GLI “EROI” DEI MASSOCAPITALISTI LI ANALIZZIAMO MA NON CI APPARTENGONO

Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer

per la ricostruzione del P.C.I.

di Andrea Montella

Carissime compagne e compagni
come potete leggere nel sito di Gallura Oggi, riportato sotto, ad Olbia c’è stato un evento massonico mondiale, il raduno delle logge garibaldine che hanno affermato per bocca dei suoi vertici di avere come riferimento l'”Eroe dei Due Mondi” e la Rivoluzione francese.
Come comunista sono solito diffidare degli “eroi” borghesi e quindi mi sono preso la briga di verificare se Giuseppe Garibaldi, tanto osannato dalla storiografia ufficiale, sia stato realmente quella figura di spessore etico-morale degna di essere ricordata e proposta alle future generazioni proletarie come esempio di vita. Per riuscire a capire l’eroico soggetto prendo spunto da alcuni fatti storici e personaggi legati alla sue vicende.

Prima questione: la relazione con Anita
Anita Ribeiro da Silva, figlia di Bento e Maria Antonia de Jésus, nata nel 1821 nel villaggio di Merinhos, nello Stato di Santa Catarina (Brasile), si era sposata nel 1836 con il calzolaio Manuel Duarte de Aguiar, misteriosamente scomparso quando Anita comincia la relazione con Garibaldi.

Da questa relazione il 16 settembre 1840 nasce il figlio Menotti. Il 26 aprile 1842, nonostante Anita fosse ancora sposata con Manuel Duarte de Aguiar, si sposa con l'”Eroe”. Come ciò sia stato possibile è un mistero, anche perché il matrimonio avvenuto in una parrocchia a Montevideo non venne benedetto e quindi il presunto documento mostrato in seguito dalla coppia non aveva nessun valore.
Nel 1843 nacque la figlia Rosita, che morì il 2 dicembre 1845, accudita dalla sola Anita perché lui stava guerreggiando nella battaglia di San Antonio nella città di Salto, in Uruguay.
In quelle guerre nell’America del Sud ha combattuto un personaggio assai noto per il suo valore: ligure come il nostro “Eroe” e che, guarda caso, si chiamava Maurizio Garibaldi al quale, nelle memorie, storici tendenziosi danno poca evidenza o addirittura occultano.
L’unione tra Garibaldi e Anita fu assai difficile e travagliata, a causa della vita poco dedita alla famiglia da parte del Nizzardo.

Ma la cosa che più ci ha sconcertato in questa ricerca storica è stata la morte di Anita, che viene descritta nel libro Anita Garibaldi. Vita e morte di Ana Maria de Jesus, Boris – Milani, in cui è riportato il rapporto stilato dal Delegato Pontificio di Polizia in Ravenna, conte Lovatelli, consegnato a monsignor Bedini, Commissario Pontificio Straordinario di Bologna, il 12 agosto 1849, da cui si evincono  chiaramente le modalità del decesso:

«Eccellenza Reverendissima, mi reco a premuroso dovere rassegnare rapporto a Vostra Eccellenza Reverendissima sul reperimento d’ignoto cadavere. Venerdì scorso 10 corrente da alcuni ragazzetti in certe lande di proprietà Guiccioli alle Mandriole in distanza di circa un miglio dal Porto di Primaro, e di circa 11 miglia da Comacchio, fu trovato sporgere da una motta di sabbia una mano umana. Presso la ricevuta notizia accedette ieri la Curia in luogo, dove giunta fu osservata la detta mano e parte del corrispondente avambraccio, che erano stati divorati da animali, e dalla putrefazione. Fatta levare la sabbia, che vi era, per l’altezza di circa mezzo metro, fu scoperto il cadavere di una femmina, dell’altezza di un metro e due terzi circa (1,65 cm) dell’apparente età di 30 in 35 anni alquanto complessa, i capelli già staccati dalla cute e sparsi fra la sabbia, erano di colore scuro piuttosto lunghi, così detti alla Puritana. Fu osservato avere gli occhi sporgenti, e metà della lingua pure sporgente fra i denti, nonché la trachea rotta ed un segno circolare intorno al collo, segni non equivoci di sofferto strangolamento. Ne alcuna altra lesione fu osservata nella periferia del di lei corpo; fu veduto mancarle due denti molari della mandibola superiore alla parte sinistra ed altro dente pur molare alla parte destra della mandibola inferiore. Sezionato il cadavere, fu trovato gravido di circa sei mesi. Era vestita di camicia di cambrik [tela di cotone, ndr.] bianco, di sottana simile, di sournous [un corto mantellino, ndr.] egualmente di cambrik, fondo paonazzo, fiorato di bianco. Scalza nelle gambe e nei piedi, senza alcun ornamento alle dita, al collo, alle orecchie, tuttoché forate. Li piedi mostravano di essere di persona piuttosto civile, e non di campagna, perché non callosi nelle piante. La massa delle persone accorse da Mandriole, da Primaro, da Sant‘Alberto e altri finitimi luoghi non seppero riconoscere il cadavere. Non si è potuto stabilire il colore della carnagione per essere il cadavere in putrefazione, nel qual caso non rappresenta il color naturale. Ne si credette trasportarlo in più pubblico luogo per lo ricognizione, atteso il gran fetore per cui fu subito sotterrato anche per riguardo della pubblica salute.  Tutto ciò conduce a credere che fosse il cadavere della moglie o donna che seguiva il Garibaldi, sì per le prevenzioni che si avevano del di lui sbarco da quelle parti, sia per lo stato di gravidanza. Fin qui è oscuro come sia giunta quella donna in quei siti, e come sia rimasta vittima. Si stanno però praticando le opportune indagini, delle quali sarà mia premura sottomettere all’Eccellenza Vostra Reverendissima alla opportunità l’analogo risultato».

La versione di Garibaldi riportata nelle memorie e ripresa nel libro di Carmelo Santalco, L’altro Garibaldi è questa: 

“Il 4 agosto di quell’infausto anno, Anita, in preda ad un attacco di febbre terzana, fu da me adagiata su un biroccino che era stato privato del sedile, sul quale avevo fatto stendere un materasso e un cuscino. Ci incamminammo verso la fattoria delle Mandriole dove avremmo dovuto incontrare un medico, fattovi venire appositamente. Io asciugavo la schiuma biancastra che fuorusciva dalle labbra della mia donna e cercavo di ripararla dagli ardenti raggi del sole, con un ombrello. Giunto in prossimità della fattoria dei Ravaglia vidi un giovane, che ritenni essere di casa, ma egli mi disse di trovarsi là solo per una caccia e mi premurò di chiamare qualcuno. Si fece incontro una donna, Giovanna Ravaglia, che somministrò un poco d’acqua ad Anita. Su consiglio del dottor Nannini di S. Alberto, presi Anita fra le braccia per raggiungere il piano superiore della casa onde adagiarla su un letto, nel quale però non poté essere posta viva, perché per le scale fu investita da una specie di convulsione che la tolse ai viventi”

Una ricostruzione, quella dell'”Eroe”, della morte di Anita che cozza totalmente con le risultanze della perizia necroscopica. I contadini Ravaglia, andati ingiustamente sotto processo per quel delitto, non potevano aver strangolato Anita per rubargli la cassa, in quanto era già morta, stando al racconto dello stesso Garibaldi.


Seconda questione: Garibaldi mangiapreti

 
Questo è la parte più importante della lettera di Garibaldi scritta a Pio IX il 12 ottobre 1847: 

“… Se queste braccia con qualche uso delle armi, possono riuscire bene accette a Sua Santità, noi ben volentieri le adopereremo in vantaggio di colui che tanto bene serve alla chiesa e alla patria. Purché sia un sostegno dell’opera redentrice di Pio IX, per bene avventurati ci terremo noi e i nostri compagni, in di cui nome parliamo, se ci sarà  dato poterci mettere il nostro sangue”.

Addirittura voleva mettersi al servizio del Papa!!!
Come si può notare gli eroi al servizio dei massocapitalisti, come i loro padroni, pensano soprattutto a farsi il capitale, senza tanti scrupoli.
Va ricordato che Marx ed Engels consideravano Garibaldi “un pezzo di somaro” e definivano Mazzini “un povero inconcludente”; i teorici del materialismo storico lottavano, in quel periodo, per espellere i membri di associazioni segrete dall’Associazione Internazionale dei Lavoratori, tra questi Mazzini e Bakunin, mentre Garibaldi si dava da fare per salire i gradi massonici, sino a giungere al 33° grado del Rito Scozzese, conferitogli a Torino il 17 marzo 1862, seguito poi da quello di gran maestro, il 21 maggio 1864, per giungere nel 1881 alla suprema carica di gran ierofante del Rito Egizio di Memphis-Misraim.

Terza questione: Garibaldi e il denaro


Altro mito sfatato dalle ultime ricerche storiche sull'”Eroe dei Due Mondi” è il suo stile di vita frugale. Garibaldi quando si ritirò a Caprera, dopo la famosa spedizione dei Mille, aveva abbastanza denaro per potersi comprare almeno metà dell’isola. La sua tenuta contava tra personale fisso e stagionale una quarantina di persone, oltre ai famigliari. Possedeva più di 500 capi di bestiame. Inoltre suoi ammiratori appartenenti all’alta borghesia inglese, gli avevano regalato il panfilo “Princess Olga” e che nel 1869, vendette allo Stato per 80.000 lire dell’epoca pari a 365.155,29 € di oggi.
A causa delle speculazioni edilizie sbagliate fatte a Roma dai figli Menotti e Ricciotti, la famiglia del Nizzardo si ritrovò in difficoltà economiche. Il governo di allora, stracarico di massoni, deliberò un “dono di gratitudine nazionale di ben 50.000 lire l’anno, che oggi sarebbero 228.222,06 €, pari alla rendita di due milioni di lire oro, all’oggi 9.128.882,23 €.
Alla faccia della frugalità.
Quindi gli eroi dei massoni sono esattamente speculari ai massocapitalisti, sia nella prassi che nei valori… soprattutto quelli monetari.
Chi sono invece i nostri eroi: sono quelle donne e quegli uomini che hanno apportato pacificamente miglioramenti alla vita di tutti, come ha fatto il dottor Albert Bruce Sabine che ha messo a punto il vaccino contro la poliomielite, donandolo alla collettività. Oppure consideriamo degli eroi quegli sconosciuti che hanno inventato, ad esempio, la lavatrice, il frigorifero, il tergicristallo delle auto, invenzioni che sembrano piccole ma hanno liberato parte dell’umanità da fatiche immani e migliorato l’igiene e la salute di tutti.

Eroici sono gli operai e tutti quei lavoratori/trici che tutti i giorni ci permettono di avere tutte quelle cose che rendono la vita non un peso o un pericolo, ma una condizione di benessere per tutti. 

Ma a costoro i massocapitalisti e i loro governi non fanno monumenti.

Saluti comunisti

La massoneria si ritrova a Olbia: chi sono i membri e come si entra a far parte delle Logge

Il meeting mondiale delle Logge a Olbia.

Decimo raduno delle Logge Garibaldine. Un evento mondiale che quest’anno ha scelto come location Olbia. Durante lo scorso fine settimana sono arrivate, infatti, persone appartenenti alle logge di tutto il mondo, da paesi vicini ma anche molto lontani come Russia, Australia e Uruguay… (continua)

GLI “EROI” DEI MASSOCAPITALISTI LI ANALIZZIAMO MA NON CI APPARTENGONOultima modifica: 2019-05-23T05:57:04+02:00da iskra2010
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