Purgatori e i media sul caso Moro

 

Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer

per la ricostruzione del P.C.I.

 

di Andrea Montella

 

Carissime compagne e compagni

l’articolo intervista alla giornalista Sandra Bonsanti sul caso Moro, qui sotto riportato, ha un doppio valore: il primo di evidenziare l’atteggiamento cinicamente disinvolto dei terroristi atlantici, come appare nelle interviste andate in onda nella trasmissione Atlantide di Andrea Purgatori. Un atteggiamento quello del fascista travestito Mario Moretti, di Prospero Gallinari e di Raffaele Fiore che deriva dall’impunità concordata nel Patto di Omertà siglato tra i poteri massocapitalistici nazionali e internazionali che hanno gestito tutta la vicenda.

Il secondo che sulla tragica vicenda della scorta e del presidente della Dc, ancora non è stato detto tutto dai brigatisti atlantici, come del resto da chi ha ordinato di rapire Moro, ma c’è anche un lavorio dei media per non far emergere quello che ormai è assodato anche dalla stessa Commissione d’indagine sul caso Moro.

Vediamo quali fatti assodati i media nascondono:

Come facevano i brigatisti a sapere anticipatamente il percorso della macchina di Moro e squarciare, nella notte, le gomme del furgone del fiorista Spiriticchio che aveva la sua attività proprio nel punto dove è avvenuto il rapimento del presidente della Dc?

Come mai nel punto dove solitamente era parcheggiato il furgone c’era, a molta distanza dal marciapiede, una vettura dei servizi segreti che ha impedito alla macchina di Moro di svicolare dall’agguato?

Quante vetture dei servizi segreti c’erano in via Fani quel 16 marzo 1978?

Come mai in via Fani, dopo l’agguato, vengono fotografati gli ‘ndranghetisti Antonio Nirta e Giustino De Vuono, riconosciuti dagli esperti dei carabinieri?

Come mai non si prende atto, visto il foro sul parabrezza della Fiat 130, che un killer ha sparato con millimetrica precisione alla testa dell’autista di Moro, Domenico Ricci, dall’alto di un fabbricato?

Come mai nonostante i vetri delle vetture siano rotti sia dal lato destro che sinistro si continua ad avvalorare la tesi brigatista che abbiano sparato solo da sinistra dove c’era il Bar Olivetti?

Come mai Purgatori e la maggioranza dei giornalisti tace sulle origini politiche fasciste di Mario Moretti iscritto all’Asan Giovane Italia, organizzazione giovanile del fascistissimo, atlantico e filosionista, Movimento sociale di Giorgio Almirante?

Come mai Purgatori nella trasmissione Atlantide non ha parlato dei rapporti di Moretti con il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino e con sua moglie, proprietari della Villa San Martino di Arcore, acquisita poi da Berlusconi tramite l’intermediazione dell’avvocato del marchese, il noto alle cronache Cesare Previti?

Come mai si tace che Valerio Morucci scrive e lavora per i servizi segreti?

Come mai la stampa e i media non approfondiscono che la Commissione Moro e in particolare Miguel Gotor hanno consapevolezza che Moro era tenuto prigioniero fuori Roma, in una zona di mare e non in via Montalcini?

Come mai Purgatori manda in onda un vecchio documentario francese di Arte Editions con le interviste dei brigatisti Ils étaient les Brigades rouges 1969-1978 senza spiegare che chi lo ha fatto, Mosco Levi Boucault e figlio di un noto anticomunista bulgaro e che il documentario tende ad avvalorare le false tesi brigatiste?

Come mai, nonostante le balla spaziali dette dai terroristi atlantici, sono in libertà? Chi mente alla magistratura solitamente viene punito o mi sbaglio?

Come vedete la libertà d’informazione è ancora tutta da raggiungere ed è, la libertà, incompatibile con la proprietà privata in modo particolare con quella dei media.

 

 

Caso Moro, Sandra Bonsanti: “I killer di via Fani sempre più gelidi. E non dicono tutto”

Sandra Bonsanti – In qualunque altro Paese non sarebbero così disinvolti. Il mistero dei misteri è capire perché possono permetterselo”

di Stefano Caselli

Una spy story, un legal thriller, una serie tv Fox. A questo potrebbe pensare un ragazzo di vent’anni (ma anche di trenta e più) guardando gli (ottimi) speciali che in questi giorni i media dedicano ai 40 anni del sequestro di Aldo Moro e della strage della sua scorta in via Fani. Invece è storia vera, carne viva spesso ancora da suturare. E tornano i soliti, pluridecennali, interrogativi (basta fare un giro sui social per rendersene conto). È giusto che quella storia sia raccontata dai carnefici? La domanda probabilmente è mal posta. Interrogare anche i carnefici, in ogni caso protagonisti, è inevitabile. Colpisce semmai la distanza tra le testimonianze di questi giorni e quelle rese dalle stesse persone trent’anni fa a Sergio Zavoli, autore della monumentale La Notte della Repubblica, programma entrato nella storia della tv italiana. Ne parliamo con Sandra Bonsanti, giornalista di lungo corso, che quei fatti li raccontò in diretta.

Bonsanti, sono passati 30 anni da La Notte della Repubblica e oggi i protagonisti sembrano molto diversi, più freddi nel rievocare le loro azioni. È d’accordo?
Sì, ho avuto anch’io questa netta impressione, tutti siano rimasti colpiti dall’apparente – sempre che sia reale – freddezza del racconto dei quattro principali esecutori della strage di via Fani. Viene da chiedersi ancora oggi, ma chi sono? Il mistero dei misteri è come possano muoversi con tanta disinvoltura. In qualunque altro Paese non dico che sarebbero ancora in carcere (anche se in molti sì), ma certo non sarebbero in una casa comoda a parlare, a riflettere e ad essere intervistati. Non si tratta di essere forcaioli, è una semplice riflessione sul fatto che la storia del sequestro Moro non è per niente chiara: se prendiamo per buono tutto quello che dicono, la lotta in fabbrica – che a suo modo è anche affascinante – la storia di Moro non torna per nulla. Aldo Moro non rappresentava nulla nella storia delle Brigate Rosse. Facile dire che colpire Moro fosse più semplice perché Andreotti abitava in centro. Sappiamo bene che l’ostaggio poteva essere trovato e invece non accadde, perché? Chi ha fatto in modo che quello fosse l’epilogo?

Quindi non si iscrive al partito di molti autorevoli inquirenti per cui tutto quello che c’è da sapere sulle Br si sa?
Non sulla storia del sequestro Moro. E scusate se è poco. Poteva bastarne uno in qualche modo manovrato. Ne basta uno e la storia di molti non cambia, ma quella di tutti sì. Ricordo di averne parlato spesso con Andreotti, gli chiedevo del memoriale Moro, il cui originale non è mai stato trovato. Lui rispondeva: “Quando lo troveremo sapremo a chi lo hanno dato”. Non regge il racconto di una classe operaia sfruttata che si ribella. Moro non c’entra. Moro è altro.

Torniamo ai protagonisti. Moretti parla al presente, Morucci insiste ancora sul parallelo con la guerra partigiana, Fiore ride come chi rievoca avventure liceali, Gallinari è glaciale. Perché non c’è mai un’autocritica?
È sempre un rivendicare con malcelata soddisfazione le proprie azioni. Immaginiamo queste persone dire di loro stessi “Sì, siamo stati dei gelidi e vigliacchi assassini”. Ci sembrerebbe fantascienza, no? Non so che dire, non so trovare una risposta. Forse per sopravvivere hanno avuto bisogno di credere di aver fatto la storia, ma in realtà hanno fatto solo la storia del crimine. Il loro racconto della strage di via Fani è agghiacciante nella freddezza, come lo è ammazzare a sangue freddo una persona con cui si è di fatto convissuto per 55 giorni.

Da una parte le vittime e dall’altra i carnefici. Forse se trovassimo un sinonimo di vittime per includere anche i carnefici tra i “soccombenti” di una grande e collettiva storia sbagliata, faremmo un passo avanti?
Potrebbe, ma loro non molleranno mai il loro racconto storicizzato e giustificazionista. E poi non dimentichiamo, ci sono persone a piede libero che sanno sicuramente moltissime cose in più di quanto hanno voluto raccontare. Perché? Io non lo so, ma so che in questa storia a questo Paese, come per quella della mafia, è mancato il pentito “istituzionale”. Fino a che non esisterà, le ferite rimarranno aperte.

Cosa può capire un ventenne oggi da queste rievocazioni tv a 40 anni da via Fani?
Potrebbe ricavare strumenti utilissimi per comprendere la complessità della democrazia, su quante cose possano muoversi attorno a ciò che riteniamo consolidato. Le nostre vite, i nostri diritti, sono potenzialmente sottoposti a minacce continue. I ragazzi di oggi non solo molto spesso non sanno niente, ma non hanno più nemmeno gli strumenti adeguati per capire. La democrazia, il Paese, la società non sono un tweet.

 

14 marzo 2018

Purgatori e i media sul caso Moroultima modifica: 2018-03-16T04:34:55+01:00da iskra2010
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