Mister M, il capo di 007, ha fatto una trasmissione su Rai 3

 

Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer

per la ricostruzione del P.C.I.

 

di Paola Baiocchi e Andrea Montella

Giovedì 10 maggio abbiamo guardato la trasmissione M, di Michele Santoro (la prima di quattro puntate), come si faceva una volta: collettivamente, in un Circolo Arci, discutendo e commentando quello che vedevamo e sentivamo.

Abbiamo preferito guardare questa trasmissione piuttosto che un film, come avevamo programmato, perché nutrivamo forti aspettative che arrivasse un contributo corretto all’informazione sul Caso Moro. Aspettative che sono state completamente deluse dal pateracchio disinformativo che è stato messo insieme e dal quale ha potuto capire qualcosa solo chi già era documentato sulla vicenda Moro, mentre chi vi si è approcciato in quell’occasione non può non aver avuto l’impressone di trovarsi di fronte a una fiction con un po’ di sesso e malavita, grosso modo come la serie a puntate “Romanzo criminale”, ed averne tratto una sensazione di confusione e di mistero irrisolto.

Mentre molto si è scoperto negli anni sulle dinamiche e sui mandanti dell’assassinio di Moro, ma è stato omesso quasi totalmente da questa trasmissione mainstream.

Per esempio, la descrizione dei fatti di via Fani omette molti fatti accertati: Domenico Ricci, l’autista dell’auto di Moro, ha ricevuto un colpo frontale sparato da molta distanza e dall’alto, visibile grazie al foro sul parabrezza, riprodotto in tutte le foto agli atti. Chi può aver sparato con tanta precisione da una distanza considerevole e perché nessuno ne vuole parlare?

Non è stato detto che l’Austin Morris che nella fiction si vede impedire la fuga sulla destra alla Fiat 130 di Moro, parcheggiata al posto del furgone del fioraio Spiriticchio, è un’auto dei servizi segreti e non è l’unico veicolo dei servizi sulla scena del crimine.

Invece la Mini Cooper parcheggiata sul lato del Bar Olivetti era di proprietà di Tullio Moscardi, un ex ufficiale della Decima Mas di Junio Valerio Borghese (il “principe nero” del tentato golpe del 1970), noto come “reclutatore di sabotatori” per il gruppo Vega, una unità speciale di Stay Behind. In altre parole, un “gladiatore”. Non si è parlato dei testimoni che hanno visto persone che sparavano vestite da poliziotti, oltre a quelli vestiti da avieri; non è spiegato cosa fosse il Bar Olivetti né chi fosse il suo proprietario.

Inzerilli, che ha potuto parlare per più tempo di tutti, ha negato la presenza in via Fani della Gladio, mistificando sul ruolo di Guglielmi; racconta delle favole sull’esistenza di una Gladio nera – una specie di Gladio cattiva, contrapposta a una buona – e non si lascia lo spazio a Ilaria Moroni per smontare queste falsità, documentando quanto ormai acclarato sul ruolo della Gladio sia in via Fani che nel resto delle vicende della strategia della tensione. Nella trasmissione non si è parlato del generale Gerardo Serravalle, responsabile della Gladio prima di Inzerilli, che nelle sue dichiarazioni e nei suoi libri racconta una realtà molto diversa.

Ci sembra che la trasmissione così come è stata concepita, con una mescolanza tra fiction e invitati in studio a cui non si lascia il tempo per controbattere e documentare, segua la falsariga del film di Marco Bellocchio “Buongiorno notte” in cui alla fine, addirittura, Moro si aggira libero per Roma e che serva per confondere le idee soprattutto ai più giovani, con una spettacolarizzazione che fra l’altro non porta nemmeno spettatori ma diventa un’arma di distrazione di massa.

Guarda caso sia Bellocchio che Santoro arrivano dall’Unione dei comunisti italiani (marxisti-leninisti), gruppo extraparlamentare anticomunista degli anni Sessanta.

Se si vuole fare informazione sul Caso Moro, non è questo il modo.

Mister M, il capo di 007, ha fatto una trasmissione su Rai 3ultima modifica: 2018-05-16T05:58:08+02:00da iskra2010
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