Massimo Fini: un militante del pensiero reazionario

Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer

per la ricostruzione del P.C.I.

di Paola Baiocchi e Andrea Montella

Il revisionismo cambia la storia un pezzettino alla volta: pazientemente tutti i giorni, come negli uffici del Ministero della Verità del libro 1984 di George Orwell (1), addetti infaticabili si occupano di rettificare i fatti, ossia di riscriverli, e quindi di falsificarli, per renderli conformi alle direttive e all’ideologia dei massocapitalisti.

Uno di questi indefessi falsificatori è Massimo Fini che, sulle pagine de il Fatto Quotidiano del 21 giugno, ha pensato fosse il momento di attaccare una figura ancora molto apprezzata ( di cui si sente la mancanza) come quella del segretario del Partito comunista italiano, Enrico Berlinguer.

Lo attacca proprio sulla “questione morale” stravolgendo il modo in cui era stata posta dal segretario del P.C.I. accusandolo di essere a capo di un partito che era corrotto come tutti gli altri.

A questa falsità ha risposto il 27 giugno in modo puntuale (2) sullo stesso quotidiano, Roberto Ghisotti, un lettore:

Massimo Fini parlava della dimenticanza morale di Berlinguer, mettendo sullo stesso piano il Pci con Dc e Psi: “Berlinguer, dopo aver parlato della questione morale, dimenticava di essere parte integrante della partitocrazia di cui denunciava il clientelismo e la corruzione a cui partecipava come tutte le altre formazioni politiche”. Questo è assolutamente falso: ci dica in quale circostanza alti dirigenti del Pci sono stati coinvolti in atti di corruzione. Abbiamo avuto Pio La Torre ucciso dalla mafia che era il fulcro della corruzione. Per giustificare questo anticomunismo viscerale parlava poi dei soldi che Urss e Usa elargivano a Pci e Dc. Ebbene quei soldi erano a bilancio nel Pci, ma nella Dc non figuravano. Ma secondo Fini i soldi al Pci potevano considerarsi alto tradimento. Quale? Se oggi Fini è libero di scrivere lo deve all’alleanza fra Urss, Usa, Inghilterra e altri migliaia e migliaia di partigiani italiani e francesi, la maggioranza comunisti. L’Urss ha dato 20 milioni di morti fra civili e militari contro il nazifascismo. Togliatti anche con 5 pallottole sul corpo disse: “Abbiamo scelto la via parlamentare, se vinceremo governeremo, altrimenti opposizione”. Il Pci ha governato nella legalità grandi regioni – Emilia Romagna, Umbria, Toscana, dove dai Paesi nordici venivano a copiarci i sistemi sociali funzionanti come la scuola e il vivere comunitario. Fini chiude il suo articolo con Zingaretti, dicendo che è figlio del Pci partitocratico e clientelare e non può perciò che essere accusato di proseguirne, sia pur con qualche resistenza, se non la politica certamente la stessa immorale moralità. Il suo paragone è fortemente offensivo nei confronti di chi ha lottato in questo Paese per l’equità, la giustizia, contro il malaffare, per la difesa dei più deboli. Potrei essere d’accordo con Lei sulla conduzione politica del partito dopo la morte di Berlinguer. Ma per cortesia, non metta brave e oneste persone insieme ai ladroni di Stato, alla mafia, al malaffare”.

Facciamo nostra la risposta del lettore e aggiungiamo delle informazioni su Massimo Fini e da quale classe sociale arrivi questo nietzschiano, questo borghese ipercritico senza speranza che non prospetta mai un’alternativa positiva all’agire umano e, quindi, è funzionale al sistema massocapitalista che si propone come unico scenario possibile per l’umanità.

Figlio di Benso Fini, giornalista del Corriere della Sera, che nel 1945 riceve in dono, assieme ad altri colleghi, il Giornale Lombardo da Michael Noble, l’ufficiale anticomunista inglese direttore del Psychological Warfare Branch, il dipartimento preposto alla guerra psicologica, che nel dopoguerra ha costruito in Italia la rete di giornali e giornalisti funzionali alla lotta al Comunismo, molti dei quali ritroveremo poi nelle liste della P2, di Gladio e nel Caso Moro.

Fanno parte del Giornale Lombardo con Benso Fini i giornalisti Gaetano Afeltra, Bruno Fallaci (zio di Oriana) e Dino Buzzati, cioè “quelli della Franchi Group” come vengono chiamati i vecchi commilitoni e sodali di Edgardo Sogno, il loro comandante che subentrerà poco dopo acquisendo la testata e trasformandola nel Corriere Lombardo.

Edgardo Sogno, quello del golpe anticomunista scoperto nel 1974, riesce a pubblicare il giornale sostenuto da Fiat, Rizzoli, Edison, Snia e Montecatini, ma in particolare dall’Ambasciata inglese che aveva fin dall’inizio pensato di affidargli la pubblicazione.

Zinaide Tubiasz, la madre di Massimo Fini era nata a Saratov, nella Russia zarista, in una ricca famiglia di religione ebraica, ed era scappata a Parigi per sfuggire alla Rivoluzione sovietica, dove incontra Benso Fini, inviato del Corriere, che sposa nel 1933.

Una decisione illuminante dei valori dei coniugi Fini è quella di rientrare in Italia, nella primavera del 1940, a due anni dall’introduzione delle leggi razziali e poco prima dell’aggressione fascista alla Francia, che dimostra con chi si schierano; una scelta descritta nel libro autobiografico di Massimo Fini Confesso che ho vissuto. Esistenza inquieta di un perdente di successo come attaccamento al proprio paese.

L’ambiente anticomunista in cui Massimo Fini matura, vive e trova molto facilmente lavoro, lo porta ad aderire a iniziative come il convegno pro Priebke del 30 novembre 1996, organizzato al Teatro Manzoni di Roma dall’Associazione Uomo e Libertà, fondata da Paolo Giachini il procuratore legale del criminale nazista Erich Priebke che mobilita intellettuali di area come Paolo Signorelli, Mario Consoli, Enzo Erra, Pietro Buscaroli, il figlio di Rudolf Hess, Giano Accame, il radicale Mauro Mellini, il socialista Antonio Guidi, il generale piduista Ambrogio Viviani.

Massimo Fini viene venduto dal mainstream della disinformazione come un giornalista “scomodo”; nelle redazioni i giornalisti veramente scomodi hanno vita difficile e rischiano la pelle. Non così Massimo Fini che rappresenta il trait d’union tra la destra più reazionaria e il mondo liberale, due realtà che fanno dell’anticomunismo la loro ragione d’essere.

Massimo Fini non a caso scrive su il Fatto Quotidiano, un giornale a cavallo di quei due mondi.

Saluti comunisti

Massimo Fini: un militante del pensiero reazionarioultima modifica: 2019-06-28T05:23:02+02:00da iskra2010
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