Un’altra dimostrazione che democrazia e società segrete sono inconciliabili

Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer

per la ricostruzione del P.C.I.

di Andrea Montella

Carissime compagne e compagni

l’intervista sotto riportata dimostra la validità della nostra analisi su come nel concreto funziona la dittatura della borghesia e quali sono le strutture che ne permettono la realizzazione.

Nelle nostre Tesi del 3° Congresso delle Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer svoltosi a Pisa il 6 febbraio 2016 abbiamo affrontato la questione giungendo alla conclusione che essa era una delle nostre principali priorità politiche:

I comunisti hanno il dovere di lottare per realizzare il contenuto programmatico dell’articolo 18 della nostra Costituzione contro le associazioni segrete, questo perché i comunisti sono contro la forma organizzata della dittatura della borghesia che si realizza nella società tramite l’associazionismo massonico. Va da sé che per i comunisti è vietata l’appartenenza alla massoneria e alle società segrete in genere.

Quindi una lotta per una reale e più avanzata democrazia politica, il socialismo-comunismo, non può svolgersi se non contro la massoborghesia che, infiltrando ogni struttura della società sia in ambito statale sia in ambito privato, ne determina il completo controllo sia politico che economico, deformando le conquiste democratiche e costituzionali in una dittatura di classe”

…“Si è persa la sovranità nazionale con il tradimento dell’articolo 11 della Costituzione: partecipando ai progetti di guerra offensiva Usa-Nato siamo diventati uno Stato fantoccio al servizio del comparto industriale-militare Usa e delle conseguenti mire dell’imperialismo statunitense in Medio Oriente, Africa, Est Europa e Asia.

Tutto questo è avvenuto e avviene solo in ragione del fatto che i capitalisti e i loro alleati si muovono nella società attraverso formazioni elitarie ed autoritarie come la massoneria e suoi derivati – il Bilderberg, la Trilateral, l’Aspen, ecc. – che fanno del trasversalismo occulto la prassi sociale che consente loro di occupare tutti i partiti, i media pubblici e privati, le istituzioni, gli apparati militari e civili dello Stato, in dispregio dell’articolo 18 della Costituzione sulle società segrete.

Creando in questo modo le condizioni politiche per l’avvento di quello che Karl Marx chiama dittatura della borghesia”.

Una democrazia, senza l’assoluta trasparenza e che permetta l’associazionismo segreto è solo una pericolosa contraddizione in termini, che dilata nella società logiche e pratiche criminali.

Dobbiamo comunque porci una domanda: nonostante le inchieste giudiziarie, il lavoro d’indagine di coraggiosi giornalisti e saggisti, nessuna delle formazioni politiche sedute in parlamento o che si autodefiniscono “comuniste” o di “sinistra” non hanno questa lotta nel loro programma?

Saluti comunisti

Amerigo Minnicelli – Il Grande Oriente lo cacciò nel 2012: “Avevo denunciato le infiltrazioni delle cosche, che usano la massoneria per espandersi al Nord”

“Logge e ’ndrangheta, oggi è ancora peggio di quando fui espulso”

di Gianni Barbacetto

Amerigo Minnicelli è massone per convinzione laica e per tradizione di famiglia. “Sono discendente – racconta – di Luigi Minnicelli, garibaldino e ufficiale dei Mille. A lui è intestata la loggia numero 972 di Rossano Calabro, di cui sono stato Maestro Venerabile”. Ora non lo è più. Nel 2012 è stato espulso dal Grande Oriente d’Italia (Goi), la più numerosa tra le comunioni massoniche italiane: “Perché ho denunciato che la ’ndrangheta si è infiltrata dentro le logge calabresi”. Ha fatto subito ricorso contro l’espulsione e il suo caso sarà discusso dalla Corte d’appello civile di Catanzaro a novembre, dopo sette anni.

“Non sono per niente stupito dalle dichiarazioni dell’ex Gran Maestro del Goi Giuliano Di Bernardo”, dice ora. Nella sua recente testimonianza al processo di Reggio Calabria sulla ’ndrangheta stragista, Di Bernardo ha raccontato che nel 1993 il suo vice al Grande Oriente, Ettore Loizzo, di Cosenza, gli aveva spiegato che non aveva fatto nulla per impedire le prime infiltrazioni delle cosche calabresi nelle logge: “Avrei messo a rischio la mia vita e quella della mia famiglia. La verità è che 28 su 32 logge calabresi sono controllate dalla ’ndrangheta”.

Minnicelli conferma. “Ho conosciuto il professor Di Bernardo nel 1992 nel corso di un convegno in Calabria. Ci siamo reincontrati lo scorso gennaio quando siamo stati auditi, lui prima di me, dalla Commissione parlamentare antimafia sul rapporto tra ’ndrangheta e massoneria. Le sue affermazioni rese di recente alla Corte d’Appello di Reggio Calabria aggiungono, a quelle già note, altre notizie e confidenze ricevute da Licio Gelli, Ettore Loizzo, Ennio Battelli… Tutti illustri defunti. Da quello che si intuisce, oltre alla pervasività dei malavitosi nelle logge del Goi, già denunciata anche da me in sede giudiziaria, vi sarebbe stata persino una responsabilità, in capo al Grande Oriente, quale cosciente veicolo di propagazione della mafia dalla Calabria e dalla Sicilia verso il Nord”.

Minnicelli ha dubbi sui tempi di questa propagazione: “Non credo che ciò sia avvenuto già prima della Gran Maestranza di Di Bernardo e di quella successiva di Virgilio Gaito, anche se non mi sentirei di escluderlo. Di certo il quindicennio in cui è stato Gran Maestro Gustavo Raffi e ora gli anni di Stefano Bisi sono in perfetta continuità con quel passato. Fino alla fine degli anni Novanta gli iscritti alla massoneria più antica d’Italia erano stabilmente 10 mila circa, mentre dopo Raffi sono quasi triplicati. In Calabria gli iscritti erano circa 600 distribuiti in una trentina di logge. Oggi, a quanto si sa, sono quasi 3 mila in 100 logge. Se le mafie hanno usato la massoneria (e non solo) per espandere i loro metodi al Nord, in campo politico ed economico, ciò è potuto accadere solo dopo la Gran Maestranza di Gaito, che era assai avversa a quegli ambienti malavitosi e collaborativa con la magistratura e con la Commissione parlamentare antimafia (allora presieduta da Tiziana Parenti) alla quale furono spontaneamente consegnati gli elenchi degli iscritti di tutta Italia, e non solo di Calabria e Sicilia, creando un precedente che l’attuale Gran Maestro Bisi ha bellamente ignorato”.

Le infiltrazioni della ’ndrangheta nelle logge ci sono. “Come ampiamente documentato da me e da altri, sono numerosi gli iscritti (calabresi e non solo) che in questi ultimi vent’anni sono finiti sotto inchiesta. Eppure mai nessuno di questi è stato espulso dal Goi e nemmeno processato, come pure vorrebbero le Costituzioni massoniche. La Calabria è diventata determinante per eleggere il Gran Maestro, prima Raffi e poi Bisi. Gli indagati sono tutti rimasti al loro posto, validi portatori di consensi elettorali alla linea tollerante con la malavita. C’è stata perfetta continuità tra Raffi e Bisi, a dispetto delle loro pubbliche dichiarazioni contro la mafia. Nella massoneria oggi prospera un pensiero unico, tanto che l’attuale Gran Maestro Stefano Bisi si appresta al suo secondo mandato, presentandosi come candidato unico alle prossime elezioni del Goi”.

Chi ha protestato è stato cacciato: “I dissidenti sono stati ridotti al silenzio o espulsi. E snobbati anche dagli apparati dello Stato”. Nei giorni scorsi abbiamo saputo che 15 magistrati calabresi sono indagati per corruzione in atti giudiziari e favoreggiamento mafioso. “È la riprova – conclude Minnicelli – che nella magistratura calabrese ci sono complicità e infiltrazioni”.

27 gennaio 2019

Un’altra dimostrazione che democrazia e società segrete sono inconciliabiliultima modifica: 2019-01-28T06:03:55+01:00da iskra2010
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