Cosa produce lo stile di vita proposto dai massocapitalisti

Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer

per la ricostruzione del P.C.I.

 

 

di Andrea Montella

Carissime compagne e compagni

vi proponiamo la lettura dell’inchiesta di Davide Milosa su movida, neofascismo e capimafia, da cui emerge in modo chiaro l’intreccio che esiste tra gli stili di vita criminali diffusi dai massocapitalisti e l’avanzare sia della mafia che del fascismo a Milano.

Nel lavoro di Milosa è descritto in modo chiarissimo l’obiettivo dei gruppi dell’estrema destra di trasformare Milano in una delle roccaforti del fascismo.

L’articolo si ferma alla descrizione del fenomeno esistente, ma quali sono le cause che lo hanno innestato?

Io penso che le politiche legate alla deindustrializzazione della città e al conseguente consumo del territorio con fini di speculazione immobiliare e finanziaria, siano le cause strutturali che hanno portato allo sviluppo delle logiche mafiose e fasciste. Nello sviluppo di tali fenomeni hanno sicuramente contribuito gli anni Ottanta e Novanta del binomio Craxi-Berlusconi, messi a base delle logiche d’impresa che hanno fatto del lavoro precario la fonte della loro ricchezza. Ma anche i colpevoli silenzi dei postcomunisti hanno contribuito a questa deriva, essendo incapaci di progettare un modello diverso di società che metta al centro il superamento del sistema valoriale ed economico capitalistico, verso il socialismo-comunismo.

Negli anni Duemila la situazione è fortemente peggiorata a causa dell’espansione dell’uso delle droghe. Un fenomeno che accelera la distruzione della coesione sociale costruita dalle lotte dei lavoratori e dai loro partiti in secoli di lavoro politico.

Occorre rivedere completamente le strategie politiche se si vuole, almeno, arginare il fenomeno.

Partendo dal presupposto che il vertice del potere che controlla anche Milano vuole incrementare la disgregazione sociale, perché con essa aumenta la disaffezione alla politica e contemporaneamente fa nascere l’esigenza di maggiore sicurezza tra i cittadini: una miscela esplosiva che i fascisti e i mafiosi, cani da guardia dei massocapitalisti, hanno il compito di incrementare per spostare ancora più a destra l’asse culturale e politico delle masse popolari.

Anche su questi argomenti occorre che i lavoratori discutano, perché sono gli unici che hanno interesse a uscire positivamente da questa tragica situazione di degrado, mettendo in condizioni di reale e costituzionale legalità il nostro paese.

Saluti comunisti

 

L’affaire della movida milanese tra blitz neofascisti e capimafia

Dal 2017 sono 152 i locali che la Questura ha fatto chiudere per la presenza di pregiudicati, risse o episodi di sangue. Corso Como è l’ultima frontiera di un’onda nera che lega i boss alla curva dell’hockey rossoblù

L’affaire della movida milanese tra blitz neofascisti e capimafia

 

di Davide Milosa

Lame e movida, di mezzo un bel po’ di estrema destra e qualche non rara presenza mafiosa di peso. Il cocktail è robusto. E non manca di preoccupare. Milano si scopre vulnerabile, ferita nel suo brand più noto, quello del divertimento notturno. Non solo spritz, ma anche sangue e coltelli, serviti troppo spesso e troppo volentieri. I locali, nella capitale mondiale del fashion, vengono chiusi con cadenza quasi quotidiana. Dal 2017 a oggi sono ben 152, quelli che per ordine del Questore hanno dovuto tirare giù la cler per diversi giorni. Vari i motivi: presenza di pregiudicati, risse, episodi di sangue. E non parliamo solo dei kriminalbar della periferia, da Quarto Oggiaro al Corvetto, ma anche di discoteche che hanno fatto la storia glamour di Milano. Dai Magazzini generali, al Madison, al Volt, al The Beach di via Corelli. Ultimissima bandierina piantata, solo pochi giorni fa, l’Old Fashion Cafè, a due passi dalla Triennale. Nella nota si legge: “Grave episodio di violenza”. Chiusura per 30 giorni e incassi azzerati.

LA DECISIONE è arrivata dopo il ferimento di Niccolò Bettarini, figlio dell’ex calciatore e di Simona Ventura. Caso, comunque, risolto in poche ore dalla Squadra Mobile. Tentato omicidio l’accusa. L’aggressione avviene fuori dal locale. In arresto finiscono 4 persone, due sono albanesi, due italiani, uno pregiudicato per reati specifici, il secondo, giovanissimo, rimonta dalla periferia Nord, zona Affori, alla domenica sale le gradinate della curva Nord, lui ultras dell’Inter, mentre in settimana assiste alle partite dell’Hockey Milano. La passione per l’estrema destra nasce proprio nel palazzetto del ghiaccio. Come lui molti. Al Pala Agorà il proselitismo in chiave neofascista è sdoganato da tempo. In curva compaiono gli stemmi che richiamano da un lato CasaPound e dall’altro Lealtà e azione. La Digos per mesi ha tenuto i fari accesi su questo fenomeno. Tanto da arrivare a incardinare un fascicolo (oggi chiuso e in attesa di rinvio a giudizio) a carico di uno dei leader della curva con l’accusa di estorsione. Durante le indagini, il lavoro informativo ha messo nero su bianco una lunga lista di ragazzi, circa una trentina di nomi, tutti con appartenenza identica: da un lato la curva dell’Inter dall’altro la condivisione dei principi propagandati da CasaPound. Ma non si vive solo di calcio, hockey e neofascismo. Alla sera si esce, una birra, un bel po’ di chiacchiere. E quando si fa serata, la si fa tutti insieme.

Ecco allora che da settimane, la Questura ha alzato il livello dell’attenzione su questi gruppi di stampo neofascista che girano per i locali della movida milanese. Le loro zone sono dichiarate e vanno da corso Garibaldi all’Arco della Pace a corso Sempione. A volte corso Como, mai e poi mai la zona dei Navigli, che resta, a tutt’oggi, ancora di chiaro colore anarchico, se non altro perché in fondo alla ripa di Porta ticinese si anima il suk di via Gola, dove l’area dell’autonomia si mischia con la microcriminalità straniera. Gli episodi di violenza legati alla peggio gioventù neofascista non sono rari e spesso passano sotto traccia, perché i collegamenti vengono fatti a posteriori, ovvero dopo che le volanti sono intervenute. Il più grave si è verificato in corso Garibaldi. Qui, lo scorso 10 marzo, due ragazzi furono aggrediti da 12 persone vicine all’area di CasaPound e di Lealtà e azione. Futili motivi, si disse.

Poi tradotti in frasi come “voi siete dei compagni”. Per quell’episodio i 12 sono stati indagati per lesioni. Erano “armati” di caschi e spranghe. Coltelli, ma anche tirapugni e tutto il triste armamentario saranno poi trovati durante le perquisizioni. Ma c’è di più. Alcuni dei 12 sono legati alla curva dell’Hockey Milano. Il fenomeno delle aggressioni, che mischiano politica e logica ultras, è in aumento. La Questura lo tiene monitorato. Questi ragazzi non girano armati di coltelli, ma di caschi e spranghe. L’onda nera aumenta in modo parallelo alla diffusione di CasaPound sul territorio. Quartieri di periferia una volta di sinistra, ora risentono dell’influenza neofascista che cavalca il disagio sociale. Succede nella zona di via Mac Mahon. Una rinascita che per gli investigatori è legata anche al fatto che da oltre un anno il leader maximo del movimento vive in città. Gianluca Iannone si è trasferito a Milano per motivi personali. E la sua presenza regala fiducia.

L’OBIETTIVO, ragionano gli analisti, è quello di trasformare Milano nella roccaforte nordista dell’estrema destra. Qui sono stati aperti diversi punti vendita di abbigliamento e qui Iannone e altri progettano di aprire locali, anche grazie ai consigli di Marco Clemente, personaggio dalla dichiarata fede politica, ma soprattutto uomo d’affari con interessi romani e milanesi. E che la movida sia un affare, lo sanno anche i manager vicini ai boss della ‘ndrangheta e di Cosa nostra. Corso Como è l’ultima frontiera. Recentemente, come svelato da il Fatto, il Comune, su indicazione della Prefettura e della Dia, ha sospeso la licenza al Ballarò. Tra i soci della srl Davide Lombardo, il quale, mai condannato per mafia, oltre ad avere legami con il clan Barbaro-Papalia, fino al 2009 è stato amministratore di un centro estetico a Sesto San Giovanni. Centro che Lombardo poi passerà alla moglie di Saverio Gualtieri braccio destro di Giuseppe Calabrò detto u Dutturicchiu, vicino alle cosche di San Luca a Milano. Legami e rapporti. Questo il lavoro della Dia. Sul tavolo dell’antimafia decine di informative su noti locali notturni. Un vero tsunami. Due conducono ancora in corso Como. Insomma, lame ma non solo. Oggi, tra blitz neofascisti e affari mafiosi, la movida più famosa d’Italia è sotto commissariamento.

9 luglio 2018

Cosa produce lo stile di vita proposto dai massocapitalistiultima modifica: 2018-07-11T06:23:20+02:00da iskra2010
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