Perché sta in Parlamento Matteo Salvini che è sempre dalla parte del fascismo e non della Costituzione?

 

Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer

per la ricostruzione del P.C.I.

 

 

 

di Andrea Montella

Matteo Salvini non smette mai di fare paragoni tipici della demagogia fascista, un esempio recente: “Una via per Giorgio Almirante? E che problema c’è? A Roma ci sono vie per Togliatti e per Marx”.

 

Per questo saluto fascista Almirante, in un paese realmente antifascista doveva essere arrestato

Per il capo della Lega stanno sullo stesso piano politico e umano il segretario del fascistissimo Msi, Giorgio Almirante, segretario di redazione della rivista Difesa della Razza sin dal 20 settembre 1938, e uno dei padri della nostra democrazia come Palmiro Togliatti, che il fascista filo Usa, Antonio Pallante sparò il 14 luglio 1948. A un anno e due mesi dalla strage anticomunista di Portella della Ginestra, che fu l’inizio di quella strategia della tensione messa in essere dagli Usa e dalla Nato che ha utilizzato i fascisti e nazisti di tutta Europa ed è culminata in Italia, con l’assassinio di Aldo Moro e della sua scorta.

Come non ricordare il famoso manifesto diffuso in tutta Italia dove si affermava:

PREFETTURA DI GROSSETO – UFFICIO DI P.S IN PAGANICO
COMUNICATO

Alle ore 24 del 25 Maggio scade il termine stabilito per la presentazione ai posti militari e di Polizia Italiani e Tedeschi, degli sbandati ed appartenenti a bande.
Entro le ore 24 del 25 Maggio gli sbandati che si presenteranno isolatamente consegnando le armi di cui sono eventualmente in possesso non saranno sottoposti a procedimenti penali e nessuna sanzione sarà presa a loro carico secondo quanto è previsto dal decreto del 18 Aprile.
I gruppi di sbandati qualunque ne sia il numero dovranno inviare presso i comandi militari di Polizia Italiani e Tedeschi un proprio incaricato per prendere accordi per la presentazione dell’intero gruppo e per la consegna delle armi.
Anche gli appartenenti a questi gruppi non saranno sottoposti ad alcun processo penale e sanzioni.
Gli sbandati e gli appartenenti alle bande dovranno presentarsi a tutti i posti militari e di Polizia Italiani e Germanici entro le ore 24 del 25 maggio.
Tutti coloro che non si saranno presentati saranno considerati fuori legge e passati per le armi mediante fucilazione nella schiena. Vi preghiamo curare immediatamente affinché testo venga affisso in tutti i Comuni vostra Provincia.”

p. il Ministro Mezzasoma – Capo Gabinetto
GIORGIO ALMIRANTE
Dalla Prefettura 17 Maggio 1944 – XXII

Eppoi come si fa ad accostare uno dei massimi pensatori interdisciplinari come Karl Marx ad un esponente della Repubblica filonazista di Salò? Nei paesi a direzione comunista non si praticavano teorie razziste, nemmeno durante le degenerazioni revisioniste dei periodi kruscioviani e brezneviani.

A questo punto mi sorge spontanea una domanda ma nella nostra Costituzione non c’è scritto che: E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.

C’è proprio scritto “qualsiasi forma” e che si aspetta, dal capo dello Stato in giù, a far applicare le leggi. I fascisti con qualsiasi colore di camicia si presentino sono sempre portatori di idee e pratiche criminali.

Per capire meglio chi era Giorgio Almirante vi allego (vedi sotto), per una proficua lettura, alcuni interessanti materiali.

Saluti comunisti

 

Allegati:

Almirante legato a Raffaele Cutolo

Almirante socio in affari con Andreotti

Almirante e Gelli 

Almirante Andreotti Gelli

 

 

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Quel pasticciaccio brutto di via Almirante

Il missino – Pensieri, opere e parole dell’uomo a cui la Capitale ha rischiato di intitolare una strada

di Gianluca Roselli

Roma non avrà una strada dedicata a Giorgio Almirante. Dopo il pasticcio di giovedì sera, Virginia Raggi ha bloccato tutto. E alla prossima assemblea capitolina i 5 Stelle presenteranno una mozione che vieta l’intitolazione di strade di Roma ad esponenti politici con idee riconducibili al disciolto partito fascista o a persone che si sono esposte con idee antisemite e razziste. Il problema è che il voto in Campidoglio c’è stato e l’Aula è sovrana: per tornare indietro bisogna votare un’altra volta e avverrà con una mozione.

Nel frattempo la sindaca è stata sommersa da critiche: da sinistra, da destra (per il dietrofront) e dalla comunità ebraica. Perché è proprio il razzismo e l’antisemitismo a rendere impossibile nella Capitale una strada dedicata allo storico segretario dell’Msi. Che, da giovane fascista, nel 1938 fu caporedattore di Tevere e, in seguito, segretario di redazione de La difesa della razza. Sono le riviste di Telesio Interlandi, che inneggiano al razzismo e all’antisemitismo, facendo da sponda, in Italia, al nazismo hitleriano.

Sempre nel 1938 Almirante aderì al Manifesto della razza, documento che diede una veste politico-culturale alle leggi razziali. E Roma non solo è la città della strage delle Fosse Ardeatine (24 marzo 1944), ma anche quella del rastrellamento al ghetto ebraico di 1.269 persone (16 ottobre 1943). “Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza…”, scriveva Almirante nel maggio 1942. Il segretario missino, che di strade e piazze in giro per l’Italia ne conta diverse, ha poi abiurato il suo passato razzista, rivendicando però il suo essere fascista. Dopo l’8 settembre aderì alla Repubblica Sociale, nel 1945 visse un anno in clandestinità per poi ricomparire nel 1946 e fondare Il Movimento Sociale, di cui fu il primo segretario. Negli Anni 50, però, dovette cedere la guida al suo avversario storico Arturo Michelini. “Per insultarlo gli diedi davanti a tutti dell’antifascista!”, ha raccontato Almirante a Giovanni Minoli. Tornò segretario nel 1969, carica che manterrà fino all’87, anno precedente la sua morte.

Nella sua vita politica Almirante è stato abilissimo a mescolare le reminiscenze fasciste con la vita democratica: dopo i fatti di Genova del 1960 (con la reazione violenta di gruppi di sinistra per impedire lo svolgimento del congresso Msi e la repressione della polizia del governo Tambroni), inaugurò la “politica del doppiopetto”, ovvero l’accettazione della vita democratica e il sostegno, se richiesto, ai governi Dc. “Non rinnegare e non restaurare”, è il suo motto. Nel 1972 l’Msi ottenne il suo massimo storico: 9%. I giorni seguenti al golpe in Cile di Pinochet del 1973 Almirante auspicò una soluzione simile anche in Italia. Nel 1981, invece, avanzò una proposta di legge per ripristinare la pena di morte. Indagato diverse volte per ricostituzione del partito fascista, rimasero invece solo sospetti un suo presunto coinvolgimento nel golpe Borghese e i rapporti con l’eversione nera.

Abilissimo oratore (a un comizio in Trentino parlò per 9 ore), adorato dalle folle destrorse, occhio azzurro e baffo sornione, Almirante tenne viva in epoca repubblicana la fiamma mussoliniana e incarnò alla perfezione la figura del leader della destra post fascista. Sposato in seconde nozze con Raffaella Stramandinoli, detta Donna Assunta, nel 1987 scelse come suo delfino il 35enne Gianfranco Fini, preferendolo a Pino Rauti. A quel punto la destra italiana era già cambiata.

16 giugno 2018

Perché sta in Parlamento Matteo Salvini che è sempre dalla parte del fascismo e non della Costituzione?ultima modifica: 2018-06-18T05:20:08+02:00da iskra2010
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