LA CALUNNIA…

Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer

per la ricostruzione del P.C.I.

 

RUBRICA D’INDAGINE DEDICATA

ALL’ANTICOMUNISMO VISCERALE DEI MEDIA MASSOCAPITALISTI,

OVVERO ALLA GUERRA PSICOLOGICA

di Andrea Montella

Carissime compagne e compagni

abbiamo deciso come redazione in perfetta libertà, e non costretti da nessun Comitato centrale o KGB, di dedicare questa rubrica a tutte le cavolate anticomuniste che quotidianamente infettano i media massocapitalisti.

Un impegno gravoso vista la quantità delle menzogne, ma che ci prendiamo volentieri perché l’anticomunismo diffuso secondo le tecniche dei servizi segreti da personaggi che sembrano giornalisti o intellettuali, ma che in realtà sono più degli specialisti della guerra psicologica, fa molti danni; in particolare abbassa la soglia della solidarietà di classe tra i proletari, togliendogli la visione storica dei positivi cambiamenti che le loro lotte hanno prodotto.

Quindi la battaglia contro ogni forma di diffamazione nei confronti del Movimento comunista e dei suoi dirigenti deve far parte della lotta di classe.

Va da sé che nel nostro lavoro ci sarà cura nello specificare le vere ragioni che hanno portato sia nel passato ma anche nella nostra epoca, molti di questi agenti della diffamazione imperialista ad appoggiare dirigenti delle varie formazioni comuniste, come Trotsky o Krusciov, lodandoli e incensandoli oltre il dovuto.

Dopo questa spiegazione passiamo all’osservazione su come lavora il giornalista preso in esame nella nostra prima puntata: Marco Palombi de il Fatto Quotidiano.

Nell’articolo sotto riportato, Palombi polemizza con il Corriere della Sera perché in un suo articolo ha utilizzato un ragionamento fatto da Lenin sulle ragioni per cui l’Italia era impossibilitata a fare la sua rivoluzione, a causa della mancanza di carbone: un a fonte energetica fondamentale all’epoca, per mandare avanti in autonomia il paese senza subire pesanti ricatti. Un ragionamento logico, avanzato in quel contesto storico.

Palombi definisce il Corriere della Sera organo del proletariato e dei Soviet, tutte parole ovviamente caricate di significati negativi nel contesto della frase, ma riprende accuratamente il Corriere della Sera che definisce Lenin “il rivoluzionario più fanatico della storia”.

E non entra invece nel merito della falsità contenuta nella frase in cui si afferma: “Il carbone oggi… sono i mercati finanziari”.

Balla colossale di cui la Cina comunista dimostra ogni giorno la falsità, perché quello che conta realmente nell’economia è la capacità produttiva e il benessere della propria popolazione, frutto di una pianificazione economica democratica, in grado anche di comperare il debito pubblico Usa, costruito sull’avidità degli speculatori finanziari.

Se Palombi attribuisse ai mercati finanziari la stessa capacità inquinatrice del carbone, il ragionamento avrebbe anche un senso: in realtà esprime la preoccupazione che l’Italia voglia tornare alla produzione di beni, sotto la guida della programmazione politica, diminuendo l’importanza dei mercati finanziari.

Ricordiamo a Palombi che Lenin è stato ben altro che un fanatico ma un fine politico proletario che ha messo la pace tra i popoli al primo posto del programma della Rivoluzione russa, che per il suo avanzatissimo programma costrinse i capitalisti di tutto il mondo ad anticipare la fine della prima guerra mondiale imperialista, salvando milioni di esseri umani dall’inutile strage.

Inoltre il programma di Lenin prevedeva di sostituire il vecchio sistema giudiziario con i tribunali del popolo, inizialmente di tipo elettivo; mentre la polizia sarebbe stata rimpiazzata da una milizia composta prevalentemente da operai. Inoltre i bolscevichi volevano la completa separazione tra Stato e Chiesa: introducendo il ma­trimonio civile, con uguali diritti per entrambi i coniugi e il divorzio, la donna avrebbe ottenuto la totale parità di diritti ri­spetto all’uomo.

Si sarebbe introdotta la giornata lavorativa di otto ore. Riguardo alle forze armate sarebbero state cancellate le differenze di trattamento fra soldati e ufficiali.

Sul fronte dell’economia sarebbero state nazionalizzate tut­te le banche private; il commercio estero sarebbe diventato monopolio dello Stato, come la flotta mercantile e le ferro­vie, mentre le fabbriche sarebbero state affidate direttamente agli operai. Il nuovo governo avrebbe denunciato anche tutti gli accordi internazionali, compresi quelli segreti e avrebbe sospeso il rimborso dei prestiti ottenuti all’estero dal regime zarista.

Caro Palombi questo programma sarebbe utile ancora oggi in tutta Europa ed anche nel nostro paese per uscire positivamente dalla criminale crisi causata dalla speculazione massocapitalista e dalle sue guerre di rapina.

Saluti comunisti

Il commissario Ue Vladimir Ilic Lenin e il soviet di via Solferino

Marco Palombi

Noi, lo dobbiamo ammettere, siamo avidi lettori dell’organo del proletariato noto come Corriere della Sera che ieri, com’è sua abitudine, ci ha spiegato l’attuale situazione ricorrendo a un antico detto di Lenin: “Compagna – disse Vladimir Ilic ad Angelica Balabanoff – ti ha mai colpito il fatto che l’Italia non ha carbone?”. Ci spiega il compagno giornalista che “il messaggio è chiaro: l’Italia la rivoluzione non la può fare, perché non ha il carbone”. Il carbone oggi, è la tesi, sono i mercati finanziari: “Ed è un’ironia che il rivoluzionario più fanatico della storia dovesse ricordare agli italiani lo stesso principio di realtà che oggi è l’Unione europea a rappresentare: quali che siano gli orientamenti della massa dei disoccupati e di coloro che si sentono defraudati del futuro, non c’è alternativa”. Ed è un’ironia ancora maggiore, diciamo così, reclutare “il rivoluzionario più fanatico” alla causa del Tina (there is no alternative) e dello status quo come un Moscovici qualunque. Per le prossime puntate, suggeriamo al foglio dei soviet di via Solferino ulteriori riflessioni attorno ad altre sentenze del suo rivoluzionario di riferimento. Tipo: “Gli Stati Uniti d’Europa in regime capitalistico sarebbero o impossibili o reazionari”. Oppure, restando al there is no alternative, “per fare una frittata bisogna rompere qualche uovo”. E qui, già che siamo ai fornelli, interrogarsi su una bizzarra omissione di Lenin: se “il cuoco deve imparare a governare lo Stato”, che faranno i camerieri?

11 ottobre 2018

 

LA CALUNNIA…ultima modifica: 2018-10-15T06:46:09+02:00da iskra2010
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