I MASSOCAPITALISTI CI VOGLIONO NEL PALLONE

Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer

per la ricostruzione del P.C.I.

di Andrea Montella 

Carissime compagne e compagni

nell’articolo sotto riportato, a parte il solito veleno anticomunista in salsa anticinese de il Fatto Quotidiano/M5S/Rothschild, c’è un’analisi su chi si muove dietro e dentro MetaPro/Liga di Spagna del duo trotzkista/franchista di Fuerza Nueva, Jaume Roures e Javier Tebas, che stanno mettendo le mani sui diritti televisivi del calcio italiano.

Il calcio professionistico sta avvelenando lo sport da decenni con i paradigmi denaro, sesso, droga.

I media del massocapitalismo come MediaPro, sono il naturale supporto ai disvalori che il professionismo sportivo sta inculcando in tutte le discipline.

Non stupisce quindi che si formino queste trasversalità tra estrema sinistra ed estrema destra, come avvenne a cavallo delle due guerre mondiali. I due estremi hanno sempre finanziatori interni alle logiche del capitale: i massocapitalisti. 

Lottare per riportare lo sport ai valori positivi, della solidarietà, dell’impegno, dell’abnegazione, senza trucchi di sorta e dove le capacità che la natura ci mette a disposizione non venga alterata da farmaci o pratiche disoneste come sta accadendo da troppi anni e che ogni anno produce centinaia di vittime.

L’educazione alla pratica sportiva serve per migliorare lo stato di salute psicofisico delle persone non a creare un mondo di “furbetti del quartierino” o di fanatici di un singolo sport, incapaci di una visione obiettiva dell’operato dei propri beniamini.

Mi sembra che sia giunto il momento di aprire una discussione per valutare se i media devono essere usati con scopi 

di guerra psicologica e fanatizzazione delle masse o per rendere le persone più libere in quanto più consapevoli.

Che differenza c’è tra la politica del trotzkista Jaume Roures e quella di Silvio Berlusconi? Nessuna.

Per questo noi comunisti sosteniamo che i media e lo sport devono essere socializzati e gestiti direttamente dai lavoratori del settore per essere un fattore di crescita etico-morale dell’Umanità.

Saluti comunisti

Il gigante spagnolo coi soldi freschi dei cinesi

Barcellona – Tratta con Sky e Biscione, ma studia il canale della Lega e l’ingresso di Amazon & C.

di Lo. Ve.  

A Barcellona c’è quasi sempre il sole e anche il calcio sembra più bello (facile, con Messi e Cristiano Ronaldo). Nella speranza di imitarli, la Serie A ha scelto di affidarsi agli spagnoli per trasmettere il campionato nei prossimi tre anni e moltiplicare i ricavi. E MediaPro ha fatto arrivare dall’Italia giornalisti e dirigenti della Lega per convincere i più scettici, tra una paella in riva al mare e una partita al Camp Nou.

Per spezzare (Antitrust permettendo) il duopolio di Sky e Mediaset ci voleva un altro colosso: un miliardo e mezzo di fatturato (con ottimi rapporti con gli sceicchi e i cinesi alle spalle), 43 mila metri quadri di studi in giro per il mondo, 53 camion Ob-Van per le regie mobili, una redazione integrata di oltre 100 giornalisti. Soprattutto, l’enorme palazzo in Avinguda Diagonal, dove inizia e finisce tutto, arrivano e ripartono le immagini delle partite, complete di cronache, servizi e statistiche. L’avventura cominciata nel 2004 con una telecamera ha portato Tatxo Benet e Jaume Roures a conquistare la Liga. Ora puntano al bis in Italia.

In quello che fanno, in realtà, non c’è nulla di straordinario, a parte le giocate di Messi: dall’HD al numero di telecamere, sono standard che la Serie A ha più o meno raggiunto.

La vera differenza è che in Spagna fanno tutto loro, dalla produzione alla distribuzione. E questo permette economie diverse, strategie commerciali migliori, un prodotto davvero unico. Quello che in Italia Sky e Mediaset non hanno mai voluto fare, o potuto visto che la Legge Melandri impedisce l’esclusiva assoluta per le emittenti. Ma MediaPro non è una televisione, molto di più: “Más que una tv”, parafrasando il motto del Barça. Quasi una creatura ibrida, metà Sky metà Infront. Che può permettersi di abbattere i costi degli abbonamenti: “Maggiore la distribuzione, minore il prezzo: in Spagna ormai si vede tutto il calcio a partire da 17 euro”, la promessa di Benet ai tifosi. Roures, però, è costretto a frenare gli entusiasmi: “Questo è quello che ci piace fare, non quello che faremo da voi. Ci atterremo alla legge”. MediaPro ha vinto un bando da intermediario, che consente solo la rivendita dei diritti o al massimo di singoli prodotti audiovisivi.

Niente modello spagnolo, niente canale della Lega. Meglio non far arrabbiare l’Antitrust, che deve dare l’ok. Però è chiaro che loro hanno altro per la testa: “L’importante non è solo avere i diritti, conta saperci lavorare”. Non vedono l’ora di farsi il loro canale del calcio. I margini per arrivarci subito sono strettissimi: bisognerebbe convincere tutti i club (a proposito: oggi a Milano atterra Giovanni Malagò, che debutta da commissario e porterà a cena i presidenti), e il rischio di una guerra aperta con Sky sarebbe comunque altissimo. Più facile che MediaPro per il momento si limiti a rivendere alle varie piattaforme, così da rientrare della spesa (“Non siamo una fondazione, non facciamo beneficenza”, ricorda Benet). Magari offrendo agli Google & C. un prodotto completo di cronaca e commento, solo da trasmettere, per aprire il mercato dello streaming internet a Perform e Amazon. Un piccolo utile oggi, un grande affare domani.

27 febbraio 2018

I MASSOCAPITALISTI CI VOGLIONO NEL PALLONEultima modifica: 2018-03-01T05:37:43+01:00da iskra2010
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