Per i quotidiani italiani la “Sindrome cinese” non finisce mai e torna sotto la forma del “protocollo alla pechinese”

Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer

per la ricostruzione del P.C.I.

Negli anni Settanta un’inquietante teoria legata ai rischi dell’utilizzo delle centrali nucleari, portava il nome di “sindrome cinese”. Ipotizzava che se si fosse fuso il nocciolo di una centrale nucleare, la fusione sarebbe stata inarrestabile e avrebbe perforato tutto il globo terrestre fino ad arrivare in Cina. Un film statunitense del 1979, intitolato per l’appunto Sindrome cinese, ebbe un bel successo perché uscì nelle sale dodici giorni prima dell’incidente alla centrale nucleare di Three Mile Island (Pennsylvania), in cui si dimostrò immediatamente l’infondatezza della teoria.

La Cina non c’entrava nulla con il rischio nucleare, dato che aveva da poco cominciato la sua galoppante industrializzazione e non poteva certo annoverarsi tra i G7, ma tornava comodo ai media massocapitalisti agitarla come uno spettro genericamente pericoloso, sottintendendo che essendo comunista e molto popolosa doveva essere necessariamente una minaccia per l’Occidente capitalista.

Leggendo i titoli dei principali quotidiani italiani sulla visita di Xi Jinping in Italia, ci sembra che poco sia cambiato dai giorni della guerra fredda, in cui furoreggiavano frasi come “la Cina è vicina”, o “la minaccia gialla”. Sulla prima pagina de La Repubblica campeggia un gigantesco “Signor XI” con un gioco di parole che richiama il militaresco signorsì. Nelle pagine interne della Repubblica, Federico Rampini, che da anni abita in quel campione di “democrazia” che sono gli Stati Uniti (così democratici nei confronti della gente di colore da continuare ad ammazzarli impunemente), dà lezioni sui diritti civili a cui la Cina dovrebbe aprirsi.

Il Fatto quotidiano invece sottolinea che i giornalisti non potranno porre domande per via di un “protocollo alla pechinese”.

Insomma la solita bassa propaganda contro i nostri interessi e a favore di quelli statunitensi, omettendo di dire che Francia e Germania già da tempo commerciano alla grande con la Cina.

Eppure grazie al memorandum siglato il 23 marzo a Roma, le prime arance italiane sono arrivate in Cina e si sta preparando l’accordo per le mele e le pere, a dimostrazione che “la via della seta” è veramente a due direzioni; questi ed altri importanti accordi in preparazione, daranno respiro all’asfittica economia italiana e alla nostra agricoltura che ancora risente degli embarghi imposti dagli Usa all’Europa, nei confronti della Russia (1)

Paola Baiocchi

Per i quotidiani italiani la “Sindrome cinese” non finisce mai e torna sotto la forma del “protocollo alla pechinese”ultima modifica: 2019-03-23T05:37:01+01:00da iskra2010
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