Analisi recensione libro Le cimici di Stalin e Secchia contro Togliatti e Nilde Iotti

Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer

per la ricostruzione del P.C.I.

 

 

 

di Andrea Montella

Carissime compagne e compagni

premetto che non ho ancora letto il libro IL NEMICO di Vindice Lecis, ma che l’ho già richiesto al mio libraio di fiducia. Le mie osservazioni sono frutto di letture precedenti e di un’attenta osservazione della recensione del libro fatta da Fabrizio d’Esposito per il Fatto Quotidiano

Una recensione non so quanto fedele ai contenuti del libro, ma in cui ho trovato un’impostazione anticomunista tipica dei liberali estremi. 

Si accusa Stalin, già nel titolo, di essere in combutta con Secchia contro Togliatti. Ma nella recensione non ho notato le prove di questa convergenza. Anzi, nell’articolo trovo che: “Già dal 1948, dopo l’attentato di Pallante, i sovietici accusano i compagni italiani di non fare abbastanza per la sicurezza del ‘Migliore’”.

Se i comunisti sovietici si preoccupavano di aumentare la sicurezza attorno a Togliatti e denunciavano la scarsa attenzione dei compagni italiani in proposito, ciò contraddice quel venticello anticomunista contenuto nell’articolo e forse anche nel libro.

Occorre a questo punto far rilevare alcune costanti contenute nei fatti relativi ad attentati e a operazioni d’intelligence occidentali contro i principali dirigenti comunisti da Lenin a Togliatti, a Berlinguer.

Andiamo con ordine. L’attentato a Lenin avviene per mano di una socialrivoluzionaria Fanny Yefimovna Kaplan, ma le menti dell’attentato erano l’agente britannico George Sidney Reilly e il diplomatico inglese sir Robert Hamilton Bruce Lockhart.

Reilly faceva parte della cerchia di persone, legate alla seconda Internazionale, frequentate da Trotskij durante i suoi soggiorni negli Stati Uniti e in Canada, di cui parla lo storico Richard B. Spence nel suo saggio Programmi segreti: spie, bugie e intrighi intorno alla visita americana di Trotskij del gennaio-aprile 1917, uscito su Revolutionary Russia (Vol. 21 , n° 1, giugno 2008) e che abbiamo pubblicato sul nostro sito: http://www.iskrae.eu/wp-content/uploads/2013/10/0289-Trotsky-MI5-Gran-Bretagna-Francia-Spagna-PROGRAMMI-SEGRETI-gennaio-aprile-1917-Christiania-Fiord-Norvegia-Richard-B-Spence.pdf.

Se Lenin fosse morto in quell’attentato il suo successore sarebbe stato Trotskij, coincidenze? La Rivoluzione russa avrebbe preso sicuramente un altro percorso più funzionale agli interessi degli attentatori.

Lo stesso schema lo troviamo riprodotto negli attentati a Togliatti del 14 luglio 1948 e del 22 agosto 1950. Chi avrebbe guidato il Partito dopo la morte di Togliatti? Secchia e Seniga. Coincidenze? Chi avrebbe guadagnato di più dalla morte di Togliatti, l’Urss o gli Usa? 

Con Secchia-Seniga al vertice del P.C.I. il rischio di fare la fine dei comunisti greci era reale oppure no? Io credo di sì.

Eravamo anche in una fase dell’Urss, dove la lotta tra i comunisti e i revisionisti alla Trotskij-Krusciov, non si era ancora conclusa con la vittoria dei filocapitalisti ed era probabile che costoro iniziassero a prendere iniziative autonome utili per modificare a loro favore i rapporti di forza nel movimento comunista internazionale. Operazioni politiche che nel tempo hanno dimostrato di non essere a favore di un avanzamento dell’egemonia comunista nel mondo, sino a giungere alla teoria della sovranità limitata di Breznev.

Ma chi era Giulio Seniga? Ma soprattutto cosa ha fatto contro i comunisti? Seniga era quel signore, vice responsabile della vigilanza del Partito – il responsabile era Pietro Secchia – che il 25 luglio 1954 scomparve da Roma portandosi dietro approssimativamente mezzo milione di dollari e diversi documenti riservati della cassaforte del P.C.I. e che riguardavano i rapporti tra i comunisti italiani e i compagni sovietici. Seniga motivò il suo gesto con ragioni politiche: il suo obiettivo era quello di costringere Secchia a opporsi apertamente a Togliatti e a far nascere nel partito un dibattito sulla strategia da seguire, con l’ intento di sostituire al parlamentarismo del segretario una via “rivoluzionaria”.

Eppure Seniga a Milano prende contatto con gruppi bordighisti, trotzkisti e laburisti inglesi che di rivoluzioni non ne hanno mai fatte; trova fondi per far uscire un quindicinale, Azione Comunista ed è in collegamento con Andrè Marty l’ex segretario del P.C.F., assai criticato sia da Togliatti che da Longo, per i suoi eccessi contro le altre formazioni del Fronte antifascista in Spagna. 

Giulio Seniga nel 1967, in occasione della crisi mediorientale culminata con la guerra dei sei giorni, si schiera decisamente con la posizione di Pietro Nenni in difesa dello stato sionista d’Israele. In quel periodo Seniga entra nel Psi. Un classico comportamento di un “comunista” tutto di un “prezzo”. 

La stessa situazione la troviamo nell’attentato fatto a Enrico Berlinguer a Sofia nel 1973, dove la vettura su cui viaggiava il segretario del P.C.I. viene investita da un camion militare carico di pietre e, se non fosse stata casualmente fermata da un palo di cemento sarebbe precipitata in una scarpata.

Anche in questo caso se Berlinguer fosse morto chi l’avrebbe sostituito alla segreteria del partito? Armando Cossutta. E Berlinguer, come fece Togliatti con Secchia, nel primo congresso utile lo destituì.

Cossutta, il filorusso, alla “morte” di Enrico Berlinguer a Padova nel 1984, chi propone come segretario del P.C.I.? Giorgio Napolitano, il più anglosassone dei massoni infiltrati nel P.C.I..

Per capire a chi convenisse avere come segretario del P.C.I. uno come Armando Cossutta dobbiamo andare a leggere le carte relative al processo per la strage alla Stazione di Bologna, pubblicate integralmente il 18 marzo 1986 dallAssociazione familiari delle vittime della strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980, in cui si trova un capi­tolo dal titolo: “Progetto di scissione del P.C.I.” e vi si legge: 

«Pazienza informò Dell’Amico che se fosse andato avanti un suo progetto ci sarebbero stati presto in Italia due partiti comu­nisti. Infatti stava cercando i mezzi, ed accennò a fondi ameri­cani, per sostenere un movimento filosovietico all’interno del P.C.I. “Si trattava di cosa molto grossa, superiore al livello di influenza italiano”.

Nel contesto del discorso, l’imputato fece il nome dell’on. Cossutta come persona a lui vicina.

Dell’Amico colloca temporalmente la conversazione “forse” nel 1982, perché l’interlocutore aveva già rapporti con Calvi; ma in ogni caso l’iniziativa rimonta all’anno precedente. Come scrive Pazienza, il “Superesse” teneva rapporti con i politici italiani… al minimo indispensabile; per il Partito Liberale e il Partito Repubblicano se ne occupava Magrì (Ferrari, Zanone, Necci), per la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista il sottoscritto (Piccoli e Cossutta)».

Un’intervista di Enzo Biagi a Francesco Pazienza detenuto nel carcere newyorchese Metropolitan Correctional Center, trasmessa da “Linea diretta” il 15 maggio 1985 (Rai 1) aveva anticipato la notizia di quegli incontri tra Pazienza e Cossut­ta, come riporta Roberto Di Fede nel libro Il rosso & il nero  (Kaos Edizioni, 1998) pag. 112:

«“Sono stato almeno quattro o cinque volte a casa del se­natore Armando Cossutta”, dichiara Pazienza, “per chiedere il suo punto di vista e per dare il mio punto di vista, esattamente nel periodo di transizione dalla Amministrazione democratica all’Amministrazione Reagan [insediatosi alla Casa Bianca il 20 gennaio 1981, ndr]… Sono stato diverse volte a casa del se­natore Cossutta per consultarmi con lui”.

Ho incontrato il senatore Cossutta quattro o cinque volte, di cui tre nella sua villa, e almeno una volta al Senato”, ribadisce Pazienza al quotidiano la Repubblica. “Gli portavo i saluti del generale Santovito [il capo del Sismi affiliato alla P2, ndr]… In effetti, Cossutta, benché comunista è una delle persone più intelligenti, di classe (non operaia)… Alcune volte abbiamo par­lato del cambio di Amministrazione in Usa (quando fu eletto Reagan) e della posizione che avrebbe potuto assumere l’U­nione Sovietica. Quando mi incontrai con Cossutta al Senato, invece, non ero più del Sismi, ma lavoravo per Calvi [Roberto Calvi, il banchiere piduista dell’Ambrosiano, ndr], e gli portai le assicurazioni del presidente dell’Ambrosiano che non ci sa­rebbe stato un tentativo di monopolizzare Il Corriere della Sera [controllato dalla P2 attraverso l’Ambrosiano, ndr] da parte di un partito politico».

La testimonianza di Pazienza apre molti interrogativi: come mai gli Stati Uniti avevano interesse a sostenere un movimen­to filosovietico, che avrebbe poi avuto contatti con l’Urss? Lo volevano usare per infiltrare quel paese, oppure l’Unione Sovietica era già controllata?

Ma se l’Urss non era più un problema per gli Stati Uniti, rimanevano come antagonisti di rilievo sulla scena internazionale solo il P.C.I., i cubani e il Partito comunista cinese.

Su chi veniva percepito come una reale minaccia nell’Occidente capitalista riportiamo dai documenti degli archivi britannici desecretati nel 2008, che contengono la dichiarazione su Berlinguer fatta da Henry Kissinger al nuovo ministro degli Esteri di Sua Maestà, Anthony Crosland, nell’aprile del 1976:

«La questione dell’obbedienza del Pci a Mosca è seconda­ria. Per la coesione dell’occidente i comunisti come Berlinguer sono più pericolosi del portoghese Cunhal».

 
Credo che alla luce di tutto quanto riportato si possa dire con sufficiente precisione che nello scrivere su quello che ha fatto o detto il Movimento comunista tramite i suoi dirigenti, si debba valutare quanto in questo Movimento e in quei Partiti fosse reale espressione delle teorie e della prassi comuniste oppure di ingerenze degli apparati d’intelligence dell’Occidente capitalista. E se ci sono documenti, usciti dagli archivi della Gran Bretagna, Russia e Stati Uniti, ecc., che dimostrano quello che ho affermato, mi sembra doveroso ed onesto tenerne conto, altrimenti non si rende un buon servizio alla Storia e al’umanità. 

Il caso più eclatante di queste rimozioni è il tremendo e criminale silenzio dei media occidentali su cosa ha scoperto negli archivi russi e americani lo storico statunitense Grover Furr , che lo hanno portato a scrivere un documentatissimo libro Krusciov mentì. La prova che tutte le “rivelazioni” sui crimini di Stalin (e di Beria) nel famigerato “Rapporto segreto” di Nikita Krusciov al XX Congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica del 25 febbraio 1956, sono dimostrabilmente false.

Altrimenti continuare così è solo volgare propaganda.

 

 

Le cimici di Stalin e Secchia contro Togliatti e Nilde Iotti

Roma 1951 – La “Vigilanza” del Pci decide di spiare il segretario: la sua compagna lo influenza troppo ed è vicina al Vaticano

 

Ricoverato ad Ivrea Togliatti dopo l’incidente del 1950; a des. Nilde Iotti presidente della Camera Ansa/LaPresse

di Fabrizio d’Esposito
Il 22 agosto 1950, poco dopo mezzogiorno, un’Aprilia grigia targata Roma percorre la strada provinciale Ivrea-Aosta. Al termine di un tratto in salita, ci sono una curva e un bivio e c’è un camioncino fermo in mezzo alla strada. L’auto grigia prosegue e il camioncino, un ambulante di verdura, svolta bruscamente a sinistra. L’autista dell’Aprilia frena ma l’impatto sembra inevitabile. A quel punto sterza a destra e l’auto va a sbattere contro un paracarro, ribaltandosi completamente.

Sull’auto ci sono quattro adulti e una bambina: Palmiro Togliatti, segretario generale del Partito comunista; la sua compagna Nilde Iotti e la piccola Marisa Malagoli, sorella di Arturo, uno dei sei operai uccisi quell’anno a Modena dalla polizia del dc Scelba; l’autista di nome Zaia; la guardia del corpo del compagno “Ercoli”, Giacomino Barbaglia. Reduce dalla Valsesia, la “comitiva” è diretta in Valtournenche, in Valle d’Aosta, dove abita Cristina Togliatti, sorella del segretario. Il “Migliore” è il ferito più grave. Solo “contusioni multiple”, però. E sulla fronte ha un grosso livido. Viene ricoverato all’ospedale di Ivrea.

L’inizio degli anni Cinquanta è il cuore della stagione centrista della feroce repressione anticomunista della Dc di De Gasperi e Scelba. Gli americani hanno calato completamente il loro ombrello, economico e politico, sull’Italia e i governi dell’unità antifascista sono finiti nel 1947. Poi il 18 aprile 1948, con l’epica vittoria scudocrociata contro il Fronte socialcomunista. Dal maggio dal 1947 alla metà del 1950 le forze dell’ordine ammazzano 87 lavoratori, in gran parte comunisti. È la Guerra fredda. L’Italia sceglie il Patto atlantico e il Pci è fedele all’Urss di Stalin. Il grande Partito comunista ha oltre due milioni di iscritti, 10mila sezioni e 52mila cellule. Nella sede nazionale di Botteghe Oscure il capo dell’Organizzazione è il “rivoluzionario” Pietro Secchia, vicesegretario. Il Partito è strutturato militarmente e l’Ufficio Quadri e la Vigilanza controllano fino all’ossessione dirigenti e militanti.

Il 31 ottobre 1950, Togliatti è nella clinica Salus di Roma. A distanza di due mesi dall’incidente in Valle d’Aosta le sue condizioni sono peggiorate. Ha frequenti mal di testa e quel giorno ha perso conoscenza. Deve essere operato alla testa e ad autorizzare l’intervento sono Secchia e Luigi Longo, l’altro vicesegretario. Nell’operazione vengono asportati due grossi grumi di sangue. Tutto va nel verso giusto e Togliatti si risveglia subito. Il problema è un altro, però. Dal suo letto il compagno segretario ha chiesto a Secchia di indagare sul periodo che va dal misterioso incidente del 22 agosto al ricovero di fine ottobre. Il sospetto, Secchia, già lo conosce. Glielo ha confidato Mario Spallone, il medico personale di Togliatti: avvelenamento. Già dal 1948, dopo l’attentato di Pallante, i sovietici accusano i compagni italiani di non fare abbastanza per la sicurezza del “Migliore”. In tutto il Paese il clima è cupo e gli americani hanno allestito l’operazione Stay- Behind. La famigerata Gladio per reprimere un’eventuale insurrezione comunista. Ma l’inchiesta “interna” sul presunto avvelenamento non dà riscontri.

Roma un anno dopo. Alla fine del 1951, a dicembre. Una squadra della Vigilanza di Botteghe Oscure è nei pressi della casa di Togliatti, in via Arbe a Roma. Sono in tre. Aspettano che il loro segretario vada via. Poi entrano e piazzano vari microfoni: nel tinello, nello studio, nella camera da letto. L’ordine è arrivato dall’Ufficio Quadri, dove il vice è Giulio Seniga, comunista ambiguo e fedelissimo di Secchia, che poi scapperà con la cassa nel 1954 provocando la fine politica del suo capo. L’inaudito blitz del Partito per spiare Togliatti origina dalla diffidenza verso Nilde Iotti, considerata vicina al Vaticano. La via parlamentare e italiana al socialismo indicata dal “Migliore” coincide, secondo Mosca e i “rivoluzionari” di Secchia, con una linea troppo morbida di fronte alla repressione dc. E dieci mesi prima, Togliatti, ha rifiutato “l’invito” di Stalin e della direzione del Pci di andare a Praga a dirigere il Cominform. In quell’occasione Secchia accusò Togliatti di farsi influenzare troppo da Iotti.

La storia dei misteri del togliattismo negli anni Cinquanta, prima della morte di Stalin nel 1953, è stata ricostruita da Vindice Lecis, studioso e giornalista del gruppo Espresso, nel suo ultimo libro: Il nemico. Intrighi, sospetti e misteri nel Pci della Guerra fredda. Un lavoro che ne segue altri due analoghi, La voce della verità e L’infiltrato. E la conferma che negli archivi del Pci c’è ancora tanto da raccontare.

19 aprile 2018

Analisi recensione libro Le cimici di Stalin e Secchia contro Togliatti e Nilde Iottiultima modifica: 2018-04-22T05:45:48+02:00da iskra2010
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