlusconismo e l’ascesa di Napolitano e Monti.
Per spiegare meglio di cosa sto parlando occorre analizzare una figura come Vito Guarrasi, considerato l’uomo dei misteri del nostro Paese e cugino di Enrico Cuccia la mente di Mediobanca. Poco noto
ma fondamentale nel condurre la strategia antidemocristiana che porta la DC di Fanfani in Sicilia alla sconfitta nel 1958, con l’operazione che da Silvio Milazzo prende il nome di milazzismo, la prima forma di leghismo per rendere autonoma una regione dallo Stato nato dalla Resistenza.
Milazzo fu a capo di una coalizione fra la sua Unione Siciliana Cristiano Sociale (USCS), il PSDI, il PRI, l’MSI, con l’appoggio del PSI e del PCI allora guidato da E
manuele Macaluso.
Guarrasi dietro le quinte è stato uno degli artefici della trattativa con gli angloamericani per l’8
settembre e uno degli uomini di punta di questi poteri che avevano come scopo principale il contenimento dell’avanzata comunista in Italia.
L’operazione Milazzo è nettamente in contrasto con la politica nazionale del PCI di cercare alleanze con quei componenti della DC, come Fanfani, Gronchi e Moro, che lavoravano per creare autonomia economica e politica rispetto al blocco occidentale e aggancia invece quelle componenti del PCI propense al compromesso più deleterio, ai legami tra affari e
mafia che sono diventate le caratteristiche della corrente migliorista di Napolitano, esportate in tutta Italia e alla base del golpe che si è consumato all’interno del PCI con la sospetta morte di Berlinguer e la Bolognina di Occhetto.
Il lavoro di Guarrasi blocca l’autonomia dalla borghesia del PCI costruita da Gramsci e Togliatti e, nel contempo, opera per mutare i rapporti di forza all’interno della DC a favore del capitalismo privato: di fatto isola Fanfani, il costruttore del partito radicato sul territorio con le sezioni (in stile PCI) e creatore delle banche e aziende a partecipazione statale nei settori fondamentali tra cui l’energia, strumenti guidati dalla politica in aperta contrapposizione con le iniziative dell’imperialismo nel nostro Paese. 
Si creano con il milazzismo le premesse per una DC molto diversa da quella che aveva eletto nel ’55 presidente della Repubblica, con i voti dei comunisti, Giovanni Gronchi, il democristiano che aveva dichiarato nel
giugno del ’54, al Congresso di Napoli, che occorreva il “superamento del capitalismo”.
Una DC che stava operando in quegli anni con politiche più egualitarie nei confronti del Sud del mondo, grazie a Mattei, e che guardava con attenzione agli arabi, al Medio Oriente e perfino all’Unione Sovietica, superando disinvoltamente gli ostacoli posti dall’alleanza occidentale.
Per anni Vito Guarrasi fu un punto di riferimento del PCI siciliano, sino alle vicende che lo legarono a Tele L’Ora, la Tv legata al quotidiano: Guarrasi è stato nel gruppo dirigente insieme a un altro personaggio importante per le
manovre sul territorio siciliano come Domenico La Cavera, presidente di Sicilindustria. Guarrasi fu anche il mediatore nel rapporto con il cavaliere Rendo di Palermo, socio di Tele L’Ora, uno dei famosi esattori legati alla mafia. E’ proprio in questo contesto che si sviluppa la cultura della politica di impresa all’interno del PCI e della DC che saranno alla base della seconda Repubblica.
Guarrasi si definisce in un’intervista concessa a Fava, parlando positivamente dell’ingresso in politica di Silvio Berlusconi e definendolo un
“uomo coraggioso”: “Mi ricorda Silvio Milazzo, il presidente della Regione che riuscì a portare al governo missini e comunisti lasciando fuori per la prima volta la Democrazia Cristiana”. E alla sottolineatura sul fatto che Berlusconi si è portato al governo “solo i fascisti”, Guarrasi replica: “Ha cacciato via i democristiani, mi basta”.
Questa è la prova che il suo disegno politico era teso a favorire le componenti laico-liberali, quindi massoniche. Sino a giungere a dire di aver votato il Partito radicale di
Marco Pannella, che aveva negli anni Settanta come tesoriere Marco Sindona, figlio del banchiere Michele Sindona tanto caro alla P2 e alla mafia.
Vito Guarrasi realizza, dopo un trentennio, il sogno dell’imperialismo sul nostro Paese quello di avere un’Italia unita da un siste
ma capitalistico privato, saldato ad un sistema mafioso-criminale. Un sogno a cui si era opposto il PCI di Togliatti che spezzò quel disegno mettendo nelle regioni del Centro Italia la forza del suo Partito e delle Brigate partigiane comuniste. Guarrasi aggirò l’ostacolo con l’infiltrazione massonico-mafiosa nel PCI e nella DC con l’aiuto esterno di tutti i partiti di matrice massonica dal PSI, al PRI, al PLI, ai Radicali e ai fascisti.
Questo avevano capito Enrico Berlinguer, Pio La Torre e tutti i compagni a loro vicini.
Per queste ragioni occorre rapidamente far nascere il Partito Comunista e rilanciare la lotta per ripristinare i valori e i programmi nati nella Resistenza in quanto i partiti attuali e il governo Napolitano-Monti-Berlusconi non sono in linea con la Costituzione del 1948 e sono pericolosi per la democrazia.
Saluti comunisti
Andrea Montella

Il fatto quotidiano.jpg

 

19 agosto 2012

1-     POMICINO CONTRO TUTTI: “A MONTECITORIO TUTTI CORTIGIANI: ASSEGNI, SESSO, RICATTI”

2-     SE BERLUSCONI PER RELAX HAI BISOGNO DI INCONTRI BISETTIMANALI CON 18 RAGAZZE VENTENNI, UN PROBLEMA CE L’HA. CHI GOVERNA NON PUÒ. SI ESPONE A RICATTI”

3-     “IL PALAZZO DEI RICATTABILI. QUANDO IL GENERALE GANZER, VENNE CONDANNATO IN PRIMO GRADO A 14 ANNI PER REATI GRAVISSIMI, NESSUNO SI INTERROGÒ SULL’OPPORTUNITÀ CHE CONTINUASSE A GUIDARE I ROS. IN TROPPI HANNO QUALCOSA DA NASCONDERE”

4-     “NON PERDONO A NAPOLITANO LA NOMINA DI MARIO MONTI A SENATORE A VITA. NON PREMIO AL LAVORO SVOLTO, MA ASSICURAZIONE A PRESCINDERE. CIAMPI E PRODI EVITARONO”

5-     “MI CHIAMANO DALLA POLIZIA GIUDIZIARIA DI POTENZA: “BUONGIORNO POMICINO, TUTTO BENE CON LA SUA MACCHINA?”. “L’HO VENDUTA”. LI SENTO LIBERATI. “LE AVEVAMO MESSO UNA CIMICE NELL’AUTO, MA DA DUE SETTIMANE SENTIVAMO SOLO VOCI DIVERSE DALLA SUA”

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POMICINO “Solo massoni, la politica è morta”

Malcom Pagani

Mi chiamano dalla Polizia giudiziaria di Potenza: “Buongiorno Pomicino, tutto bene con la sua macchina?”. “L’ho venduta, ma se vi piace, posso darvi il numero del concessionario”. Li sento liberati. Candidi, mi fanno: “Ecco perché, le avevamo messo una cimice nell’auto, ma da due settimane sentivamo solo voci diverse dalla sua”. Pausa. “Non scherzo”.

Dopo 5 legislature, 3 infarti, un trapianto e decine di processi – “sia preciso con la prova vivente della terzietà della magistratura, i procedimenti sono 42, 41 tra assoluzioni e prescrizioni”- e uno pseudonimo da apache, Geronimo, Paolo Cirino Pomicino ridisegna la frontiera.La Cassazione nega che nel ’92 la vecchia Dc si fosse sciolta? Convocazione autunnale dei reduci, neo entusiasmi da miraggio e rapporti con Casini al grado zero: “Dissi che non lo vedevo alla guida di un partito a due cifre e avevo ragione. Ha visto le sue dichiarazioni? Sempre uguali, senza progetto o cultura di riferimento: ‘Viva Monti’, ‘non disturbate il manovratore’. La selezione cortigiana dei partiti padronali ha assassinato la politica. Il contagio del cerchio magico si è esteso. Favori, assegni, prebende, assunzioni, sesso. Chi privilegia quello maschile, chi quello femminile. Non fa differenza. A Montecitorio devono chiedere il permesso anche per pensare”.

Colpa di Berlusconi?
Si lamentava del teatrino. Rispondevo: “Silvio, tu sei il capocomico”. Il padre del cerchio magico.

Raggi della ruota?
Verdini. Mi mostrò la lista per le europee del 2008. Oceani di ragazze senza arte né parte. Protestai: “Siete pazzi, non toccheranno palla”. Lui scrollò le spalle. La sera stessa, Veronica Lario parlò con Repubblica. Rimase solo la Matera.

Poi?
La signora Garnero, a pieno titolo.

Daniela Santanchè?
La signora Garnero, le dicevo, che mi evita e a cui non so esattamente cosa sia capitato, e poi Ghedini, l’unico deputato di cui Berlusconi abbia avuto veramente bisogno.

Le sembra normale?
L’elezione diretta del suo avvocato o di chi frequenta la sera è il manifesto del valore che Silvio attribuisce alle assemblee sovrane della Camere.

Gli parla ogni tanto?
Scrivevo anche a lui, mi telefonava: “Sono stanco, Paolo”. Da anni solo silenzio. Mi vedono come un eretico. Se mi ricandido impallidiscono.

Accadrà?
Lo escludo. Trionfa il conformismo.

Descrizione di Berlusconi?
Miscuglio di goliardia, volontà e mito di Dorian Gray. L’inseguimento dell’eterna giovinezza è demoniaco. Poi scusi, bisogna ricorrere a Tarantini per incontrare una bella fanciulla?

Non va bene?
Se per rilassarti hai bisogno di incontri bisettimanali con 18 ragazze al di sotto dei 25 anni, un problema ce l’hai. Chi governa non può. Si espone a ricatti, cassetti, veline.

Le manca il potere?
Solo Montecitorio. Un luogo di confronto. A volte me lo sogno.

E cosa sogna?
I 10 anni in cui da indagato, per rispetto, non ne varcai mai la soglia. E il governo Monti. Un signore che non sa cosa serva in questa drammatica stagione. Ha recuperato credibilità come presidente della Trilateral o del club Bilderberg, non del Consiglio. Poi non gli perdono la nomina. Senatore a vita. Non premio al lavoro svolto, ma assicurazione a prescindere. Sconvolgente. Ciampi e Prodi evitarono. Monti dovrebbe ricordarsi che Rockfeller pregò più volte Andreotti: “Entra nella Trilateral”.

E Andreotti?
Rifiutò. Chi fa politica non può confondere gli ambiti. A Bruxelles gliene avrebbero chiesto conto. A Roma tacciono pavidi, non sussurrano neanche il dubbio.

Vede massoni in giro?
Facciamo prima a dire chi non indossa cappucci.

Monti è massone?
Presumo di sì.

Berlusconi?
Lei che dice?

Bisignani?
Evidentemente. Grande lobbista. Era amico di Andreotti, e per proprietà transitiva, da subito, anche mio. All’epoca, con tutto il rispetto, contava come il 4 di coppe. Oggi infinitamente di più.

Quanto di più?
L’orizzonte è indistinto, non riesco a vedere.

Siete ancora amici?
Io sì, non so lui. Nel 2008, Letta, Previti e Bisignani, candidarono al mio posto il noto statista Alfonso Papa, ora in piena deriva mistica.
Come vede, dal male nasce sempre il bene. Se non si ride delle follie del mondo come si sopravvive?

Monti si candiderà?
È già senatore. A Berlusconi rimane la sola carta del padre nobile e a sinistra non ne parliamo. I partiti non hanno uno straccio di profilo da proporre. Dico una cattiveria? La Dc ne aveva almeno 10.

Ha visto la compravendita di deputati?
C’era un tariffario. Ma gli Scilipoti sono figli di un’illusione. Hanno cacciato i dissenzienti, silenziato le opinioni e adesso, contano le macerie. La Dc non allontanava nessuno. Sanzionava, multava e poi recuperava. Bruciò solo Melloni, ma Fortebraccio, non so se mi spiego, aveva votato contro la Nato.

Libertà di pensiero?
E disciplina di partito. Se Cicchitto non avesse smarrito il senso democratico avrebbe convocato i suoi gruppi parlamentari. Per anni se ne è dimenticato. Ci saremmo risparmiati Fini e Berlusconi sul ring dell’odio, in lotta rusticana: a “Chi so io e a chi sei te”.

Rapporti con Tremonti?
Siamo amici, ma la politica è altro. La sua manovra finanziaria sui conti pubblici del luglio 2008 ci mandò in recessione. Unici, in tutta l’eurozona.

L’economia è in mano ai tecnici.
Barucci, Ciampi, Siniscalco, Tremonti, Padoa Schioppa, Monti e Grilli. Dal ’92 non facciamo altro, ma i generali non possono fare i ministri della difesa e l’economia è cosa troppo seria per essere affidata agli economisti.

Proviamo con Grillo?
Ha una funzione democratica. Tiene negli schemi milioni di incazzati. Extraparlamentari violentissimi, in potenza. Non durerà. Più di Grillo, mi preoccupa altro.

Cosa, Pomicino?
Il palazzo è pieno di ricattabili. Faccio una domanda: perché quando il generale Ganzer, uomo dabbene, venne condannato in primo grado a 14 anni per reati gravissimi, nessuno si interrogò sull’opportunità che continuasse a guidare i Ros, l’eccellenza dei Carabinieri?

Perché?
In troppi hanno qualcosa da nascondere. Come dice Andreotti: “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.

Come sta il divo?
Non bene purtroppo. Mai riuscito a dargli del tu, ma il rapporto era vivo. Decideva lui, ma se non ero d’accordo, non mi nascondevo. Mi osservava: “Paolo, mi stai dando implicitamente dello stronzo?”.

E lei Pomicino, nasconde qualcosa?
Alla mia età? Mi rimangono consigli da dare. Sono angustiato per Scalfari.

Perché?
È inquieto, sembra infelice, sta disperatamente cercando dio. Vorrei chiedergli udienza, non credo me lo possa negare.

Vuole indicargli la strada?
Eugenio deve imparare a piangere. Io sono stato a Da
masco. Se vuole, facciamo il viaggio insieme.

Coppola e cappuccioultima modifica: 2012-08-25T09:07:00+02:00da iskra2010
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