Capitalismo, massoneria, nazifascismo, mafie e anticomunismo sono inscindibili

Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer

per la ricostruzione del P.C.I.

di Andrea Montella

Carissime compagne e compagni

leggendo l’articolo allegato sull’omicidio in Slovacchia del giornalista di Aktuality.sk, Jan Kuciak e della sua fidanzata, si capisce che il fenomeno dell’espansione delle mafie a livello internazionale, in particolare della ‘ndrangheta, è strettamente legato ai processi di internazionalizzazione del capitalismo, in questo caso delle zone dell’Est Europa, dopo la caduta del Muro di Berlino.

Ma chi ha preparato il terreno all’arrivo della ‘ndrangheta in quei paesi?

In parallelo alla penetrazione economica, nei paesi ex “comunisti”, si è assistito ad un fiorire di logge massoniche di stretta osservanza atlantica e a un progressivo decadimento culturale, ha fatto diventare quei paesi il punto di riferimento di movimenti e partiti nazifascisti. Fenomeni politico-sociali inseparabili tra loro nei sistemi massocapitalistici.

ediamo ora con l’ausilio di un libro, a cui ho dato il mio modesto contributo e scritto da un giornalista de l’Unità allora su posizioni corrette, Gianni Cipriani, I mandanti – Il patto strategico tra massoneria mafia e poteri politici Editori Riuniti pagg. 193-194, di capire quali sono stati i processi avvenuti nella ex Cecoslovacchia che l’hanno portata ad essere identica, nei fenomeni degenerativi, a tutti i paesi dell’Europa massocapitalistica:

“Tra il 1989 e il 1992 i viaggi all’Est dei massoni del Rito Scozzese sono stati continui. La strada era stata aperta nel 1990, con un viaggio a Praga del Sovrano Gran Commendatore della Giurisdizione Sud, Alfred Kleinknecht, accompagnato dal Gran Maestro cerimoniere, Douglas Leamon, dal rappresentante del Rito per l’Est, Arnold Herman e da Gary Kimball. Un anno dopo, il 23 novembre 1991, sempre a Praga si ritrovò il ghota del Rito Scozzese, proprio in concomitanza con la visita del presidente degli Stati Uniti, George Bush. L’occasione era solenne: la riunione internazionale del «Supremo Concilio 33», in occasione del riconoscimento della Gran Loggia Nazionale di Cecoslovacchia, che aveva eletto come Gran Maestro Jiri Syllaba (37) e di quella jugoslava guidata da Zoran Nemezić, proprio in quell’occasione elevato al grado 33°, cioè il più alto del Rito. Con Kleinknecht c’erano il rappresentante dell’Est della massoneria Nato, Arthur L. Kile, Lauri Sarkia, Robert Woodward, capo massone delle forze militari americane in Europa e Elvio Sciubba (38). Per quella solenne cerimonia gli «scozzesi» avevano avuto addirittura a disposizione un’ala del Castello di Praga, sede della presidenza della Repubblica. Una concessione dello stesso presidente cecoslovacco, Vaclav Havel, figlio e nipote di massoni, a sua volta simpatizzante della «libera muratoria» (39).

In Cecoslovacchia la rinascita della massoneria è stata particolarmente fiorente. In poco tempo le officine si sono moltiplicate. Accanto ai filoamericani si sono mossi soprattutto i francesi del Grande Oriente che hanno fondato la Comenius e la Dilna Lidskosti, mentre la Gran Loggia di Francia aveva sponsorizzato l’apertura della loggia Tolleranza (40). Una fioritura che ha coinciso con la svendita di gran parte degli immobili del centro storico di Praga, acquistati con capitali esteri sapientemente dirottati in Boemia attraverso i canali internazionali della «fratellanza». Nel periodo successivo i massoni che avevano contribuito a riportare la «Vera Luce» in Ceoslovacchia concentrarono i loro interessi sul controllo delle attività produttive”.

Alfred Kleinknecht massone Germania sovrano gran commendatore giurisdizione Sud rito scozzese

Lo stesso meccanismo è stato applicato in Ungheria, Polonia e Romania con il solito massone nazionale Elvio Sciubba.

Il massone Elvio Sciubba

Ma quello che è successo negli anni che abbiamo descritto si era già verificato dopo la caduta dell’impero austro-ungarico nel 1918 e sempre per interventi delle stesse realtà massoniche internazionali, Italia compresa.

Jiri Syllaba gran maestro nel 1990 Gran loggia nazionale di Cecoslovacchia

Vaclav Havel con George W. Bush

Il 28 ottobre del 1918 nasce lo Stato cecoslovacco, siamo alla fine della Prima Guerra Mondiale e alla dissoluzione dell’Impero Austro-Ungarico, un territorio che comprendeva diverse realtà culturali e sociali: Cechi, Slovacchi, Polacchi, Ungheresi e Tedeschi erano i popoli che vi abitavano. Questa fase storica che fu definita Prima Repubblica è durata dal 1918 al 1939.

In questo periodo i massoni giocarono un ruolo fondamentale nel costruire in Cecoslovacchia gli equilibri politici sorti dopo la sconfitta austriaca e tedesca, a tutto vantaggio dei massocapitalisti anglosassoni, francesi e italiani. Nel contempo però e a causa della Rivoluzione comunista in Russia, i massoni egemoni in Europa tennero aperta la porta anche ai massoni tedeschi. L’unità dei massocapitalisti in funzione anticomunista non aveva mai smesso di operare. Per consolidare l’unità anticomunista i massoni elaborano un documento basato sul codice etico massonico che sancisce la cooperazione tra Logge di lingua ceca e tedesca presenti sul loro territorio.

In questo lavorio filomassonico fu rilevante il ruolo svolto dal gran maestro Alfons Mucha, pittore e scultore dell’Art Nouveau. Nonostante la rapida crescita delle logge anglofone, francesi e italiane, la Gran Loggia Lessing zu den drei Ringen mantenne una rilevante presenza con le sue 30 logge.

Il gran maestro Alfons Mucha

In questo turbinio di iniziative massoniche internazionali i massoni italiani non stavano a guardare e il 28 marzo del 1919, all’obbedienza della Serenissima Gran Loggia Nazionale d’Italia, facevano nascere la loggia Narod il cui maestro veniva insignito del 33° grado già nel giugno dello stesso anno.

La loggia Narod, insieme alla loggia 28 ottobre, anch’essa fondata dalla Gran Loggia italiana, e ad altre logge minori Dílo, Fügner, Dobrovský, Šafařík, Týn, ottenevano in seguito l’indipendenza dalla Gran Loggia italiana con la creazione di un Supremo Consiglio dei 33. Da quel momento si forma, il 29 dicembre 1919, la Gran Loggia della Cecoslovacchia (GLCs), di Rito Scozzese e riconosciuta dalla United Grand Lodge of England (UGLE).

Nel 1922 la Grande Loggia della Cecoslovacchia e la loggia Jan Amos Komenský, che sino al 1921 operavano distintamente decisero di unificarsi sotto il Supremo Consiglio dei 33.

Nello stesso periodo sorsero problemi di ritualità massonica che si chiarirono il 28 maggio in Svizzera, precisamente a Losanna, dove il Consiglio supremo della Svizzera mise mano alla Gran Loggia della Cecoslovacchia facendo in modo che in essa fossero rappresentate le obbedienze italiane e francesi.

Esterni alla Gran Loggia della Cecoslovacchia rimasero le logge tedesche della Gran Loggia Lessing zu den drei Ringen e alcune logge irregolari che crearono la loggia Most

Tra il 1927 e il 1933 nascevano le logge Most (ponte) di Brno, di Bratislava, di Tabor e la Baruch Spinoza di Praga.

Nonostante l’invasione nazista le obbedienze cecoslovacche, come abbiamo visto avevano mantenuto legami con la componente germanica, pur con gli accordi di Monaco, solo ed esclusivamente perché ritenevano più pericoloso il comunismo sovietico del nazismo. Questo farà pagare un prezzo altissimo alla popolazione di quel paese.

Dopo la sconfitta dei nazifascisti, nel 1947, ripresero i lavori della Gran Loggia Cecoslovacca ma furono di breve periodo. Nel febbraio del 1948 il Presidente della Repubblica Edvard Beneš, un massone di lungo corso, si dimise in seguito alla presa di potere dei comunisti. Da quel momento la Gran Loggia decise di sospendere i lavori delle logge ed entrare in clandestinità, era il 1° di aprile del 1951.

Edvard Beneš presidente della Repubblica Cecoslovacca iniziato nella loggia “Ian Amos Komensky N.1” di Praga

C’è voluto il lungo lavorio dei massoni infiltrati nel Pcus, da Krusciov a Gorbaciov per permettere il risorgere nel 1990 nei paesi dell’Est-Europa del vero e unico partito dei massocapitalisti: la massoneria. E i disastri politici e sociali prodotti sono sotto gli occhi di tutti, ‘ndrangheta compresa.

Saluti comunisti

Note:

  1. La ricostituzione della Grande Loggia Nazionale di Cecoslovacchia era stata resa possibile anche dall’intervento della massoneria tedesca e dai finanziamenti delle Comunioni scizzere e dei francesi della Glnf.
  2. Cfr. The Scottish Rite Journal, febbraio 1992. Al Supremo Concilio di Praga avevano partecipato anche altri “gradi 33” delle logge Nato: Charles E. Glidewell, Wilford E. Voehl, Hogh Black, Aliser Boyd, Jess Minton e Elmer C. George.
  3. La decisione di Havel di concedere ai massoni del Rito Scozzese un’ala del Castello fu oggetto di furibonde polemiche. Settori dell’opinione pubblica soprattutto cattolica, sostennero che Havel era stato iniziato alla massoneria negli Stati Uniti.
  4. Cfr. L’Express, 17 gennaio 1992 “Le franc-maçon à la conquete de l’Est.

 

 

I tentacoli della mafia che strozzano la Slovacchia”

L’inchiesta sulla ’ndrangheta di Kusciak, il reporter ucciso. Si dimettono l’assistente del premier e il ministro della Cultura

di Leonardo Coen

Ndrangheta export. Corruzione. Truffe a go-go sui fondi strutturali europei. Mafiosi che frequentano le stanze del potere. Il caso Kuciak è più di una mina vagante per il governo di Robert Fico. Così, in un estremo tentativo di calmare le acque, Fico ha obbligato la sexy-consigliera Maria Troskova e il fido Vilem Jasan, ex deputato dello Smer-Sd (il partito di Fico) che occupava la poltrona di segretario del Consiglio di Sicurezza, a farsi da parte, visto che i loro nomi erano ripetutamente citati nelle inchieste di Jan Kuciak, pubblicate ieri dai giornali e dai siti d’informazione.

L’opposizione aveva chiesto anche le dimissioni del ministro degli Interni, Robert Kalinak, del capo della polizia Tibor Gasper, e quelle del ministro delle finanze, Jan Pociatek. Si è dimesso invece il ministro della Cultura, il 51enne Marek Madaric, da dieci anni a quel posto: “Ho preso una decisione personale”, ha spiegato, molto imbarazzato, l’occhialuto ministro, travolto dall’insostenibile pesantezza di un ruolo scomodo. In ritardo. Sono anni che Fico la Slovacchia insulta la stampa libera: “I giornalisti? Semplici iene idiote”, disse una volta, “sporche prostitute anti-Slovacchia”, in un’altra occasione. Ieri Madaric, ha preso le distanze dal premier: “Come ministro della cultura, non posso identificarmi con il fatto che un giornalista è stato ucciso durante il mio mandato”.

Le dimissioni della Troskova e di Jasan sono più ambigue. Intanto, valgono fino alla fine delle indagini. In più, sono comunicate con un po’ di arroganza: “Collegare i nostri nomi a un atto deprecabile (l’assassinio di Kuciak, ndr) come fanno alcuni media o politici è assurdo”, hanno scritto in una nota congiunta, “di fronte alla strumentalizzazione dei nostri nomi, nella lotta politica contro il premier Robert Fico, abbiamo deciso di lasciare i nostri posti all’ufficio del governo fino alla conclusione delle indagini”.

Non poteva non pubblicarlo per primo proprio il sito on line Aktuality.sk per il quale lavorava Kuciak, a margine dell’articolo che probabilmente è costato la vita al reporter, intitolato “La mafia italiana in Slovacchia, i suoi tentacoli si estendono alla politica” (riprodotto anche dal sito Occrp (The Organized Crime and Corruption Reporting Project, un network globale di giornalismo investigativo). In realtà, il ministro Madek ha contestato la linea del silenzio adottata da Fico, quando il portavoce del governo ha rifiutato di chiarire la posizione della Trotskova, di identificarne i compiti e le responsabilità, soprattutto se aveva accesso alle informazioni riservate. C’era una talpa della ’ndrangheta in seno al governo? L’inquietante scenario a cui lavorava Kuciak.

“Gli italiani legati alla mafia hanno trovato una seconda patria in Slovacchia – osservava infatti Kuciak, col suo stile secco tipico della scuola anglosassone, che era il suo referente professionale – hanno cominciato dunque a fare affari, a ricevere sovvenzioni, raccogliere fondi europei ma soprattutto, a stabilire relazioni con influenti personalità politiche, e su su fino al governo slovacco”.

Il racconto di Kuciak, partendo dalla piccola repubblica slovacca che fa parte dell’eurozona ed è entrata nell’Ue 14 anni fa, rivela il meccanismo della struttura ndranghetista globalizzata, postmoderna e tecnologica: “Possedevano e posseggono sempre decine di imprese, radicate nell’Est slovacco, il cui valore è di decine e decine di milioni di Euro”. Kuciak si era occupato delle attività di 4 famiglie che orbitano intorno alla ’ndrangheta e hanno avviato attività imprenditoriali soprattutto nell’agricoltura, nel fotovoltaico, nel biogas e nell’immobiliare.

Il grimaldello erano certi legami d’affari della Troskova, l’assistente di Fico, e di Vilem Jasan con un imprenditore italiano di una delle quattro famiglie calabresi: “Due soggetti dell’entourage di una persona arrivata in Slovacchia, e che era stata denunciata in un caso di mafia in Italia, sono ogni giorno in contatto con il premier: le ha scelte Robert Fico in persona”, è l’accusa di Kuciak.

Sul sito Occpr saltano fuori i dettagli. Antonino Vadalà, 42 anni, calabrese di Bova Marina, possiede una rete di società agricole. Con la Trotskova fondò nel 2011 la Gia Management (settore immobiliare, costruzioni, packaging, fotografia). L’ex finalista di Miss Universo 2007 lascia la società meno di un anno dopo. Lavora come assistente di Pavel Rusk, ex politico ed ex co-proprietario dell’emittente tv Marziko (di recente è finito in galera con l’accusa di aver ingaggiato un killer per uccidere il suo ex socio). Maria conosce Jasan, ex membro del Parlamento che l’assume nel 2014 come vice-assistente. Poi, Fico.

Quanto a Vadalà, si rivela più di un semplice e intraprendente imprenditore. Nel maggio del 2017 se ne occupa l’antimafia calabrese, in margine a un traffico di droga Colombia-Calabria. Il suo nome è legato anche a un’intercettazione in cui si discute su come nascondere un latitante, e si propone di sfruttare la casa di Vadalà. Il tipo era Domenico “Mico” Ventura, famoso per un video consegnato ai carabinieri in cui lo si vede sparare a sangue freddo. Vadalà stava per essere arrestato, ma se la filò in tempo: in Slovacchia.

| 1 marzo 2018

Capitalismo, massoneria, nazifascismo, mafie e anticomunismo sono inscindibiliultima modifica: 2018-03-04T05:49:57+01:00da iskra2010
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