Paolo Mieli e la fine della Costituzione

Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer per la ricostruzione del P_C_I_*

di Andrea Montella

Carissime compagne e compagni

guardate questo video e capirete quale ruolo mediatico svolge Paolo Mieli: https://www.youtube.com/watch?v=2mYD0_rOSG8 quello di diffondere fake news sulla sospensione della Costituzione, quindi dei suoi diritti e di essere in una dittatura. Una strana dittatura che gli consente comunque di denunciarla in Tv. La prima cosa che si fa nelle dittature è quella di sopprimere ogni forma di opposizione e possibilità di denuncia. Forse Paolo Mieli sotto le dittature ha delle entrature se può fare simili affermazioni senza subire la minima conseguenza, anzi lo chiamano ancora più spesso nei programmi televisivi, addirittura egli, il “fine analista politico e storico di grande spessore” – come avrete modo di leggere in un articolo-denuncia che allego al mio pezzo e scritto con penna acuta da un compagno di Prato – continua impunemente a revisionare la storia a favore dei miliardari che misero al potere i fascisti.

Paolo Mieli ha una lunga storia personale e familiare maturata nei media e nei luoghi dove si pratica la guerra psicologica. Già negli anni Sessanta/Settanta quando era in Potere Operaio con cattivi maestri come Piperno, Negri e Scalzone vedeva la dittatura quando invece c’era una democrazia.

Le vittime del terrorismo sicuramente lo stanno ancora ringraziando. Sarà stata imperfetta la nostra democrazia, come tutte le cose umane, ma quella Prima Repubblica era pur nata dalla lotta contro il fascismo e andava preservata e fatta applicare. Quindi la lotta di classe contro il capitalismo era possibile per diritto costituzionale e andava praticata, senza mettere però in discussione l’assetto democratico sociale dello Stato con teorizzazioni in cui si affermava di vivere in una dittatura di stampo fascista. Quella teorizzazione come quella fatta nel video da Mieli è una falsa bandiera (false flag) è una esagerazione utile alla destra alla Meloni-Salvini-Berlusconi (P2), però funzionale alla P1degli Elkann, al vertice del disegno, questo sì golpista, per scardinare i nostri diritti approfittando dell’emergenza sanitaria, mettendo gli interessi dell’impresa/profitto al di sopra di ogni cosa e di ogni libertà costituzionale.

Ma dire certe balle non è fuori da ogni deontologia? Come fa ad avere la gestione di certi programmi di storia? Chi lo protegge?

Per capire e avere delle risposte ai tre quesiti vi consiglio vivamente la lettura di: http://www.iskrae.eu/paolo-mieli-uno-dei-tanti-reazionari-a-tempo-pieno-esperto-di-guerra-psicologica-anticomunista/, troverete di certo cose utili alla comprensione del suo vero ruolo nella società. Non sempre gli 007 hanno la prestanza di Sean Connery.

Al Governo ed al Popolo Italiano
Allontaniamo Mieli (Pansa) dalla RAI
perché ha infangato la Resistenza ed ha esaltato Pansa
Altre proposte per il “dopo 25 Aprile”

Dopo l’ottimo successo delle iniziative, svoltesi in tutta Italia, per la Festa della Liberazione è opportuno non abbassare la guardia.
A tal riguardo, è bene sottolineare che la destra italiana non ha accettato in passato ed a maggior ragione non accetta neanche oggi che si sente forte i valori della Resistenza.
Tutto ciò perché l’Europa è ormai intrisa di “Populismi”. Populismo è un termine molto equivoco, che i mezzi di comunicazione hanno erroneamente sdoganato.
In effetti, se uno Stato si organizza con strutture autoritarie, predica il razzismo, costruisce muri ai propri confini, innalza barriere doganali, spende poco per la sanità pubblica, pratica il militarismo, destinando somme ingenti in armamenti, sarebbe bene chiamarlo neofascismo.
Purtroppo, di questo tipo di Stato in Europa ce ne sono parecchi. In questo contesto, il noto neofascista Ignazio La Russa, esponente di primissimo piano di “Fratelli d’Italia” ha tentato il “colpo gobbo”, proponendo di “cancellare” il 25 Aprile, come Festa della Liberazione, e di dedicarlo ai morti di tutte le guerre, nonché ai morti del coronavirus.
Parimenti, sempre l’On. La Russa ha proposto di non cantare più “Bella Ciao” e di intonare “Il Piave”.
A queste proposte furbesche, apparentemente dettate dalla pietà per i defunti, ma in realtà tendenti a cancellare la data fondante della Nostra Identità Nazionale, hanno risposto con convinzione ed entusiasmo i tanti cittadini, che hanno partecipato alle iniziative del 25 Aprile.
Questo entusiasmo non deve essere disperso!
A tal proposito, è opportuno che ogni sede provinciale ANPI organizzi dei corsi sulla storia europea del 1900, sia on line, sia con la presenza fisica dei partecipanti, in quanto molte persone non conoscendo la storia del secolo scorso, non possono apprezzare pienamente il valore della Resistenza e della Liberazione.
Comunque, la soluzione definitiva di questo problema ci sarà soltanto quando nelle scuole italiane verrà studiata la storia contemporanea, con molto maggiore approfondimento di quanto non se ne faccia oggi.
La mancanza di una cultura storica di base obbliga i cittadini a bere l’acqua avvelenata dalle labbra di qualche “Santone” televisivo.
E’ quello che è successo in questi giorni con il Prof. Paolo Mieli, il quale pontificando sulla LA 7, in occasione della messa in onda il 23 ed il 24 Aprile scorso, del film di Carlo Lizzani “Mussolini ultimo atto”, ha teso a ridimensionare enormemente il valore ed il significato della Resistenza.
Quello che ancora è più grave, su piano culturale e storico, che egli ha esaltato Giampaolo Pansa come un “grande storico”. Il Prof. P. Mieli sa benissimo che Pansa è stato un giornalista e non uno storico, in quanto non ha seguito un metodo storico, cioè, quello di ricercare dei documenti negli archivi statali od in altre sedi, ma si è affidato opportunisticamente a testimonianze orali di persone interessate alle vicende da esse raccontate. Senza contare che molte delle vicende raccontate da Pansa non sono significative sul piano storico.
Tanto per fare un esempio quando Pansa parla di esecuzione di camice nere, avvenute dopo il 25 Aprile 1945, volutamente dimentica che si trattava di bande armate che avevano compiuto in Toscana ed Emilia stragi orrende e cercavano di mettersi in salvo passando il confine del Brennero. Di esempi simili se ne potrebbero fare tantissimi.
In definitiva, Pansa ha voluto intenzionalmente infangare la Resistenza. Proprio per tale motivo egli non ha mai parlato della politica estera ed interna del fascismo, né tanto meno del fatto che la R.S.I., non era “l’Italia”, ma un pezzo d’Italia occupato dai nazisti. Pertanto, non è corretto deontologicamente che uno storico come Mieli indichi come l’unico autore apprezzabile in tema di Resistenza, proprio Pansa, che della Resistenza ha volutamente parlato male.
In sostanza, Mieli, tra decine e decine di autori che hanno scritto sulla Resistenza, con competenza ed equilibrio, ha fatto il nome di chi ha volutamente denigrato la Resistenza, non riferendo su nulla di nuovo, ma delle semplici dicerie e di stampo fascista.
Venendo a parlare della storia del fascismo, dobbiamo dire che il comportamento, culturalmente più deleterio per l’Antifascismo, il Prof. Mieli l’ha tenuto quando parlando del fascismo ha riferito che la classe politica liberale negli anni 1920-1922 non si è accorta delle mire autoritarie di Mussolini. Questo il Prof. Mieli ha avuto l’ardire di affermare in televisione l’altra sera.
La verità storica è ben diversa: il mondo industriale lombardo e quello agrario emiliano-romagnolo, ben sapevano chi era Mussolini e che egli voleva instaurare un regime autoritario, ma nonostante ciò l’hanno utilizzato in funzione antisocialista.
Sarebbe finalmente l’ora che il Prof. Mieli dicesse chiaramente che Mussolini non è piovuto dal cielo, ma è stato coccolato e sostenuto, oltre che dagli industriali e dagli agrari, anche dalla grande stampa, dalla Chiesa, dalla massoneria e dall’esercito.
Nel termine stampa comprendiamo anche il “Corriere della Sera”, giornale per il quale lui stravede.
Tutte queste forze hanno spinto il re nella direzione di nominare Mussolini Presidente del Consiglio.
La ciliegina sulla torta che il Prof. Mieli ha voluto propinare ai telespettatori è quella secondo la quale il neofascismo, oggi in Italia, è presente soltanto in alcuni gruppi minoritari, quali Casaggi, Casa Pound e via dicendo.
La verità è ben diversa: il neofascismo impregna tutto il campo del centrodestra.
La Meloni che spinge il sindaco di Affile (Roma) a costruire un mausoleo a Graziani, la Lega che ad Omegna (Verbania) delibera l’intitolazione di una piazza per il Ministro di Mussolini, Armando Diaz, la destra compatta che a Grosseto ha già deciso di intitolare una strada al fucilatore di Italiani, Giorgio Almirante. Per arrivare al potente Ignazio La Russa, che è tanto neofascista da difendere ufficialmente, come avvocato, in Corte di Appello, a Roma due assessori di Affile, dall’accusa di apologia di fascismo, per il monumento al criminale di guerra Rodolfo Graziani, affermando che Graziani ha combattuto per “l’Italia”.
A tal riguardo, dobbiamo precisare che Graziani, maresciallo dell’esercito Italiano, poi radiato dall’Esercito Italiano, ha combattuto prima per il fascismo e, poi, per il nazismo e contro i Partigiani ed il Popolo Italiano.
Abbiamo il dovere di concludere questo lungo elenco ricordando che l’On. Giorgia Meloni, memore delle imprese coloniali del “duce”, vorrebbe utilizzare la nostra Marina Militare contro gli immigrati, che “invadono l’Italia”, dimenticando che la vera invasione militare l’ha fatta il duce il giorno 03 ottobre del 1935, per conquistare l’Impero, spendendo somme stratosferiche per quei tempi, mentre sarebbe stato più utile, che quei soldi anziché provocare la morte a popolazioni inermi, fossero servite ad elevare il tenore di vita delle popolazioni del mezzogiorno d’Italia.
In attesa del giorno – che siamo convinti non arriverà mai – nel quale l’On. Meloni potrà tornare al Governo per organizzare le sue imprese coloniali, essa si tiene in allenamento organizzando feste in onore di Italo Balbo, noto squadrista ferrarese, onorato con l’appellativo di “Patriota”. Fatto realmente avvenuto a Roma Nord nel Settembre 2017. Nell’anno successivo l’On. Meloni si è ispirata a Carlo Magno, imperatore sanguinario, che ha schiacciato per decenni diversi popoli europei
Come si vede, i riferimenti ideali dell’On. Meloni sono evidenti: Autoritarismo e Militarismo.
Tutto questo andazzo non basta a far aprire gli occhi al prof. Mieli sul pericolo incombente per gli Italiani di un Regime Autoritario. Proprio per illuminare gli occhi e la mente di chi non vuol vedere riportiamo quello che è successo a Firenze il 15 Aprile 2020 in occasione del 76 anniversario dell’esecuzione di Giovanni Gentile.
Si tratta di un comunicato posto in rete dall’associazione CasaPound:

“Il 15 aprile del 1944, a Firenze, veniva assassinato da un commando di partigiani gappisti, il filosofo Giovanni Gentile, con Benedetto Croce il principale esponente del neoidealismo filosofico, importante protagonista della cultura italiana nella prima metà del XX secolo, artefice della riforma della pubblica costruzione nota come Riforma Gentile. Fu figura di primissimo piano del fascismo ed aderì alla Repubblica Sociale. Adesione che pagò, con la vita il 15 aprile del 1944. A ricordare la figura del filosofo Giovanni Gentile nel luogo del suo assassinio è stata CasaPound Italia che ha affisso un cartello riportante la scritta A Giovanni Gentile 15-041944 15-04-2020 accompagnato da una bandiera tricolore, come ci ricorda questo comunicato, diffuso alla stampa, che riportiamo per intero. Questo pomeriggio CasaPound ha ricordato a Firenze Giovanni Gentile, nel giorno de sua morte, nel luogo del suo assassinio. Un tricolore e un carello con il suo nome sono stati apposti fuori da villa Montalto. Un gesto per rendere omaggio al filosofo, pedagogista, politico ed accademico italiano. Autore della più importante riforma dell’istruzione della nostra storia. Gentile morì il 15 aprile 1944, assassinato vigliaccamente da alcuni criminali partigiani dei “G.a.p.”. Lo avvicinarono tenendo in mano dei libri, fingendosi studenti. Gentile, com’era solito fare coi giovani, li fece avvicinare per dargli udienza e a quel punto uno di loro aprì il fuoco uccidendolo. L’Italia venne così privata di una delle sue menti più eccelse”.

Tale associazione, dichiaratamente neofascista, diffonde un ingente quantità di inesattezze storiche sui Partigiani come vigliacchi assassini, nonché sul fatto che il filosofo Gentile, aderente alla Repubblica fantoccio di Salò, combatteva per “l’Italia”.
Tutti, invece, sanno che Salò non era “l’Italia”, bensì un pezzo di Italia occupato militarmente dai nazisti, che compivano stragi spietate e che i Partigiani erano coraggiosi e disinteressati.
Per chiudere la polemica artificiosa, da anni portata avanti dalla destra politica italiana, secondo la quale la Giovanni Gentile voleva la concordia di tutti gli Italiani, riportiamo il suo scritto “Ricostruire” del 1943-1944:

“….Quindi la funzione essenziale della cultura che è arte, scienza e genio, ma è tradizione; e come coscienza profonda di questa, unità fondamentale comune, bisogno di concordia degli animi, rinvio di tutto quello che può divenire, cessazione delle lotte, tranne quella vitale contro i sobillatori, i traditori, venduti o in buona fede, ma sadisticamente ebbri di sterminio”.

“Caro Amicucci, in vari giornali vedo commenti al mio articolo RICOSTRUIRE del 28 dicembre ispirati al concetto della necessità di combattere certe forme delittuose di antifascismo e di irriducibile e di pericolosa opposizione al movimento nazionale; come se io avessi invocato una pacificazione agnostica e negativa. So anch’io che questo sarebbe il partito più ingenuo e più funesto. Desidero perciò chiarire (e speravo non ce ne fosse bisogno) che sulla necessità della lotta giusta e necessaria io sono d’accordo con chi non vuole compromessi o potrei rimandare ad un mio articoletto pubblicato nel primo numero settimanale fiorentino di Italia e civiltà. Ma mi permetto solo di osservare che nello stesso articolo del 28 dicembre io invocavo la cessazione delle lotte, ma aggiungendo subito: “Tranne quella vitale contro i sobillatori, i traditori, venduti o in buona fede, ma sadisticamente ebbri di sterminii”. Né compromessi dunque né equivoci. Quello che io chiedo è che si evitino le lotte non necessarie, né utili, anzi certamente dannose, in cui certi elementi insistono troppo col solo effetto di smorzare e rallentare la fiducia del Paese nel Partito. Ci sono arbitrii e persecuzioni e molestie che si potrebbero evitare senza nulla compromettere. E troppo si sta a ricordare tante sciocchezze commesse nei 45 giorni da molti che ne son già amaramente pentiti e sono pronti ora a marciare se si lasciano vivere. E perciò io credo opportuno un appello alla smobilitazione degli animi, alla concordia possibile, per carità di patria, per la salvezza di tutti”.
(Articolo Ricostruire e relativa lettera di precisazione pubblicati sul Corriere della Sera del 28 dicembre 1943).

Come ben si vede Gentile NON VOLEVA la concordia di tutti gli Italiani, bensì più semplicemente la concordia fra tutti i fascisti.
In ogni caso, bisogna considerare che nessuna pace ci poteva essere allora tra gli Italiani, se prima non avveniva la pace tra Alleati e nazisti. Cosa in quel momento impossibile.
In definitiva, possiamo ben dire che i discorsi di Giovanni Gentile cercavano di far aumentare il consenso attorno al “prigioniero di Salò” Benito Mussolini, che in quel periodo godeva pessima reputazione in Italia.
Nonostante quello che Gentile ha scritto e fatto durante il fascismo, ancora oggi viene osannato da Marcello Veneziani, giornalista di estrema destra, con queste espressioni:

“……. Un commando comunista lo uccise non perdonandogli non tanto i suoi trascorsi di teorico e sostenitore del fascismo, quanto il suo appello alla concordia nazionale in piena guerra civile: era un invito disarmante e in quel momento preferivano armarsi. Anche dopo la sua morte Gentile ha continuato ad avere figli sottotraccia, a sinistra e altrove….”
“…..Oggi a Firenze c’è una via dedicata a colui che lo uccise ma non è permesso vedere una strada dedicata al gran filosofo. Eppure sarebbe giusto che perfino via Gramsci o via Gobetti partissero da una piazza Gentile. Onore a Giovannone, come lo chiamavano di nascosto gli allievi, l’ultimo filosofo socratico morto per fedeltà alle sue idee……”.

Dopo ponderata e matura riflessione “aderiamo” alla proposta di intitolare, a Firenze, una piazza al filosofo Giovanni Gentile, purchè venga posta una targa del seguente tenore: “Giovanni Gentile, filosofo del manganello e della tortura”.
Naturalmente, dalla piazza intitolata a Gentile dovranno partire quattro strade con i seguenti nomi: Fratelli Rosselli, vittime del fascismo; Piero Gobetti, Antifascista bastonato ed ucciso dai fascisti; Don Giovanni Minzoni, sacerdote eliminato dai fascisti; Antonio Gramsci, vittima del fascismo.
Stando il dibattito storiografico in Italia, nei termini sopra descritti, il Prof. Mieli ha violato tutte le regole sia del buon giornalista, sia dello storico imparziale.
Infatti, tra tutti gli autori di libri sulla Resistenza che hanno parlato di questo argomento con imparzialità, ha indicato soltanto Giampaolo Pansa, noto in Italia non come ricercatore e scopritore di documenti inediti, bensì come raccoglitore di dicerie antipartigiane messe in circolazione dai più incalliti nazifascisti di Salò.
Il suo comportamento assume un rilievo eccezionale dal momento che egli, pur parlando in quell’occasione da una TV privata è un consulente di Storia per la RAI e come tale dovrebbe essere sempre imparziale.
Parimenti, dovrebbe essere imparziale come giornalista, ma egli invece ha preso in giro i telespettatori quando li ha tranquillizzati dicendo che in Italia il neofascismo è relegato in alcuni gruppi extraparlamentari di destra.
In realtà, in neofascismo è ben presente nel partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, il cui gruppo dirigente è di provenienza missina.
Non per nulla ha mantenuto la fiamma di Mussolini nel simbolo. Parimenti, forte è il richiamo neofascista nel comportamento del “Capitano”, Salvini, che spera di diventare futuro “duce”.
Una frangia di neofascisti si è trasferita anche in Forza Italia ed è capitanata da Maurizio Gasparri che non perde occasione per osannare il fascismo.
Sull’adesione alle idee neofasciste, comunque, tutto il centro destra si trova compatto quando nei vari Comuni, in cui governa, deve intestare delle strade o delle piazze a fascisti del secolo scorso come Giorgio Almirante, Armando Diaz, Gabriele D’Annuzio e quando deve votare contro la commissione Segre.
In questo panorama preoccupante per tutti i democratici, eccetto che per Paolo Mieli, spicca la personalità neofascista collaudata di Ignazio La Russa.
Difatti, il senatore La Russa non si è tirato indietro l’anno scorso quando è stato incaricato di difendere due assessori di Affile che avevano ordinato la costruzione del mausoleo a Graziani. In quella circostanza La Russa ha difeso in quella circostanza, non una persona comune di oggi bensì la storia del fascismo e di ieri e particolarmente un personaggio ingombrante e negativo del passato, Rodolfo Graziani.
Ignazio La Russa, imbevuto della cultura fascista del “Posto al Sole” e memore della sua storia politica personale, non ha battuto ciglio nel difendere un criminale di guerra, uno sterminatore di Africani, un fucilatore di Partigiani.
Qualcuno dovrebbe chiedere all’egregio On. La Russa, come egli riesce a prendere, da diversi decenni, lauti compensi dalla Repubblica Italiana e, poi, si prodiga a difendere la repubblichina di Salò, che di Italiano non aveva nulla, essendo un piccolo territorio a protezione del III Reich, dominato dalle truppe naziste, che compivano stragi a non finire e sequestravano gli uomini per portarli in Germania e costringerli a lavorare come schiavi nelle officine naziste.
Stando così le cose, è chiaro che il prof. Mieli volutamente preso in giro tre volte i telespettatori:
1) Ha indicato Pansa come storico della Resistenza, quando sa che Pansa era un avversario giurato della Resistenza;
2) Ha parlato del neofascismo come di un fenomeno poco rilevante a livello politico, relegato soltanto nella destra extraparlamentare, mentre egli ben sa che le idee neofasciste circolano abbondantemente in tutto lo schieramento del centrodestra;
3) Non ha detto NULLA sulla proposta di La Russa di cancellare la ricorrenza del 25 Aprile.
Pertanto, dal momento, quindi, che il Prof. Mieli è venuto meno al suo dovere di obiettività ed ha dimostrato di remare contro la Resistenza, è bene che venga “licenziato” dalla RAI nel senso che il servizio pubblico interrompa con lui ogni rapporto.
Infatti, se la Repubblica Italiana è figlia della Resistenza non è corretto che pontifichi dallo schermo colui che non apprezza i valori della Resistenza, anzi la denigra.
Del resto, è da parecchio tempo che il Prof. Mieli dimostra di essere vicino ai neofascisti. Appena arrivato in “RAI Storia” ha epurato tutti i suoi colleghi storici, che hanno idee progressiste ed ha, nel contempo, stretto “un’alleanza diabolica” con Franco Cardini e con Francesco Perfetti, chiamando sempre loro in molte trasmissioni televisive, anche se gli argomenti in discussione non erano attinenti ai loro titoli accademici. Franco Cardini è un conservatore poco illuminato, che vorrebbe intitolare una strada di Firenze a Giovanni Gentile, mentre Francesco Perfetti è un neofascista dichiarato, che da anni dirige a Firenze le case editrici degli eredi di Giovanni Gentile, noto filosofo del fascismo, che nel corso della sua vita ha sempre seguito Mussolini, anche nell’avventura di Salò e non si è mai dissociato dalle imprese scellerate del duce.
Cardini, Perfetti, Gennaro Sangiuliano ed altri intellettuali di destra per diverso tempo hanno dominato il premio Acqui Storia, premiando libri che parlano male della Resistenza e persino dei Fratelli Cervi.
La cosa non deve sorprendere, in quanto fino a qualche anno addietro l’Acqui Storia è stato in mano a C. Sburlati, noto neofascista, esaltatore di Peron e di Codreanu.
Per dimostrare in modo plastico la differenza tra due intellettuali, ci permettiamo di ricordarVi che il filosofo Giovanni Gentile ha fatto parecchi lucrosi affari all’ombra del fascismo, mentre Carlo Rosselli, ha speso un patrimonio per finanziare imprese eclatanti contro il regime fascista.
COSI’ VA IL MONDO DEGLI INTELLETTUALI ITALIANI!
Per concludere il nostro discorso, ci teniamo a sottolineare che il modo di parlare di Storia in televisione del Prof. Mieli non convince.
Infatti, egli non illustra ciò che è accaduto in un dato periodo storico, come un tale decennio, un secolo, ma pone la sua attenzione su un singolo fatto o su un dato personaggio facendo così perdere allo spettatore il quadro storico generale di quel periodo.
Questo è un peccato che qualcuno potrebbe considerare veniale, ma ci sono ben altri e ben più gravi come quello che è lui ha tirare la conclusione per ogni puntata, mentre egli dovrebbe esporre tutte le tesi, senza poi trarre alcuna conclusione. Egli, poi, preferisce la Storia Romana, in particolare gli Imperatori, ma si guarda bene dal parlare del periodo centrale della Storia Italiana del secolo scorso, cioè del fascismo. L’unica volta che l’ha fatto è quando ha parlato degli “Atlantici”, cioè dei trasvolatori capitanati da Italo Balbo. Naturalmente, ha incensato il personaggio, costruendogli attorno un alone di “cavaliere dell’aria”, di uomo coraggioso e competente in tema di aviazione. Una figura buona in rapporto a Mussolini che era irascibile. Sarebbe stato più corretto preparare diverse puntate sul fascismo nel suo complesso e sul ruolo avuto dal Balbo in tale movimento. Purtroppo, il Prof. Mieli si è volutamente dimenticato di fare ciò. In tal modo, i telespettatori non hanno appreso che Balbo è stato un violento squadrista, che ha creato nella provincia di Ferrara tra il 1921 ed il 1922 un clima di terrore. Questo fatto doveva essere ben messo in evidenza, in quando Egregio Prof., dire una mezza verità equivale a dire una menzogna. In sostanza, per chi vuole chiamare le cose con il loro nome, Balbo non è stato un avversario del “duce”, bensì un nemico del Popolo Italiano: non ha impedito l’entrata in guerra dell’Italia nel 1940, che era la cosa più importante da fare, né ha capito l’importanza delle portaerei nei teatri di guerra del 1940, né si è reso conto della importanza della ricerca scientifica, relativamente all’invenzione del radar e di altri congegni simili.
In sostanza, prof. Mieli, quella persona che Lei in trasmissione ha tanto esaltato era un fascista violento come tanti altri, che ha predicato la guerra anziché la PACE.
Nella sua foga, poi, di non parlare di fascismo, Mieli appena, qualche anno addietro ha “conquistato” la RAI, ha cancellato l’immagine – che prima di Lei c’era – del mausoleo a Graziani, da quelle che compaiono all’inizio della trasmissione “Passato e Presente”.
Da quanto sopra esposto, appare chiaro che il prof. Mieli non è uno storico imparziale, ma bensì un seguace di Pansa. Pertanto, è bene che egli venga “licenziato dalla RAI” per tradimento della Repubblica Antifascista e che al suo posto venga messo uno Storico più giovane e più obiettivo, con un contratto annuale, in modo che ci sia una rotazione tra diversi Professori.
Le trasmissioni di Storia dovrebbero essere ripensate nel senso che dovrebbero essere concentrate soltanto sulla storia del novecento e confezionate in modo comprensibile a chi non ha compiuto gli studi universitari.
In Italia, c’è bisogno non solo di trasmissioni molto approfondite sui singoli argomenti, adatte agli studiosi, bensì e soprattutto di trasmissioni che diffondono le notizie di base sul novecento. Soltanto con la diffusione della cultura storica, gli Italiani potranno comprendere il disastro in cui ci ha condotto il fascismo nello scorso secolo ed i disastri in cui ci condurrebbero i sovranismi, meglio dire i neofascismi di oggi.
Quando in Italia si dice “prima gli Italiani” e quando in Francia si dice “prima i Francesi”, vuol dire che i due popoli sono in contrasto tra di loro.
Meglio sarebbe dire: siamo tutti sulla stessa barca, Italiani e Francesi, risolviamo i problemi che si presentano!
Con viva preghiera di diffondere questo messaggio a tutti i democratici e di inviare al Governo ed alla RAI ed alla Commissione di Vigilanza sulla RAI la richiesta di allontanamento di Paolo Mieli da ogni trasmissione televisiva.
Saluti Partigiani

Francesco Mandarano Antifascista militante
Viale Montegrappa n.296, 59100 Prato
Tel 0574574460-61 fax 0574583753
Cell. 3313336515 – 3332549294
email: mandarano.francesco@virgilio.it

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Paolo Mieli e la fine della Costituzioneultima modifica: 2020-05-01T07:59:01+02:00da iskra2010
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