DISTRUGGERE L’ITALIA E’ LA PROSSIMA CUCCAGNA DEI MASSOCAPITALISTI AL GOVERNO

Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer

per la ricostruzione del P.C.I.

di Paola Baiocchi e Andrea Montella

Carissime compagne e compagni

durante le audizioni del processo di Caltanissetta, dove si celebra il processo ai poliziotti Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, imputati per il depistaggio nelle indagini sulla strage di via D’Amelio, il 15 gennaio scorso l’esperto informatico Gioacchino Genchi, ha raccontato che la Cuccagna era “il ristorante preferito dei questori di Palermo” e “delle gerarchie”.

I giornalisti Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza nell’articolo allegato, ricostruiscono quello che andiamo affermando da decenni: ovvero che la dittatura dei massocapitalisti è costruita dall’occupazione da parte della massoneria di apparati dello Stato, come la Polizia, i servizi segreti, che agiscono in sinergia con le varie mafie e i politici nati dalla Trattativa Stato-mafia, per mantenere il nostro territorio sotto il controllo della dittatura internazionale del capitale, l’imperialismo Usa-Nato.

Come si vede dall’articolo la massoneria è il motore della dittatura dei massocapitalisti; è per questo che deve esserci una presa di coscienza del suo ruolo da parte delle compagne/i e dei sinceri democratici, che hanno trascurato e sottovalutato in tutti questi anni i preziosi contributi di analisi sulla massoneria arrivati da Marx-Engels, Lenin e Gramsci che possono ben essere sintetizzati in questa presa di posizione del IV Congresso dell’Internazionale comunista del 1922:

«È assolutamente necessario che gli organi direttivi del partito rompano tutti i ponti che portano alla borghesia e quindi effettuino una netta rottura con la massoneria. L’abisso, che separa il proletariato dalla borghesia, deve venir portato a conoscenza del Partito comunista. Una parte degli elementi guida del partito (il riferimento è alla situazione francese) ha voluto provare a gettare oltre questo abisso dei ponti mascherati ed a servirsi delle logge massoniche. La massoneria è la più disonesta ed infame truffa per il proletariato da parte di una borghesia indirizzata verso posizioni radicali. Noi ci vediamo costretti a combatterla fino ai limiti estremi».

I contenuti di questa presa di posizione vengono inseriti da Togliatti nell’art. 18 della Costituzione italiana, contro l’associazionismo segreto. Ecco perché serve riprendere nelle nostre mani il programma politico-sociale , articolo per articolo, della nostra Costituzione per impedire che i massocapitalisti realizzino i loro reazionari obiettivi di modifica costituzionale, chiamate “democrazia diretta” e “federalismo differenziato” che oggi vogliono far passare tramite questo governo a loro asservito, per costruire una situazione come quella che ha scatenato la guerra nella ex Jugoslavia e nei Balcani.

Chi fa queste proposte palesemente incostituzionali deve essere fermato, indagato e processato per attentato contro la Costituzione e all’unità dello Stato.

Saluti comunisti

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La Cuccagna: ecco il ristorante che attovaglia Stato, 007 e boss

Palermo – Dopo le stragi del ’92 lì sedevano l’ex capo Ucigos De Sena e l’allora capo massone Savona. “Anche oggi ritrovo vertici Viminale”

di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza

Nei mesi successivi ai “botti” di Capaci e via D’Amelio le alte gerarchie del Viminale frequentavano abitualmente un ristorante di Palermo che negli anni Ottanta faceva da “postino” tra il boss Mariano Agate e un potente capo massone, ex ufficiale repubblichino, in passato coinvolto nelle indagini sul Sid deviato, e indicato come un “agente esterno” che avrebbe avuto un ruolo nella strategia stragista. Il ristorante è “La Cuccagna”, il suo titolare è Francesco Paolo Sammarco, a sua volta massone in sonno, che nei depliant turistici si vanta di aver ospitato vip come re Juan Carlos di Borbone e Tom Cruise. E il massone è Luigi Savona, il Gran Maestro della Ciclopi Club, loggia di Torino, ritenuto anello di congiunzione tra mafia e massoneria. Nei locali di via Principe di Granatelli, pranzava nelle sue trasferte palermitane l’ex capo dell’Ucigos Luigi De Sena, grande amico dell’ex questore Arnaldo La Barbera, e qualche anno prima si recava assiduamente Savona, che il confidente Luigi Ilardo indicò al colonnello del Ros Michele Riccio “come uno dei mandanti degli attentati siciliani”. Da una parte, dunque, l’uomo che comandava l’ufficio centrale della Polizia di Stato per le investigazioni speciali che dovevano individuare gli assassini di Falcone e Borsellino; dall’altra il coordinatore delle logge segrete di Piazza del Gesù.

I due nel frattempo sono entrambi deceduti, ma la clamorosa coincidenza è stata svelata solo adesso, nell’aula giudiziaria di Caltanissetta dove si celebra il processo ai poliziotti Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, imputati per il depistaggio di via D’Amelio. È stato per primo l’esperto informatico Gioacchino Genchi, il 15 gennaio scorso, a raccontare che “La Cuccagna” era tradizionalmente “il ristorante preferito dei questori di Palermo” e “delle gerarchie”. Non solo negli anni Novanta. “Quando (nel febbraio 2017, ndr) l’ultimo questore Guido Longo è stato trasferito, la cena di saluto l’ha fatta alla Cuccagna”. Ma perché proprio a “La Cuccagna”? Un’incomprensibile consuetudine, secondo Genchi, condivisa dagli uomini del Viminale: “Tutti continuavano a frequentare questo posto, anche se aveva una cucina pessima, ricordo involtini che sembravano presi all’obitorio…”. L’informatico ricorda di aver cenato lì con De Sena in epoca immediatamente successiva alle stragi: “Almeno fino al Natale del ’92. Lui era un vecchio viveur, alloggiava alle Palme, là vicino c’era la sede del Sisde e ‘La Cuccagna’ era il ristorante dove andavano i questori passati da Palermo”.

Gli aficionados del Viminale, compreso il titolare dell’Ucigos, ufficio di supporto operativo a Sismi e Sisde, potevano non sapere che il titolare della trattoria apprezzata dalle “gerarchie” era un massone, seppure in sonno? Lo sapeva sicuramente Savona che Sammarco con deferenza chiamava “il professore”. Sentito nel ’92 dal poliziotto Rino Germanà, che a Trapani indagava sui rapporti tra mafia e massoneria, il titolare della “Cuccagna” ammise le visite frequenti dell’ex ufficiale repubblichino nella sua trattoria. Ed è stato proprio Germanà a ricordare il 17 gennaio scorso che negli anni Ottanta “La Cuccagna” era il canale della famiglia mafiosa di Mazara per contattare Savona: “Al locale c’era Lo Nigro, un mafioso di Palermo, che faceva il cameriere. Era in auge il contrabbando di sigarette, avevano sequestrato un carico in Calabria: ricordo che il mafioso calabrese chiamava ‘La Cuccagna’, si faceva passare Lo Nigro e comunicava in codice che ‘sono tutti ammalati’, cioè che il carico era bloccato. Il ristorante tornò anche in un’altra indagine perché alcuni mafiosi mazaresi ordinarono un pranzo da mandare all’Ucciardone”.

Ma chi è Savona? E perché è incredibile che l’intelligence antimafia pranzasse nel suo locale preferito? Secondo il colonnello Michele Riccio, che lo apprese da Ilardo, il “professore” era amico di Gianni Chisena, un pugliese con trascorsi nel contrabbando di sigarette, ma soprattutto “un agente esterno dei Servizi” che poi finì ucciso. Palermitano, Savona aveva prestato servizio con il grado di tenente nelle SS italiane a Venezia. “Inoltre – è sempre la ricostruzione di Riccio – il personaggio fu oggetto d’indagini a Torino, per la vicenda del ‘golpe bianco’ e delle deviazioni del Sid”. Riccio riferisce ancora che Savona “fu indagato anche da Falcone che evidenziò i suoi rapporti con un altro massone siciliano: Giuseppe Mandalari”. Da alcune indagini emerse infine che a Torino, Savona era in rapporti con Giovanni Bastone, uomo d’onore di Mazara del Vallo e amico del boss Mariano Agate, considerato vicinissimo alla massoneria. E chi era Bastone? Legato anch’egli alla massoneria, il suo ruolo incuriosì il pm fiorentino Gabriele Chelazzi che lo citò nel suo interrogatorio a Claudio Martelli: secondo il pentito Antonino Gullotta, Bastone sarebbe stato l’uomo che consegnò a Santo Mazzei il proiettile trovato nel giardino di Boboli a Firenze, che segnò l’inizio della stagione stragista del ’93. E in quel fine anno del ’92, ha accertato la Dia, Bastone trascorreva buona parte del suo tempo a Roma alloggiando nell’hotel Raphael.

29 gennaio 2019

DISTRUGGERE L’ITALIA E’ LA PROSSIMA CUCCAGNA DEI MASSOCAPITALISTI AL GOVERNOultima modifica: 2019-01-31T06:00:27+01:00da iskra2010
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