BASTA CON REVISIONISMO STORICO DEI MEDIA MASSOCAPITALISTI

Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer

per la ricostruzione del P.C.I.

di Andrea Montella

Carissime compagne e compagni
qualche giorno fa accendo l’occhio del grande fratello, la tv, e chi ci vedo a Cartabianca su Rai3, la trasmissione della figlia di Enrico Berlinguer? I fascisti Flavia Perina e Ignazio la Russa.

Sicuramente il padre di Bianca Berlinguer quel giorno si stava rivoltando, nella tomba. E avrebbe sicuramente detto alla figlia di lottare per impedire questa melassa revisionista che sta ammorbando l’aria che respiriamo, dove i media fanno passare i fascisti per gente per bene, con idee solo un po’ diverse mentre dopo il processo di Norimberga

IL FASCISMO E IL NAZISMO NON SONO UN’OPINIONE MA UN CRIMINE DA PERSEGUIRE

La fascista Flavia Perina dovrebbe essere giudicata dalla magistratura per i positivi giudizi dati, nell’articolo allegato, su uno dei massimi esponenti di Ordine Nuovo: Paolo Signorelli. Invece va in Tv con il suo sodale Ignazio La Russa.

Missini sfegatati i genitori e il fratello della Perina, amici di famiglia e seguaci di Pino Rauti, il fondatore di Ordine Nuovo, organizzazione a cui tutti i Perina erano iscritti. Ogni anno i Perina brindano al 28 ottobre, data nefasta in cui si svolse la Marcia su Roma.

Ordine Nuovo viene sciolto il 21 novembre 1973 per ricostituzione del Partito Nazionale Fascista. In precedenza, il 6 giugno dello stesso anno, era cominciato a Roma il processo contro 30 appartenenti al Movimento Politico Ordine Nuovo. Nei confronti di tutti gli imputati era stata rubricata la violazione degli articoli 1, 2, 3, 7 della legge Scelba sulla ricostituzione del disciolto Partito Fascista. Il processo si concluse con trenta condanne, a pene variabili da cinque anni e tre mesi, a sei mesi di reclusione. Nel 1974 vengono imputati dello stesso reato 119 militanti dell’organizzazione.

Milano 1973, Ignazio La Russa in due foto durante la manifestazione fascista in cui
ci sono scontri con la polizia e partono alcune bombe a mano: una di queste uccide
l’agente di polizia Antonio Marino.

I due attentatori sono Murelli e Loi due fascisti del gruppo La Fenice interno al MSI di
Giorgio Almirante. A fornire ai due fascisti le bombe fu l’estremista di destra Nico Azzi.


Milano 12 aprile 1973 – L’agente di polizia
Antonio Marino ucciso dai fascisti.

Cosa vogliono raggiungere i massocapitalisti con la melassa revisionista?

Vogliono farci accettare, grazie a media compiacenti e asserviti, il fascismo e le sue variabili culturali e politiche di destra, come la Lega, per continuare in posizione di forza la loro lotta al Comunismo accostandolo, grazie ai Paolo Mieli a reti unificate, Purgatori su La7, i Mauro su Rai 3, i Vespa su Rai 1, e i vari giornaloni come la Repubblica della P1, Corriere della Sera della P2, ecc. alla tragica vicenda Moro per farci digerire la versione, dei vari Moretti, Morucci, Faranda che erano “comunisti” e volevano la rivoluzione. Ma ottenendo invece, nell’immaginario collettivo, di essere solo accostati e questo l’obiettivo vero degli anticomunisti USA/NATO, ai peggiori criminali. Lo stesso gioco mediatico fatto dai media asserviti quando accostano Stalin a Hitler.

L’unica cosa che i massocapitalisti non riescono a concepire è il Comunismo, ovvero una società egualitaria e democratica. Per questo sono pericolosi per l’Umanità.
Il Movimento comunista lotta da sempre per sapere la verità su ogni strage avvenuta e su ogni atto terroristico e per questo vi diciamo: “cari revisionisti voi non vincerete, nonostante le vostre Tv, i vostri social network, Facebook, ecc.”.

Noi sappiamo che il terrorismo, in ogni sua forma, è una pratica da sempre fascista. L’atto terroristico lo potete camuffare con i più svariati simboli del vostro armamentario esoterico, ma noi vi smaschereremo sempre.

Noi vogliamo la verità e giustizia su chi ha ucciso il segretario generale dell’ONU Dag Hammarskiold, a chi ha assassinato il primo ministro congolese Patrice Lumumba, a perché hanno sparato ai fratelli Kennedy, a Martin Luther King.

Vogliamo la verita e la giustizia per le vittime delle stragi avvenute in Italia e per l’assassinio del presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro e degli agenti della sua scorta; vogliamo la verità per gli attentati a De Gaulle, e a Fidel Castro e contro il popolo cubano, a Enrico Berlinguer in Bulgaria e sulla sua strana morte; voliamo verità e giustizia per la morte dello svedese Olof Palme e quella di Indira Gandhi, ecc.

Noi sappiamo che dietro a tutti questi delitti c’è la stessa organizzazione di classe, la stessa che mise al potere Mussolini, Hitler e Franco.

Per queste ragioni e dopo le recenti elezioni, crediamo che oggi in Italia, come nel resto d’Europa, a causa del pervasivo revisionismo storico, serva una seconda lotta di Liberazione per unificare il proletariato europeo e tutte le classi subalterne dietro le bandiere del Socialismo-Comunismo, impedendo in questo modo la frantumazione nazionalista dell’Europa che sarebbe, per il blocco angloamericano, luogo ideale per uscire dalla crisi di sovrapproduzione tramite una terza guerra mondiale.
Saluti comunisti

 

Fonte: “Il Secolo” 3-12-2010

CATEGORIA: MORTE PAOLO SIGNORELLI

Flavia Perina Ricorda Signorelli, Il Suo Professore Che Amava Remare Controcorrente
Fascinazione Sabato, Dicembre 04, 2010 6 Commenti
E’ una pura coincidenza, frutto dei flussi caotici della Rete, ma dopo l’articolo di Compagno per il “Secolo d’Italia” pubblico l’articolo di Flavia Perina, direttrice del quotidiano finiano e pasdaran antiberlusconiana. I suoi trascorsi familiari e giovanili rautiani sono noti mentre mi era ignoto che per lei Signorelli era veramente il Professore. La Perina era una dei pochi politici presenti al rito funebre.
di Flavia Perina
Quando nel 1976 finimmo l’esame di maturità – tutti promossi, compreso chi aveva fatto due mesi di assenze ingiustificate – gli regalammo una costosissima chitarra acustica blu. Paolo Signorelli era stato il nostro “membro interno” in Commissione e sapevamo che la sua passione era suonare. Aveva un repertorio bizzarro, i suoi pezzi forti erano Il mercenario di Lucera e le canzoni romanesche, con una predilezione per Il Barcarolo (quello che «va controcorrente, e quando canta il canto s’arisente»).
Paolo era il “professore fascista” del liceo Gaetano De Sanctis di Roma, negli anni più caldi della contestazione, e spiazzava tutte le categorie dell’epoca. Avrebbe dovuto essere, secondo lo stereotipo corrente dell’insegnante di destra, un fanatico dell’ordine, della severità, del 5 in condotta, dell’aderenza alle regole e al programma, della disciplina, e invece era l’esatto contrario. Le sue lezioni di storia erano libero terreno di dibattito e talvolta (con chi reggeva i ritmo) di scontro.
Simpatizzava per l’irregolarità e l’anticonformismo, parlava volentieri di politica senza mai dare l’impressione che agli studenti “convenisse” uniformarsi alle sue idee. Non ha mai regalato un sei ai ragazzi di destra che erano nelle sue classi (e che magari incontrava, il pomeriggio, nei convegni o nelle manifestazioni), né sanzionato uno di sinistra, ma molti anni dopo abbiamo saputo che telefonava a casa ai più “indietro”, quelli perennemente sull’orlo della bocciatura, per suggerirgli le domande alla vigilia di una interrogazione “di salvataggio”.
Quando fu arrestato, nell’atto di accusa dei giudici di Bologna venne descritto come un cattivo maestro, corruttore e manipolatore di giovani anche in virtù della sua professione. Mezzo De Sanctis, compresi quasi tutti i “compagni”, firmò una lettera ai magistrati per smentire il teorema e raccontarlo come veramente era. Con noi militanti del Msi o del FdG, lui che era caratterialmente insofferente a ogni chiesa di partito, era spesso beffardo, ironico. Insomma, ci prendeva in giro.
Ieri su qualche blog, annunciando la sua morte, lo hanno definito “l’innamorato dei Repubblichini di Salò”, ma chi lo conosceva bene sa che se avesse avuto l’età sarebbe entrato e uscito pure dal Pnf come fece dal Movimento sociale, inseguendo il sogno della purezza rivoluzionaria e l’estetica dell’uomo libero che era il suo tratto distintivo. Avrebbe remato controcorrente anche nella Rsi, Signorelli, e anche lì avrebbe cantato cose amare contro l’imborghesimento dell’età adulta, «la moglie grassa, il mutuo e la pancera», come dice una memorabile strofa del Mercenario.
Adesso che dobbiamo salutarlo per sempre viene da piangere anche per questo, per le illusioni che abbiamo condiviso con incoscienza e allegria, oltre ogni litigio e diffidenza, oltre le differenze anagrafiche e i ruoli, in quegli incredibili anni Settanta.

BASTA CON REVISIONISMO STORICO DEI MEDIA MASSOCAPITALISTIultima modifica: 2018-03-27T08:24:37+02:00da iskra2010
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