I massocapitalisti finanziando tutti i partiti attuali hanno trasformato il Parlamento nel loro comitato d’affari

Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer

per la ricostruzione del P.C.I.

di Andrea Montella

Carissime compagne e compagni

leggendo l’articolo de il Fatto Quotidiano del 23 novembre 2018 su come vengono “finanziati“, oggi, i politici e i partiti che siedono in Parlamento si comprende una cosa molto semplice: nel nostro paese si fanno leggi e decreti non per tutto il popolo, ma solo per favorire gli interessi di chi ha stanziato quei soldi.

Con questo attuale sistema di elargizione privatistico si sono trasformati i parlamentari in dipendenti del sistema delle imprese e delle banche, ovvero dei massocapitalisti. In questo modo l’autonomia del politico è andata a farsi benedire definitivamente perché si è accettato il primato degli interessi dei capitalisti su quello della maggioranza della popolazione, che è composta da lavoratori.

In Italia c’è stata una lotta furibonda tra chi voleva, come noi comunisti, essere in linea con i valori della Resistenza, messi poi nella nostra Costituzione, tenendo sempre la barra dritta sull’eguaglianza e la giustizia sociale e chi invece voleva distruggere quei valori, utilizzando trame eversive, pur sapendo a quali disastri ci avrebbero condotto.

Uno dei danni peggiori alla nostra democrazia lo abbiamo subito con l’introduzione del sistema maggioritario e con l’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti.

Possiamo dire che dopo il referendum voluto dal Partito radicale nel 1993, che eliminò il finanziamento pubblico dei partiti, individuato dalla campagna mediatica dei massocapitalisti, come la causa di tutti i mali del nostro paese, la situazione sia migliorata? Che ci sia meno corruzione e meno mafia in politica, più cura del territorio, migliori scuole per i nostri figli, una sanità pubblica migliore, meno infortuni sul lavoro, più occupazione, più diritti per le donne, meno droga nei quartieri? Non ci sembra, anzi la situazione è peggiorata.

Oltre ad averci tolto il finanziamento pubblico ai partiti i massocapitalisti ci hanno sottratto, tramite il sistema maggioritario prima, o con finti proporzionali infarciti di sbarramenti dopo, il proporzionale puro, che ci dava la possibilità di avere parlamentari che fossero realmente espressione della volontà dei cittadini e di controllare l’operato degli eletti e la gestione delle risorse economiche dei partiti.

E’ proprio grazie alla legge sul finanziamento pubblico ai partiti che la magistratura poté colpire il rapporto perverso e illegale tra imprese e politici e tra politici e imprese. Tangentopoli evidenziò quel complesso di attività illegali che vedevano intrecciarsi gli interessi di amministratori, esponenti politici e imprenditori, i quali, attraverso la pratica sistematica della corruzione mediante tangenti, violavano le norme legali di appalti, forniture e altre attività pubbliche, realizzando ingenti profitti illeciti, destinati all’arricchimento personale o al finanziamento occulto dei partiti.

Oggi quel finanziamento occulto e illegale è diventato la regola fondamentale della politica e non vi è nessun partito che possa dire di esserne esente.

Ma nelle masse popolari l’esigenza di una maggiore giustizia sociale e di una vera eguaglianza si fa sempre più forte, ma ancora non trova sbocchi politici in grado di soddisfare l’enorme sete di giustizia gridata in ogni mobilitazione, come ad esempio quella recente delle donne e dei lavoratori di molte aziende in crisi o in lotta contro gli esorbitanti tassi di sfruttamento e i salari da fame.

Manca il partito della questione morale, fatto di persone con le mani pulite e con un’autodisciplina ferrea rispetto all’applicazione integrale del programma-progetto contenuto nella nostra Costituzione sociale, basata sulla pace, sul lavoro e l’eguaglianza.

Per capire meglio la portata dei problemi relativi dalla “questione morale”, che i comunisti avevano già da molto tempo individuato come inscindibile dal sistema capitalistico, alleghiamo i passi più significativi di questa critica formulata in più occasioni, tra il 1974 e il 1981, dal nostro segretario Enrico Berlinguer.

Saluti comunisti

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Berlinguer e la “diversità” del Pci. 20 anni prima di tangentopoli nasce la “questione morale”

Già una ventina d’anni prima di Mani Pulite il segretario del Pci metteva l’accento sulla “questione morale” che affliggeva il Paese denunciando l’occupazione dello Stato da parte dei partiti, anticamera delle ruberie che la magistratura solo decenni dopo avrebbe svelato

Enrico Berlinguer nel 1976

11 giugno 2014 Enrico Berlinguer fu il primo a porre l’accento sulla “questione morale”. Una questione sollevata dal segretario del Pci già nel 1974, vent’anni circa prima di Mani Pulite, e che a giudicare anche dalle cronache degli ultimi giorni il Paese sembra non aver mai affrontato.

Di seguito alcuni estratti di interventi ed interviste in cui Berlinguer spiega e definisce la “questione morale”.

Intervento al Comitato Centrale del Pci, giugno 1974:

Il popolo italiano esige oggi che si dica la verità; è pron­to ad appoggiare, come ha fatto per il divorzio, riforme di libertà, di democrazia, di progresso civile. Questa è la strada maestra per moralizzare la vita pub­blica.

È urgente dare inizio a una fase in cui si metta fine ai finanziamenti occulti, agli intrallazzi, alle ruberie, al sistematico sacrificio degli interessi pubblici più sacrosanti (la sa­lute, la difesa del paesaggio e del patrimonio artistico, l’ordi­nato sviluppo urbanistico, l’onesto rispetto della legge e del­l’equità) agli interessi privati, di parte, di corrente, di gruppi e uomini nella lotta per il potere.

In questo campo, ciò che innanzi tutto conta, al di là della cortina fumogena di tutte le ipocrite prediche moraleggianti sulla ‘classe politica’, sono i fatti, le decisioni politi­che e parlamentari.

Noi siamo stati favorevoli al finanziamento pubblico dei partiti. Ma esso deve rappresentare l’inizio di una effettiva moralizzazione, di una effettiva condizione di indipendenza, per tutte le forze politiche, da centri di potere finanziari occulti.

Ma come si può, allora, accettare una decisione scanda­losa, come quella assunta dalla maggioranza di centro-sinistra, più i liberali e i fascisti – nella commissione parlamen­tare inquirente – di avocare, e cioè di insabbiare, l’inchiesta della magistratura ordinaria sui fondi della Montedison?

E come si potrebbe consentire a una amnistia, la quale dovreb­be seppellire, con sotterfugi, tutto il passato di imbrogli e di manovre di potere? Chi pensa a questo non ha capito niente del voto del 12 maggio!

Noi chiediamo che al popolo italia­no si dica la verità; che si rompano le reti dell’omertà, dei ricatti, dei condizionamenti; che di fronte al popolo si assumano impegni seri e chiari per l’avvenire”.

Discorso in Parlamento, febbraio 1976:

“Io non voglio tornare a insistere sulle cause politiche della crisi morale. Mi preme dire che tale crisi ci riconduce certo al problema politico di fondo; che la verità è che i ma­lanni e i guasti più rilevanti – quelli del sottogoverno, del clientelismo, delle spartizioni del potere, delle confusioni tra pubblico e privato, delle commistioni tra potere politico e potere economico, dell’inceppamento dei meccanismi del controllo democratico, dell’abitudine all’impunità – sono stati il portato di una organizzazione del potere fondata per lungo tempo sulla discriminazione anticomunista, sul mono­polio e il predominio della Democrazia cristiana, sulla di­chiarata impossibilità di una qualche alternativa a quel tipo di regime, sia nel periodo centrista sia in quello del centro­sinistra.

Che da questo tipo di direzione politica e dal tipo di sviluppo economico siano derivati i processi degenerativi che hanno finito col coinvolgere la stessa Democrazia cri­stiana, non mi par dubbio.

Tuttavia, non si tratta di pro­nunciare sommarie condanne moralistiche. E certo però che siamo di fronte a un decadimento, a una perdita di autorità politica e morale dei gruppi dirigenti; e siamo di fronte al rischio che in qualche misura sia offuscato quel cardine della democrazia costituito dal sistema dei partiti, e quella con­quista della Resistenza che fu la costruzione dei grandi par­titi democratici di massa.

Per questo, l’esigenza della moralizzazione della nostra vita pubblica e di un recupero di valori, appare oggi così forte e ripropone quella svolta politica, quel ricambio e rinno­vamento della classe dirigente per cui è essenziale il Partito comunista”.

Intervista a Berlinguer, La Repubblica, luglio 1981:

“Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”. La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi. Per la DC: Bisaglia in Veneto, Gava in Campania, Lattanzio in Puglia, Andreotti nel Lazio, De Mita ad Avellino, Gaspari in Abruzzo, Forlani nelle Marche e così via. Ma per i socialisti, più o meno, è lo stesso e per i socialdemocratici peggio ancora…

(…)

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c’è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.

(…)

La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche”.

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Soldi ai partiti, ecco chi ha pagato la politica. Alla Lega 100mila euro da un produttore di e-cig

Soldi ai partiti, ecco chi ha pagato la politica. Alla Lega 100mila euro da un produttore di e-cig

I contributi 2018 – Da chi fabbrica sigarette elettroniche ai cacciatori: l’elenco aggiornato dei finanziatori privati

di Carlo Tecce

La politica non si sente più casta, ma ancora costa. I finanziamenti pubblici (diretti) sono spariti, le strutture dei partiti sono più snelle, quasi impercettibili se non per la propaganda, e perciò aumentano le donazioni private con ampio supporto dei politici stessi e di una miriade di piccole, medie e grandi imprese che si muovono per tutelare i propri interessi. O detto in volgare: i propri affari. Il resoconto arriva dai tabulati – consultati dal Fatto e riferiti a quest’anno – delle dichiarazioni congiunte che partiti, eletti e candidati sono obbligati a depositare alla Camera. La legge – che sta per cambiare – impone la trasparenza per i contributi superiori a 5.000 euro fino al limite di 100.000, ma le norme sulla privacy rendono agevole l’occultamento del benefattore.

La Lega ha un debito con lo Stato di 49 milioni di euro per la condanna sui rimborsi pubblici del passato di Bossi & Belsito. Seppur inarrestabile nei sondaggi, il Carroccio di Matteo Salvini è squattrinato. Per le campagne elettorali, la Lega ha tartassato i candidati e rimpinguato le casse del partito nazionale con 3,48 milioni di euro. Un obolo di 100.000 euro, però, è di Vaporart, un’azienda milanese che produce sigarette elettroniche. Il ministro Salvini ha smesso di fumare, pare, ma la Lega protegge le imprese del settore “aromatico” contro le tasse inique applicate dai governi di centrosinistra. Il primo di agosto, il Capitano ha promesso: “Entro l’estate faremo un provvedimento”.

Un mese fa, invece, Salvini ha comunicato l’attesa e lieta notizia al magazine delle sigarette elettroniche: “Ci abbiamo messo qualche settimana in più, ma ce l’abbiamo fatta”. In Parlamento, però, non è finita e i leghisti spingono a fatica l’emendamento alla legge di Bilancio. Il ministro dell’Interno ha raccolto un po’ di denaro anche con la lista “Salvini premier”: 97.000 euro, di cui 25.000 da Confagricoltura e 25.000 da Telefin. Quest’ultima è un’azienda specializzata in impianti di comunicazione ferroviaria di proprietà di Ducati Energia di Guidalberto Guidi, già vicepresidente di Confindustria e padre di Federica, ministro per lo Sviluppo economico nel governo renziano. Telefin ha coperto l’intero versante del centrodestra con 20.000 euro per Ignazio La Russa (Fratelli d’Italia) e 20.000 per Mara Carfagna (Forza Italia). Al contrario, la figlia si è impegnata col centrosinistra, per la precisione col Pd. Il centro di ricerche Ducati di Trento, di cui Federica Guidi è vicepresidente, ha finanziato gli ex colleghi ministri e sottosegretari uscenti Maria Elena Boschi (20.000 euro), Cosimo Maria Ferri (20.000) e Marianna Madia (10.000). Per Boschi da segnalare anche 9.000 euro da Robox di Roberto Marai.

La battaglia dei valori sovranisti di Fratelli d’Italia ha riscosso successo durante la raccolta fondi: 1,1 milioni di euro al partito nazionale, 171.000 a Roma e nel Lazio. Giorgia Meloni ha rinunciato al sempre più forte sentimento animalista e abbracciato la causa dei cacciatori. Tant’è che ha portato il capo della Confederazione delle associazioni venatorie – Maria Cristina Caretta – in Parlamento. Non sorprende che l’Associazione dei cacciatori veneti abbia scelto di premiare FdI con 70.000 euro. Non è sempre così automatico legare una donazione a una richiesta, più o meno esplicita. Per esempio, chissà perché Idroterm – che fabbrica tubi in polietilene – ha puntato 25.000 euro su Alternativa popolare, una costola del Nuovo centrodestra che fu di Angelino Alfano. Più evidente e di certo più sofferto il solito assegno da 100.000 euro – il più recente è stato registrato a ottobre – che Fininvest ha staccato per mantenere in vita Forza Italia. Per fortuna, il ricco italo-americano Lawrence Auriana ha elargito un po’ di generosità con 40.000 euro per Francesca Alderisi e 25.000 per FI.

Urne infauste per +Europa di Emma Bonino, ma ottima presa sui donatori: 412.000 euro raccolti dal cartello politico, più altri distribuiti ai fedelissimi come i 260.000 euro per Benedetto Della Vedova da Peter Baldwin. Il professore americano Baldwin, come riporta correttamente il portale di +Europa, ha aiutato Bonino con oltre 1,6 milioni di euro. Più parsimonioso Diego Della Valle, patron di Tod’s, che ha versato 15.000 euro a Sandra Lonardo in Mastella, senatrice di Forza Italia. Giovanni Arvedi, il fondatore dell’omonimo gruppo siderurgico, ha donato più del triplo – 50.000 euro – all’ex sottosegretario Luciano Pizzetti.

L’ex ministro Luca Lotti s’è dovuto accontentare di una dozzina di migliaia di euro: 7.500 dai gelati Sammontana, 5.000 da Defendini Logistica. Interessante la disputa per il Pirellone. Il dem Giorgio Gori, lo sconfitto, ha rastrellato 1,35 milioni di euro e s’è pure svenato: ha finanziato se stesso con 200.000 euro, altri 200.000 li ha messi la moglie Cristina Parodi, 20.000 Ilaria Dallatana (ex socia in Magnolia e poi direttrice di Rai2) e la miseria di 9.964 euro l’ingegnere Carlo De Benedetti, ex presidente del gruppo editoriale L’Espresso (ora Gedi).

Il leghista Attilio Fontana, il vincitore, ha ricavato abbastanza dalle associazioni fondate anche attorno alla figura dell’ex governatore Maroni: 50.000 euro da Paolo Scaroni, ex presidente di Eni e ora al vertice del Milan; 50.000 dal cavaliere Domenico Bosatelli (che con Gewiss darà il nome al nuovo stadio dell’Atalanta) e 25.000 dalla Mapei di Giorgio Squinzi, ex capo di Confindustria e proprietario del Sassuolo. Bosatelli, in maniera neutrale, ha donato 50.000 euro anche a Gori. Più povera la campagna laziale.

Il comitato di Roberta Lombardi (M5S) ha incassato 41.500 euro con contributi sotto la soglia di 5.000, mentre quello di Nicola Zingaretti – per la seconda volta governatore e adesso candidato alla segreteria del Pd – s’è fermato a 27.500: 6.000 da Assomercati di Fondi e 9.500 da Paolo Gentilini, dell’omonima azienda di dolciumi. Chiude la classifica, soltanto per questioni di ordine alfabetico, l’ex capogruppo dem Luigi Zanda, che denuncia un’unica donazione: 15.000 euro dal cittadino svizzero Carlo De Benedetti.

23 novembre 2018

I massocapitalisti finanziando tutti i partiti attuali hanno trasformato il Parlamento nel loro comitato d’affariultima modifica: 2018-11-28T06:37:12+01:00da iskra2010
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