Antonio Ingroia Le trattative libro e articolo de il Fatto Quotidiano

Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer

per la ricostruzione del P.C.I.

di Andrea Montella

Carissime compagne e compagni
è uscito il libro di Antonio Ingroia, che dobbiamo leggere per capire cosa accadeva dietro le quinte durante le stragi degli anni 1992-93. Ingroia lancia una sfida al Parlamento, durante l’incontro avvenuto il 3 luglio con il Presidente della Camera, Roberto Fico, e chiede l’apertura di una specifica commissione per chiarire le responsabilità politiche durante la Trattativa Stato-Mafia e sui depistaggi avvenuti durante le indagini sulla strage di via D’Amelio dove sono morti Borsellino e gli uomini della scorta.
Un libro coraggioso e ricco di informazioni utili per la lotta alle mafie e per la democrazia nel nostro paese.
Vi allego oltre alla descrizione del libro un articolo de il Fatto Quotidiano molto interessante.
Chissà se esiste un nesso tra l’uscita del libro di Ingroia e la presa di posizione di Salvini di togliergli la scorta?
Saluti comunisti

«Siamo all’alba di una presunta terza Repubblica. È chiaro che non si può costruire su fondamenta solide una nuova Repubblica che incarni davvero un processo di maturazione della nostra democrazia se non si fanno i conti col passato».

Il racconto freddo e spietato, dettagliato, a volte doloroso della lunga serie di conflitti e attacchi che ha condotto Ingroia, dopo essere stato protagonista di tutte le indagini del processo sulla trattativa Stato-mafia, a lasciare la magistratura per poi dedicarsi alla carriera di avvocato.
Un tribunale sotto assedio, senza alcun alleato da parte della politica, attaccato dalla stampa e da pezzi dello Stato per impedire che si svelasse quello scenario che sembrava delinearsi fin dai giorni successivi all’attentato di via D’Amelio. Passaggio dopo passaggio, nome dopo nome, fatto dopo fatto. La ricostruzione di Ingroia svela quello che fu a tutti gli effetti un golpe. Non solo, quindi, la trattativa individuata dal processo recentemente giunto a sentenza, ma uno scenario più ampio e complesso dove le trattative furono ben più di quella messa in atto per fermare le stragi e prima ancora per arrestare Riina. Dove uomini e strutture di sicurezza dello Stato, pezzi dell’economia nazionale, massoneria fino ai vertici dello Stato cercarono di negare che con le mafie si era andati a patti.
Una ricostruzione dove inchieste apparentemente scollegate al filone della “trattativa” riemergono e assumono un valore ben diverso da quello conosciuto finora. Perché il sistema criminale da cui gli eredi di Falcone e Borsellino erano partiti è ancora lì, anche se finalmente oggi ne è stato svelato un pezzo.

Antonio Ingroia, oggi avvocato, giornalista e presidente del movimento politico “Azione Civile”, è stato per più di vent’anni pubblico ministero antimafia a Palermo, ove ha iniziato la propria carriera con Paolo Borsellino e Giovanni Falcone e ha condotto importanti indagini su mafia e politica (Contrada, Dell’Utri, trattativa Stato-mafia, omicidio Rostagno). Collaboratore di varie riviste e quotidiani, fra cui Micromega, «l’Unità» e «il Fatto Quotidiano», ha di recente pubblicato C’era una volta l’intercettazione (2009); Nel labirinto degli dei (2010); Palermo (2012); Io so (2012), Vent’anni contro (con Gian Carlo Caselli, 2013). Con Imprimatur ha pubblicato Dalla parte della Costituzione (2016).

Pietro Orsatti ha collaborato con numerose testate giornalistiche italiane e straniere. Regista di documentari e di trattamenti teatrali, da alcuni anni ha avviato un’ampia attività di scrittore ed editor. Per Imprimatur ha pubblicato Grande Raccordo Criminale (insieme con Floriana Bulfon), Roma Brucia, In morte di Don Masino e Il bandito della Guerra Fredda.

Ingroia sfida il Parlamento: inchiesta sulle stragi mafiose

Anni 90 – L’ex pm presenta il suo libro e chiede a Fico una commissione ad hoc per “chiarire le responsabilità politiche sulla Trattativa e su via D’Amelio”

Ingroia sfida il Parlamento: inchiesta sulle stragi mafiose

di Enrico Fierro

“Se davvero questa vuole essere la legislatura del cambiamento, si faccia piena luce sui rapporti tra mafia, politica e apparati dello Stato”. Spiega così Antonio Ingroia, la proposta che ha fatto al Presidente della Camera Roberto Fico nell’incontro di ieri. “Bisogna istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta per chiarire le responsabilità politiche e storiche sulla trattativa Stato-mafia e sulla strage di via D’Amelio”.

Per l’ex pm, Fico si sarebbe mostrato molto disponibile alla proposta. I due hanno parlato della scorta tolta a Ingroia dopo 27 anni: “È stato la prima e finora unica autorità istituzionale che si è interessata alla mia sicurezza”. “La sentenza del processo sulla trattativa Stato-mafia – ha detto l’ex magistrato – è stata per noi un clamoroso successo, epocale, ma è rimasta un’opera incompiuta. Come epocale è stata anche la sentenza Borsellino quater di Caltanissetta, perché ha rilevato il più grande depistaggio della storia da parte di uomini dello Stato. Cosa potrebbe aver indotto tale depistaggio se non una responsabilità diretta nella strage di via D’Amelio? Borsellino sapeva della trattativa tra pezzi dello Stato e uomini di Cosa Nostra, per questo doveva essere eliminato”. E allora se Terza repubblica deve essere il Parlamento deve indagare con “una commissione parlamentare d’inchiesta seria, che abbia spazio per accertare responsabilità. Non come la commissioni antimafia delle ultime legislature che di tutto si sono occupate tranne che di trattativa”. Per fare pressione sul Parlamento, Ingroia non esclude una raccolta di firme. Idea che l’ex pm lancia nel corso della presentazione del libro “Le trattative”, scritto con Pietro Orsatti e edito da “Imprimatur”. Ad affiancarlo Vauro e Antonio Padellaro, in prima fila Nino Di Matteo, pm di punta del processo.

Padellaro si assume il compito di mettere a nudo la realtà quando ricorda uno dei momenti epici del processo, il conflitto di attribuzione sollevato dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, contro la Procura di Palermo. “Nel 2012 come giornale – ricorda l’ex direttore e fondatore de Il Fatto Quotidiano – decidemmo di costruire una sorta di scudo protettivo per i magistrati palermitani. Lanciammo una petizione e raccogliemmo centinaia di migliaia di firme. Ma se oggi lanciassimo una iniziativa simile, non avremmo lo stesso risultato”. “La società è cambiata, non c’è più la stessa coscienza civile. È certamente il frutto di una disinformazione voluta sul processo trattativa, ma anche dell’irrompere nell’immaginario collettivo di nuove emergenze. Oggi l’opinione pubblica è tutta concentrata sull’immigrazione”.

Stato e mafia hanno molti punti in comune. Vauro ne mette in evidenza uno, la paura. “Anche su questo si fonda il potere e la forza di Cosa Nostra, e sulla paura oggi forze politiche che sono al governo del Paese costruiscono consenso”. Ma qual è il rapporto dell’Italia con la mafia? Per Nino Di Matteo “l’Italia è il Paese dove il condizionamento della democrazia da parte della mafia è altissimo”. Siamo una comunità senza memoria, “che ancora parla di un Andreotti assolto, che non sa dei rapporti tra Cosa Nostra e Berlusconi scritti nero su bianco nella sentenza di condanna di Dell’Utri”. Paese dalla memoria corta, eppure la trattativa Stato-mafia attraversò “tre governi, Amato, Ciampi e Berlusconi. Le minacce furono percepite, ma nessuno all’epoca denunciò”.

4 luglio 2018

Antonio Ingroia Le trattative libro e articolo de il Fatto Quotidianoultima modifica: 2018-07-07T06:30:45+02:00da iskra2010
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