Senza un’idea forte di società, il Comunismo, non avranno mai verità e coerenza

Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer

per la ricostruzione del P.C.I.

di Andrea Montella

Carissime compagne e compagni

vi propongo la lettura di questa intervista a Sergio Cofferati, l’ex segretario generale della CGIL dal 1994 al 2002, sindaco Pd di Bologna dal 2004 al 2009 ed europarlamentare nel gruppo socialista dal 2009. Uscito infine dal Pd su posizioni critiche.

Cosa dire della descrizione che Cofferati fa della sinistra e dei suoi limiti attuali? Afferma che la sinistra italiana è “distratta”. Ma è proprio così? Non penso. Invece credo che, dopo l’abiura del Comunismo da parte del gruppo dirigente antiberlingueriano interno al P.C.I., questa “sinistra” sia integrata nel sistema capitalistico, in particolare quello occidentale anglo-americano-Nato.

Cofferati, forse distrattamente, dimentica che i limiti della sinistra derivano da diverse cose.

Prima di tutto dall’aver nascosto che cosa è realmente successo all’interno del P.C.I., partendo dalla morte di Berlinguer, non ha mai detto che tipo di scontro era in corso tra Enrico Berlinguer e personaggi come Giorgio Napolitano e Armando Cossutta e come questo scontro si rifletteva nel sindacato, in particolare nella CGIL.

E Cofferati da che parte stava nel momento in cui Berlinguer proponeva, con l’Eurocomunismo, un’Alternativa alla logica di Yalta e una diversa collocazione dell’Europa rispetto ai due blocchi? Stava con quello occidentale liberale di Napolitano-Usa o quello orientale e revisionista di Cossutta-Urss? I due blocchi hanno prodotto poi la scissione del P.C.I. con il congresso illegale e anti-Statuto del 1991, che cristallizzava le adesioni ai due blocchi – sempre più speculari – nelle formazioni nate dopo la tragica spaccatura: Pds e Prc.

Quella eterodiretta divisione non ha prodotto nessuna alternativa al sistema capitalistico ma ha devastato l’unità dei lavoratori con la chiusura dei Consigli di fabbrica da parte della burocrazia sindacale e con la CGIL, da lui diretta, che non ha voluto fare argine, nel favorire la forma più alta di democrazia praticata nell’Europa occidentale, messa a base dell’Eurocomunismo e dell’Alternativa, che era un passo avanti verso il Socialismo-Comunismo, che avrebbe impedito l’attuale devastazione ideologica, politica e sociale.

Quella spaccatura ha prodotto nel nostro paese, Berlusconi, la Trattativa Stato-mafia e, in continuità con gli interessi occidentali ed orientali, il Pd filoamericano e il duo rossobruno Lega-M5S che strizzano volentieri l’occhio alla Nato e alla coppia anglosassone Trump-May.

Il duo Trump-May è il prodotto anche della penetrazione della forza economica del blocco capitalistico russo in Occidente, che nell’internazionalizzato mercato massocapitalista sono ben presenti e come i progetti e i confini di una banca d’affari o di una multinazionale sono spesso di difficile lettura. Il più delle volte te li trovi in casa tua, senza che te ne accorgi, e ti dicono per chi votare, cosa mangiare, bere, come lavarti i denti, quale macchina acquistare, quale carta igienica ti serve, ed anche quale religione praticare, quale banca usare, quale gas per cucinare, ecc.

Su tutto questo Cofferati non mi sembra che dica molto… forse non può.

Io credo che oggi occorra costruire una classe dirigente che abbia nel Socialismo-Comunismo il suo fine e per giungervi sappia far applicare il programma costituzionale. La crisi del sistema capitalistico in tutte le sue rappresentazioni statuali e politiche è sotto gli occhi di tutti. Lo hanno capito anche negli Usa, dove la parola Socialismo non fa più paura.

L’Italia politica, con le sue ridicole abiure, dimostra ancora una volta di essere una colonia Usa-Nato. Serve una lotta di Liberazione e una Resistenza 2.0.

Saluti comunisti

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“Indecente il dibattito durante l’agonia Adesso, però, dobbiamo dire che a quel modello bisogna opporsi”

Cofferati: “Sinistra distratta. Ora alleanza sindacati-ong”

di Giampiero Calapà

Sergio Cofferati, ha trovato sgradevole il dibattito scatenato sulla figura di Sergio Marchionne, tra fan e detrattori, durante la sua agonia?

Il silenzio sarebbe stato la cosa migliore da parte di tutti, invece ci siamo ritrovati di fronte a un qualcosa di incomprensibile.

Il manager lascia, comunque, un’eredità pesante nei rapporti tra sindacato e aziende, forse anche sul piano sociale. Crede sia un punto di non ritorno?

Il modello di relazioni industriali imposte in Fiat non solo non è stato condiviso dal sindacato ma non è divenuto modello, fortunatamente, neppure per altre aziende. Sia per quanto riguarda i rapporti coi lavoratori sia quello con le imprese. È stato Marchionne a sollevare il tema dell’inutilità di Confindustria, sfilando la Fiat dall’organizzazione. Per altro parrebbe che a Confidustria se ne siano dimenticati. Ma non è questo il punto quanto la cancellazione della contrattazione nazionale che resta importantissima per il futuro del sindacato: è l’unica grande regolatrice della competizione fra le imprese ed evita che sia perseguita riducendo i diritti dei lavoratori. Il contratto nazionale e la contrattazione integrativa (che deve avere funzioni distinte ma coerenti) sono gli strumenti fondamentali, ma quello che serve e che non c’è è una legge sulla rappresentanza che possa dare legittimità ai delegati introducendo un obbligo di voto dei lavoratori sugli accordi. Questo, però, dipende dalla politica, non dal sindacato.

La sinistra, in particolar modo il Pd renziano, sembra avere abbandonato da tempo questa strada per abbracciare, invece, quella delle soluzioni alla Pomigliano, appunto…

C’è stata, diciamo, un’evidente distrazione nei confronti del sindacato. Qualche volta questa distrazione è diventata fastidio. La politica per il lavoro negli anni del governo Renzi è stata pessima: non mi riferisco solo all’abolizione dell’articolo 18, ma tutto il complesso del job act è fondato sul presupposto che per far ripartire la crescita sia necessario ridurre i diritti dei lavoratori.

Invece?

Non serviva inventarsi molto, bastava avere come stella polare il documento Delors di Lisbona 2000: la crescita è data dal combinato di investimenti e innovazione. Non è mai stato preso in considerazione. Nonostante una fase di straordinari cambiamenti paragonabile solo a quanto successo nella seconda metà dell’Ottocento. In quella fase storica nacquero le società di mutuo soccorso.

E oggi che cosa servirebbe?

Un rapporto nuovo tra i sindacati e le associazioni di rappresentanza sociale, le celeberrime organizzazioni non governative per capirci, anche se oggi parlando di ong si pensa solo a chi opera meritoriamente, tra mille ostacoli, in mare per salvare vite. Perché solo così si può dare una risposta alla domanda che nasce dall’intreccio tra i diritti individuali, il lavoro e la cittadinanza, e quelli collettivi: non sono mai la stessa cosa ma sono sempre inevitabilmente collegati. Quindi, oggi, la Cgil ha necessità di agire sul campo insieme a Libera, a Emergency, eccetera.

Eppure, oggi, la Cgil sembra molto lontana da quell’organizzazione di massa capace di portare 3 milioni di persone al Circo Massimo il 23 marzo 2002.

La colpa è di un’ostilità politica ormai consolidata. All’epoca avevamo contro il centrodestra, un nemico ben definito. Oggi siamo di fronte alla distrazione di parte della sinistra a cui facevo riferimento prima e a una situazione magmatica dove il nemico si nasconde in diversi soggetti.

Nessuna colpa quindi ha chi ha guidato la Cgil dopo di lei, Guglielmo Epifani e Susanna Camusso?

Hanno incontrato, appunto, più difficoltà di quante non ne avessi incontrate io. In più durante la mia segreteria il mercato del lavoro si stava modificando, ma non presentava ancora gli elementi degenerativi di oggi. Gli Stati, per fare un esempio, fanno fuggire le imprese importanti dove il costo del lavoro è ridotto a nulla e non si dotano di strumenti di protezione, mentre l’unica politica per attirare nuove energie è promettere meno tasse da pagare: il caso di Cristiano Ronaldo alla Juventus da questo punto di vista è un buon esempio.

Crede che sia possibile invertire la rotta, avere di nuovo un sindacato egemone nella società?

Si deve provare. La Cgil, di cui resto un iscritto, va verso un Congresso vero, incardinato in documenti e proposte per darsi una fisionomia e perseguire delle politiche.

E il più grande partito dell’area di sinistra, il Pd?

Purtroppo, a parte aver annunciato un Congresso, non vedo le stesse modalità, mi pare tendano a non esporsi. Tendono solo a indicare Macron come riferimento, ma mi pare che quella stella non brilli più neppure in Francia.

È pentito di aver lasciato il Partito democratico?

No, non c’erano più le condizioni.

Nicola Zingaretti può essere la soluzione?

Era un dirigente del partito in epoca renziana, mai letto o ascoltato un suo distinguo o una sua critica. Mi sarà sfuggito.

LeU è un’esperienza già finita, è stato un errore puntare su Pietro Grasso?

LeU, con tutte le difficoltà del caso, sta provando a trasformarsi da aggregato di soggetti diversi a partito. È stato un passaggio obbligato, Grasso compreso. Ma adesso bisogna provare a realizzare un partito e mentre lo si fa provare a coinvolgere altri. Aggiungo solo che bisognerebbe fare in fretta, perché gli altri, soprattutto i giovani, giustamente difettano di pazienza. La classe dirigente va completamente cambiata.

Ha ambizioni di leadership?

Assolutamente no, ho detto giovani, facce nuove.

Dia un giudizio su questi mesi di governo Conte.

Sotto il profilo del merito: deludente. Sotto quello del metodo: inquietante. La sensazione è che non ci sia una coalizione, ma che ci sia solo Matteo Salvini.

30 luglio 2018

Senza un’idea forte di società, il Comunismo, non avranno mai verità e coerenzaultima modifica: 2018-08-02T05:50:37+02:00da iskra2010
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