Paolo Ferrero e le albe arancioni

Ma da dove arrivano queste albe più o meno dorate e questi movimenti politici arancioni?

Per prima cosa vediamo se il colore arancione ha qualche riferimento simbolico di matrice esoterico-religiosa.
Dal Dizionario dei simboli di Jean Chevalier e Alain Gheerbrant – BUR – pagina 87 primo volume A-K – alla voce Arancione si legge:

“La pietra di Giacinto è di color arancione è considerata simbolo di fedeltà.  E’ l’emblema di una delle dodici tribù di Israele raffigurata sul pettorale del grande sacerdote di Gerusalemme e la si ritrova sulla corona del re o della regina d’Inghilterra.  


Poi verifichiamo se esistono già realtà politiche che fanno uso di questo co
lore. E scopriamo che non sono certamente una novità nel panorama politico europeo e internazionale.
Ricordate la «rivoluzione arancione» in Ucraina nel 2004?
I media filocapitalisti la descrissero come un sincero movimento popolare che formulava una spontanea richiesta di democrazia dal basso.
Si poteva dubitare delle cronache e dei giornalisti occidentali che mostravano tutti quei giovani in piazza, con le loro bandiere e sciarpe arancioni, a chiedere democrazia e a difendere il candidato filo-occidentale contro le manovre di Mosca.
Si è saputo poi che a finanziare tale movimento, con 16 milioni di euro, è stato il mafioso sionista-russo riparato a Londra, Boris Berezovski.
Ma non c’era solo il mafioso russo dietro questi arancioni, c’era pure il multimiliardario filosionista statunitense George Soros e la sua potentissima fondazione internazionale “Società  aperta” che ha ramificazioni anche in Italia.

Cari compagni quando i comunisti parlano di una loro specifica autonomia politica non lo dicono tanto per far prender aria alla bocca, ma perché conoscono bene ogni movimento che i capitalisti hanno storicamente prodotto e producono nella società e ne comprendono la pericolosità. Strano che Paolo Ferrero non colga tutto questo.
La borghesia, non bisogna mai dimenticarlo, è una classe sociale che ha gestito dei veri processi rivoluzionari ed è maestra di trasformismo. E’ talmente abile nell’azione mimetica che ha imposto anche un modo universale di vestire, che la rende irriconoscibile tra le folle, ha differenza dei nobili che erano ben riconoscibili dalla sfarzosità dei loro abiti e questo procurò loro un gran mal di testa.
Tra le azioni di trasformismo che la borghesia usa c’è quello di creare una molteplice varietà di partiti che ovviamente devono essere funzionali ai suoi bisogni, in primis, quello di dividere costantemente la sua classe antagonista, il proletariato. Come obiettivo secondario c’è quello del mantenimento o del miglioramento dei rapporti di forza all’interno della propria classe utilizzando la pressione sociale delle classi subalterne.

Per quanto riguarda il nome Alba dobbiamo rifarci direttamente alla storia del partito-chiesa della borghesia la massoneria, da cui si evince che in Inghilterra esiste da parecchio tempo la Golden Dawn (Alba d’Oro) chiamata anche Rosa Rossa

La Golden Dawn o più precisamente Hermetic Order of the Golden Dawn (“Ordine Ermetico dell’Alba Dorata“) fu un ordine sorto alla fine del XIX secolo che pratica una forma di teurgia e che ha una grande influenza sull’occultismo occidentale.
L’organizzazione viene fondata da tre massoni inglesi: Willyam Wyn Westcott (che era membro della Società Rosacrociana in Anglia), Samuel Liddel Mathers e William Robert Woodman.
 Essa comprende tre ordini.
1) L’ordine esterno, chiamato semplicemente Golden Dawn.
2) l’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro, costituisce il secondo livello organizzativo, quello in cui si praticano tecniche feroci e criminali atte alla disumanizzazione e al ricatto degli affiliati.
3) l’ordine interno, comprendente i tre gradi superiori riservati ai cosiddetti capi invisibili, o maestri sconosciuti, cioè i membri di cui nessuno mai conoscerà l’identità e che stanno al di sopra di tutti gli altri.
E’ storicamente documentato che questa organizzazione fu alle origini del nazismo. Essa alimentò interpretazioni razziste della storia e dell’uomo grazie a movimenti esoterici sparsi dagli Usa al nord Europa. Movimenti che praticavano riti e religioni orientali, l’astrologia, la magia, lo gnosticismo e la mistica occulta. Questi circoli influenzarono una larga fetta delle classi alto borghese e aristocratica di quel tempo.
Chi lavorò alacremente furono due logge massoniche, la “Golden Dawn” inglese che annoverava addirittura tra gli adepti il satanista Alistair Crowley, il poeta Yeats e molti membri della casa reale inglese i Windsor, e la “Società Thule” tedesca che aveva come simbolo la svastica sormontata da un gladio. 
Occorre quindi fare molta attenzione, come proletari, a non cadere nelle lusinghe della borghesia e dei suoi pifferai, altrimenti rischiamo di far sorgere l’alba al grande capitale
. 
Quindi quali interessi rappresentano coloro che spingono per togliere autonomia politica e visibilità ai simboli dei comunisti per sostituirli con quelli della masso-borghesia?

Saluti comunisti
Andrea Montella

 

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Galeazzi Marco il massone gran maestro aggiunto e la bandiera arancione. Galeazzi è stato anche collaboratore de il manifesto e membro della Fondazione Gramsci.png

 il massone gran maestro aggiunto Marco Galeazzi e la bandiera arancione.
Galeazzi è stato anche collaboratore de il manifesto e membro della Fondazione Gramsci.

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martedì 25 marzo 2008 

Auguri al nuovo Sovrano Gran Commendatore della G.L.d’I.

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In alto da sinistra: Alessandro Cocchi: Gran Segretario Generale; Marco Galeazzi:Gran Maestro Aggiunto; Giovanni Battista Curami:Gran Maestro Aggiunto; Paolo Musto:Gran Maestro Aggiunto; Giovanni Michelini:Gran Tesoriere e Paolo Ciannella:Gran Oratore.
Da sinistra seduti: Renata Salerno:2° Gran Sorvegliante; Sergio Ciannella:Luogotenente Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro Aggiunto Vicario; Luigi Pruneti:Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro e Laura Madonia:1° Gran Sorvegliante.


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Giuliano Pisapia festeggia elezione a sindaco di Milano. Quale colore prevale nella piazza?

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Luigi de Magistris mostra subito il colore vincente appena eletto sindaco di Napoli
5 dicembre 2012

 

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«Ci saremo senza simbolo: sarà uno spazio pubblico»


Ferrero Paolo_intervista.jpgIntervista a Paolo Ferrero di Luca Sappino

Se chiedi degli “arancioni” a Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, lui comincia sorridendo. Ma non per sfacciataggine, né perché consideri, per qualche ragione, comico il progetto. Anzi. Ferrero ride perché conosce i suoi polli, quanto è difficile metterli d’accordo. E pure se stesso.
Ferrero si fa presto a dire “arancioni ”. Le anime però sono ancora scomposte.
È perché siamo un percorso aperto, e dicembre è il mese costituente.

Facciamo il punto.
Credo che l’appello “Cambiare si può” sia per questo sufficientemente definito e positivo, perché dice chiaramente che si deve costruire un quarto polo per proporre agli italiani un’alternativa alle politiche di austerità del governo Monti e anche del centrosinistra, individuando nella partecipazione dal basso, il modo in cui si uniscono tutti coloro che si oppongono al liberismo. Con il sindacato, i comitati locali, i no Tav, i movimenti dei referendum: il vero motore della sinistra.
E i partiti?

Certo, anche partiti.
Voi di Rifondazione e anche ciò che resta dell’Idv di Di Pietro?
Sicuramente. Perché io confido che, queste forze, insieme a de Magistris che fa una cosa sua il 12, possano convergere tutte su una lista alternativa, costruita con modalità democratiche.
Senza pretendere ognuno la sua quota, insomma?
Democratica vuol dire che, se il Pd fa le primarie per scegliere il candidato presidente, e se Beppe Grillo fa le “parlamentarie ”, noi dovremmo garantire un livello di democrazia e partecipazione anche maggiore, coinvolgendo i territori, costruendo uno spazio pubblico della sinistra, rinunciando quindi a patti e trattative.
Rinunciando anche ai simboli?
Mi pare ovvio. Partecipando a un progetto più grande di noi, non potremmo mai chiedere che questo fosse portato avanti con il nostro simbolo. Si tratterà piuttosto di decidere insieme, simboli e nomi. Ma più avanti.
Non va bene “lista arancione”?
Dipendesse da me, io la chiamerei “unità della sinistra”, ma per ora chiamiamola quarto polo, visto che non c’è ancora né nome, né simbolo, né colore.
Ne preferirebbe un altro?
A me, è risaputo, piace il rosso.
È però sicuro che il polo sarà alternativo a quello delle primarie?
Il punto oggi è questo. Perché è il tempo di prospettare l’alternativa, il tempo di rivendicare «un nuovo New deal», per dirlo con le parole di Luciano Gallino.
E la coalizione del centrosinistra non può farlo?
Mi sembrerebbe difficile, perché è il centrosinistra del Pd che appoggia Monti e vota continuamente la fiducia al peggior governo dal dopoguerra ad oggi, che demolisce i diritti e sta impoverendo l’Italia.
Bersani però promette: «Farò il cambiamento».
Ma poi la sua coalizione nella carta d’intenti ribadisce piena fedeltà alla politica del rigore. Per noi, invece, gli italiani hanno diritto a un’alternativa, e per questo dobbiamo chiedere di andare al governo: non possiamo lasciare il Paese sospeso tra Monti e il vaffanculo di Grillo.
Andare al governo da soli però è difficile. Lei farebbe un accordo post elettorale?
Se dopo elezioni, che noi vinciamo, non ci bastano i voti, è ovvio, ( ride) che proporremmo al Pd e alla sua coalizione di collaborare.
E invertendo l’ordine di arrivo sul traguardo?
È lo stesso. Ma senza dare nulla per scontato, perché per noi contano i programmi, e questo polo non nasce in relazione agli altri, ma su alcune proposte chiare, fuori dalla tattica.
L’alternativa.
Sì, l’alternativa alle politiche liberiste, contro il fiscal compact e per un piano pubblico di occupazione, per il no alla Tav e all’acquisto degli F35, per il tetto agli stipendi e alle pensioni d’oro e contro la speculazione finanziaria.
Insomma si discute poi, in base ai pesi elettorali?
No. Si discute in base ai programmi, perché che si debbano ristabilire i diritti per i più poveri e i doveri per i più ricchi, non è oggetto di trattativa.
Non vi spaventa la soglia di sbarramento e il “voto utile”, con la coalizione delle primarie così alta nei sondaggi?
No. Perché quei risultati sono frutto anche dell ’enorme rilievo mediatico dato dalle primarie. E poi perché, questa volta, il progetto è molto chiaro e la gente ha provato sulla propria pelle le politiche dell’austerità, dei tagli alla sanità e all’istruzione, votati dal Pd.
Niente Sinistra Arcobaleno, insomma.
No, questo è un fatto nuovo. Altrimenti non parlerebbe a nessuno. E anche le liste non saranno fatte solo di ex parlamentari, come fu allora.
Lei farà un passo indietro?
La mia candidatura, come le altre, sarà elemento di discussione. Certo però il progetto non sta o cade su questo. Non è possibile: pensiamo al Paese e non a Paolo Ferrero.E invece Antonio Ingroia va bene, è il candidato giusto per guidare la lista?
Per quanto mi riguarda, sì.
Non c’è il rischio sia così troppo “manettara”?
No. La nostra sarà una risposta complessiva alla drammatica sofferenza sociale, e per questo terrà insieme la riforma morale e la questione sociale.
Ma ci sono i tempi?
Se si vota a marzo saremo pronti. Dicembre è il mese costituente, gennaio quello dei programmi e delle liste partecipate. Il tutto intrecciato con la raccolta firme per i referendum sull’art 8 e 18, e sulla riforma Fornero delle pensioni.

 

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Luisa Grion intervista Paolo Ferrero che si definisce “liberale di estrema sinistra

20 giugno 2007


sez. ECONOMIA

Abolire lo scalone e basta sul programma è scritto così

 

LUISA GRION

 

ROMA -Sul programma elettorale – dice – c’era scritto «abolizione dello scalone» e avendo contribuito personalmente alla sua stesura con Tiziano Treu e Cesare Damiano, assicura che non c’è spazio per dubbio alcuno, non ci può essere «scalino» che tenga: è abolizione tout court.

Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale, tiene ferma la linea sposata da Rifondazione. Ministro, per il Tesoro l’operazione costa troppo.

«Il Tesoro dà cifre discutibili e gonfiate, perché non tiene conto né dell’aumento di contributi dello 0,3 per cento già chiesto ai lavoratori con la Finanziaria, né del fatto che non è vero che tutti vanno in pensione a 57 anni. Certo, se continuiamo a dare quest’immagine di incertezza il rischio che i lavoratori scappino c’ è. Il punto fermo, per me, è questo: innalzamento solo se volontario e incentivato».

Con quali soldi?

«Questo è il vero problema, giusto, ma non perché i soldi non ci siano. Il fatto è che quelli che ci sono vengono mal spartiti. E’ sbagliata l’impostazione che assegna al risanamento del debito 7,5 miliardi e al welfare solo 2,5. Bisogna invertire le cifre, o quanto meno pareggiarle, anche perché qui si parla solo di emergenza pensioni, ma del problema della casa vogliamo discutere? E’ chiaro che 2 miliardi e mezzo non bastano. Capisco il rispetto dei tempi di Maastricht, ma perché voler fare di più? Anche in Francia, dove il governo è di destra, sta prendendo piede una linea sul debito più morbida della nostra. Possibile che solo chi si occupa di economia non capisca il malessere sociale del paese?».

Ciò vuol dire che se passa la linea del Tesoro voi voterete contro il governo di cui fate parte?

«Una cosa alla volta, ogni giorno ha il suo affanno. Io sono per la mediazione e per una soluzione comune che non si vada a cercare solo dentro al partito democratico».

Questa continua spaccatura all’interno della maggioranza, infastidisce però anche i sindacati. Bonanni ha detto che rappresenta un problema, siete più rigidi di loro?

«Non capisco davvero questa preoccupazione, di sicuro la nostra posizione non rappresenta un problema per i lavoratori e questo, a me, basta. Penso piuttosto che i sindacati farebbero bene ad occuparsi di più di quello che dice il ministro Bonino».

La Bonino chiede che la «signora Gina» non sia obbligata ad andare in pensione a 60 anni. Lei non è d’accordo?

«Solo se la Gina lo vuole e purché non sia obbligata a farlo come la Bonino vorrebbe. Da liberale di estrema sinistra quale sono, non voglio buttar fuori dal lavoro la Gina, ma non obbligherei mai un’ altra signora, la Lucia, a lavorare fino 65 anni se lei non lo vuole».

Perché non vanno bene gli «scalini» proposti dal ministro Damiano?

«Costringono una generazione, quella che ha cominciato a lavorare prima dei 20 anni, ad andare in pensione con 40 anni di contributi. L’aumento dell’ età pensionabile sarà fisiologica, man mano che si alza l’ età d’ ingresso al lavoro».

Paolo Ferrero e le albe arancioniultima modifica: 2012-12-12T08:23:00+01:00da iskra2010
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